25 dicembre 2007
Last lecture


C'è un motivo per cui il professor Randy Pausch è diventato una celebrità. Lui ci scherza su: a fine estate ha scritto una mail al suo dottore dicendogli che, dopo aver fatto immersioni per quattro giorni col suo figlioletto più grande, si sente in gara per diventare l'uomo morente più in salute del mondo.
Randy ha quarantasette anni, è in perfetta forma fisica, è un brillantissimo professore di informatica alla Carnegie Mellon University e lo scorso anno, a novembre, scoprì che l'itterizia della quale era affetto da qualche settimana altro non era che un sintomo di un devastante tumore al pancreas. Quello che non dà scampo: entro cinque anni la mortalità è prossima al 100%.
Il professor Pausch ha preso moglie e figli e si è trasferito immediatamente in Virginia, accanto alla casa degli suoceri: dopo, sarà più facile crescere i figli coi nonni a portata di mano. La chemio e l'operazione chirurgica gli hanno allungato la vita di un anno ma ad agosto i suoi medici hanno riscontrato una delle ricadute più violente a loro memoria: dieci metastasi al fegato. Sentenza: da tre a sei mesi di vita normale, poi un rapido tracollo. Non nega di essere un dead man walking, non cerca compassione né si sente un eroe. Ecco perché la sua Last Lecture all'università, la lezione che un tempo si consigliava ai docenti di preparare pensando a cosa avrebbero detto agli studenti avessero avuto a disposizione una sola ora, è diventata uno dei filmati più visti nel mondo. Nel giro di un paio di mesi più di sei milioni di persone hanno riso (perché fa ridere, la lezione di Randy) e pianto davanti a questo professore che entra in classe, mostra come prima diapositiva la sua Tac costellata di metastasi e poi accantona il cancro, la famiglia e la religione ("l'unica mia conversione sul letto di morte è che finalmente ho comprato un Macintosh") e prova a insegnare, da docente universitario, cosa sia la felicità. Come si possa realizzare la propria e quella degli altri. Felicità, sostiene Pausch, è realizzare i sogni d'infanzia.
Lo dice dopo aver fatto qualche flessione sul palco, commentando da sé: "Se non vi sembro depresso o cupo dome dovrei essere mi spiace deludervi. E vi giuro che non sto negando l'evidenza, so benissimo ciò che mi sta succedendo. L’altra cosa che vorrei dirvi è che in questo momento sono in ottima forma, in forma smagliante. Ciò che intendo dire è che il fatto che io sia in ottima forma davvero è l’esempio di dissonanza cognitiva più plateale che vi possa capitare di vedere! Di fatto, credo di essere in forma migliore della maggior parte di voi qui presenti. Pertanto se qui c’è qualcuno che intende piangere o compatirmi, può scendere e fare un paio di flessioni, e soltanto dopo potrà compatirmi".

Bene: prendetevi un'ora e mezza di tempo. Provate a pensare che se ha trovato il tempo lui potete trovarlo anche voi, no?

La lezione del professor Randy Pausch è disponibile su Google Video qui. Troverete i sottototoli in tedesco: per averli in inglese cliccate il primo tasto dei tre che trovate in basso a destra nella finestra del video e scegliete "Englisch".

Se avete problemi con l'inglese prima stampatevi e leggete, mentre lo ascoltate, la traduzione in italiano offerta da un blogger dell'Espresso.

Randy Pausch, come tutti i professori statunitensi, ha una sua homepage. Assomiglia un po' a Jim Carrey, e in questa sottopagina tiene aggiornate le persone interessate al suo stato di salute. Di questi giorni poteva già essere morto ma la chemio palliativa cui si sta sottoponendo continua a funzionare e gli ha permesso di trascorrere un Natale sereno con la moglie e i tre bambini. I dottori dicono che tra poco smetterà di fare effetto.

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posted by Giampiero Busato at 6:02 PM | Permalink | 0 comments
20 dicembre 2007
Misteri italiani, ispirazione divina?
Un giorno a scuola capitò che Stefano, detto Spartaco, trovandosi di fronte a un sistema di equazioni grande come una pagina protocollo durante un compito in classe di matematica, scrisse in fondo senza passaggi: "Il risultato del sistema è x=3". La prof corresse il compito e, nel dargli lo stesso voto dell'incognita x, commentò: "Per ispirazione divina?"

Cosa che ho pensato stamattina, sfogliando il libro Serial Killer - Storie di ossessione omicida di Carlo Lucarelli e Massimo Picozzi. Arrivo a pagina 197 e leggo:

Per sua stessa ammissione, il trentanovenne Robert Berdella ha un carattere difficile. Proprietario del Bob's Bizarre Bazaar a Kansas City, Missouri, Berdella distribuisce biglietti da visita in cui è riportata un'avvertenza: "Ho il veleno nella testa". A casa si trasforma: gentile e disponibile, collabora con i vicini per l'istituzione di un programma di prevenzione del crimine e viene al massimo visto come uno stravagante.

Bene. Allora vado su Internet, ché sto Berdellla mi interessa, e scrivo il suo nome e cognome su Google. Mi vien fuori, come terzo risultato, questo sito qui. Che attacca così:

By his own admission, 39-year-old Robert Berdella was a strange character. The owner of Bob's Bizarre Bazaar in Kansas City, Missouri, Berdella carried business cards that advertised that he had "poison" in his head. Around the house, he showed a milder side, helping his Hyde Park neighbors establish a local community crime watch program.

Ma non solo: tutto il paragrafo di Berdella sul sito è l'esatta traduzione del paragrafo del libro di Lucarelli e Picozzi. Mi chiedo se sia plausibile che l'autore di quelle pagine Web, uno statunitense, possa aver comprato, letto e copiato il testo in italiano. Secondo voi?

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posted by Giampiero Busato at 11:47 AM | Permalink | 0 comments
06 dicembre 2007
E la smetti di imitare la vita


Ci ho messo quasi sei anni a mettere in pratica il motto di Bart. Ecco perché solo adesso rivedo volentieri questo meraviglioso monologo. GB, ex bamboccione.

Sono io quello che va ai colloqui sapendo già che li vuole perdere?
Sono io quello che ho incontrato una donna straordinaria e le ha distrutto la vita perché mi sono cagato sotto dalla paura di affrontare le mie responsabilità? Guarda come scappi! Guarda come scappi! Dove scappi? Vieni qua a parlare con me! Vieni qua a parlare con me! Se sono tutte stronzate dimmi perché adesso non esci da quella porta e la smetti di imitare la vita, e la smetti di prenderti per il culo e cominci a fare le cose sul serio. E ti trovi uno schifo di lavoro, e vai in ginocchio da quella donna a chiedere perdono per il male che le hai fatto e per lo stronzo che sei stato con lei. E se la tua partita non è ancora finita cerchi di riacciuffare un'occasione rarissima che ti è capitata di vivere una vita da persona normale. Me lo sai spiegare perché non lo fai, me lo sai spiegare che cazzo? Eh?

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posted by Giampiero Busato at 7:11 PM | Permalink | 4 comments
03 dicembre 2007
Nuntereggae più



Alla fine degli anni '70 Rino Gaetano venne invitato da un giornalista obeso, Maurizio Costanzo, a cantare la sua canzone Nuntereggae più in televisione. Ospite della trasmissione: Susanna Agnelli. In quel pezzo Gaetano aveva ritenuto di mandare a stendere, tra gli altri, proprio l'iperglicemico conduttore tesserato nella P2 e la famiglia Agnelli intera. Assetato di vendetta, il suscettibile Costanzo attirò nella trappola Gaetano, lo maltrattò con qualche battuta preconfezionata e cercò, infine, un facile appoggio nella potentissima signora Agnelli, che però gli girò clamorosamente le spalle segnando un memorabile autogol. Richiestole un parere sul testo, con Rino lì in piedi, in evidente imbarazzo, rispose così: "Penso che se fossi al posto suo penserei esattamente la stessa cosa".

Al povero Gaetano è andata di sfiga, giacché morì all'età di GB, anzi di qualche mese più giovane, trent'anni. Il due giugno 1981 prese troppo forte con la sua Volvo 343 una curva tra via Nomentana e via Carlo Fea, a Roma. Qualche giorno prima aveva già distrutto una macchina, quella volta finì molto peggio anche perché fu rifiutato dai primi cinque ospedali in cui fu portato, agonizzante.
Chissà come la prenderebbe a sapere che Maurizio Costanzo dopo trent'anni è ancora lì, e Susanna Agnelli pure. Nuntereggae più.
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posted by Giampiero Busato at 9:19 AM | Permalink | 1 comments
01 dicembre 2007
Staschi e Acc


Dopo quattro mesi di esegesi sono arrivato a decifrare una frase sinora misteriosa di Penna Bianca Ravanelli nell'ormai storico - per l'alma gregis - scherzo del Polmone. A un certo punto del dialogo Fabbbrizio se ne esce con una frase immortale: "Ciro, ma che vòi statte calmo? Il cazzo, c'è la macchina là, annamo a uno a l'ora, che famo, Staschi e Acc? Arìvalo cazzo, no?"

Nella foto: i veri Staschi e Acc.
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posted by Giampiero Busato at 12:47 PM | Permalink | 0 comments