La lotta di PPP
Posted on | dicembre 21, 2006 | No Comments
“Il borghese è un vampiro, che non sta in pace finché non morde sul collo la sua vittima per il puro, semplice e naturale gusto di vederla diventar pallida, triste, brutta, devitalizzata, contorta, corrotta, inquieta, piena di senso di colpa, calcolatrice, aggressiva, terroristica, come lui”.
“Sintomo sicuro della presenza del male borghese è il terrorismo, moralistico e ideologico.
Esso è tutt’uno con la malattia borghese. C’è un terrorismo piccolo-borghese che vive del ricatto fondato sul suo moralismo, sulla sua ipocrisia, sul suo comportamentismo divenuto norma intrasgredibile”.
“Il buon senso del cosiddetto uomo medio è sempre pericoloso e terroristico perché esso è, in una parola, il ‘qualunquismo che si promuove a visione del mondo’; e le persone dotate di ‘buon senso’ sono potenzialmente dei fascisti. Sono potenzialmente dei fascisti perché sono dei qualunquisti, ed eleggono ad ideale umano l’uomo medio, che è una minacciosa e terroristica astrazione”.
“L’uomo medio, nell’accezione irrazionale con cui si usa generalmente questa espressione, è praticamente un criminale. Si potrebbe dire che è nel torbido (o se vuoi squallido) ambiente degli uomini medi che maturano le guerre, i delitti contro l’umanità, e ogni grande o piccola repressione”.
“La ‘vera’ tradizione umanistica viene distrutta dalla nuova cultura di massa e dal nuovo rapporto che la tecnologia ha istituito -con prospettive ormai secolari- tra prodotto e consumo; e la vecchia borghesia paleoindustriale sta cedendo il posto a una borghesia nuova che comprende sempre di più e più profondamente anche le classi operaie, tendendo finalmente alla identificazione di borghesia con umanità”.
Grazie a Pier Paolo Pasolini.
Una nota di Giulio Sapelli, tratta da “Modernizzazione senza sviluppo”.
L’Italia è un Paese dominato dalla piccola borghesia che da un lato ha distrutto la cultura contadina, da cui lei stessa proveniva, e dall’altro rifiuta il modello alto della grande borghesia. Non a caso una delle tesi centrali riguarda la televisione, cui Pasolini attribuisce un compito decisivo nella formazione culturale della piccola borghesia cittadina, estranea sia alla Chiesa, diventata superflua come fonte di valori, sia al comunismo della classe operaia, a lei nemica.
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