31 ottobre 2007
Tàaac… e la festa è finita



Torna attorno al fuoco del Branco Miki, di cui è l'omaggio allo scomparso cumènda. GB

Guido Nicheli, in arte Dogui, è stato il migliore attore delle peggiori commedie italiane anni Ottanta. Nei film natalizi e vacanzieri dei Vanzina ha interpretato quasi sempre dei personaggi di secondo piano, che spesso però rubavano la scena ai protagonisti. Ragazzi, lo devo proprio ammettere: Il Dogui mi ha sempre fatto morire di risate. Sempre.
Perché la verve del personaggio era davvero unica, anche quando - e capitava spesso - le sue battute erano volgari, razziste o semplicemente banali.
Non c’era niente da fare, amici miei: ogni volta che il cumènda lampadato compariva sullo schermo ero sicuro che una risata ignorante me l’avrebbe strappata di sicuro, ancora una volta. Perché non si poteva restare seri davanti ai suoi tic verbali, ai suoi modi di dire, al suo leggendario grido di battaglia “Tàaac!” Per non parlare poi del contagioso tormentone “mi scatta la libidine!”, degli improponibili paragoni tra lui e i vip (“Milano-Cortina in due ore e trentasette minuti: in confronto, Alboreto is nothing!”), dei suoi conflittuali rapporti con domestici e barman di colore (“Uè Africa, fammi due ana! Cosa vuol dire due ana? Due Analcolici! Ma dai, scendi dalla pianta!" ).
Il Dogui è sempre rimasto fedele a se stesso, anno dopo anno, film dopo film. Ha attraversato l’Italia festaiola e opulenta degli anni Ottanta e quella corrotta dei Novanta senza cambiare idea, senza mai tradire i sacri status-symbol della fabbrichètta, della Porsche libidinosa e dell’amante sotto il letto, meglio ancora se maiala da competizione.
Con la sua inflessione cantilenante ha fatto conoscere la figura dell’industriale milanese ricco e ignorantello in tutta Italia, anche se in realtà il buon Dogui era nato e vissuto a Brescia; a Milano ci veniva soltanto in occasione di feste a tema, invitato da locali e discoteche.
Grande Dogui, sono dieci anni che vivo a Torino e ancora adesso, quando parlo con la gente che non mi conosce, mi sento dire che ho l’inflessione da cumènda milanese, che parlo “come quel tizio dei film di Jerry Calà”. E per me, sia detto, questo è un grande orgoglio.
Ciao mitico Dogui, e “fai scattare la libidine!” anche adesso, ovunque tu sia.

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posted by Giampiero Busato at 1:16 PM | Permalink | 0 comments
25 ottobre 2007
Prevenzione del cancro? No grazie

Oggi pomeriggio a Pistoia si parla di diagnosi precoce dei tumori e a parlarne sarà un ricercatore con l'inflessione alla Cavour. Si chiama Dario Crosetto, è nato a Monasterolo di Savigliano ma evidentemente in Piemonte non gli si dava retta, tant'è che è fuggito prima a Ginevra, a lavorare per il più importante laboratorio di studi di fisica delle particelle, il Cern, e poi a Dallas, dove si è occupato del mostruoso progetto del Supeconducting Super Collider, un'idea modesta: si cercava, prima che il Congresso tagliasse i finanziamenti, il bosone di Higgs, insomma la particella di Dio.

Complicato, per chi non mastica la fisica. Sta di fatto che Crosetto ha messo a punto da qualche anno un macchinario, il 3D-CBS per la PET, tomografia a emissione di positroni. Un macchinario che, rispetto a quello prodotto dalla Siemens e utilizzato nel mondo per la diagnosi precoce delle neoplasie, permetterebbe di migliorare di oltre quattrocento volte l'efficienza delle attuali macchine per la PET. Ebbene: Crosetto, che è un ricercatore puro, ha messo su un tavolo le sue risultanze invitando la Siemens e gli organi della comunità scientifica internazionale a discutere (e sbugiardare, se del caso) il lavoro che, a suo dire, in questi cinque anni, avrebbe risparmiato alla Terra qualche milionata di morti. Nessuno sinora si è arrischiato a dargli contro, semplicemente viene ignorato.

Non lo ha ignorato Vincenzo Vigna, cardiochirurgo di fama in Europa, che sta provando a promuovere la missione di Crosetto. Domanda: perché, con tutte le trasmissioni di pseudomedicina che infestano la tivvù trattando di plastiche alle tette, rivestimenti per gli incisivi, maschere facciali e diete per l'eterna giovinezza non si riesce a trovare uno spazio di discussione con Dario Crosetto, che rinuncerebbe anche alle royalties sul suo brevetto pur di far adottare la 3D-CBS da tutti gli ospedali del globo?



- Crosetto regala un libro che raccoglie i risultati del suo lavoro.
- Il sito di Dario Crosetto.
- Arcoiris Tv ha intervistato Crosetto e Vigna.
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posted by Giampiero Busato at 9:02 AM | Permalink | 0 comments
20 ottobre 2007
Colpo da maestro: Retequattro in eterno

4. All’articolo 2 bis, comma 5 del decreto legge 23 gennaio 2001, n. 5, convertito con modificazioni, dalla legge 20 marzo 2001, n. 66, come modificato dall’articolo 19, comma 1 del decreto legge 30 dicembre 2005, n. 273, convertito dalla legge 23 febbraio 2006, n. 51, le parole “entro l’anno 2008” sono sostituite con le seguenti:”entro l’anno 2012”.


Questo che avete letto è il regalo del ministro Gentiloni, nascosto nel comma 4 dell'articolo 16 del decreto legge allegato alla Finanziaria 2008. Ah, Gentiloni, dopo "modificazioni" la virgola non ci va. Dopo i due punti serve lo spazio.

Tradotto in italiano significa che il passaggio di Retequattro al satellite è spostato con soave levità da fine 2008 a quattro anni dopo. Sim sala bim. Avete presente quel Gentiloni ingiustamente accusato di fare melina pro-Mediaset perché non si occupava mai delle sentenze che stabilivano il diritto di trasmettere di Europa 7 e il non diritto di trasmettere in terrestre per Retequattro perché in violazione della normativa antitrust? Quel Gentiloni che a gennaio proclamava: "Saranno Raidue per la tv di Stato e Retequattro per Mediaset le prime due reti trasferite in digitale terrestre"? Ecco. Dopo essersi preso del liberticida e dell'antidemocratico dal proprietario di Mediaset ha fatto un esame di coscienza, indossato la casacca del rivale e segnato nel match clou del consiglio dei ministri questo splendido autogol.

Chissà i salti di gioia di Francesco Di Stefano, il proprietario di Europa 7, che da otto anni ha ottenuto il via libera a trasmettere e non ce la fa mai, destra o sinistra che si trovino al governo, perché tutti i ministri delle telecomunicazioni fanno cerchio attorno ai poveri lavoratori di Mediaset che vorrai mica lasciarli per strada e vorrai mica far perdere terreno a un'azienda italiana o peggio colpire le aziende di Berlusconi per eliminare un avversario politico, brutto leninista che non sei altro?
Non a caso Di Stefano ha chiamato Europa 7 "la tv che non c'è". Come non ci sono quelli che lavorano per Europa 7, ma di questi potenziali occupati non parla nessuno. A questo punto converrà a tutti i malviventi denunciare l'apertura della loro attività e l'assunzione di dipendenti e collaboratori: se ci si para il c**o mettendo avanti il lavoro altrui chi mai oserà toccare un'impresa?


***

Aggiornamento del 26 ottobre: l'onorevole Orazio Licandro, che (unico!) aveva denunciato l'inserimento del rigo nel decreto, mi scrive:

le confermo che tutto ciò che ho dichiarato e denunciato è assolutamente vero.
Distinti saluti
Orazio Licandro

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posted by Giampiero Busato at 9:38 AM | Permalink | 0 comments
17 ottobre 2007
Fax you

Ho mandato un fax di una pagina da una cartoleria che si chiama Il Segnalibro Costo: due euro. Cosa faccio per mettermi in pari? Tiro una pietra nella vetrina?
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posted by Giampiero Busato at 6:15 PM | Permalink | 0 comments
15 ottobre 2007
Oh my Madstock!


Mi ha sempre affascinato l'idea che al minuto uno e secondi undici di questo filmato (due minuti se guardate qui embedded) a Londra sia stato registrato un terremoto di 4.5 gradi nella scala Richter. Perché quei vecchiacci dei Madness non rifanno Madstock! nel 2008?
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posted by Giampiero Busato at 9:07 PM | Permalink | 0 comments
Salvatore di se stesso

Ho espresso al Presidente Cuffaro piena e affettuosa solidarietà, umana e politica, e profonda sorpresa per la richiesta di condanna che lo riguarda. Siamo dinanzi ad (sic) un episodio assurdo, non solo per la fiducia e la stima che ho di Cuffaro, per le quali sono certo della sua assoluta estraneità ai fatti, ma anche per l'inconsistenza delle vicende processuali sulle quali si basa la richiesta di condanna. Per tutto questo l'innocenza di Cuffaro emergerà senza ombra di dubbio, prevalendo sui teoremi e sulle tesi accusatorie del tutto infondate.

Così dice Lorenzo Cesa di Arcinazzo Romano, segretario nazionale Udc, latitante per due giorni nel 1993 prima di costituirsi per il reato di corruzione aggravata, reato per il quale è stato condannato in primo grado, sentenza annullata in appello per incompatibilità del Gip; dopodiché è intervenuta la prescrizione(1). Cesa non sa che, in italiano, teorema è ogni proposizione dimostrabile per deduzione (da altre proposizioni dimostrate o assunte come vere) sicché se quello della magistratura è un teorema allora è sicuramente vero. Verrebbe poi da chiedersi come possa essere certo, Cesa, di vicende che non dovrebbe conoscere.

Per Totò Cuffaro la procura di Palermo ha chiesto otto anni di reclusione: i reati contestati sono favoreggiamento aggravato (a Cosa Nostra) e rivelazione di notizie riservate. Pronta difesa di Silvio Berlusconi: "La stima che nutro (sic) nella sua intelligenza mi fa escludere in maniera assoluta che egli possa essere coinvolto in quelle vicende in cui si pretende di coinvolgerlo". Wikipedia conserva traccia del cursus honorum del Totò di Raffadali, radiologo fulminato dall'amore per la Democrazia Cristiana in gioventù al punto tale che un dì si scagliò pubblicamente contro il "giornalismo mafioso" e la magistratura "che mette a repentaglio la classe dirigente siciliana": lo disse rivolto Maurizio Costanzo (scampato a un attentato di mafia), Giovanni Falcone (non scampato a un attentato di mafia) e Michele Santoro.


(1) Cfr. "Date a Cesa..." di Marco Travaglio, Linus, Baldini e Castoldi Dalai. Cesa è il parlamentare che, dopo la serata a luci rosse di Mimmo Mele in un albergo a Roma nell'estate 2007 propose il ricongiungimento familiare per evitare che dei poveri padri di famiglia come il collega di partito dovessero ripiegare sulle squillo per l'assenza della moglie in città.

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posted by Giampiero Busato at 8:13 PM | Permalink | 1 comments
11 ottobre 2007
Marlene fu
I Marlene hanno fatto il disco che chiedevano a loro stessi da tempo: senza mezze misure, senza il desiderio o la costrizione di dover rispondere ai quei fan rimasti ostaggio, loro malgrado, delle roboanti chitarre e delle urla strazia-gola. 'Uno', questo il titolo dell'album, è un'inversione di tendenza che spiazzerà molti. Lasciando attoniti i meno volenterosi e regalando gemme lucenti ai più attenti. [...] La matassa del disco (che) gira intorno a questa frase: "L'amore. Due persone in una, un solo pensiero, una sola ombra che cammina, ecco perché esiste un solo numero: UNO! E l'amore moltiplica infinite volte questa unicità". Una dichiarazione di intenti impegnativa che ha fatto dell'album un concept dedicato all'amore e all'universo femminile. 'Uno', va ricordato, ha la forza di essere altro rispetto alla produzione marleniana. Ha la capacità di intrigare e di scavare piano nell'animo di chi lo ascolta.


Così mi catechizza severo il dotto Saverio Grimaldi, secondo la cui tesi dovrei sdlinquirmi smettendola di scaldarmi per i chitarroni di Sonica e mettermi finalmente ad ascoltare attonito e con orecchio aperto al nuovo i miei ex amanti Marlene Kuntz che, all'apice dell'ispirazione nabokoviana, trovano la Stele di Rosetta per decifrare il sentimento per eccellenza, e lo fanno così:

C'è qualche cosa di sbagliato dell'amore,
c'è che quando finisce porta un grande dolore,
perché quando un amicizia muore non c'è
questo spasimo che sa di tremenda condanna?


E che, dopo aver manifestato il dilemma dei dilemmi, si chiedono come mai, pur amando ancora lei:

non riesco più a baciare la tua faccia
non riesco più a sfiorare la tua faccia
non riesco più a brandire la tua faccia.


A baciare la faccia? A brandirla, la faccia? Oddio, per farne cosa? Magari per sussurrare "Come fare a dirtelo che non ci sei più dentro me, che siamo l'eco di parole intrappolate infondo al cuore. Come fare a dirtelo che non ci sei più dentro agli occhi miei, che siamo solamente incomprensione e lacrime". Parole di un altro gruppo piemontese che son sempre meno incline a considerare facile&tamarro.
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posted by Giampiero Busato at 11:04 AM | Permalink | 3 comments
10 ottobre 2007
Fiero ma senza fiera

Si chiama Fiera delle Vanità (Vanity Fair). In Italia ha mantenuto il suo nome: giusto, non è che Rolling Stone si chiami Pietra Rotolante. Stamattina alla stazione della metro milanese di Sant'Agostino mi sono chiesto, pungolato da un amico, i motivi per non averlo ancora comprato. Qualche spunto l'ho in effetti rinvenuto in copertina (gli strilli devono dare un'idea forte del contenuto e non dubito adempiano al loro dovere).

a) Monica Bellucci: io, sfuggita a Mike Bongiorno. I capelli (biondi) di oggi, i ricordi (schietti) di ieri.

b) Moda: il neo soft grunge. Jeans di coppia.

c) Belli in Tv: Miller, Cox e Favino.

d) Uomini e donne: i signori Kidman, i signori Costner e i signori non ricordo.

e) L'Islam che uccide e il bullismo.

f) Poi Mentana che spiega una cosa che onestamente non ricordo.

Ho aperto fraudolentemente il giornale (bella carta, due belle foto) e mi sono trascritto le prime domande a Bellucci. Sono queste:

- Signora Bellucci, gli uomini preferiscono le bionde?
- Perché, secondo lei?
- Si è tinta o indossa una parrucca?
- Si piace bionda?
- Suo marito Vincent Cassel che cosa le ha detto quando l'ha vista con il nuovo look?
- Che effetto le faceva sentirsi addosso gli sguardi degli uomini?
- Come si vestiva?
- A quanti anni il primo fidanzatino?




Non l'ho comprato.
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posted by Giampiero Busato at 8:44 PM | Permalink | 6 comments
05 ottobre 2007
Risveglio col paninaro


Questa mattina ho subìto il trauma di svegliarmi pestando con un ginocchio il telecomando, rimasto nelle pieghe del piumone. Mi si accede la tivvù, ore sette e cinquanta, chi mi ritrovo a darmi la buona giornata? Francesco Pionati con un doppio riporto incastrato a 'x' nella zona supra temporale. "Prodi tira a campare e il paese tira le cuoia", motteggia e chiosa fiero a tutto schermo.

Pionati: chi è costui? Oggi è senatore dell'Udc, ha preso il posto del chiarissimo governatore della Sicilia Totò Cuffaro. Per giungere a tanto ha accumulato crediti di visibilità popolare insegnando il mestiere di giornalista parlamentare agli allievi della scuola Rai, specializzata in lezioni di porgigelato al politico. Mai fare domande al deputato e al senatore: allunga il microfono, raccogli la frase lungamente rimuginata dall'illustre a favore della tivvù (*), ringrazia, vai in montaggio e cuci con un lancio e una chiusura.
Avellinese e notista politico, dice di sé Pionati, passato alla cosa pubblica per il bene del Paese; di lui si dovrebbe ricordare anche il brevetto del sandwich pionatesco, noto anche come pastone pionatesco (1), il servizio del telegiornale della sera fedelmente tratteggiato da Sabina Guzzanti nel tiggì dei dementi. Saltato dall'altra parte della telecamera (come ha fatto Marrazzo, come fecero Badaloni, Santoro et cetera) Pionati oggi difende il dileggiato Pierferdy Casini contro i vili attacchi delle sinistre e si fa intervistare da qualche collega non ancora iscritto ai suoi corsi, che pare peraltro farsene velatamente beffe.

Il Pionati che questa mattina presagiva disastri (io non mi sento, suo malgrado, colante a picco nonostante Prodi e il pensiero di aver contribuito anche allo stipendio di Pionati prima come giornalista della televisione pubblica, poi come parlamentare) difende a spada tratta il panino che gli è valso la carriera - "meritata", soggiunge - e in questi giorni se l'è presa pure con quelli che fomentano i Vaffa-Day: "L'antipolitica, il qualunquismo e la demagogia, da Masaniello a Grillo non hanno mai risolto nulla. Anche stavolta sarà così". Vaglielo a spiegare, a Pionati, che in giro non ce la si ha su con De Gasperi.

Sul sito dell'inventore del panino Pionati ha anche trovato spazio per un'articolessa sui magistrati. Tra refusi e croci blu mi sono fermato a nove nelle prime quindici righe. Please, back to school! Non di solo panino vive l'uomo.

(*) A questo proposito vengo in soccorso a un Pionati in evidente crisi di ispirazione. La prossima volta provi con "Prodi a casa (con la "s" sorda, va da sé), la gente ce lo chiede" o, se in vena di battute, "Il Mortadella non mangerà il panettone".

(1)Definizione rubata a Marco Travaglio e Peter Gomez, utilizzata in Regime.

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posted by Giampiero Busato at 9:08 AM | Permalink | 0 comments