Sale San Giovanni: sempre dritto, non puoi sbagliare
Posted on | luglio 20, 2005 | No Comments
26.06.2005, strada provinciale 32. Ore 12:52, temperatura 38° C
Da piccolo mi raccontavano una filastrocca di cui ricordo poco o nulla, ma il tutto girava intorno a Sale Langhe: sale nel senso di salato o sale nel senso di salita? Non so come ma il gioco di parole faceva ridere.
Rido un po’ meno adesso, nonostante un’astuta consultazione dell’atlante stradale: da Alba a Sale San Giovanni (il paese che segue Sale Langhe) i chilometri sono quarantacinque virgola uno, quarantaquattro i minuti di viaggio. E allora com’è che sono in giro dalle undici e quaranta, centouno chilometri macinati, la benzina sta finendo, di distrubutori manco l’ombra e i cartelli indicano Montezemolo, Lesegno, Monesiglio e anche Savona ma mai, mai Sale?
Una buzzicona vestita da matrona romana bagna le piante del giardino, appena fuori Ceva. “Anche lei viene per la fiera Non solo erbe, eh? Scommetto che le hanno dato indicazioni sbagliate”. La risposta è un doppio no, ma se può servire per avere un’indicazione passi lo spacciarsi per un appassionato di piante officinali, passi l’inventarsi un vecchio cretino su una panchina che si diverte a far perdere i forestieri e passi anche quel sorriso ebete e fintamente imbarazzato a voler dire: “Eh, signora, che vuole, mi ha beccato, pure io non resisto al richiamo del mercatino, ora mi aiuti a trovarlo”.
Se volete capire meglio cos’è successo cliccate sulla cartina (il primo che ride non arriva a mangiare il panettone, chiaro?). Manca poco alle due del pomeriggio quando sono in paese. Gironzolo per i banchetti. Vicino al castello c’è uno splendido tendone verde: panini, birre, salsicce. Prezzi in controtendenza, il bicchiere di vino (a patto di non chiedere quale vino) costa 0,80 €, le patatine un euro. Puzzo di fritto che ristagna sotto il gazebo, tavoli di legno, una trentina di turisti di mezza età – tenuti in media da qualche bimbo e altrettanti ottuagenari – sono in piena attività mascellare. Ho controllato le targhe, anzi, gli indirizzi dei concessionari stampati sotto le cifre della targa: Cairo Montenotte, Savona, Torino, uno di Milano. Di Cuneo mica tanti. Ho sete e mi sento molle, intontito dai tornanti e dal sole, lo stomaco è vuoto e la nuvola che esce dalle griglie lo risveglia. Lattina di Moretti e french frites, grazie.
Belli i prodotti naturali fatti con le erbe, dai saponi alle cure alternative, olii, piante vive e vegete in vendita a poco prezzo. Gelato alla lavanda, una squisitezza. Meglio ancora assaporarlo perdendo lo sguardo nell’alta Langa, lassù dalla piazza del paese. Strana, l’alta Langa. Dà un’impressione di severità, di sobrietà, anche la vegetazione è più austera che giù in basso, dove s’inchina alla grandeur pacchiana di Alba e si sforza di presentarsi più bella; qui non ce n’è bisogno. Giro intorno al giardino del castello ed ecco in fila un plotone di assetati. L’indicazione “BAR” campeggia sulla lapide a ricordo dei morti delle guerre mondiali. Il resto è già visto: tume e vino biologico, un tizio che lavora il legno, uno che vende quadretti. Cavolo, ma perché sono qui?
Ah, sì. Ellin Selae. L’avevo conosciuto tempo fa, il fondatore, si chiama Franco Del Moro e la sua storia di milanese pentito e rifugiato a Cornati di Murazzano mi aveva appassionato. Scappato da Cornate (MI) e approdato a Cornati (CN). Era il 1995 e mancava qualche mese alla maturità, non sapevo che mi sarei iscritto a Giurisprudenza a Torino né tantomeno che avrei vissuto e lavorato a Milano, imparando a sorridere quando ti dicono “Ma da dove arrivi? Dalla Bovisa?” oppure “Con quella faccia lì farà il pusher a Quarto Oggiaro”.
Avevo lasciato da parte Ellin Selae, la rivista e le pubblicazioni, per qualche anno. L’altro giorno me ne sono ritrovato un numero per le mani, l’ho letto con piacere, ho telefonato. Esisteva ancora, la domenica sarebbe stato (stata?) a Sale, perché non andare? Un bel talento, il signor Del Moro. Un appassionato. Competente. La rivista è un gioiellino e non me la faccio più scappare. Ho dimenticato immediatamente il viaggio, la cartina, la benzina e anche la signora di Ceva. Oddio, non del tutto: tornando indietro ho sbagliato di nuovo deviazione e ne ho approfittato per strapparle le margherite dall’aiuola, vicino alla buca delle lettere.
Tags: Alta Langa > Ellin Selae > Franco del Moro > Non solo erbe > Sale San Giovanni
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