23 ottobre 2006
Voglia di essere scemo

Sento il bisogno di essere scemo. Di dire cretinate al barista, tipo che ieri stavo rincorrendo un piccione con un mattone in mano e poi mi sono ricordato di avere l'acqua nella vasca che scorreva da mezz'ora. Di parlare con la fiorista di fronte all'ospedale fingendo di credere che il cactus non mi fa venire l'ictus se lo metto vicino allo schermo del computer. Mi piace cojonà davanti ai negozi di gingilli, perdo tempo a passare in rassegna le foto sceme degli anni passati.
Oppure sogno di non fare niente, come si dice di chi fa cose non quantificabili in euri: dormire, leggere, ascoltare i discorsi dei vecchi e dei marocchini al parco, guardare un quadro e il rosone brutto di una chiesa brutta. Solo uno scemo molla il lavoro per mettersi a fare quelle cose lì e io vorrei farlo.
Sento il bisogno di fermarmi se vedo correre, di andare se vedo indugiare, di non sentirmi solo ma di avere accanto persone, non rumori di fondo.
Le volte in cui avverto la mia vera imbecillità non potrei essere più omogeneizzato: in coda in un viale a sei corsie, in coda per la metrò, in coda per il parcheggio, la sveglia che fa bip bip la domenica alle cinque e un quarto. Tanto a posto e ligio da darmi del vero rincretinito, manco potessi avere secoli a disposizione per fare tutto. O quando verso l'equivalente di uno stipendio medio in Portogallo per pagarmi una stanzetta in un condominio di una città grande e penosa. Lì, quando sono lavoratore e consumatore, mi si reputa furbo ed è lì che invece sento profondamente l'idiota che è in me, che non ha capito niente, che continua a ciondolare verso non si sa dove. C'è qualcuno che sente lo scemo che ha in sé bussare per uscire?
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posted by Giampiero Busato at 8:23 PM | Permalink | 0 comments
18 ottobre 2006
Lotta dura senza fattura!

In attesa del recupero del BrancoBlog vorrei chiedere a chi di voi ha (o avrebbe) partecipato alla protesta contro la Finanziaria le motivazioni del malcontento. Solo una comprensibile volontà di non pagare di più o qualche altra ragione?

Busato

(nella foto: comizio di uno sciopero generale Cgil a Cremona, 1950)
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posted by Giampiero Busato at 9:17 PM | Permalink | 1 comments
FalettiGiorgio

Questo articolo è tratto dal numero 71 della rivista letteraria Ellin Selae. A firma Gordiano Lupi, è un pensiero poco popolare ma pienamente condivisibile sul panorama editoriale italiano d'oggidì.


Una volta tanto sono d'accordo con Giorgio Bocca, che pure lui a antipatia e arroganza sta messo bene ma quando uno dice la verità bisogna che stia dalla sua parte, c'è poco da fare. Bocca scrive sull'Espresso che quindici anni fa tutto ciò che era volgare, banale, cretino e convenzionale veniva tenuto i margini dei mezzi di informazione e le persone colte lo disprezzavano.Adesso no, le schifezze le chiamano trash e il gioco è fatto, sempre di spazzatura si tratta, ma vuoi mettere il figo che fa la parola inglese. E allora dice bene Bocca che le classifiche dei libri più venduti (ma pure quelle dei giornali dove l'scrive mica sono migliori) sono di zeppe di libri da gettare che invece conquistano le vette del successo. Ma i grossi editori del trash mica si contentano di questo popò di arruffianamento politico-economico. Possono comprare paginate intere di quotidiani dove il marchettaro di turno scrive che Littizzetto è una grande narratrice comica e Faletti è un giallista nato.
A questi scrittori-spazzatura mica basta vendere centinaia di migliaia di copie, vogliono pure che essere riconosciuti come scrittori veri che poi quando vive l'estate i giornalisti di provincia li fanno parlare in piazza di tutti i loro tiramenti. Poi se ne vanno a vivere all'isola d'Elba, ché a me Faletti mi tocca averlo anche vicino di casa e quest'estate l'ho visto a che Suvereto sparare cazzate a raffica su gialli venduti un tanto al chilo. Ora, a me il trash mi piace solo se di quello vero, mica il trash costruito da un D'Orrico qualsiasi su Magazine che spaccia su commissione un cabarettista da quattro soldi come il miglior scrittore italiano del Novecento. Va bene che in Italia siamo ridotti ad Aldo Nove, ma meglio Nove di Faletti cari miei, ché lui almeno ci prova a fare letteratura, se poi non gli riesce è tutto un altro paio di maniche. Non ci scordiamo che il Novecento ha prodotto Erri De Luca e Tabucchi, ma pure Buzzati, Bianciardi, Calvino, Gadda, Pavese, Pasolini, Moravia, Cassola e l'elenco sarebbe lungo, guarda. Quindi piano con le cazzate, caro D'Orrico, ché i grandi scrittori sono una cosa, le galline dalle uova d'oro un'altra, come dice il vecchio Bocca.
Se no qui bisogna che i critici tornino scuola a prendere ripetizioni di italiano, ma mica dai professori di oggi che contribuiscono al trionfo del trash e invitano gli studenti a leggere Faletti che fa di gialli stupendi e poi magari si concedono Camilleri come sfogo culturale e se proprio vogliono essere à la page un Bevilacqua non si può negare, magari con contorno di Aldo Busi e Costanzo che ride sotto i baffi. Ha ragione Bocca, allora. E mi consola leggere da quel saccente giornalista cose che penso da sempre e che esprimo da un anno almeno, dopo l'uscita di Quasi quasi... Faletti venderà il solito visibilio di copie accompagnato dalla grancassa televisiva e giornalistica, a colpi di paginate su Magazine e veline entusiaste del sodale D'Orrico.
Leggiamo sin da ora che "dopo lo strepitoso successo di 'Io uccido', Giorgio Faletti incanta il suo pubblico con un nuovo thriller ambientato a New York, una storia costellata di delitti, brividi e misteri che non lascia ai lettori un attimo di respiro".
Io invece me lo prendo il respiro, caro Faletti, me lo prendo dalle tue stronzate galattiche e mi leggo letteratura di quella vera, ché ancora il vizio m'è rimasto dai tempi della scuola, non ci riuscirete né tu né D'Orrico a farmelo passare. E stasera prima di andare a letto, appena finito di scrivere questo pezzo che ti riguarda, alla faccia tua mi leggo Adios a mamà di Reinaldo Arenas, me lo leggo in spagnolo, l'ho fatto venire apposta da Barcellona, ché in Italia mica si trova. Qui da noi si pubblicano stronzate spacciandole per romanzi, si fa credere che Militello è un autore interessante, che la Littizzetto ha una cultura spropositata, che Faletti, Camilleri e Bevilacqua sono scrittori. Però Arenas non si pubblica, manca il tempo, è troppo letteratura, mica ci possiamo dedicare agli scrittori veri, noi si vendono soltanto prodotti commerciali. Spero solo che come nel libro di Geronimo Stilton ci mettono le barrette di cioccolato prima o poi qualcuno si decida a inserire pezzetti di cacca nella terza di copertina dei libri di Faletti, ché quando si vende una stronzata lo si deve far capire fino in fondo.

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posted by Giampiero Busato at 9:02 PM | Permalink | 1 comments
11 ottobre 2006
Lista saccoccia

La lista trasversale della saccoccia s'è fatta viva e scenderà in piazza, risvegliando puntuale l'animus pugnandi al fiorire della legge finanziaria dello Stato. La legge dei soldi, quella che ti anticipa chi pagherà cosa e quanto nell'anno successivo. Toccare le guerre, l'uguaglianza sociale e sessuale, la religione e la libertà di espressione può far male ma si può fare. Non la saccoccia, per l'amor di Dio (Dio?) in nome della quale quel principio pedante e impolverato, l'articolo 53 della Costituzione, assomiglia al sermone del parroco, a una petizione di principio di quelle facili da enunciare e più ancora da dimenticare. Dice:

a) Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva
b) Il sistema tributario è informato a criteri di progressività


Tradotto per i sordi di portafoglio: non vuol dire che chi più ha più paga (chi ha 10 paga 4, chi 100 paga 40) ma che chi più ha più-più paga (chi ha 10 paga 4 e chi ha 100 paga magari 50).
Boccone indigesto per troppi cittadini dalla saccoccia sensibile, per i quali quello della moneta è l'unico richiamo che fa rizzare le orecchie e montare, in rappresentanza di tutto l'arco costituzionale, sulle barricate. Perché l'aperitivo costa anche otto euro, il gippone cinquantamila. La vacanza tremila, il vestiario di marca richiede esborsi. Il prezzo al metro delle case è altissimo. Vivere bene piace diffusamente e costa tanto.

Un giro dei titoli sui giornali con edizione sul Web.

unita.it
«Una finanziaria per i più deboli»
Prodi spiega l'Italia che verrà, meno tasse per il 90% delle famiglie
repubblica.it
Prodi difende la Finanziaria: «Per i diritti dei più deboli»
lastampa.it
Prodi: manovra che difende i deboli
corriere.it
Nuovo fisco, si risparmia sotto i 40mila euro lordi
ilgiornale.it
Le bugie dell'Unione: così si uccide un Paese
libero-news.it
Avanti popolo, alla riscossione
lapadania.it
«Andiamo tutti a Roma e mandiamoli a casa»

La questione della legge finanziaria è complessa e non possiamo entrare nel merito qui. Guardiamo con occhi ammirati il welfare inglese, che si occupa del cittadino "dalla culla alla tomba", ma non vorremmo contribuire a tenerlo in piedi. Lo Stato (noi) ci cura negli ospedali, ci educa nelle scuole. Redistribuire non significa rubare ai ricchi per dare ai poveri: chi si arricchisce non di rendita ma di attività (merito suo) usa lo Stato, ne usa gli strumenti, le leggi e le opportunità. Semina sul suolo del Paese e se raccoglie tanto deve - per lealtà, non per solidarietà verso gli sfortunati - restituire al terreno parte del frutto. Per far crescere altre piante, magari anche le sue.
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posted by Giampiero Busato at 5:35 PM | Permalink | 0 comments
09 ottobre 2006
C'è grossa crisi
Cari tutti,
come avete visto c'è grossa crisi col blog, ma forse forse ora sono riuscito a rimetterlo in sesto (purtroppo il prezzo da pagare è ripubblicare il contenuto, mortacc...)

Abbiate pazienza ancora qualche giorno.
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posted by Giampiero Busato at 7:31 PM | Permalink | 0 comments