10 febbraio 2006
Renis Olimpico

Ore 13 La strada per Torino scorreva veloce e sentivo che la giornata sarebbe stata una di quelle da non dimenticare mai, qualcosa di particolare stava per succedere…Corso Palestro gentile e cortese mi si offriva sgombro dal traffico ancorché animato da giacche di quei colori che chiunque abbia vissuto più o meno intensamente questi giorni non potrà dimenticare, sicché dopo 65 minuti dalla partenza Guia mi apriva la porta di Via Garibaldi n. 38.

Ore 14.30 Quella ragazza aveva un non so che di magico, sguardo magnetico, voce elettrizzante o meglio particolare, non certo bellissima, ma suonava dolce. Ci ho parlato molto in attesa di Giorgio ma poi la Bud nel frigo ha preso il sopravvento e quando il pettorale n. 1 si presentava al cancelletto ero già alticcio.

Ore 15 Tensione, tifo, grinta, pochi secondi e i paletti passavano interminabilmente lenti… la neve schizza, le code si intrecciano un salto in avanti, la faccia nella neve, la gara finita…silenzio…il sogno infranto…. Parte un calcio improvviso di una gamba, che solo dopo mi accorgo esser mia, centra in pieno il telecomando che vola in aria miracolosamente illeso…. Sarà un attimo, una delusione cocente, ma, soprattutto un'immagine che riassume e anticipa ciò che sarebbe successo più tardi….nella folle notte torinese. Guia dopo aver parlato ancora con me e Mick (mentre io mi avvicinavo a lei, la mia lucidità se ne allontanava) usciva per andare in centro a lavorare e io rimanevo con Brunello e …la Bud… la fila di bottigliette sul tavolo cresceva, cresceva, cresceva, la fila di Bud nel frigo finiva, finiva, era finita.

Ore 16.30 Guia faceva ancora parte dei miei pensieri poi, rapidamente, come tutti i pensieri, si dissolveva in una magica essenza di emozioni canti colori e sogni, da quella finestra Via Garibaldi appariva come un fiume di voci, sfumature, sorrisi, ancora emozioni, l'aria era un'anima che cantava l'armonia della gente, parlava italiano, ma anche algerino, norvegese, lituano, lettone, ucraino, svedese, tedesco, ma d'incanto ogni lingua appariva comprensibile a tutti in un clima dove la gente vive in un abbraccio unico festoso, la festa parlava la lingua dello sport più pulito, quello che unisce, aggrega, regala gioia… Tra me e me pensavo che pochi giorni dopo quei tedeschi oggi a me cari sarebbero stati da me altrettanto insultati e odiati in quell'assurdo che pur spesso ci coinvolge allo spasmo che è la coppa più prestigiosa dello sport: la Champions League.E infatti un piccolo insulso moto d'ira invereconda mi colpiva quando da un giubbotto festante spuntava una sciarpa del Werder, ma poi la festa riprendeva possesso di me e tornavo a sorridere al tedesco amico. Quel tossico di Luca non arrivava e io mi innervosivo.. e bevevo, bevevo, bevevo…Luca arriva, arriva Betta, arriva il Dima, arrivano tutti… La festa cresce e ci perdiamo tra la folla festante… I pensieri volan via, e l'euforia diventa parte di noi … In realtà lo scopo del nostro euforico pellegrinare tra la gente è far la spesa per la cena che dovrebbe dare il là alla più folle delle notti bianche.

Ore 18.30 Si va appunto a fare la spesa ma poi si ripiega sulla pizza perché siamo in troppi. Il sottoscritto veniva incaricato di andare a comprare il vino.. L'inizio della tragedia. Poco dopo la gara dell'ex Giorgione nazionale un mio sms non poteva esser più profetico… Scrivevo infatti al Kalle che stavo rischiando di fare la fine del Rocca incartato poiché il mio stomaco ormai era burroso al 100%. Il negozio del vino era tetro, sprovvisto, unto, buio e per la verità facevo fatica a delimitare precisamente i suoi contorni onde per cui, presi i primi vini bevibili che incontrò il mio raggio visivo (due barbere di Ratti, un Langhe Nebbiolo e un dolcetto di Clerico) me ne andai sapendo che i vecchi alcolizzati amici di Mick avrebbero fornito altro materiale interessante. Un quantitativo variabile tra le 11 e le 13 bottiglie di birra galleggiava nei miei sorrisi quando la sera era ancora in fasce. La mia mente volava tra casa Olanda, Casa Sassonia, Casa Turingia e la casa dove sette giorni prima avevo vaneggiato di essere dapprima Bode Miller, poi Daron Rhavles, poi Ted Ligety, Franco Califano, Fred Buscalione, Franck Sinatra, altre insulse celebrità che ora non ricordo e infine addirittura "The sister of Woody Allen". Tutto proseguiva sereno allegro e dirompente fino alle prime avvisaglie della bufera.

Intorno alle 20 un disumano urlo proveniente dalla mia gola spaventava la folla immane che passeggiava quieta in Via Garibaldi: "C'è una bomba!". Si mangiava di tutto, si beveva di più… La serata proseguiva in quella casa a scrutare dall'alto la magia di una via Garibaldi che non era più solo strade mura e negozi, ma era ormai un'entità viva, sorridente, esplosiva, sembrava uno stormo di uccelli esotici che danzavano nel cielo librandosi in festa...
A sera inoltrata quando ormai ci si stava per immergere nel flusso travolgente, un folle Millo proponeva di fare a gara a chi avrebbe bevuto più vino in meno tempo in una giara… Maledetta giara, maledetta tentazione dl campione perduto che non riesce a trattenersi e vuole vincere ancora…(vedasi G.Rocca). Non posso far riferimenti temporali perché la lucidità di quei momenti me lo impedisce, comunque si scelgono addirittura i pettorali ed il vecchio Renis, da favorito, esige e pretende il pettorale col numero più alto per partire ultimo e trafiggere ogni più spavaldo avversario. E così fu. Solo che al momento in cui si presentava al cancelletto della bevuta il vecchio alcolizzato il vino finiva, e, all'insaputa del campione, si provvedeva a versare un miscuglio di barbera e nebbiolo nella fatidica giara… Un nastro adesivo bianco attirava l'attenzione, i preparativi eran lenti e solenni, una bandana bianca adesiva ricopriva a corona il capo del campione quando prendeva in mano la giara. Alcuni post-it erano appiccicati sul vetro per segnalare il livello raggiunto dai precedenti concorrenti. Il segno più competitivo era assolutamente alla portata del vecchio Renis, ma, come molti di coloro che leggeranno queste righe sanno, lui non vuole mai vincere, lui deve stravincere…Flessioni, proclami, ola, tifo, cori, stupore, incredulità… quattro golate, poche sorsate, lui butta giù con gli occhi ormai rivolti al soffitto, la giara finita tra urla di stupore…Un litro ingurgitato alla velocità con cui Deneriaz vinceva la dicesa olimpica…poi il trionfo, le braccia al cielo, una corsa in bagno, scampato pericolo? E torna dagli altri. Feste canti inni a killer piller, se non è zuppa è pragelato, nasce lo striscione olimpico, faccio il mio proclama: ma che piller piller! vinceva Giorgione2 (DiCenta per intenderci). Mi siedo... Buio. Un fiume in piena scuote via Garibaldi e apro gli occhi…maglietta svedese, coperta fino al collo, coricato? ... Nel letto di Brunello, ore?

Caspita! 05.30!!! Alzati alzati dai! (gridava una voce interna a me) Brunello in piedi vecchia spugna dobbiamo andare!(gridava ancora la mia voce, stavolta anche quella esterna). Brunello reagisce storce il naso ma si alza, reduce da una nottata in cui si narra abbia a lungo parlato con una vetrina…Luca e Mangia sono in coma, anche di loro si narrano scene da manicomio, tipo risa sfiorata, delirio in via Garibaldi, Marc è sparito, le ultime immagini lasciate ai posteri mi si dice che descrivano un pazzo che canta e urla nei vicoli che intrecciano via Garibaldi. Provo a svegliare il Magia alla mia maniera, triplo salto carpiato con ginocchio ricadente sullo sterno, non muore, ma nemmeno si sveglia…Luca non reagisce al richiamo di Michele. I due eroi partono senza il resto della truppa. Scopro di essermi accasciato sul divano, di aver vomitato ben 4 volte, per gli altri, in realtà io so della mia corsa in bagno che avevo scambiato illusoriamente per la mia salvezza, risultato: divano da buttare, divano buttato via.

Ore 05.40 Prima di uscire sia pur scosso ho un breve sussulto, è tornata Guia, ma le mie condizioni non mi permettono di salutarla come avrei voluto, e forse, date le circostanze, meglio così. Due ubriachi barcollavano alle 6 in via Garibaldi alla ricerca dell'Alfa 145 nera, ma poi arresisi all'evidenza che non erano in grado di raggiungerla fermavano un taxi e si facevan condurre a Porta Susa. 10 minuti di macchina con un tassista che sembrava avesse dato l'anima anche qualche volta più di me, che inveiva con tutto e tutti, io cercavo di intrattenere conversazione, ma sinceramente non ricordo una sola parola di ciò che gli ho detto.

Ore 06.30 nello stesso istante in cui le rotaie stridevano sotto il peso del treno in partenza per Pinerolo i 4 occhi dei due folli si chiudevan pesantemente e si risvegliavano al grido della tozza figura che blaterava: pinerolo pinerolo stazione olimpica.Ore 7Appena sulla navetta, un pullman a caso tra l'inifinita fila che correva verso la montagna, ancora una volta i 4 occhi si spegnevano per riaccendersi alle porte della mitica Pragelato… Improvvisamente e per magia le forze avevan ripreso possesso di me, che trascinavo un Brunello ancora in difficoltà… e una vescica che risentiva ancora della folle notte che bianca alla fine non è stata.Si presenta a noi un paesino sperduto, 4 case, una schiera infinita di pullman, una processione avanza verso la meta, ci aggreghiamo e l'entusiasmo si scatena..Una colazione rapida, con annesso furtarello di gomme da masticare, necessario visto lo stato del mio sistema alitoso, una pisciatina regolare sulla porta della casa di Tizio, nel viale che porta al pendio… e si parte per due chilometri di camminata nel bianco della neve appena scesa che appesantisce i passi dei due reduci dalla nottata precedente… Ore 9I due si danno alla ricerca dell'ingresso, dopo una mezz'ora buona passano sotto il trampolino del salto con gli sci e finalmente alle 9.45 arrivano all'ingresso della pista di fondo. In quel momento il volontario che controllava i biglietti si vede arrivare due tizi con sguardi insostenibili, colore cadaverico entrambi, ma una luce nuova negli occhi, ma la cosa incredibile è che i de camminavano affiancati ostentando il famoso striscione: Se non è zuppa è Pragelato, vai killer Piller!(lo striscione si può vedere nella home page del sito www.ilbranco.com). Lo striscione ha un successo strepitoso la gente ringrazia, si congratula, sorride e ci strappa foto tutti insieme, italiani e stranieri leggono attenti e fanno segno di OK! I due oramai elettrizzati dallo spirito olimpico, trovano energie insospettate e agguantano il dominio di una delle postazioni più belle lungo la pista.

Ore 9.55 I due si trovavano a 400 metri dall'arrivo sotto un ponticello di legno e potevano vedere quasi tutto il tracciato, l'adrenalina sale, il clima è inverosimile, pace dei sensi, ansia per la partenza del gruppone, ma festa per tutti…

Ore 10 Partiti! Vai Pietro, vai Giorgio!Io incito Pietro ma credo in Giorgio segretamente ma nemmeno troppo, leghiamo il cartello e cominciamo a chiacchierare con un gruppo di ragazzi… si alza l'agitazione, il vociare della gente estasiata sale…gli atleti sbucano da una curva improvvisamente, sono tantissimi, ma ai primi 500 metri passa già notevolmente in affanno una tutina bianca e verde, un applauso derisorio da parte mia, ma affascinato da parte della gente, parte convinto… al secondo passaggio anche il mio applauso si trasformerà: niente più derisione ma solo rispetto ed ammirazione, affascinato a sua volta da quella magia che è lo spirito olimpico non solo degli atleti ma soprattutto dei tifos. La gara si svolge repentina, gli atleti sfrecciano con una velocità incredibile, Killer e Giorgione tengono testa, sono sempre lì, oscillan dal primo al settimo posto ma sempre lì, ogni volta che passa il groppone si attende la tutina verde e bianca, ma il ritardo è sempre più eclatante, tanto che quando il Russo passa il traguardo al 20° km passa l'algerino che però ha completato il 10° ormai ingobbito, con la lingua di fuori, ma colmo di dignità.. In quel momento improvvisamente.. come d'incanto due bandiere dell'Algeria comincino a sventolare e la gete guarda attonita, ma sorridente…La gara prosegue, scatta Piller ma è presto, un fotografo ci nota, sorride ci fotografa e ci assicura che il giorno dopo saremmo finiti su qualche giornale di primissimo piano, già immaginavamo: "Se non è zuppa è pragelato" nelle prime agine della Gazzetta o di Tuttosport…Passano i minuti..passano i secondi, il gruppone avanza veloce e compatto, l'ambiente è frizzante, il sole brucia la pelle, ma…Attenzione... Succede ciò che non ti aspetti… mentre l'algerino tra il dispiacere generale della gente ormai non passa più…, scatta Bubu Valbusa, ma è una follia, tempo di passare di nuovo sotto i nostri occhi è lui è ancora lontano dal gruppo dei favoriti, solo che stavolta non è avanti ma dietro… molto dietro. Oh…di fianco a noi c'è un tecnico norvegese, sorride e ci dice che Fabio Santus, il 4° azzurro è finito nel rivass…ma dico io: come si fa?intanto Giorgio e Killer Piller tirano il groppone! un giro dopo l'altro fino all'ultimo…parte Pietro, la gente esplode, Pragelato Plan è un boato che si tinge d'azzurro….troppo presto..il Norvegese torna sotto e lo prende, li vediamo prima che spariscano per un breve tratto, primo il Russo, poi il tedesco, terso il cappellino Giallo del Killer, quarto quello bianco di Giorgio…spariscono..mancano poche centinaia di metri……….. Il nostro settore è ammutolito, alla nostra sinistra una curva che svolta da destra una discesina e poi lo strappetto finale davanti a noi, poi la curva degli ultimi 150 metri…Ooooooooooooooooooooooooooooooohhhhhhhh, arrivano! Primo Killer, secondo il tedesco, terzo il Russo, quarto Di Centa…Kiler è scoppiato, risucchiato, noi affranti… Ma ecco che sono davanti a noi, parte incredibilmente Giorgio e li lascia lì. Sembra una saetta.

Ore 12.35 Giran la curva e non li vediamo più, un urlo un boato… Giorgio è campione Olimpico! Scoppia la festa e Brunello e io cominciamo a vagare lungo la stradina correndo con lo striscione ed è festa, delirio, serenità, cori, inni internazionali. Giorgio ripassa e saluta e lo applaudono tutti! Italiani norvegesi francesi tedeschi russi e... anche gli algerini… io e Brunello come impazziti sventoliamo il nostro striscione e la gente ci viene incontro a farci i complimenti... (perché? Questo non lo ho ancora capito). Foto foto canti, una ragazza di New York (si fa per dire, visto che sembrava uscita dal Gange…) pretende una foto con lo striscione... Ma avrà capito?... Boh sicuramente le è piaciuto. Commozione, la festa piano piano lascia spazio a un pizzico di amarezza… Le Olimpiadi sono finite, i volontari si commuovono, c'è l'aria della smobilitazione, allegira e malinconia di fondo in un ambiente di incredibile fratellanza… Inno nazionale…per la vittoria, entusiasmo e orgoglio.Fame, è ora di rifare i due chilometri che devon riportarci alla navetta, ma la fame incombe. Dopo una lunga camminata il mio occhio sifulo, dopo che la tensione è calata è ritornata dirompente la stanchezza della sera prima che bianca per me purtroppo non è stata... vede un'insegna: pub bar, entriamo, è una vecchia autorimessa con tavoloni lunghi in legno. Ci sono quattro o cinque tedeschi, 6 o 7 norvegesi e una famiglia italiana… Ci accorgiamo prima di entrare che stiamo ancora mostrando "Se non è zuppa è pragelato" e che la gente ci applaude ancora (e ancora non so il perché). Mangiamo. Nessuno dei due si azzarda a ordinare alcolico. Due patatine fritte un tagliere e una bottiglia d'acqua e una coca cola.Stremati…ci avviamo all'uscita, tergiversiamo, guardiamo la fila per pagare, usciamo rientriamo, riusciamo, non torniamo più…Ci perdiamo tra la folla e raggiungiamo a stento la navetta che piano piano ci riporta alla realtà. Quasi due ore dopo Torino si presenta a noi, in un vertiginoso intreccio di festa e tristezza, felicità per l'Olimpiade che vive, magone per l'Olimpiade che piano piano sta già volando a Vancouver. Millo ci viene a prendere alla stazione, con il ritardo che ci permette di intravedere Luca Cordero di Montezemolo che entra nel Hotel più prestigioso di via Sacchi.Ho un moto di insulto, ma lo spirito olimpico mi doma ancora.In via Garibaldi c'è gente che lascia scivolar lacrime di commozione.

Verso le 20 la mia Alfa lascia corso Palestro, passa di fianco alla fiaccola che sta esalando gli ultimi respiri, si commuove e prosegue verso Alba, sapendo che quella giornata non sarebbe più uscita dai miei ricordi e dalla mia mente… Le Olimpiadi hanno preso uno spicchio della mia anima.
(Toni Renis)

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posted by Giampiero Busato at 8:10 PM | Permalink | 0 comments