29 settembre 2006
Corso Raffaello 11

Perché Raffaello 11 è il nostro indirizzo di e-mail? Se non lo sapete non potrete capire il significato del il frigo bomba, di un televisore Telefunken che si accendeva solo a pugni sul tubo catodico, della dispensa pericolante, della signora Broggini e il suo pesce rosso prematuramente morto e sostituito con un sosia, della piastra su cui far bollire il pentolone con la pasta.

E poi la spesa al Supermercato MegaFresco (Meba) di via Madama con la carta Meba, l'acqua Alpi Cozie e il pane "Panem", l'Amiga 500 con Sensible World of Soccer e le partite con Enzo Gambaro in porta!


E poi G. Gentile, il tabaccaio passato a miglior vita cui chiedevi un biglietto del tram e un pacchetto di Merit e lui annuiva: "Due di Maaaaaaaarlboro?", il Cubano (pizzeria tuttora viva e mediocre dal nome "La Quercia"), la tabaccaia di via Nizza P. Pennetta che imboscava la Padania in mezzo alla Busiàrda (La Stampa) perché era terrona e il panettiere di via Madama Cristina Pignataro, subito ribattezzato "Pigna-Taru". Oppure la tuta viola della Puma di Pompeo, usata con mocassini e coppola (ah, e anche il Montgomery) per andare a fare la spesa. E la ciabatta di pelle di capra appesa al muro del corridoio. Lo stereo gracchiante con "The Wall" dopo pranzo. Il pacco di biscotti da otto etti, il divano bombato, il canestro appeso al muro, il contascatti Sip, il freezer con le bistecche di cavallo ("Ah, perché anche tu hai dei cavalli? - chiese una sprovveduta ospite a Pier - e dove li tieni?" "Eh - aprendo lo sportello con l'adesivo della Padania in bella vista (foto a destra) - li tengo qui in freezer".

Perché abitavamo a Torino, in corso Raffaello, civico 11 bis. Sotto di noi, Satyananda Ashram, un centro benessere e yoga. Anno di arrivo dei primi: domenica 26 settembre 1993. Anno di uscita degli ultimi luglio: 2000.







Formazioni ufficiali


1993: Pompeo, Luca Adriano (detto Tentoni), Bors.
1994: idem.
1995/96: Mek, Bors, Pompeo.
1996/97: Fuhrer, Spartaco, Pompeo, Mek.
1997/98: Pompeo, Busato, Piter, Mek.
1998/99: Nicole, Busato, Piter, Mek (da aprile a giugno: guest star Pompeo).
1999/2000: Paola, Pietrino, Mek, Piter.

AddThis Social Bookmark Button
 
posted by Giampiero Busato at 8:28 PM | Permalink | 0 comments
23 settembre 2006
Mondi lontanissimi


La ragazza dagli occhi dolci vive in una manciata di metri quadrati nel centro della grande città, affacciata su un elegante viale illuminato dai lampioni.
Se sei fortunato, nelle lunghe sere d'inverno quando la città si prepara a dormire, puoi anche scorgere il suo timido profilo, chino sul tavolo nel pieno della notte intento a disegnare, colorare, creare.
All'interno potrai vedere le poche cose che servono a chi è un artista e vive lontano da casa: un piccolo cucinino tascabile nascosto in un armadio, una sedia e un tavolo rotondo, un divano che di notte diventa uno scomodissimo letto. C'è spesso una caffettiera che sbuffa sul fornello e l'odore di caffè ti accoglie insieme al profumo di lei, intenso e rilassante.
E poi ci sono i mille volti che ti guardano dalle pareti: cantanti, artisti, personaggi di epoche lontane e diverse scrutano con attenzione lo sconosciuto che ha disturbato la loro tranquillità.
La ragazza non è abituata ai complimenti, perché ne ha ricevuti troppi in vita sua, e non si fida più di niente e di nessuno.
Se la guardi negli occhi nel freddo pungente della sera di Novembre, lei sorride, arrossisce, si guarda le punte dei piedi e sussurra un timido "grazie".
Per lei la vita al di fuori di quelle quattro mura, è grigia, ordinaria, difficile.
Quello è un mondo con pochi colori e tante ombre, fatto di vicoli bui e salite durissime, di scelte da fare e da subire, di amori difficili e spaventosi.
E' come un quadro sfocato, in continuo divenire, dai contorni incerti e indefiniti.
E' complicato vivere là fuori. Troppo complicato.
Il suo piccolo regno incantato invece è luce, calore, gioia.
La sua è una vita fatta di colori, di grandi fogli in cartoncino e di quelle matite dalla punta smussata in giro per la stanza.
C'è tutto quello di cui ha bisogno in quei pochi metri quadrati, e nulla che le possa far paura.
Ci sono le matite per disegnare, i pennelli e il carboncino, la china e gli acquerelli.
E poi le sue foto in bianco e nero, i ricordi e le immagini del passato, i suoi quadri colorati appesi ai muri, che la aiutano e la proteggono.
Per lei è meglio disegnare, incidere, spruzzare, sporcarsi le mani con l'arte piuttosto che con la vita e con quella cosa spaventosa chiamata amore.
Dice che in passato le hanno fatto del male, tanto male, e che noi poveri cittadini di questo mondo plumbeo e ordinario non possiamo capire cosa abbia passato.
Non se la sente proprio di uscire con te nel buio e nel vento da cui sei venuto, non può sopportare di conoscere l'ignoto e magari di imparare ad amarlo.
Forse è per questo che la ragazza dagli occhi dolci piange, mentre chiude il suo cuore, ti volta le spalle e torna a finire il suo quadro…
(Miki TheQuick)
AddThis Social Bookmark Button
 
posted by Giampiero Busato at 8:32 PM | Permalink | 0 comments
22 settembre 2006
Beppe, l'amico silenzioso (I)

Sorpreso ancora una volta dalla vicinanza della pietra, che pareva si spostasse sempre più verso l’uscita, il nostro era alla seconda visita settimanale. La prima il martedì: il primo giorno della settimana è troppo onusto di buoni propositi per cedere il passo all'azione. Quel martedì il cielo giocava a cambiar colore e la pietra con lui; le lettere, quelle no, incuranti dei fendenti di luce nella loro anima bronzea. Beppe era lì, senza né onta né gloria, a recuperare il sonno arretrato. Quel giorno non poté resistere a lungo, giusto il tempo di raccontargli gli ultimi particolari della perfida Brasilera, quella scatola scintillante in tubolari che aveva schiantato le mura pregne di fumo e caffé del vecchio Savona.
L'altra visita fu ancor più fugace: il nostro uscì di casa con aria frusta e in tasca il biglietto per Torino, reso già molliccio dal pensiero nauseante - subito tradotto dalle dita in stropiccìo nevrotico - della lezione di procedura civile, grigia come la pietra del Palazzo della scuola. Una deviazione subconscia più che decisa, il vialetto deserto piastrellato di rosa, le affissioni cascanti della bacheca all'ingresso, la serranda abbassata del fiorista sulla sinistra accanto al cancello. Entrando, pensava alle colline. Beppe dormiva lì, come sempre. Il nostro aveva da terminare il racconto della perfida Brasilera. “Sai cosa mi ricorda?” gli disse il nostro, con la soggezione inflitta dalla sua incapacità espressiva resa ancor più patente al cospetto della qualifica di scrittore e partigiano, tanto agognata in vita da Beppe. “Il Vittoriano, così squadrato e luminescente, così stupido nel fare a spallate col Campidoglio. Ma qui siamo ad Alba, no? Non siamo mica i toscani, noi, che ci tengono alla bellezza. Forse ti si saresti abituato anche tu a bere il caffè lì dentro. O forse no”. Anche quella volta si era spiegato male ma era certo che Beppe, nel sonno, aveva capito.

Etichette:

AddThis Social Bookmark Button
 
posted by Giampiero Busato at 8:27 PM | Permalink | 0 comments
07 settembre 2006
Game, set, match

Sono andato a vedere "Match Point", il film di Woody Allen. Partito con l'idea di gustarmi l'ultima fatica del geniaccio di Manhattan, di cui avevo sentito parlare un gran bene, mi sono invece scoperto involontario protagonista di un'estenuante partita a tennis virtuale tra me e quella meraviglia parlante che risponde al nome di Scarlett Johansson. A giudicare dall'evidente stato confusionale dell'universo maschile al termine del film, questo durissimo match sul filo della seduzione devono però averlo giocato in molti, in quella sala... Non posso essere obiettivo quando parlo di questa incredibile attrice 21enne (!) perché di lei mi ero già "innamorato" tre anni fa, dopo aver visto il gioiello della stagione cinematografica 2003, quel "Lost In Translation" che considero tuttora un capolavoro.

Ricordo che in sala era impossibile per noi maschietti distogliere lo sguardo da Miss Johansson, che interpretava magnificamente una giovane moglie troppo dolce, sola ed infelice per non inchiodarti là, seduto su quella scomoda poltrona in ultima fila, a fissare il suo seno tondo e velenoso e il suo sguardo triste perso nelle mille luci di Tokyo. Ero uscito dal cinema con una strana sensazione addosso, come se per la prima volta in anni qualcuno mi avesse parlato direttamente dallo schermo, facendomi rivivere l'indecifrabile sensazione che si prova quando si è forestieri in un paese straniero, gli inaspettati e sorprendenti incontri che la vita ci riserva, i momenti di gioia e di solitudine passati in posti lontani da casa.

Scarlett Johansson, nuova accecante stella nel firmamento hollywoodiano, è la classica "ragazza della porta accanto" che non ha mai abitato vicino a voi, la giovane donna incontrata sul treno e scappata via poche fermate dopo avervi stregato, la collega d'ufficio più bella nella vostra azienda, quella un po' bambina un po' puttana, che amate da sempre ma con cui non avete mai parlato.La sua è una bellezza insolita ed imperfetta, eppure dirompente, lancinante. La ragazza non è alta, non ha la pelle liscia e levigata come marmo di Carrara, e a ben vedere non è nemmeno magrissima e superbamente slanciata come una top-model. Ma sa essere sexy in maniera unica, annichilente, devastante.

All'inizio di Match Point, quando la vedete giocare a ping pong con aria annoiata, dopo pochi secondi già non sapete più se state guardando la pallina o le sue mani, la sua bocca carnosa o il suo corpo morbido, fasciato in un vestito bianco panna spudoratamente stretto. Lo capite all'istante che la ragazza è troppo sexy per non cacciarsi nei guai. Ma tanto nei guai già ci siete voi, poveri spettatori di siffatta sensualità, colpiti in faccia dal primo "ace" di questa bomba sexy, che nella sua scena d'esordio si accende una sigaretta come nemmeno la donna dei vostri sogni saprebbe fare. Ed ecco che già voi dareste un braccio, forse, per poter essere proprio quella sigaretta, aspirata con voluttà maliziosa, con malcelato calcolo sessuale di fronte all'attonito e colpevole tennista-carrierista protagonista della storia. Ancora non lo sapete, ma la vostra virtuale partita a tennis per non soccombere a questa pupa da urlo è appena iniziata.Avete già capito una cosa però: se volete mantenervi nel match, non dovete guardarla negli occhi. Mai. Per nessuna ragione al mondo.

Coraggio allora, mordetevi il labbro superiore e continuate nella visione del film!Purtroppo per voi, non fate neanche e in tempo a riprendervi dal missile terra-aria che vi ha appena colpiti, che Miss Johansson vi assesta una volée mancina in piena fronte pochi minuti dopo. Meravigliosamente imbronciata come solo lei sa essere, la vedete camminare sotto il diluvio, e mentre la sua camicetta rosa diventa sempre meno rosa e sempre più trasparente, voi già allungate il collo dalla poltrona per vedere meglio, con il vostro sorriso rotondo che inizia a brillare nel buio della sala. Nel frattempo, qualcuno sullo schermo ha già ampiamente approfittato della particolare situazione metereologica e, complice l'umore nero e qualche bicchiere di troppo della nostra amatissima, regala a se stesso un momento di pura libidine e a voi in sala vampate di incontrollabile invidia. Maledetto, fortunatissimo tennista … ma non ci hanno sempre detto a noi maschietti arrapati, che le donne, quando sono incazzate nere, è meglio evitarle?! …Misteri e incantesimi del cinema! Coraggio però, nulla ancora è perduto, e voi spettatori in ultima fila potete ancora vincere la vostra partita contro quella meraviglia vivente dagli occhi grandi e acquosi. E Il bello è che per un po' ci riuscite anche. O almeno così credete...

Accade quando il buon Woody Allen vi prende per mano e vi porta a spasso per la Londra dei quartieri chic, mostrandovi case da sogno con vista sul Tamigi, negozi dai prezzi inavvicinabili, auto lussuose in ogni dove, riunioni di lavoro in incredibili grattacieli post-moderni. Tutto molto bello, per carità, ma voi non ne potete proprio più di quell'odiosa mogliettina ossessionata dalla maternità, e forse vorreste anche una morte atroce e dolorosa per l'anziano cognato ricco sfondato (e pure un po' rincoglionito), che stappa bottiglie di champagne ogni due minuti manco fosse Flavio Briatore ubriaco al GP di Monza.

Per un momento però, riuscite a sorbirvi tutta l'orgogliosa supponenza dell'upper-class londinese, sembrate calmarvi, e vi preparate a tornare ad assumere il controllo del match.Poveri illusi… State già sogghignando, compiaciuti del vostro autocontrollo, quando, tutt'a un tratto uno sconvolgente passante di rovescio, fatto di pura seduzione, vi punisce di nuovo e vi mette sotto ancora una volta. Cosa è successo? E' successo che il buon Woody Allen ve l'ha appena inquadrata tutta nuda sdraiata sul letto, coi capelli biondi sciolti e il collo sinuoso rivolto all'indietro, mentre quell'odioso ex-tennista di successo le versa sulla schiena bianca e liscia dell'olio balsamico. E voi siete laggiù in sala, col cuore in extra-sistole e gli occhi fissi allo schermo, e vi sembra pure di sentirlo, il profumo di quel dannatissimo olio! A questo punto avete perso definitivamente il controllo nervoso della partita, e ve la prendete con voi stessi, perché eravate venuti al cinema per vedere un film noir e cattivo, dalla morale nichilista e politicamente scorretta, non per sobbalzare sulla poltrona ogni volta che quel maledetto bel visino imbronciato occupa tutti i nove metri dello schermo…

Quando poi, sul finire del film, Scarlett si trasforma da bomba del sesso in una comune ragazza perdutamente innamorata dell'uomo sbagliato nel momento sbagliato e nel posto sbagliato (succede anche a loro, talvolta...) e lancia qua e là sguardi tristi e malinconici con i suoi devastanti occhioni verde-azzurro, beh… a quel punto capite che siete ormai belli cotti, e non vi resta che aspettare l'inevitabile Match Point della bionda. Che arriva, puntuale, a pochi minuti dai titoli di coda del film.

Punto, set, partita. Siete irrimediabilmente sconfitti, non vi resta che chinare la testa e buttare per terra la vostra virtuale racchetta, come il John McEnroe dei tempi che furono. Mentre raccattate qua e là le vostre cose nel cinema ancora semibuio però, vi ritrovate a pensare che, in fondo in fondo, è stato bellissimo soccombere ancora una volta alla sensualità meravigliosa di questa attrice unica, e un sorriso ebete vi si stampa sulla faccia.

Anche se non lo ammetterete mai, non vedete l'ora di perdere un'altra volta.Vero ragazzi?
(Miki TheQuick)
AddThis Social Bookmark Button
 
posted by Giampiero Busato at 8:31 PM | Permalink | 1 comments