28 agosto 2006
Ich bin Ein Berliner

Berlino, sinfonia di una grande città. Berlino. Una città senza centro, tante città in una. I l futuro e il passato, la storia e il presente. La meraviglia architettonica di Potsdamer Platz e le macerie di guerra in pieno centro, là dove una volta correva il muro.I casermoni in cemento armato della zona sovietica e le chiese barocche a due passi, la porta di Brandeburgo e i resti della cancelleria del Reich, la stazione Banhof Zoo (Christiane F. dove sarai finita?) e i parchi di Charlottenburg a pochi metri dal traffico urbano. Berlino che ti parla della sua storia, che è poi anche la tua, attraverso una linea di mattoni che corre dove una volta c'era il muro. Berlino, magico incontro di contrasti, crocevia di passato e futuro in perenne lotta.Città divisa, città post-nazista, post-comunista, post-industriale, post-tutto. Città di musei già proiettati nel futuro e di periferie sconsolate e pure affascinanti, di musica sperimentale fine anni Settanta e di riconversione industriale anni Novanta. Berlino, tu sei cemento armato e alluminio, ferro arrugginito e vetro trasparente, blocchi monolitici e guglie svettanti nel tuo cielo grigio. Non hai la maestosità imperiale di Parigi e nemmeno il brulicare multicolore di Londra.
Ti hanno distrutta, ti hanno divisa, ti hanno violentata. Ma tu sei ancora in piedi, nonostante tutto. Come un vecchio pugile che mostra orgoglioso le sue mille cicatrici.Che sa perdonare ma non riesce, e non vuole, dimenticare.
(Miki TheQuick)

(pubblicato anche da Italians di Beppe Severgnini il 3 settembre 2005 con il titolo "Berlino, sinfonia di una grande città").

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20 agosto 2006
Al Bar del Gallo

Al bar del Gallo, una sera qualunque, Giovane P fuma là davanti inneggiando allo spruzzo di gioia di Adriano, che al suon di tre trombe si è bevuto il Porto la sera prima. C'è Omone che saluta, arriva Grosso che annaspa, fuori della pizzeria T stringe mani che non stringeva da tempo.
Dentro, Barista I pulisce il bancone e prepara un caffè normale e uno deka. Giovane P saluta e lascia, volando a casa davanti alla TV. Entra B che passa dietro tutti e rovina le marmellate lasciandole cadere con rumore. DottorLegge sorseggia il deka, Grosso beve un alcolico color coca-cola, entra anche Berrettointesta che vuole un cognac. Barista I chiede a DottorLegge consiglio su un sinistro automobilistico. Zio chiede un Porto, pubblicità diretta letta su Gazzetta ("Adriano si beve il Porto").
Sparisce il cognac di Berrettointesta: Grosso fa un cenno a Zio che esegue l'ordine del mandante e nasconde il bicchiere. Attimi di panico: Berrettointesta minaccia minaccioso, si incazza incazzoso, poi si offende e fa per uscire: senza cognac, non è serata. Il panico ora è collettiva risata: Grosso, il mandante, recupera cognac e Berrettointesta rimane.
Discorsi: Grosso e il suo lavoro, opprimente eppure gratificante, sotto alcuni punti di vista (dinero); Dottorlegge e il suo lavoro, opprimente eppure gratificante sotto alcuni punti di vista (no molto dinero, ma cosa conta?). Le donne non ci sono, in questa serata qualunque al bar del Gallo, nemmeno nei discorsi. La cosa non è incredibile: amor proprio di paese, dove l'amore spesso è più compreso che in città, e se non è compreso di solito è pagato, forse più che in città.
Barista I offre da bere, fuori del bar l'ultima sigaretta, a guardare le poche auto passare, freccia girare, oppure avanti dritto, oppure rallentare, ripartire, fermarsi, riprovare. Come la vita: a volte fai tu quelle manovre, altre, come una serata qualunque là davanti al bar del Gallo, sei tu ad osservare, riemergendo dall'apnea, quelli che vanno.
(Il Peggiore)
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10 agosto 2006
Cesano Duemilauno

Scrivere di Cesano è un po' come denudarsi in una spiaggia appositamente adibita: rimani come mamma ti ha fatto, ti levi un vestito, un qualcosa di tuo, ma lo fai per chi ti legge cercando qualcosa, insomma per chi leggendo si denuda con te e come te rimane, anche solo per qualche minuto, a comporre il puzzle dei ricordi, accorgendosi che laddove e allorquando ha vissuto pienamente ciò che gli succedeva, di quella figura non gli mancherà mai nemmeno una tessera.

Cesano inizia il 2 ottobre 2001 e non finisce mai. Non devi scavare nella memoria, per parlarne basta un leggera spolverata: un libro sul comodino interrotto pochi giorni prima. Quel giorno, il 2 ottobre, Piter si arruola come Allievo Ufficiale di Complemento del corpo degli alpini, servizio militare, destinazione, appunto, Cesano, che dista da Roma come Alba da Cervere, fatte le dovute proporzioni. Il 10 novembre del 2001 è un sabato: giorno predestinato all'evento, il giuramento, e all'Evento, ovvero la marcia su Roma del branco a bordo di un camper. Caravanlanghe è a Treiso, 2 incontri e c'è l'accordo: si prende il mezzo il venerdì sera, lo si restituirà la domenica, prezzo pattuito, si parte. E si parte da casa del Pompa, si prende la casa viaggiante, si recuperano i partecipanti, e alle 21 di quel venerdì 9 novembre il mondo ci aspetta: Babù, Mek, Pietrino fratellino del giurante, Pompa. In quel frattempo, si rimembra, Poch, Renis e Busato viaggiano alla volta della Svezia a bordo di una Punto blu: la diaspora del Branco, in giro per l'Europa. Una telefonata compatta le divisioni di un unico esercito, di un esercito unico.

I canti. "Siamo noi, siamo noi, quelli in giro per l'Italia siamo noi!", "Stiamo arrivando, Cesano stiamo arrivando", e l'inno ufficiale: "E gireremo tutte quante le città, ovunque andremo mai nessun(a) ce la darà, lalallalllalà noi siamo il Branco".

L'alcol. Il vino ufficiale, ovvero il bordeaux in bustina made in Roddi; la birra fedele, ovvero la Beck's by Famila (cassone, come al solito, stavolta triplicato: 72 bottiglie); il San Simone, ché prenderlo bisogna perché solo da noi si trova (vai a Pavia e si chiedono: cazzé il San Simone?).

Le carte. Quelle cui si gioca nel retro della nostra dimora viaggiante, i tre che non guidano. Non importa il gioco: l'importante è giocare a carte. O meglio: riuscire a tenerle in mano.

L'autista. Chi resiste una ventina di minuti (Pietrino), chi resiste il tratto Felizzano-Masone (Pompa), chi ci conduce a Roma (Babù), chi proprio non guida perché quando è stato detto "Fiat lux", lui ha creduto che Agnelli avesse aperto uno stabilimento in Lussemburgo (Mek).

La frase. "Io ti voglio bene", da Mek, che solitamente proferisce quando il tasso alcolico ha raggiunto anzi superato il warning: "Io ti voglio bene" dice verso le 2 di quel mattino (si era in Toscana?), "Io ti voglio bene" credo nessuno di noi l'abbia più sentita, da allora. E di bene, siamo tutti certi, ce ne vuole, e tanto, nonostante quella sua aria da cucciolo selvatico.

La notte. Quella che ti scorre veloce quanto il camper va piano, lungo le autostrade d'Italia, da Alba ad Asti, a Masone, a Genova, lungo la Versilia, Firenze Signa, la A1, Roma. Quella notte che quando parti ti senti leggero come i tuoi 26 anni e una vita dietro e pesante come una davanti, ma fluttuando sull'asfalto come nella vita avanzi a ritmo di musica.

Il giorno. Come quello veniente nei pressi di Roma, il Pompa che si sveglia, Babù alla guida, ronfanti gli altri. Tornare indietro, please: piccolo errore di valutazione, puntiamo verso nord di una sessantina di chilometri, casello."Scusi, per Cesano?""Dellà""Grazie", e via verso questo nome sconosciuto che già è printato sulla nostra pelle.

Il bar. Colazione, ore 6.20. "Mi mette il cellulare in carica? Sa, arriviamo dal Piemonte, andiamo al giuramento di un nostro amico…Si, nella caserma qui di fronte…alle 11 veniamo a prenderlo…grazie". Qualcuno ha dormito, qualcuno guidato, tutti bevuto. "Dormiamo qualche ora". Dalle 7 alle 9, suppongo. Certo, parcheggiamo qui, dai, l'ingresso della caserma è proprio qui davanti. Problemi? Che tipo di problemi? Siamo nel parcheggio del bar.

I problemi. "Aòòòòòò". Ci sveglia, ore 9.20, il bastone di un vecchio del posto, battuto con vigore contro la finestrella della casa viaggiante. Colui che in Raffaello 11 fu "Ministro per i rapporti con la Broggini" - i profani leggano: "Colui il quale risolveva ogni grana potesse nascere con la vicina di casa" - , il volto presentabile del Branco, l'animus commerciandi, il Berlusconi della Bassa Langa: tocca a lui ascoltare le esigenze dell'anziano cittadino di Cesano, turbato dalla nostra presenza sul suolo, su quel suolo, laziale."Aòòòòòòò…nun potete stare qquiii".
"Sia gentile, simpatico signore, ci consenta 10', il tempo di lavarci il viso, e ripartiamo".
Ma il vecchio: "Aòòòòòòòò…nun potete stare qquiii".
Arriva un vigile urbano. Il vecchio: "Aòòòòòòò…nun posso stà qquiii… So' stato collega 'nch'io…Pe' tanti anni…aòòòòòòò…nun posson' stare qquiii…".
E Babù: "Simpatico signor vigile, come stavo spiegando al suo ex collega, dicevo il tempo di un rinfresco mattutino, e lasciamo questo suolo…".
Il vigile: "'A ragà, ccc'ha rraggione llui, nun potete stare qquiii..".
E il vecchio: "Aòòòòòòò…nun potete stare qquiii..", e ancora batte il bastone sulla finestra.
Babù, ora spazientito come spesso succede: "Ohu, hai rotto i coglioni, metti giù sto cazzo di bastone, scemo!". E via.

Il berretto. Dell'Arma in congedo, quello del Pompa che, autoordinatosi "Guido io!", percorre i 500 m. che separano il bar in cui un cellulare è in carica e il cui proprietario non ha fatto lo scontrino della colazione (Pompa: "Mek, tieni lo scontrino, lo metto nell'album dei ricordi". Mek: "Ehm…Pompa… scontrino… ehm… non l'ha fatto, lo scontrino". Pompa: "Ah"). "Guido io!". L'avessero puntato da Marte, il centro sarebbe stato quel berretto da carabiniere ausiliario in congedo, la fiamma impressa, che secondo lui va messo ogni qual volta un'occasione ufficiale lo richieda. E l'evento lo é, occasione ufficiale.

L'Appuntato. Dei carabinieri, predestinato piantone della porta carraia. Qualche giorno prima, Piter: "Ragazzi…non so come dirvelo… sapete…le torri gemelle… rischio terrorismo… i controlli…insomma mi hanno dato 5 biglietti, non può entrare chi vuole: papà, mamma… insomma chi ha il biglietto entra, chi ne è privo sta fuori. A questo punto non me la sento nemmeno di dirvi di venire giù: verreste a vuoto, non vedreste il giuramento". "Piter, tu giura, che a vederti ci pensiamo noi". E ci abbiamo pensato così. Appuntato dei carabinieri: "Mmmm…(smorfia di immediato dolore e preventivata impotenza sul volto, alla vista del berretto di un collega)… che ci fate qui?"."Siamo venuti al giuramento"."E ccor camper?" "Sa…dal Piemonte… mica veniamo dall'EUR"."Annàte, va… maròooo…"

Il fango. Quello che, giunti nell'immenso parcheggio dell'immensa caserma, blocca le gomme di un pullman facente funzione navetta verso l'immensa piazza dove era frattanto iniziato il giuramento. Navetta-bis: un pullmann un po' più piccolo, praticamente un Ducato. E ce ne sono di famigliari al seguito, muniti di regolare invito, 5 biglietti a testa come da geniale intuizione antiterrorismo del Comandante della caserma. La spola degli spettatori: a gruppi di 30, si raggiunge piazza d'Armi.

Lo giuro. Hanno detto così, i ragazzi schierati sotto la pioggia che batte ormai da qualche ora. Ne abbiamo udito, di lontano, il suono, non viste le mani alzarsi e l'inno scattare immediato a corredo dei guanti bianchi istantaneamente issati nell'aria. In leggero ritardo, ma ci siamo: bagnati, inzuppati, infreddoliti, ma ci siamo. E soprattutto: senza biglietto.

La marcia. Due giri fanno i ragazzi, marciando al sotto delle gradinate. Il plotone di Piter marcia al passo, "Vai Luca!", è il primo grido del Pompa, per depistare ("Ci sarà stato qualche Luca, nel plotone, no?", dichiara qualche ora dopo), "Vai Pietro!" è il secondo voluto grido di incitamento all'amico che aveva appena giurato fedeltà alla Patria. E che apprezzò.

I canti. Quelli degli alpini, stavolta, in coro, nell'ampia stanza della mensa ufficiali adibita al rinfresco. Un brivido nella schiena: sono alpini, e cantano da alpini i canti degli alpini. "Sono tristi, i nostri canti, perché ovunque siamo stati nella storia abbiamo preso gran mazzate. Ci hanno sempre mandati in giro alla cazzo" (Pier). La penna nera sul berretto: una sorta di lapide leggera consacrata alla memoria. Il camper. Da Cesano a Bracciano - luogo deputato al rancio con famiglia, in una pizzeria tra le preferite dai soldati in libera uscita - il Pompa è al volante, Piter viene ragguagliato sulle ultime del Branco, e respira aria di casa. Recuperato il cellulare dal bar, si viaggia alla volta della tavola.

Il mito. Di Pietrino, sarebbe diventato il Pompa si fosse ubriacato al pranzo con famiglia. Ora: non sappiamo se sieda alla destra di Zeus nell'olimpo del fratello di Piter, ma è certo che il Pompa onora assolutamente l'impegno, nei 45' in cui parla consecutivamente di argomenti che nessuno, credo, oggi ricorda, ore 16 / 16.45 - il tempo di una bottiglia di limoncello come ciliegina sulla torta del vino locale - , lasciando in apnea i presenti, il che può solo essere indice di due cose: della genialità delle parole dette o del compatimento generale degli astanti alla vista della dissimulata degenerazione alcolica.

Il lago. Al termine, giro per Bracciano, dove si cerca di digerire assumendo caffè venduti al prezzo di 1.000 Lire. (Un genio nel gruppo c'è sempre: "Allora veniamo qui a prenderlo, la prossima settimana").

La partenza. Lasciato Piter in un albergo a guerreggiare col bromuro che si ritiene assunto per un mese e 8 giorni, si parte. L'obiettivo è ambizioso: serata in Versilia, in discoteca. Considerato che sono le 18.30, che ci troviamo nelle campagne del Lazio, che abbiamo un camper e che siamo rovinati dal pranzo, più che ambizioso l'obiettivo è utopistico.

Il danno. Ex post, si dirà: accidenti al ramo di quella cazzo di strada provinciale le cui corsie erano grandi come il controviale di corso Langhe. Sul momento si tace: nessuno si accorge che il ramo bastardo ha ahinoi compiuto un involontario atto vandalico ai danni della fiancata alta della casa viaggiante.

Il supermercato. Il camper avanza ora nelle campagne del viterbese, ore 19,20 di sabato 10 novembre 2001, alla guida è il Pompa, Mek naviga, si accende la spia della benzina degli occupanti. Ovvero tappa in un supermarket dell'estrema periferia dell'estrema provincia. Il tipico supermarket che viene sempre ed immancabilmente rapinato nell'orario di chiusura, dove è tutto brutto: il parcheggio, le auto dei clienti, le mattonelle all'esterno, le piastrelle all'interno, le commesse, il macellaio. Tutto orrendo. Si commette l'errore: dentro Pompa e Pietrino, in camper Mek e Babù. Il Pompa esercita pressione psicologica su Pietrino, decidendo in assoluta autonomia quantità e qualità di quanto acquistando. Sulla prima, ovviamente esagera, sulla seconda, ovviamente ci azzecca: la perla è la Vodka melon. Ricaricata di alcol la casa viaggiante, si riparte. Si torna su. Guida Babù, Mek naviga. Pietrino e Pompa, soddisfatti dei loro acquisti, decidono di tastarne la qualità: tempo zero ed é collasso. Si ronfa, nel retro. Davanti, Mek le pensa tutte per non far chiudere gli occhi a Babù, che ora guida dormendo o dorme guidando nei pressi di Firenze."Stè, ce la fai?""Memhm…no""Fermiamoci, allora". Una mano divina ci conduce per i restanti 20 Km. che ci separano dalla prima piazzola di sosta. 'Notte, Babù. Serravalle Pistoiese. Chi apre gli occhi per primo è il Pompa: sono le 3 a Serravalle Pistoiese, autogrill di buona qualità sulla Firenze-mare direzione mare. Sono le 3 e tira un vento porco e fa freddo e c'è nessuno, in quella piazza al cui termine, quasi in corsia di accelerazione, sosta il nostro camper su cui dormono ora Babù, Mek e Pietrino. Il Pompa no. Stretto dai morsi del vento, temerario cammina alla volta del bancone del bar, cappuccino e n-brioches, n-sigarette, n-tutto. Un'ora di vita sui gradini della scala di accesso di Serravalle Pistoiese, scrutando gli occhi e le storie degli altrettanto temerari altri clienti che fermano la loro rotta per cappuccini e brioches e macchine radiocomandate e salumi e spremute d'arancia. Fa freddo, un vento porco."Quelli in giro per l'Italia siamo noi", pensa.

Il risveglio. "Quanto cazzo abbiam cagato??"."Dai raga, puliamo il cesso sennò non riusciamo nemmeno a pisciare una goccia"."Dai, questa facciamola fuori, almeno". Uccelli al vento. La conta per la corvé: soccombono Pietrino e Babù. Mek e Pompa osservano soddisfatti i due che levano la turca viaggiante e scaricano il vino del venerdì notte, il pranzo del sabato, il limoncello e la birra, tutto assieme profumatamente, in un'area non autorizzata.Genova. Il vento non ci abbandona: oscilla il camper, verso Genova. "Cazzo facciamo a Genova?" "Direi di andare a mangiare in un bel ristorantino tipico"."Direi che puoi andare tranquillamente a fare in culo, Pompa, noi ce ne andiamo all'acquario"."Mah… i pesci…quant'è che costa? 24.000 lire? Beh, me ne sbatto le palle dell'acquario, godetevi gli squali, io torno sul camper". In posizione. Lo trovano così, in posizione, che poi è nulla di erotico o particolarmente sconvolgente, solo una particolare posizione seduto gomiti sulle ginocchia e faccia tra le mani, la posizione del Pompa quando è ubriaco. Ovvero come quella domenica 11 novembre 2001 ore 13.30 circa, piazzale antistante l'acquario di Genova: the end of the vodka, la perla del giorno che fu prima.Verso casa. Il Turchino è chiuso, causa il freddo porco vento. Sali, scendi, avanza, fermati: l'autogrill nei pressi di Ovada è l'anticamera della fine del viaggio. E' sera, è scuro, è notte. Alba: rompete le righe, marsh!. Quelli della corvé del mattino godono ora, vedendo quelli della corvé della sera, Mek e Pompa, scaricare i resti della domenica, sotto una pioggia che Dio la manda, ai piedi di una pianta nel piazzale di San Cassiano. Inzuppati, fradici, felici. Deodorante spruzzato all'interno del camper, dove prima c'era divieto di fumo, durante c'è stato il fumo e dopo, adesso, il deodorante. Tutti a casa: rompete le righe, marsh!La messa a nudo talking about Cesano ha reso visibile un tatuaggio indelebile. Un'armonica figura geometrica perfettamente disegnata da una mano talentuosa, impressa laddove abbiamo messo il resto della lista "I motivi per cui vale la pena aver vissuto".

Questo è stato Cesano e questo continua a rimanere, ogni volta in cui, come spesso succede, ci capita di parlarne, di ricordarne le sensazioni, di vederne le immagini. Proprio come un tatuaggio: lo guardi, lo ammiri, pensi allo stato d'animo in cui ti trovavi quando lo hai fatto, osservi gli effetti del tempo su di esso, poi tiri giù la manica e ti immergi nel quotidiano. Tanto, rimane lì. Proprio come Cesano: è lì, a due passi.
(Il Peggiore)

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05 agosto 2006
Ricordo...

Mi ricordo quella macchinina che correva nel corridoio dell'ospedale e i medici che sorridevano, ricordo il profumo dell'infermiera mulatta che mi faceva le iniezioni, ricordo Gigi, povero non ci sei più, quella macchiolina nel cervello ti ha portato via, ma non dal mio cuore, ricordo salsiccia e purè di Bruno, mio compagno gigantesco e buono che li divorava in classe nell'intervallo mentre io a fatica morsicavo una kinder brioche, ricordo Primo e il campanello che suonava e io che mi nascondevo perché avevo paura, ricordo Sandro sotto una macchina in via Maestra quando scappavamo dall'asilo, ricordo com'era sodo e strano il seno di Paola, sai da ragazzino sembra incredibile, sembra un dono venuto dal cielo, ricordo quel mattino che nella mia saletta buia di ospedale compariva Sandro e poi mio padre, e poi tutti, e il mio dolcissimo nonno, ricordo che non stavo in piedi ma poi il Po mi ha sussurrato: corri e io ho sorriso e tutto d'un tratto sorpreso… stavo correndo…Ricordo il sapore e il profumo delle labbra di Laura, il primo bacio, ricordo quel gabbiano che sulla punta della Danimarca ha voluto salutarmi sfiorandomi con un'ala, ricordo il caldo e l'arte di Barcellona, il romanticismo di Parigi, la vitalità e la sirenetta di Copenaghen, il fascino di Londra, il mistero e l'aria che trasuda storia ed emozioni di Berlino, ricordo Valeria e Saragoza e la Ramblas, ricordo i coltellini di Toledo, ricordo il mare che mi rincorreva a Mont San Michel, ricordo l'uomo che cantava sul minareto più alto e incredibilmente affascinante di Istanbul, ricordo l'immensità del Cremlino e la paura di quei mitra puntati sulla gente, ricordo Orietta, e il mare e i delfini, e le isole e le risate col mio carissimo nonno su quella nave nell '89, e l'uomo col piede di cavallo, ricordo una Gip che scendeva per le scale su una spiaggia, Mikonos e Kos, ricordo la festa più incredibile cui ho partecipato per il semplice "Do you come? " della bellissima Shanna, ricordo quel barbone che in via Po mi disse di aver sgozzato suo fratello e di chiamarsi Bat Man, ricordo l'amore più puro che si possa mai vivere che per paura non ho vissuto, ricordo i fiumi di poesie che ho scritto, ricordo una fiaccolata con tricolore in montagna, apparentemente banale ma resa unica da un gruppo di amici fantastici, ricordo il Dott. Martinelli quando con un sorriso e una pacca mi ha rimesso al mondo, ricordo dei cigni arrabbiati in quello stagno freddo pallido ma incredibilmente vivo, ricordo un battello che attraversa il tramonto di Svezia colorandoci di una sfumatura di rosso arancione e blu, ricordo un gruppo di amici che mi regalano un sorriso all'Istituo Europeo di Oncologia, ricordo una bandiera sventolata e poi persa senza che nessuno abbia mai capito il perché, ricordo una corsa sul prato verde alla caccia di una bandierina conquistata, ricordo Balluri, Starderi una vecchia con un forcone in mano che inveiva, ricordo quel calcio di rigore con la cartuccia di un estathè, mai tirato per l'arrivo del Preside Viberti con le mani conserte e Gianluca che voleva tirarlo a tutti i costi e non si arrendeva al fatto che si stava andando in presidenza, il suono della pallina da ping pong che rimbalza per ore e ore, le ruote della Y10 nel Tanaro, ricordo due negroni e un tram che per poco non si porta via uno degli amici più cari che ho, ricordo un'infinità di risate, sì risate!! perché la vita alla fine è davvero bella e va vissuta, oggi io lo so…Ricordo… sì ricordo tutto... Molti istanti di vita intensa e vera li ricordi con me tu che stai leggendo… Ricordi qui non scritti ma che fan parte di me di te di noi, ricordo una valanga di emozioni, credo di avere un universo infinito dentro di me, e a tratti lo esprimo improvvisamente, spesso con estranei o con persone che per miracolo mi fanno parlare senza che nemmeno me ne accorga, ma con le persone a me più care me ne sto zitto e torno a pensare a un libro che appartiene solo a me, schiavo del pagliaccio che ho fatto mio, ma che spesso non riconosco più, tengo nascosti i miei pensieri e ora me ne dispiace perché avrei molto da raccontare.

(Toni Renis)

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