L’Italia dei balordi

23 giugno 2009

Ieri sera tornavo verso casa una volta scorto il mio ex professore di filosofia, Giuseppe ‘Wilde’ Farinetti (non invecchia mai!) in piazza e aver sentito intonare “Bella ciao” per ricordare i partigiani. (’sti comunisti non cambiano mai).  Sono passato per via Maestra e piazza del Duomo: black-out. Sfiga, eh? Il sindaco in carica forse aveva dimenticato di lasciare accesa la luce, prima di uscire. Pensavo al volantino ricevuto nella buca, ancora in mattinata, a votazioni in corso (è legale? No? Vabbè, chissenefrega).

Marello e la sinistra hanno orchestrato una colossale mistificazione per dare ai loro sostenitori l’illusione di una possibile vittoria con una larga maggioranza consigliare e nascondere agli elettori una lampante verità: se Marello diventasse sindaco sarebbe un sindaco senza maggioranza e la città, cosa mai avvenuta, resterebbe senza guida.
(www.carlocastellengo.it)

Bel modo di chiedere il voto. Tra una riga e l’altra Castellengo pareva ammettere: ok, già al primo turno ho preso meno voti delle mie liste e ho capito che vi sto sul cazzo ma siccome non c’è alternativa alla mia minestra votatemi lo stesso. Fatelo per Rossetto, per Cirio, per Silvio, fatelo per chi vi pare ma fatelo.

Colossale, lampante, mistificazione. Parole tagliate con l’accetta. E mi dicevo: su questo avranno ragione. Vuoi mica dire che son tutte fregnacce? Vuoi forse anche solo pensare che il Comune di Alba  si sia tolto la casacca da arbitro,  messo quella dello United Castellengo e in pieno ballottaggio abbia scritto: occhio che se votate kompagno Pol Marellot il rivoluzionario non avrà la maggioranza in consiglio? Avrebbe pestato una cacca grossa così, dai. Vuoi mica dire che i destroni di Alba, così eleganti e dal codice genetico profumato Déclaration di Cartier, si sono abbassati ai fumetti di matrice calderoliana che hanno ispirato il ballottaggio del braidese Gianni Comoglio (pure lui, pour cause, è stato preso a pedate dai concittadini, pure lì tutti iscritti a Potere Operaio)? Vuoi mica dire che hanno accusato LA SINISTRA di “mentire, come fa sempre”, e di ingannare l’elettorato albese nella miglior tradizione delle repubbliche socialiste? “Chi si comporta così non è degno di fiducia”, leggevo, ed ero quasi d’accordo.

Stamattina, poi,  la commissione elettorale si è riunita e ha dato la maggioranza a Maurizio Marello. Non 11 a 9, non 10+1 a 10, non 13-2+0,8 a 10,4. Non le torte con la fetta rossa, quella del diavolo, sempre più smangiucchiata e quella blu che diventava sempre più grossa col passare del giorni. Il doppio: 14 consiglieri contro 7. Una commissione tecnica, che implicitamente ha dimostrato che la destra si era inventata balle sul voto utile. Ma le balle se l’era inventate pure il Comune, che dovrebbe essere quello con la maglia nera, non azzurra o bianca. Castellengo, Rossetto, Cirio, Zanoletti, Spolaore, Cerrato, Miroglio (e pure Comoglio, en passant), ufficio elettorale di Alba, ve la posso dire una cosa?

No, va. Però è quella lì, avete indovinato.

Spiace.

22 giugno 2009

Queste elezioni comunali di Alba le avrebbe vinte anche il gatto Silvestro, l’avesse candidato il centrodestra. L’Italia è berlusconica nonostante le escort (anzi, cosa dico, forse proprio per le escort: dice Vittorio Feltri che abbiamo poco da scandalizzarci se il premier va a mignotte perché in fondo siamo tutti puttanieri). La provincia di Cuneo è legaiola e il sindaco uscente piaceva anche alle fioriere. Le liste di destra hanno preso la maggioranza in consiglio. Ci hanno buttato almeno centomila euro per regalare gelati, aperitivi, cene, pizza, prosecco e per volantinare persone, cose e animali agitando lo spauracchio della dittatura cinese. Santa pace: cosa voleva di più Carlo Castellengo? Giocarsela a poker con mio nipote di 13 mesi? A tennis con Alex Zanardi? A chi ha più soldi sul conto in banca con me? 

Oh, è riuscito a perdere. Non solo. Gli è riuscita l’impresa epica di farsi non votare, al ballottaggio, da chi lo aveva votato al primo turno. E di far  vincere, caso unico dal 1948, un sindaco di (vaga) ispirazione progressista. In sintesi: non si sa come e non si sa perché ma Castellengo sta sui maroni anche a buona parte del popolo di Silvio il Glande il Grande. Ma come diavolo l’hanno scelto, un milionario quasi settantenne, a fare la campagna elettorale alle famiglie, dicendo che ad Alba ci saranno più case per tutti, più lavoro per tutti, più soldi per tutti, più topa per tutti (questo non l’ha detto ma il programma è quello del popolodellalibertà)? Maurizio Marello è diventato sindaco con più voti rispetto al primo turno anche se a questo giro è andata a votare molta meno gente. Quasi comico. Si sapeva che Marello rischiava di governare in minoranza e gli albesi l’hanno votato in massa, fottendosene altamente. Piuttosto di Castellengo anche nessuno. La scelta del candidato ha rivelato un tafazzismo di destra che nemmeno Nanni Moretti in piazza con gli agghiacciati Rutelli e Fassino: la prossima volta mandatemi una mail, che vi consiglio io chi candidare a costo zero. Ho uno studio che dimostra come la statua della rotonda di corso Europa avrebbe preso il 56% se agghindata con le tinte berlusconiche e il faccione del presidente, adesso ve lo posso dire.

La prossima volta, già che ci siete, non fatevi fare il marketing politico da Fantaghirò e dal coniglio di Alice nel Paese delle meraviglie: siete riusciti a stare sugli zebedei a tutti, con quegli slogan inutilmente aggressivi, con ’sto cazzo di mantra della SINISTRA che vampireggiava dietro Marello, con quella paletta del ’divieto di svolta a sinistra’ che solo un cerebroleso poteva concepire (ah no, Cirio ha detto che è ‘un’idea simpatica’), con quei concetti da bar sport per cui la SINISTRA ha in programma il ‘modello Torino’, disoccupazione, povertà, clandestini (sì, avete dimenticato la Sars, l’aviaria, l’Ebola e l’encefalopatia spongiforme bovina: anche quelle, le vuole la SINISTRA). 

Spiace, sindaco Giuseppe Rossetto. Forse hai ripetuto troppo spesso che Castellengo era “la continuità” (del resto che diavolo doveva dire, che era la novità?) e qualcuno se ne è ricordato al momento di votare. A me, che abito in banlieue, era arrivata voce che qualche cittadino non fosse tanto favorevole ai clientes che affollavano il Comune. Quando si leggeva sulla Gazzetta d’Alba che qualcuno era contento, un po’ troppo contento dell’amministrazione c’è chi se l’è legata al dito. Non tutti hanno rapporti privilegiati, mani da stringere, clienti da curare. Ci sono anche gli sfigati, i falliti, e quelli normali. Un argomento su cui Marello ha fatto strage di voti, mi sa. 

Spiace anche per Alberto Cirio. La tirata di venerdì sera, in piazza, sulla diversità genetica di quelli di destra che sono ricchi, belli, fighi e sorridenti deve aver fatto incazzare qualche invidioso che non è bello, ricco, figo (e quindi non gli rimangono troppi motivi per sganasciarsi, in effetti) ma che ha ritrovato sulla scheda elettorale tracce del suo gel, della tinta cioccolato e della camiseta blanca di pregio sfoggiati nei comizi elettorali più casual. Ha trovato le tracce e fatto la croce il più lontano possibile.

Spiace, ministro Castelli. Gli ho appena mandato una letterina.Voleva un tartufo perché porta fortuna ai ballottaggi, diceva lui. Il testo? Una sola parola, quella che leggete nel titolo.

Giovani per Alba: a voi mi rivolgo sommessamente. Tranquilli: niente carri armati, niente purghe staliniste, niente Soviet. Le vostre ville, i vostri macchinoni non ve li toccherà nessuno, men che meno un sindaco più democristiano di Aldo Moro. Ma questo lo sapete già, o comunque lo capirete: è che vi divertite ancora a pensare che da stasera partiranno i rastrellamenti e che il comitato provvisorio del popolo proletario stia per portarvi via i cari, gli averi e il diritto al futuro. Quello non ve lo nega neanche Pol Marellot: è vostro come di tutti. Magari il prossimo sindaco non farà favori ai vostri genitori e non avrà un occhio di riguardo per mantenere i privilegi di chi ha già in abbondanza. Ma questo, anche se a casa lo avete sempre sentito chiamare così, non è comunismo. Significa solo essere giusti.

Ah, Giovani pier Alba, dimenticavo: spiace.

Castelli, accenti e Castellenghi

20 giugno 2009

Il vip della serata di chiusura delle elezioni è Roberto Castelli, l’ex ministro simpatico come un calcio nelle balle con Durango a punta. Ad Alba è arrivato per promuovere il candidato Castellengo ma in tutti e dieci i minuti del suo intervento non lo cita mai, manco per sbaglio. Non sa chi sia e pare non gliene freghi, anche se gli ha pagato quantomeno l’aperitivo alla Brasilera (se la sarà presa, Castelli, per il nome extrapadano). Dice che Bossi e Berlusconi si son baciati, e da allora è grande amore, e che quindi poche storie: si vota centrodestra. La sicurezza, la famiglia cristiana (mammamiasanta, loro lo dicono, loro difendono la cristianità) sono i valori, non i matrimoni omosessuali, le moschee e i travoni della sinistra. “In questa piazza gremita”, dice Castelli a un certo punto. Penso a una battuta, poi ricordo che Castelli non fa battute. In piazza non c’è quasi un cane, manco la claque dei giovani per Alba, manco un missino in erba col tricolore, un fasciopadano con la celtica, un berlusconio con il Suv, una ceppa di niente. Ma la colpa non è mica solo sua: due ore prima un nubifragio ha spazzato strade e piazze di Alba, e i moderati che amano il Presidente si sono moderati in casa. Castelli molla il microfono, si fa promettere un tartufo se quello di destra vince, poi sparisce.

La piazza gremita (secondo Castelli). Quella che non vedete è la maggioranza slienziosa del centrodestra, che non scende in piazza ma vota.

La piazza gremita (secondo Castelli). Quella che non vedete è la maggioranza slienziosa del centrodestra, che non scende in piazza ma vota.

Siedo al bar Savona, quello che amava Fenoglio, e mi domando per chi (o se) avrebbe votato. Mi portano un Rum Cooler che si fa bere volentieri e toglie anche un po’ di nausea. Parla Tomaso Zanoletti, senatore democristiano di Cortemilia che ha 65 anni ma non sembra aver interiorizzato appieno l’ars oratoria. Non ricordo niente del suo discorso se non “sinistra”, “menzogna” e forse anche “sinistra e menzogna”. Mentre qualche pasionario comunista distribuisce volantini per Marello, si microfonizza Alberto Cirio. Cirio ha iniziato a fare politica quando io ero da poco abbonato al Giornalino, e ha poi 3 o 4 anni più di me. Una volta era leghista, adesso è forzaitaliota. Dice che a destra si sorride, a sinistra si è infelici, che loro sono tolleranti, i ‘rossi’ invece rosicano, che i comunisti vogliono distribuire la ricchezza e invece loro (magari non direttamente lui ma quelli che la pensano come lui) la creano. Tutto bene, tranne quando si impegola - pure lui - nel discorso della morale: la famiglia tradizionale uomo e donna, il matrimonio, il cattolicesimo. Di sicuro Cirio non ha mai usato un preservativo, non ha mai avuto rapporti prima del matrimonio, è antiabortista, antidivorzista, onora il padre e la madre, non ruba, non desidera la roba d’altri eccetera. Però tracanno il mezzo Rum Cooler rimasto nel tumbler, d’istinto. Penso con nostalgia a quando il suo ex guru Bossi parlava del “papa polacco”, dei “vescovoni”, della mafia vaticana e del mafioso di Arcore.

Mi metto a parlare con un amico e dopo un po’ ci accorgiamo che Castellengo sta già arringando i supersiti del nubifragio. Non si sente un tubo, Carlo il giovane parla pianissimo. Non è il suo mestiere, fare discorsi. Purtroppo fa freddo, sennò l’avrei visto volentieri con la giovanilissima polo Fred Perry (e tragica maglietta della salute sotto) che sfoggia in homepage. In piazza scovo pure un portatore sano di cartello.

Quell'accento che non va

Quell'accento che non va

Il cartello non pecca solo per l’occhio del maestro Manzi ma anche per quello della comunicazione: ma che è, un tema? Lo slogan, insegna il Capo Supremo, deve essere “Più topa per tutti”, tanto per dirne uno, mica “Se votate lui che è bravo e si vede che è bravo e lo fa da tanti anni poi vi assicuro che vi porterà un sacco di topa”. Mentre sto per andarmene scopro che è double face, il cartello. Altra foto.

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Anche la scuola dell'obbligo va aiutata

Il portatore sano di cartello ha colpito due volte! La crisi c’è già, altro che.

Una volta li chiamavano ‘i Napoli’

19 giugno 2009

Ieri sera bighellonavo per il quartiere Moretta, dove anni fa costruirono le case popolari (Gescal, che sta per GEStione CAse Lavoratori ma per tutti gli albesi sono “le-case-gescal”). Alle case Gescal, per definizione, ci abitano i meridionali. Poche balle: da quando prendevo l’autobus per andare alle medie tutti i bambini sapevano benissimo che quando ci si fermava davanti alle Gescal salivano i gescaloni, o gescalotti, cioè i figli degli immigrati calabresi, pugliesi, lucani arrivati qui perché c’era lavoro (e, di riffa o di raffa, in cima alle graduatorie per ottenere gli alloggi popolari c’erano al 90% loro). Solitamente erano vestiti maluccio, arroganti: ce n’era uno che si chiamava Maraventano e pretendeva che tutti stessero in piedi su un lato dell’autobus, perché voleva tutti i sedili liberi. Se ti sedevi, schiaffoni. Per noi, piemontesi purosangue, tolleranti e chiesaroli, erano “i terroni”. Esattamente come i nostri nonni, che a Torino affrontarono l’ondata migratoria degli anni ‘50 esponendo cartelli ai balconi: “Non si affitta ai Napoli” (”I Napoli, pronunciato Nàpuli, è un tragicomica sineddoche che, nella cultura locale, indica tutti quelli nati a sud di Genova).

Sono passati tanti Natali. Ormai i padri di famiglia hanno settant’anni e il piemontese lo capiscono, anche se non lo parlano. Oggi votano Lega, anche alle Gescal. Non sono più loro i nemici, anzi, sono diventati amici. Bene. Ieri sera c’erano i Castellengo boys (anche il giovane Bolla, che però mi si è messo vicino tutta la sera e non avevo voglia di fare la foto ricordo con lui) che ammaestravano gescaloni e dintorni.  L’uditorio è anziano, forse più di Castellengo che per una volta si sentirà giovane. Primo flash della serata: uno che mi pareva essere Roberto Cerrato, ma potrei sbagliarmi, che parlava male di Marello perché non aveva messo i simboli sul suo santino, mentre Castellengo mica si vergogna di far vedere che è berlusconio, legaiolo e pure democristiano dell’Udc. Ma Cerrato non era già stato con quelli che adesso prende per il naso? Boh. Magari non era lui, non so, era buio e il microfono gracchiava. Poi arriva il tipo della lega Nord, Paolo Spolaore. Evidentemente dimentico del fatto che, per tutti gli anni Ottanta e Novanta, la Lega ce l’aveva a morte coi meridionali e faceva le catene umane per la secessione sotto il fiume Po, arringava gli immigrati delle Gescal manco fossero malgari di Castelmagno. Tutti insieme, langhetti e nàpuli, nel nome di Bossi. E pazienza se l’altroieri Umberto diceva “Di Pietro terrone fa rima con valigia di cartone” (quelle che i nàpuli confezionavano alla meglio prima di salire sul treno, direzione stazione di Torino Porta Nuova). Parla anche Bruno Ceretto, un produttore enoico molto conosciuto e dalla clientela molto chic. Fa colorare cappelle da artisti di grido, costruisce acini avvenieristici. Suo anche un ristorante esclusivo, in piazza del Duomo. Il suo pubblico non è esattamente quello delle Gescal, insomma, quello che magari preferisce tracannare il Gotto d’oro a due euro il pintone e per ‘ristorante’ intende, al più, la pizzeria Serenella (che è pure gestita da non-piemontesi, quindi evviva!) Dice di votare Castellengo perché è bravo e con lui si lavora bene così come si è lavorato bene con Rossetto. Eh. A favore di chi, delle Gescal? 

Serata fiacca. Castellengo tarda, è andato in discoteca (no, davvero, è in discoteca a salutare i giovani elettori della notte). Ci pensa Rossetto a darmi l’ultima spinta verso l’automobile, ricordando che il quartiere Moretta - senza motivazioni, così, d’ufficio - è il cuore della città (giuro che se glielo sento dire anche in un altro quartiere, in questi giorni, gli grido qualcosa). Poi ricorda che solo Castellengo è la continuità con la sua amministrazione. Peccato che Castellengo dica che vuole cambiare. E allora decidersi: o vuoi cambiare, o no. Tutte e due, non vale. Mentre mi allontano trovo il motivo a questa serata: il cartellone di Carlo il Giovane.

Il cartellone, lato A: Carlo ringrazia (per non aver vinto al primo turno?)

Il cartellone, lato A: Carlo ringrazia (per non aver vinto al primo turno?)

Il cartellone, lato B. Lega Nord, "pardoni a casa nostra". Nel quartiere degli immigrati dal Sud, lo vai a dire.

Il cartellone, lato B. Lega Nord, "padroni a casa nostra". Nel quartiere degli immigrati dal Sud, lo vai a dire.