ilBranco

dal 1995 la sregolatezza senza il genio

Beppe, l’amico silenzioso (II)

Posted on | dicembre 19, 2006 | No Comments

Caro Beppe,

ogni tanto patisco attacchi di indigestione cerebrale. Non riesco a far funzionare, se c’è, il filtro che divide il (mio) grano dalla (mia) pula. Così passa tutto, si accavalla nella testa fino a scoppiare. Secondo me nei tuoi anni Cinquanta non capitava. Le giornate scorrevano con cadenze fisiologiche. Oggi ho cercato notizie (vorrei parlarti di Internet ma te lo spiegherò un’altra volta) su un rimborso da chiedere alla compagnia telefonica; su un mio conoscente milanese, uno scrittore che si chiama Giuseppe Genna; sugli alimenti che non stimolano la secrezione di insulina. Senza volerlo, leggendo il giornale, ho trovato ragguagli sullo stato di salute di un ex presidente del Consiglio e su due giovani calciatori della Juventus morti in un incidente, poi ho ricevuto una telefonata che mi informava dell’arresto di un mio compagno del Ginnasio per tentato omicidio. Ho sistemato una moderna macchina da scrivere che funzionava male (si chiama compùtero, per tutti personal computer e credo ti piacerebbe sentirlo chiamare così), ho incassato qualche soldo dalla mia banca (la Posta, che oggidì è privata), ho letto due pagine di un libro di Bruce Chatwin. Ho finito di scrivere un articolo per una rivista sportiva e l’ho spedito, dopodichè ho percorso i centosessanta chilometri che mi separano da Milano per andare a lavorare (anche del mio lavoro ti parlerò, un giorno) non appena concluso un discorso sull’opportunità dei figli di non abbandonare la casa natale (oggi a trent’anni, non ci crederai, spesso si vive ancora con i genitori eppure viviamo molto meglio rispetto a voi).

Arrivato alla fine della giornata ho pensato alla morte di un ex pilota di corse automobilistiche, a uno scrittore e cantante emiliano che si chiama Giovanni Lindo Ferretti, al prezzo delle case, alle mie ricerche su John Fitzgerald Kennedy (te lo ricordi?), alla prossima serata del trentuno dicembre, a un libro da scrivere, alla mia prosa da aggiornare e levigare, alla consapevolezza dell’ignoranza mia, alla incapacità di scartare i pensieri idioti. Ho cominciato a vedere gli oggetti sfocati e a sentire la testa pesante. Sono sicuro che a te non sia mai successo. Eppure, con poco tempo a tua disposizione, hai fatto tanto. Non bisogna avere fretta, vero?

Ti abbraccio.

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