ilBranco

dal 1995 la sregolatezza senza il genio

Tiggì dei dementi

Posted on | settembre 24, 2007 | No Comments


Mi dispiace tanto che tocchi ai cabarettisti fare il mio mestiere ma io m’occupo di altro e questa analisi dell’informazione in Italia di Sabina Guzzanti, comico di professione, è da trascrivere tal quale.
Ecco perché la trascrivo tal quale.

L’idea che ho è che l’informazione in Italia sia una cosa incedente, a cominciare dalla televisione: ci siamo disabituati a sapere cos’è l’informazione. Ci convinciamo di aver capito una cosa guardando il telegiornale che ci spiega qualsiasi cosa stia succedendo in Parlamento in questi termini.
Ti dicono per esempio: scontro tra maggioranza e opposizione sul decreto legge piripicchio, detto legge… brodo, che ne so. Approfondiamo. Vedi il servizio, lo speaker ripete la stessa identica cosa poi dà la parola ai politici che ti dicono:
il premier dice: ci vuole compattezza
i DS dicono: difficoltà ma non drammatizzare
la Margherita dice: un passo avanti senza strappi
Rifondazione dice: una legge per indebolire ceti già indeboliti
Di Pietro: una vergogna nel caso in cui
I Radicali: una vergogna punto
Forza Italia chiede le dimissioni del premier
Alleanza Nazionale dice che è una legge che favorisce i clandestini
La Lega: è una legge criminale
Ude: è una trappola
L’Udc: ancora una volta si impedisce la crescita del Paese.

E questo collage demenziale la chiamano informazione pluralista. Ora, tu ti aspetti che tornino (congiuntivo di Busato) in studio e ti spieghino (congiuntivo di Busato) di che cavolo stanno parlando e invece nessuno te lo spiega. Questa non è informazione, questa non è una cosa al servizio dei cittadini perché a noi non hanno detto niente di ciò di cui stanno parlando: hanno dato un pezzettino di spazio lottizzato a ogni politico per rendersi visibile, perché così noi quando andiamo a votare sappiamo chi è. È pubblicità pura e semplice.

Quello che c’è scritto sul giornale non è diverso, perché appunto Repubblica e Corriere della Sera per parlare dei più grossi, il Riformista è piccolo ma anche i giornali più piccoli funzionano allo stesso modo…
Ci sono questi editoriali di questi editorialisti che sono autorizzati a indignarsi, che fanno dei predicozzi infiniti con citazioni colte di tutti i tipi sempre più spesso a sproposito perché poi oramai non c’è più nessuno che li controlli (congiuntivo di Busato) ce ne devi schiaffare almeno tre, o ci metti Flaiano, o un dato dell’Ocse, un verso del Corano, ci metti un verso di Catullo, un aneddoto su Churchill e un’altra fesseria, sono cose tanto per dire: io che parlo la so lunga, tu lettore non vali un accidente.
Fanno la predica su delle cose che costantemente il giornale su cui scrivono smentisce.
Cioè, se la predica è: basta con le polemiche sterili il giornale avrà commissionato delle polemiche sterili apposta.
Se la predica è: basta col degrado culturale quel giornale fomenterà il degrado culturale facendo sempre pubblicità alle cose più banali, più vendute, ai luoghi comuni, alle cose più conservatrici.
In realtà i giornali e i giornalisti hanno un potere enorme e fingono di denunciare delle cose che loro fomentano: producono realtà minacciando, come quando dicono: “C’è il pericolo che torni il terrorismo” in realtà significa “Continuate a rompere le scatole e tornerà il terrorismo e ci sarà la repressione della polizia”.

Riotta, se posso dire, perché siccome si è arrabbiato per una battuta del film dell’aragosta facendo una lezione sull’Espresso su che cos’è il giornalismo, una cosa che fa veramente ridere i polli nel senso che cita tutti i suoi professori americani, dove ha studiato, che cos’è il giornalismo, che cos’è l’obiettività, cosa sono i fatti e dirige il Tg Uno, che è un telegiornale indecente. Per esempio la notizia di Grillo, per dire, del V-Day, il Tg Uno ha dato 29 secondi, ne ha dati altrettanti al matrimonio di Baldini, per dire, in fondo alla notizia, ha fatto un servizio infinitamente più lungo su due subacquei che erano stati sott’acqua per ben due settimane!
Questo l’otto settembre. E Riotta ci fa una lezione di giornalismo.

Allora: tutti i giornalisti che lavorano in Rai e che riescono a dirigere un telegiornale, io dico, sono lì rubando il posto a dei giornalisti veri, che proprio perché sono giornalisti veri non riusciranno mai a diventare direttori di telegiornali, così come non riuscirà mai a diventare direttore di qualcosa una persona che ci capisce qualcosa: per questo l’indignazione di Grillo ha il suo senso.


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