ilBranco

dal 1995 la sregolatezza senza il genio

Montecastello di Vibio, l’AgriBranco

Posted on | giugno 22, 2006 | No Comments

Ripescata da chissà dove, questa è l’e-mail spedita da Marco Giacosa ad amici nella primavera del 2001 per dar loro conto della vacanza in Umbria. L’abbiamo recuperata, insieme ad alcune immagini, e messa qui a disposizione di chi c’era e pure di chi non c’era.

A Montecastello di Vibio

A Montecastello di Vibio

Tosse e raffreddore sono il regalo di tre giorni al gelo dell’Umbria, terra di riflessione e misticismo, ma soprattutto di temperature polari. Aggiungete il fatto che proprio per un eccesso di zelo e di precisione acuta (sarà l’influenza della collega gravida anche in ferie?) avevo aggiunto all’ultimo un maglioncino ino ino in lana misto cotone alle due magliette manica corta e alle due polo cotone manica lunga già inserite per tempo nello zaino.

Comunque: partenza ore 7 da Alba di sabato, arrivo ad Arezzo alle 12 circa. Prima figura vista ad Arezzo: uno zampognaro. Giuro! Un suonatore di zampogna, al che il dubbio è stato: ma siamo a Natale o Pasqua? Il dubbio è cresciuto osservando l’abbigliamento degli indigeni: piumini lunghi fino alle caviglie, sciarpe, cuffie, camiciamaglionegiaccone, scarpe coi chiodi… Pieni di punti interrogativi abbiamo comunque raggiunto, evitando ovviamente le zone d’ombra durante il tragitto a piedi, ben attenti a farci completamente lambire dagli squarci del tiepido sole aretino, la pizzeria da Rocco Minchiaemminchia (un catanese) poi giretto per Arezzo, ancora ignari di quello che ci sarebbe capitato (il sole, infatti, seppur a fatica, scaldava).

Verso le 17, pian pianino, abbiamo raggiunto quella metropoli che risponde al nome di Montecastello di Vibio (PG) ove un gelido vento ci penetrava le ossa, facendoci stare tutti “racagnà” in attesa dell’arrivo del padrone di casa, di cui ignoro il nome, ma che tutti chiamavano, aumentandone il fascino e il mistero, “dottore”. (Dubbio: ma sarà stato un medico? Dottore in che cazzo? Magari un semplice agronomo, magari un ragioniere…Lo sappiamo che sotto Chiavari diventano tutti “dottò”).
Nella mezz’ora in attesa del dottore abbiamo ingerito dosi di freddo che nemmeno un esquimese dell’entroterra in gita al lago ghiacciato riesce a beccare… Accendiamo il camino, una volta dentro l’agriturismo, accendiamo i termosifoni (vi ricordo il mio abbigliamento, il medesimo per tutti i tre giorni, dato che le due magliette manica corta sono rimaste piegate nella valigia: canottiera, due polo una sopra l’altra, il maglioncino ino ino in lana misto cotone, nonché giacchettina estivissima: indumenti indossati l’uno sull’altro, roba da sembrare l’omino Michelin o l’ultimo degli zingari, ma nonostante questo i miei denti battevano imperterriti).
Insomma, uno di noi (Busato) aveva il Barbour, quello sì che stava bene.

In giro per la landa perugina

In giro per la landa perugina

Comunque: i telefonini non prendevano, fuori era -2°C, dentro poco più. Si decide di andare a ballare, mezzi ubriachi. Ovviamente in discoteca a Deruta (popolata da migliaia di persone che qui verrebbero volgarmente disprezzate e definite barotte, là possiamo benissimo chiamarli truzzi tamarri vestiti stile Drive In anni ‘80 – impressionante la bruttezza delle loro scarpe… – non mi sono levato la giacchetta estiva sotto cui trovavano spazio due polo più canottiera più maglioncino. Usciamo dalla discoteca e troviamo la brina sulle auto di un concessionario limitrofo. Vaffanculo! Nel frattempo mi era sbucato un raffreddore pauroso, ben supportato, devo dire, dal mio zelo che fece sì che ficcassi 4 fazzoletti in valigia contro i probabili e soliti 3 (viva la gravida!). Arriviamo in alloggio e mi prende pure un certo stato febbrile non verificato da termometro (il che non mi impedisce, però, di annettermi un bel piattone di pasta avanzata, ed erano le 4 del mattino). Nanna in cui mi sveglio un 5 o 6 volte, sconvolto tra dolori di stomaco e di naso, voglia di pipì e altro che meglio è non specificare.

Mattinata della S.Pasqua (domenica): telefonata del papà di Paola che annuncia la morte, nella notte, del gattino ultimo nato (non prendendo all’agriturismo i telefonini, riuscì a beccarmi durante la spesa effettuata all’unico bartabacchic’hotutto del paesino). Al che mi preoccupo di trovare le parole giuste per comunicare a Paola la triste novella, ma al momento di parlare esplodo in una fragorosa risata… Beh, lei non ha fatto una piega. Cmq: pranzo (cazzo ho mangiato? boh, non ricordo), pomeriggio nanna sulla poltrona fino alle 17 (nel frattempo mi è spuntata una leggera tosse modello enfisema polmonare nonché tisi o tubercolosi), poi Todi.

Di Todi ricordo… ricordo… La fuga in un bar per ripararci dal gelo e dal vento. ‘Na fragg… (traduzione: ‘un freddo…’). Mamma mia che ventate di gelo che giungevano in quella via luuuuuunga…. Poi giro per Bastardo (PG), poi in alloggio, infine serata in pizzeria (io mantenevo imperterrito il mio solito abbigliamento). Infine, con tosse, raffreddore nonché leggero stato febbrile ma non tale da costringermi a letto o da impedirmi di annettermi qualche fetta di Viennetta, alle quali, che mi parevano troppo amare, aggiungevo tra lo stupore generale qualche cucchiaino di zucchero, andavo a nanna. Sveglia 5 volte diconsi 5 volte stavolta tutte per pisciare nella notte, infine sveglia e via verso Assisi. La quale sarà da me ricordata per il freddo intenso ancora una volta patito, nonché per il cameriere del bar di schifezze (hot dog, hamburger, etc) detto Pico della Mirandola solo per essersi ricordato, senza scriversi nemmeno “b” sulla mano, nell’ordine, circa 10 ordinazioni complesse (circa 3 prodotti a testa). Un mito. Freddo, poi Perugia, ove al freddo si è aggiunta la pioggia. Un po’ marci (anche per la pioggia, ovvio) io e Paola alle 16.27 siamo partiti, la tosse ormai mi pervadeva, ma la notizia buona, in quel momento, era che Paola aveva i fazzoletti di carta al seguito, avendo io esaurito la scorta di fazzoletti di stoffa.

La A1 è comoda e larga: peccato che per passare Firenze (12 Km) abbiamo buttato al cesso un’ora della nostra vita. In compenso Genova è stata superata alla grande: sul Turchino non si vedeva un cazzo, un traffico infernale, ma tutti andavano ai 140 Km/h, ossia tre corsie completamente piene, un’acuqazzone paura provocava innalzamenti idrici degni di un GP di Formula Uno, nessuno vedeva un cazzo ma tutti correvano come delle iene, roba che dici: se uno frena, non dico inchioda, ma si porta sui 100 Km/h succede un disastro! Insomma, catapultati per il principio dell’induzione (o per inerzia), trascinati da quella mano invisibile che è paura di essere inculati da quello che ti sta fiondando i fari nel culo, verso Ovada.
Che belle le colline del Monferrato: giunti a Bistagno (6 km da casa di Paola) decido che la vacanza è meritevole di ulteriori emozioni, e non trovo niente di meglio da fare che cilindrare in pieno una Panda che voleva svoltare, avendo azionato il regolare indicatore di direzione (freccia), a sinistra: sorpasso e la becco in pieno. Riesco con mia buona dialettica a convincere l’armadio al volante della Panda che per il bene della collettività e per la fame nel mondo è meglio che non mi meni o quanto meno non mi riduca in briciole, finiamo nel limtrofo bar a compilare il classico CID. Non paghi di ciò, a un km da casa di Paola, la sua auto perde competitività e minaccia di spegnersi, al che tiriamo l’aria e riusciamo a raggiungere la casa. (l’indomani la diagnosi sarà: carburatore sporco).

Questo era lunedì.
Martedì i miei amici rimasti là un giorno in più rompono la loro auto (fumata nera del motore in tangenziale a Orvieto), passano un giorno in più in Alask… ehm…. Umbria in quanto la loro Minardi… ehm….Audi era ai box… ehm…in officina e in questi momenti dovrebbero essere sulla via del ritorno. Se a questo aggiungiamo il bidone tirato da una tipa di Arezzo a uno del gruppo conosciutisi in chat, chi cazzo era il rag. Fantozzi al nostro cospetto?

Martedì mattina, ore 8.30. Ufficio. Entra Serena: ciao Marco, come va come non va cos’hai fatto tu, cos’ho fatto io ect etc . Entra Giuliano: ciao Marco, come va come non va cos’hai fatto tu, cos’ho fatto io ect etc Entra la gravida: ciao Marco, lefatturechedevifarestamattinasonotredicuiunaetcetcetc…vaffanculo, stronza!

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