A life teacher
Posted on | febbraio 14, 2008 | No Comments
Si chiama Sandro Bartoccioni, è umbro, di professione cardiochirurgo. Talmente bravo che dall’estero i colleghi per anni han fatto la spola con il suo ospedale, il Policlinico Silvestrini di Perugia, per imparare la tecnica rivoluzionaria di bypass coronarico senza ricorso alla circolazione extracorporea. Sei anni fa circa gli accaddero due cose: la prima, che fu licenziato perché accusato di truffa. Colleghi invidiosi, avrebbe accertato il procedimento, gli avevano lanciato contro cinquantasette notizie di reato false allo scopo di farlo rimuovere. Accuse infondate ma che, secondo i suoi superiori, avevano rovinato il clima di serenità del reparto che aveva fondato.
La seconda, di poche settimane più tarda, fu la scoperta di un tumore allo stomaco al quarto stadio, notizia appresa da un amico medico che, non sapendo di avere sotto mano la sua Tac, gliela espose commentando: “Ammazza guarda che tumoraccio, e tutte ’ste metastasi!”
Nel 2005 venne coinvolto, insieme ad altri tre medici malati, in un progetto della Rai che mirava a stilare un decalogo per cambiare l’approccio del dottore verso il paziente. Il giornalista Giovanni Minoli presentò i risultati del lavoro nel suo programma “La storia siamo noi”, in una puntata visibile in streaming sul sito della trasmissione (è sufficiente inserire le parole nemesi medica nel campo di ricerca). Ne è stato ricavato anche un libro a sei mani, che si intitola “Dall’altra parte“, pubblicato da Rizzoli.
La malattia gli aveva rubato trenta chili ma neanche un frammento della la sua vitalità. La profonda verità dei suoi pensieri lascia come una scia… Inutile spiegare. Ascoltate.
Sandro Bartoccioni è morto il due giugno 2006. Pochi giorni prima di andarsene era ancora in giro in carrozzina a presentare il libro. Spiegò a un caro amico, di nome Gianni Grassi, che il tumore per lui non era né buono né cattivo ma solo un baluardo contro la banalità del quotidiano. Poi aggiunse: “Gianni, ora men vò a casa a morire”. Dall’esperienza dei quattro medici (Bonadonna, Bartoccioni, Gulli e Sartori) è nata la Consulta dei medici ammalati. La moglie di Sandro, Zaira, porta avanti a tutt’oggi il progetto nel nome del marito.
PS Randy Pausch è ancora vivo. Le metastasi al fegato hanno iniziato a crescere ma aggiungendo un farmaco, l’Avastin, alla chemioterapia palliativa (Gemcitabina e Tarceva) è riuscito a fermarle. Per il momento: Randy dice che potrebbe aver guadagnato un ‘bonus time’ di due mesi e per questa ragione è felice come una pasqua.
Comments
Leave a Reply