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dal 1995 la sregolatezza senza il genio

Life

Posted on | aprile 3, 2008 | No Comments

Heiner aveva una bella parlantina, tanti interessi, acume e vivacità, un ottimo impiego come pubblicitario, cinquantadue anni di vita alle spalle. Quando gli presentarono il responso della risonanza magnetica al cervello si rese conto che il suo tempo si era già consumato. Tutto quanto. Per tenerlo su gli amici organizzavano serate nella stanza d’ospedale, in occasione delle partite di calcio: birra, sigarette, battutacce da caserma e un po’ di festa, così, manco si potesse distrarre un condannato a morte.
Heiner accettò la proposta di Walter Schels - un anziano fotografo tedesco - ormai consapevole e rassegnato: “Quando stanno per andarsene alcuni mi danno una pacca sulla spalla e mi dicono ‘Ehi, guarisci presto amico!’ oppure ‘Ti rivoglio in pista tra poco, mi raccomando!’ Nessuno mi chiede mai come mi sento. Si rendono conto, o no, che sto per morire?”
Schels ha girato per anni gli ospedali della Germania in cerca di volontari in possesso di un requisito fondamentale: dovevano essere moribondi. Si è fatto raccontare le loro storie, ha spiegato il suo progetto, li ha fotografati. Poco prima e poco dopo. A Heiner piacque l’idea di rendere utile la sua morte, soprattutto ai suoi amici così lontani dalla profondità della vita, quella che scopri solo nel momento in cui capisci di averla persa. Heiner lo ha fatto per lasciare un messaggio ai suoi compagni di birre e Champions League.
Gerda, invece, per esorcizzare il passaggio. Ce l’aveva a morte con Dio, che non aveva aspettato qualche altro anno prima di reclamarla in cielo; e alla figlia che la consolava, assicurandole che un giorno si sarebbero riviste, Gerda rispondeva che no, non era possibile, che i vermi o il fuoco avrebbero cancellato tutto. Ma quale anima.
Rita, nell’imminenza del trapasso, telefonò all’ex marito, dal quale aveva divorziato vent’anni prima e mai aveva, da quel giorno, rivolto la parola. Lui rispose e, saputo ciò che doveva sapere, andò subito a trovarla. Rita lo ha fatto per testimoniare come a volte sia la morte a esaltare l’amore.

Così è nata la mostra “Life before death” (1), un distillato di esistenze fermate di qua e di là dall’abisso. Che Schels non cercasse la sensazione lo hanno capito i visitatori, a migliaia catturati dal fascino della sua celebrazione dell’uomo. E dalle storie che la animano: come quella di Klara, ottantatre anni, un cancro incurabile, poche settimane di vita e un cruccio: “Avevo appena comprato un frigorifero nuovo. Se solo avessi saputo…”

(1) La mostra è esposta a Londra, alla Wellcome Collection di Euston Road, fino al 18 maggio 2008. Il sito di The Guardian ne ha pubblicato una gallery.

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