Eccoci qua, domani si torna a casa.
Dieci mesi e un secolo fa, partivo per raggiungere questo paese, tra mille dubbi e paure.
In testa ho come un infinito e coloratissimo puzzle, fatto di immagini mentali di serate, situazioni, persone, volti, sensazioni…
Forse la cosa migliore per descrivere il mio Erasmus, e cosa ha significato per me, è lasciare scorrere il fiume di ricordi così come viene, caotico e sorprendente come solo la vita può essere.
E allora mi ricordo che…
Ho fatto feste in quasi ogni strada di Cardiff e nuotato alle 3 di notte nella fontana del Parlamento, ho conosciuto ragazze spagnole dai sorrisi dolci e sfuggenti, ho pensato a me stesso, ho letto libri e stracciato giornali, non ho mai mangiato fish’n'chips, sono salito sulla torre della Cattedrale di York ma non sul London Eye, ho visto castelli incantati e scogliere a picco sul mare, paesini dimenticati nel verde e città tanto brutte da sembrare finte, ho parlato al telefono con LEI in Italia e pagato una terrificante bolletta da 100 sterline, mi sono intossicato di Silk Cut al mentolo, ho trangugiato un terrificante “After Shock” nell’intervallo della finale di Champions League, mentre assaggiavo una commovente paella della mia coinquilina spagnola, ho giocato a 11 in un microscopico giardino con gli amici italiani e perso con 3 autoreti il “derby” Italia-Spagna al Bute Park di Cardiff, festeggiato compleanni e anniversari, ascoltato persone parlare in tutte le lingue del mondo, mi sono imbucato a una festa in casa di gente mai vista prima, siamo stati cacciati da quella festa e ci siamo subito infilati in un’altra, ho rotto il forno e bruciato 2 caffettiere, ho discusso di rugby francese con il padrone di casa senza saperne un cazzo, ho dormito tanto, non ho dormito mai, ho festeggiato lo scudetto più bello e impossibile al telefono in diretta con l’ Italia, ho preso treni e metropolitane, bus e taxi, non ho mai pagato il treno Trefforest-Cardiff, ho fatto le 5 di mattina un giorno sì e l’altro anche, ho visto l’alba sorgere sulla grande baia e il tramonto scendere dietro il Castello, sono andato a letto presto perché avevo la febbre, ho stretto mani, baciato volti, preso a pugni il muro dall’incazzatura, perso e poi ritrovato tutti i miei CD, aperto e spaccato ombrelli, inaugurato locali, una sera ho conosciuto un tipo che si doveva sposare la mattina dopo ma ha mandato a puttane tutto e rideva, visitato tante case e altrettanti cessi, sono andato allo stadio per il Sei Nazioni di rugby con la maglia di Baggio perché di altre maglie dell’Italia non ne avevo, ho trangugiato kebab e pollo all’indiana alle 6 del mattino, ho studiato l’inglese, guidato a destra, dato 3 esami, ho vissuto i Mondiali di calci tifando Germania con gli amici di Dusseldorf e Spagna con quei pazzi di Barecllona, non ho mai tifato per la Francia, ho maledetto quel paese inutile chiamato Corea e litigato con un amico greco, mi sono scolato 3 medie di birra scura alle 8 di mattina durante un infuocato Inghilterra-Argentina, ho vomitato in centro e mi sono bevuto ancora un gin-tonic, ho ingannato il cassiere di un cinema rifilandogli monete da 2 euro anziché da 2 sterline, ho riso, ho pianto, ho gioito, ho vissuto…
(Miki TheQuick)