8 à Huit
Posted on | giugno 7, 2007 | No Comments
Parigi, Bois de Boulogne – Ero uscito dallo stadio per comprare le sigarette dietro rue Gambetta, la seconda parallela rispetto alla via dello stadio. Per non dimenticarla: in fondo fino alla rotonda, seconda a sinistra. Se non hai orientamento è importante ricordare che la seconda è quella che segue la prima.
In sala stampa offrivano dello Chablis per accogliere i giornalisti stranieri e avevo appena finito di prendere appunti sull’abbigliamento di John Van Lottum, un ex professionista olandese, mio coetaneo, nato in Madagascar (il che è sufficiente per affascinarmi) e che oggi fa la spalla tecnica per la dutch tv.
Arrivo davanti all’épicier e lo trovo lì, che inveisce contro un balcone guardando il vuoto, in su. Sessant’anni, forse meno, stampelle giallognole, completo grigio zozzo, occhiali appannati. Povero, tiro dritto. Deux Marlborò, dieci euro SVP. Esco.
Ancora lì, ma questa volta guarda me. Avez-vous une sigarette? E certo, appena prese. Gliene lascio due. Via. Merci, tu es un amour! mi grida dietro. Trenta passi e mi giro. Sta cercando di attraversare la strada, ci mette un’eternità. Crea una coda di sette automobili ma nessuno suona il clacson, e passi per il primo che capisce ma anche quelli dietro sembra lo sappiano, senza vedere. Alla fine raggiunge l’altro lato. Gli faccio una foto, non so perché.
Prima o poi dovrò rispolverare il francese, non mi escono le parole anche se poi riaffiorano quando meno te l’aspetti e ti senti un fenomeno.
Per ascoltare la sua vita, però, è più che sufficiente quanto so. Si chiama Antoine, di anni ne ha quarantanove, aveva un lavoro e una donna con la treccia bionda, gli è rimasta una Polaroid bluastra che mi mette in mano quando esco dall’8 à Huit, il supermercato accanto al ristorante La Salamandre. Lei ha abortito, lui non voleva. L’hanno licenziato, non connetteva più da quando era tornato a casa e non l’aveva trovata. Niente Chablis, ho comprato due bottiglie di Leffe, un petit peu de fromage e del pane in cassetta. Troppo presto per portarlo a cena, l’aperitivo qui non va di moda. Mi ha dato il retro della Polaroid per lasciargli un nome e un numero. C’era spazio anche per questo
E dunque tornai… tu non c’eri.
Per casa era un’eco dell’ieri,
d’un lungo promettere. E meco
di te portai sola quell’eco:
per sempre!
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