
Scrivere di
Cesano è un po' come denudarsi in una spiaggia appositamente adibita: rimani come mamma ti ha fatto, ti levi un vestito, un qualcosa di tuo, ma lo fai per chi ti legge cercando qualcosa, insomma per chi leggendo si denuda con te e come te rimane, anche solo per qualche minuto, a comporre il puzzle dei ricordi, accorgendosi che laddove e allorquando ha vissuto pienamente ciò che gli succedeva, di quella figura non gli mancherà mai nemmeno una tessera.
Cesano inizia il 2 ottobre 2001 e non finisce mai. Non devi scavare nella memoria, per parlarne basta un leggera spolverata: un libro sul comodino interrotto pochi giorni prima. Quel giorno, il 2 ottobre, Piter si arruola come Allievo Ufficiale di Complemento del corpo degli alpini, servizio militare, destinazione, appunto, Cesano, che dista da Roma come Alba da Cervere, fatte le dovute proporzioni. Il 10 novembre del 2001 è un sabato: giorno predestinato all'evento, il giuramento, e all'Evento, ovvero la marcia su Roma del branco a bordo di un camper. Caravanlanghe è a Treiso, 2 incontri e c'è l'accordo: si prende il mezzo il venerdì sera, lo si restituirà la domenica, prezzo pattuito, si parte. E si parte da casa del Pompa, si prende la casa viaggiante, si recuperano i partecipanti, e alle 21 di quel venerdì 9 novembre il mondo ci aspetta: Babù, Mek, Pietrino fratellino del giurante, Pompa. In quel frattempo, si rimembra, Poch, Renis e Busato viaggiano alla volta della Svezia a bordo di una Punto blu: la diaspora del Branco, in giro per l'Europa. Una telefonata compatta le divisioni di un unico esercito, di un esercito unico.
I canti. "Siamo noi, siamo noi, quelli in giro per l'Italia siamo noi!", "Stiamo arrivando, Cesano stiamo arrivando", e l'inno ufficiale: "E gireremo tutte quante le città, ovunque andremo mai nessun(a) ce la darà, lalallalllalà noi siamo il Branco".
L'alcol. Il vino ufficiale, ovvero il bordeaux in bustina made in Roddi; la birra fedele, ovvero la Beck's by Famila (cassone, come al solito, stavolta triplicato: 72 bottiglie); il San Simone, ché prenderlo bisogna perché solo da noi si trova (vai a Pavia e si chiedono: cazzé il San Simone?).
Le carte. Quelle cui si gioca nel retro della nostra dimora viaggiante, i tre che non guidano. Non importa il gioco: l'importante è giocare a carte. O meglio: riuscire a tenerle in mano.
L'autista. Chi resiste una ventina di minuti (Pietrino), chi resiste il tratto Felizzano-Masone (Pompa), chi ci conduce a Roma (Babù), chi proprio non guida perché quando è stato detto "Fiat lux", lui ha creduto che Agnelli avesse aperto uno stabilimento in Lussemburgo (Mek).
La frase. "Io ti voglio bene", da Mek, che solitamente proferisce quando il tasso alcolico ha raggiunto anzi superato il warning: "Io ti voglio bene" dice verso le 2 di quel mattino (si era in Toscana?), "Io ti voglio bene" credo nessuno di noi l'abbia più sentita, da allora. E di bene, siamo tutti certi, ce ne vuole, e tanto, nonostante quella sua aria da cucciolo selvatico.
La notte. Quella che ti scorre veloce quanto il camper va piano, lungo le autostrade d'Italia, da Alba ad Asti, a Masone, a Genova, lungo la Versilia, Firenze Signa, la A1, Roma. Quella notte che quando parti ti senti leggero come i tuoi 26 anni e una vita dietro e pesante come una davanti, ma fluttuando sull'asfalto come nella vita avanzi a ritmo di musica.
Il giorno. Come quello veniente nei pressi di Roma, il Pompa che si sveglia, Babù alla guida, ronfanti gli altri. Tornare indietro, please: piccolo errore di valutazione, puntiamo verso nord di una sessantina di chilometri, casello."Scusi, per Cesano?""Dellà""Grazie", e via verso questo nome sconosciuto che già è printato sulla nostra pelle.
Il bar. Colazione, ore 6.20. "Mi mette il cellulare in carica? Sa, arriviamo dal Piemonte, andiamo al giuramento di un nostro amico…Si, nella caserma qui di fronte…alle 11 veniamo a prenderlo…grazie". Qualcuno ha dormito, qualcuno guidato, tutti bevuto. "Dormiamo qualche ora". Dalle 7 alle 9, suppongo. Certo, parcheggiamo qui, dai, l'ingresso della caserma è proprio qui davanti. Problemi? Che tipo di problemi? Siamo nel parcheggio del bar.
I problemi. "Aòòòòòò". Ci sveglia, ore 9.20, il bastone di un vecchio del posto, battuto con vigore contro la finestrella della casa viaggiante. Colui che in Raffaello 11 fu "Ministro per i rapporti con la Broggini" - i profani leggano: "Colui il quale risolveva ogni grana potesse nascere con la vicina di casa" - , il volto presentabile del Branco, l
'animus commerciandi, il Berlusconi della Bassa Langa: tocca a lui ascoltare le esigenze dell'anziano cittadino di Cesano, turbato dalla nostra presenza sul suolo, su quel suolo, laziale."Aòòòòòòò…nun potete stare qquiii".
"Sia gentile, simpatico signore, ci consenta 10', il tempo di lavarci il viso, e ripartiamo".
Ma il vecchio: "Aòòòòòòòò…nun potete stare qquiii".
Arriva un vigile urbano. Il vecchio: "Aòòòòòòò…nun posso stà qquiii… So' stato collega 'nch'io…Pe' tanti anni…aòòòòòòò…nun posson' stare qquiii…".
E Babù: "Simpatico signor vigile, come stavo spiegando al suo ex collega, dicevo il tempo di un rinfresco mattutino, e lasciamo questo suolo…".
Il vigile: "'A ragà, ccc'ha rraggione llui, nun potete stare qquiii..".
E il vecchio: "Aòòòòòòò…nun potete stare qquiii..", e ancora batte il bastone sulla finestra.
Babù, ora spazientito come spesso succede: "Ohu, hai rotto i coglioni, metti giù sto cazzo di bastone, scemo!". E via.
Il berretto. Dell'Arma in congedo, quello del Pompa che, autoordinatosi "Guido io!", percorre i 500 m. che separano il bar in cui un cellulare è in carica e il cui proprietario non ha fatto lo scontrino della colazione (Pompa: "Mek, tieni lo scontrino, lo metto nell'album dei ricordi". Mek: "Ehm…Pompa… scontrino… ehm… non l'ha fatto, lo scontrino". Pompa: "Ah"). "Guido io!". L'avessero puntato da Marte, il centro sarebbe stato quel berretto da carabiniere ausiliario in congedo, la fiamma impressa, che secondo lui va messo ogni qual volta un'occasione ufficiale lo richieda. E l'evento lo é, occasione ufficiale.
L'Appuntato. Dei carabinieri, predestinato piantone della porta carraia. Qualche giorno prima, Piter: "Ragazzi…non so come dirvelo… sapete…le torri gemelle… rischio terrorismo… i controlli…insomma mi hanno dato 5 biglietti, non può entrare chi vuole: papà, mamma… insomma chi ha il biglietto entra, chi ne è privo sta fuori. A questo punto non me la sento nemmeno di dirvi di venire giù: verreste a vuoto, non vedreste il giuramento". "Piter, tu giura, che a vederti ci pensiamo noi". E ci abbiamo pensato così. Appuntato dei carabinieri: "Mmmm…(smorfia di immediato dolore e preventivata impotenza sul volto, alla vista del berretto di un collega)… che ci fate qui?"."Siamo venuti al giuramento"."E ccor camper?" "Sa…dal Piemonte… mica veniamo dall'EUR"."Annàte, va… maròooo…"
Il fango. Quello che, giunti nell'immenso parcheggio dell'immensa caserma, blocca le gomme di un pullman facente funzione navetta verso l'immensa piazza dove era frattanto iniziato il giuramento. Navetta-bis: un pullmann un po' più piccolo, praticamente un Ducato. E ce ne sono di famigliari al seguito, muniti di regolare invito, 5 biglietti a testa come da geniale intuizione antiterrorismo del Comandante della caserma. La spola degli spettatori: a gruppi di 30, si raggiunge piazza d'Armi.
Lo giuro. Hanno detto così, i ragazzi schierati sotto la pioggia che batte ormai da qualche ora. Ne abbiamo udito, di lontano, il suono, non viste le mani alzarsi e l'inno scattare immediato a corredo dei guanti bianchi istantaneamente issati nell'aria. In leggero ritardo, ma ci siamo: bagnati, inzuppati, infreddoliti, ma ci siamo. E soprattutto: senza biglietto.
La marcia. Due giri fanno i ragazzi, marciando al sotto delle gradinate. Il plotone di Piter marcia al passo, "Vai Luca!", è il primo grido del Pompa, per depistare ("Ci sarà stato qualche Luca, nel plotone, no?", dichiara qualche ora dopo), "Vai Pietro!" è il secondo voluto grido di incitamento all'amico che aveva appena giurato fedeltà alla Patria. E che apprezzò.
I canti. Quelli degli alpini, stavolta, in coro, nell'ampia stanza della mensa ufficiali adibita al rinfresco. Un brivido nella schiena: sono alpini, e cantano da alpini i canti degli alpini. "Sono tristi, i nostri canti, perché ovunque siamo stati nella storia abbiamo preso gran mazzate. Ci hanno sempre mandati in giro alla cazzo" (Pier). La penna nera sul berretto: una sorta di lapide leggera consacrata alla memoria. Il camper. Da Cesano a Bracciano - luogo deputato al rancio con famiglia, in una pizzeria tra le preferite dai soldati in libera uscita - il Pompa è al volante, Piter viene ragguagliato sulle ultime del Branco, e respira aria di casa. Recuperato il cellulare dal bar, si viaggia alla volta della tavola.
Il mito. Di Pietrino, sarebbe diventato il Pompa si fosse ubriacato al pranzo con famiglia. Ora: non sappiamo se sieda alla destra di Zeus nell'olimpo del fratello di Piter, ma è certo che il Pompa onora assolutamente l'impegno, nei 45' in cui parla consecutivamente di argomenti che nessuno, credo, oggi ricorda, ore 16 / 16.45 - il tempo di una bottiglia di limoncello come ciliegina sulla torta del vino locale - , lasciando in apnea i presenti, il che può solo essere indice di due cose: della genialità delle parole dette o del compatimento generale degli astanti alla vista della dissimulata degenerazione alcolica.
Il lago. Al termine, giro per Bracciano, dove si cerca di digerire assumendo caffè venduti al prezzo di 1.000 Lire. (Un genio nel gruppo c'è sempre: "Allora veniamo qui a prenderlo, la prossima settimana").
La partenza. Lasciato Piter in un albergo a guerreggiare col bromuro che si ritiene assunto per un mese e 8 giorni, si parte. L'obiettivo è ambizioso: serata in Versilia, in discoteca. Considerato che sono le 18.30, che ci troviamo nelle campagne del Lazio, che abbiamo un camper e che siamo rovinati dal pranzo, più che ambizioso l'obiettivo è utopistico.
Il danno. Ex post, si dirà: accidenti al ramo di quella cazzo di strada provinciale le cui corsie erano grandi come il controviale di corso Langhe. Sul momento si tace: nessuno si accorge che il ramo bastardo ha ahinoi compiuto un involontario atto vandalico ai danni della fiancata alta della casa viaggiante.
Il supermercato. Il camper avanza ora nelle campagne del viterbese, ore 19,20 di sabato 10 novembre 2001, alla guida è il Pompa, Mek naviga, si accende la spia della benzina degli occupanti. Ovvero tappa in un supermarket dell'estrema periferia dell'estrema provincia. Il tipico supermarket che viene sempre ed immancabilmente rapinato nell'orario di chiusura, dove è tutto brutto: il parcheggio, le auto dei clienti, le mattonelle all'esterno, le piastrelle all'interno, le commesse, il macellaio. Tutto orrendo. Si commette l'errore: dentro Pompa e Pietrino, in camper Mek e Babù. Il Pompa esercita pressione psicologica su Pietrino, decidendo in assoluta autonomia quantità e qualità di quanto acquistando. Sulla prima, ovviamente esagera, sulla seconda, ovviamente ci azzecca: la perla è la Vodka melon. Ricaricata di alcol la casa viaggiante, si riparte. Si torna su. Guida Babù, Mek naviga. Pietrino e Pompa, soddisfatti dei loro acquisti, decidono di tastarne la qualità: tempo zero ed é collasso. Si ronfa, nel retro. Davanti, Mek le pensa tutte per non far chiudere gli occhi a Babù, che ora guida dormendo o dorme guidando nei pressi di Firenze."Stè, ce la fai?""Memhm…no""Fermiamoci, allora". Una mano divina ci conduce per i restanti 20 Km. che ci separano dalla prima piazzola di sosta. 'Notte, Babù. Serravalle Pistoiese. Chi apre gli occhi per primo è il Pompa: sono le 3 a Serravalle Pistoiese, autogrill di buona qualità sulla Firenze-mare direzione mare. Sono le 3 e tira un vento porco e fa freddo e c'è nessuno, in quella piazza al cui termine, quasi in corsia di accelerazione, sosta il nostro camper su cui dormono ora Babù, Mek e Pietrino. Il Pompa no. Stretto dai morsi del vento, temerario cammina alla volta del bancone del bar, cappuccino e n-brioches, n-sigarette, n-tutto. Un'ora di vita sui gradini della scala di accesso di Serravalle Pistoiese, scrutando gli occhi e le storie degli altrettanto temerari altri clienti che fermano la loro rotta per cappuccini e brioches e macchine radiocomandate e salumi e spremute d'arancia. Fa freddo, un vento porco."Quelli in giro per l'Italia siamo noi", pensa.
Il risveglio. "Quanto cazzo abbiam cagato??"."Dai raga, puliamo il cesso sennò non riusciamo nemmeno a pisciare una goccia"."Dai, questa facciamola fuori, almeno". Uccelli al vento. La conta per la corvé: soccombono Pietrino e Babù. Mek e Pompa osservano soddisfatti i due che levano la turca viaggiante e scaricano il vino del venerdì notte, il pranzo del sabato, il limoncello e la birra, tutto assieme profumatamente, in un'area non autorizzata.Genova. Il vento non ci abbandona: oscilla il camper, verso Genova. "Cazzo facciamo a Genova?" "Direi di andare a mangiare in un bel ristorantino tipico"."Direi che puoi andare tranquillamente a fare in culo, Pompa, noi ce ne andiamo all'acquario"."Mah… i pesci…quant'è che costa? 24.000 lire? Beh, me ne sbatto le palle dell'acquario, godetevi gli squali, io torno sul camper". In posizione. Lo trovano così, in posizione, che poi è nulla di erotico o particolarmente sconvolgente, solo una particolare posizione seduto gomiti sulle ginocchia e faccia tra le mani, la posizione del Pompa quando è ubriaco. Ovvero come quella domenica 11 novembre 2001 ore 13.30 circa, piazzale antistante l'acquario di Genova: the end of the vodka, la perla del giorno che fu prima.Verso casa. Il Turchino è chiuso, causa il freddo porco vento. Sali, scendi, avanza, fermati: l'autogrill nei pressi di Ovada è l'anticamera della fine del viaggio. E' sera, è scuro, è notte. Alba: rompete le righe, marsh!. Quelli della corvé del mattino godono ora, vedendo quelli della corvé della sera, Mek e Pompa, scaricare i resti della domenica, sotto una pioggia che Dio la manda, ai piedi di una pianta nel piazzale di San Cassiano. Inzuppati, fradici, felici. Deodorante spruzzato all'interno del camper, dove prima c'era divieto di fumo, durante c'è stato il fumo e dopo, adesso, il deodorante. Tutti a casa: rompete le righe, marsh!La messa a nudo talking about Cesano ha reso visibile un tatuaggio indelebile. Un'armonica figura geometrica perfettamente disegnata da una mano talentuosa, impressa laddove abbiamo messo il resto della lista "I motivi per cui vale la pena aver vissuto".
Questo è stato Cesano e questo continua a rimanere, ogni volta in cui, come spesso succede, ci capita di parlarne, di ricordarne le sensazioni, di vederne le immagini. Proprio come un tatuaggio: lo guardi, lo ammiri, pensi allo stato d'animo in cui ti trovavi quando lo hai fatto, osservi gli effetti del tempo su di esso, poi tiri giù la manica e ti immergi nel quotidiano. Tanto, rimane lì. Proprio come Cesano: è lì, a due passi.
(
Il Peggiore)