ilBranco

dal 1995 la sregolatezza senza il genio

Scala traballante

Posted on | dicembre 3, 2006 | No Comments

Un tempo esisteva un istituto dal nome scala mobile. Lo stipendio era legato a un parametro obiettivo: l’aumento del costo della vita. Se i prezzi salivano del 3% le paghe salivano del 3% e così via. Non era un istituto assistenzialista o leninista: nella centrista Italia si riteneva giusto che con gli stessi soldi si potessero comprare gli stessi beni. Se il burro, la pasta e i jeans salivano di tot in busta paga si trovava l’aumento di tot per continuare a comprare le stesse cose.
La scala mobile fu abolita nel 1992 da un governo guidato da un socialista, Giuliano Amato. Si disse che
1) la scala mobile innescava un meccanismo perverso perché il maggior denaro corrisposto ai lavoratori alimentava la stessa inflazione;
2) la scala mobile determinava un aumento del costo del lavoro per le imprese, sicchè queste aumentavano i prezzi dei loro prodotti per conservare gli stessi margini di profitto alimentando un’inflazione da costi;
3) la scala mobile operava indipendentemente dalle cause di aumento dei prezzi (per esempio un aumento della tassazione indiretta o dei prezzi delle importazioni).
Così si decise di abdicare e si legò l’aumento degli stipendi non più all’inflazione reale ma all’inflazione programmata. Che è sensibilmente più bassa di quella reale. Nel 2006, per dirne una, l’aumento dei prezzi programmato era dell’1,5%, quello reale lo potete leggere qui (fonte Istat).

Quando mio padre cambiò l’unica automobile di casa, nel 1988, comprò una Wolkswagen di fascia medio-alta, la Golf Memphis. Sedici milioni di listino. Da quadro quale era guadagnava due milioni e duecentomila lire al mese. Di affitto pagava duecentocinquantamila lire al mese. Con otto stipendi comprava la Golf. Con uno stipendio pagava quasi nove affitti.

Oggi la stessa casa (nel 1994 l’equo canone è scomparso ed è diventato iniquo canone) costa ottocentomila lire al mese. L’ultimo suo stipendio era di circa tre milioni e mezzo al mese. Oggi la Wolkswagen Golf, stessa cilindrata, costa trentasette milioni e ottocentomila lire. Con lo stipendio di fine carriera pagava quattro affitti. Per comprare la Golf doveva accantonare undici stipendi.
Per non sapere né leggere né scrivere direi che qualcuno se l’è leggermente preso in quel posto.

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