Questo articolo è tratto dal numero 71 della rivista letteraria Ellin Selae. A firma Gordiano Lupi, è un pensiero poco popolare ma pienamente condivisibile sul panorama editoriale italiano d'oggidì.Una volta tanto sono d'accordo con Giorgio Bocca, che pure lui a antipatia e arroganza sta messo bene ma quando uno dice la verità bisogna che stia dalla sua parte, c'è poco da fare. Bocca scrive sull'Espresso che quindici anni fa tutto ciò che era volgare, banale, cretino e convenzionale veniva tenuto i margini dei mezzi di informazione e le persone colte lo disprezzavano.Adesso no, le schifezze le chiamano trash e il gioco è fatto, sempre di spazzatura si tratta, ma vuoi mettere il figo che fa la parola inglese. E allora dice bene Bocca che le classifiche dei libri più venduti (ma pure quelle dei giornali dove l'scrive mica sono migliori) sono di zeppe di libri da gettare che invece conquistano le vette del successo. Ma i grossi editori del trash mica si contentano di questo popò di arruffianamento politico-economico. Possono comprare paginate intere di quotidiani dove il marchettaro di turno scrive che
Littizzetto è una grande narratrice comica e
Faletti è un giallista nato.
A questi scrittori-spazzatura mica basta vendere centinaia di migliaia di copie, vogliono pure che essere riconosciuti come scrittori veri che poi quando vive l'estate i giornalisti di provincia li fanno parlare in piazza di tutti i loro tiramenti. Poi se ne vanno a vivere all'isola d'Elba, ché a me Faletti mi tocca averlo anche vicino di casa e quest'estate l'ho visto a che Suvereto sparare cazzate a raffica su gialli venduti un tanto al chilo. Ora, a me il trash mi piace solo se di quello vero, mica il trash costruito da un D'Orrico qualsiasi su Magazine che spaccia su commissione un cabarettista da quattro soldi come il miglior scrittore italiano del Novecento. Va bene che in Italia siamo ridotti ad
Aldo Nove, ma meglio Nove di Faletti cari miei, ché lui almeno ci prova a fare letteratura, se poi non gli riesce è tutto un altro paio di maniche. Non ci scordiamo che il Novecento ha prodotto Erri De Luca e Tabucchi, ma pure Buzzati, Bianciardi, Calvino, Gadda, Pavese, Pasolini, Moravia, Cassola e l'elenco sarebbe lungo, guarda. Quindi piano con le cazzate, caro D'Orrico, ché i grandi scrittori sono una cosa, le galline dalle uova d'oro un'altra, come dice il vecchio Bocca.
Se no qui bisogna che i critici tornino scuola a prendere ripetizioni di italiano, ma mica dai professori di oggi che contribuiscono al trionfo del trash e invitano gli studenti a leggere Faletti che fa di gialli stupendi e poi magari si concedono
Camilleri come sfogo culturale e se proprio vogliono essere à la page un
Bevilacqua non si può negare, magari con contorno di Aldo Busi e Costanzo che ride sotto i baffi. Ha ragione Bocca, allora. E mi consola leggere da quel saccente giornalista cose che penso da sempre e che esprimo da un anno almeno, dopo l'uscita di Quasi quasi... Faletti venderà il solito visibilio di copie accompagnato dalla grancassa televisiva e giornalistica, a colpi di paginate su Magazine e veline entusiaste del sodale D'Orrico.
Leggiamo sin da ora che "
dopo lo strepitoso successo di 'Io uccido', Giorgio Faletti incanta il suo pubblico con un nuovo thriller ambientato a New York, una storia costellata di delitti, brividi e misteri che non lascia ai lettori un attimo di respiro".
Io invece me lo prendo il respiro, caro Faletti, me lo prendo dalle tue stronzate galattiche e mi leggo letteratura di quella vera, ché ancora il vizio m'è rimasto dai tempi della scuola, non ci riuscirete né tu né D'Orrico a farmelo passare. E stasera prima di andare a letto, appena finito di scrivere questo pezzo che ti riguarda, alla faccia tua mi leggo Adios a mamà di
Reinaldo Arenas, me lo leggo in spagnolo, l'ho fatto venire apposta da Barcellona, ché in Italia mica si trova. Qui da noi si pubblicano stronzate spacciandole per romanzi, si fa credere che
Militello è un autore interessante, che la Littizzetto ha una cultura spropositata, che Faletti, Camilleri e Bevilacqua sono scrittori. Però Arenas non si pubblica, manca il tempo, è troppo letteratura, mica ci possiamo dedicare agli scrittori veri, noi si vendono soltanto prodotti commerciali. Spero solo che come nel libro di Geronimo Stilton ci mettono le barrette di cioccolato prima o poi qualcuno si decida a inserire pezzetti di cacca nella terza di copertina dei libri di Faletti, ché quando si vende una stronzata lo si deve far capire fino in fondo.
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