31 gennaio 2008
La tivù che ci deve essere
IL REGIME ITALIANO DI ASSEGNAZIONE DELLE FREQUENZE PER LE ATTIVITÀ DI TRASMISSIONE RADIOTELEVISIVA È CONTRARIO AL DIRITTO COMUNITARIO.

Non lo dice Giampiero Busato, lo dice l'Alta Corte Europea del Lussemburgo che ha dato ragione al proprietario di Europa 7, la tivù che non c'è. E che non c'è perché Mediaset si è spartita la torta con la Rai. Dal sito della Corte potete scaricare il comunicato stampa. Di Europa 7 ilbranco si era già occupato qui.

Mediaset, a non domanda, ha risposto: "Il giudizio cui la sentenza si riferisce riguarda una domanda di risarcimento danni proposta da Europa 7 contro lo Stato italiano e non può concludersi in alcun modo con pronunce relative al futuro uso delle frequenze. Mediaset ribadisce che Rete4 è pienamente legittimata all'utilizzo delle frequenze su cui opera". Forse l'ufficio comunicazione di Mediaset non conosce il principio giuridico della prevalenza del diritto comnunitario su quello nazionale. O sa che tra poco il suo proprietario tornerà al Governo, sicché la timidissima proposta Gentiloni ("criminale", secondo Berlusconi) verrà stracciata.

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posted by Giampiero Busato at 1:37 PM | Permalink | 0 comments
27 gennaio 2008
Forza nonni!

Il nuovo che avanza, libera interpretazione artistica di GB.

Ieri pomerigigo un signore nato nel 1936, quindi prima della Repubblica Italiana, prima della seconda guerra mondiale, Silvio Berlusconi, si è proposto per la quinta volta come nuovo che avanza della politica. Il signore ha settantuno anni. Diventato l'uomo più ricco d'Italia (fonte: Forbes) si è messo a far politica da quindici. Da quindici anni ha un discorso che tira fuori dal cassetto a ogni sentore di campagna elettorale in arrivo: basta col teatrino della politica, basta con le solite facce.
Il sedicente nuovo è un nonno che si avvicina alla quarta età, che è cresciuto quando ancora c'era Mussolini e che si avvale di collaboratori freschi come rose quali:

- Giulio Tremonti, 60 anni, ex socialista dell'ala De Michelis.
- Claudio Scajola, 60 anni, ex democristiano.
- Carlo Vizzini, 60 anni, ex rappresentante del PSDI, in Parlamento da 32 anni.
- Alfredo Biondi, 79 anni, parlamentare per la prima volta quarant'anni fa, ex esponente del PLI.
- Cesare Previti, 73 anni, meglio non approfondire.
- Fabrizio Cicchitto, 67 anni, ex socialista.
- Giuseppe Pisanu, 71 anni, deputato della DC dai primi anni Settanta.
- Maurizio Sacconi, 57 anni, ex socialista. Un ragazzino, in mezzo agli altri.

Questo gerontocomio di ex-ex-ex-ex, vecchi già prima che io nascessi, dice di essere il nuovo. Quando nacque il personal computer erano già in età da pensione, quando avevano la mia età compravano i dischi di Nilla Pizzi. E mi chiedono il voto per rinnovare. Il bello è che qualche gggiovane li vota per davvero e inneggia, soave:


Di una cosa però siamo certi: Silvio il Grande è l’unica cosa bella e relamente (sic)nuova in questa Italia politica senza cuore e senza passioni. Berlusconi è l’unico che nell’arco di poche ore riesce a fare una rivoluzione. Sarà per questo che in tanti (forse molto (sic) più di quelli che si stenta a credere) lo amiamo?
Mai, forse, quanto adesso. Silvio, amore e fantasia.
Silvio, sei un grande!


Grande Vecchio, penso intendesse il novello Catullo.

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posted by Giampiero Busato at 9:32 AM | Permalink | 0 comments
26 gennaio 2008
Perché quello che so è falso?


La fissazione per la pizza ha avuto inizio da piccolo, quando già restavo affascinato dalle frasi sentenziose. Di mia mamma, soprattutto. "La vera pizza di Napoli non è fatta così", disse un giorno guardando la pizza sottile e croccante del negozio sotto casa, portata in tavola nei cartoni. E come diavolo è fatta? "Ha le acciughe, è spessa, e non è nemmeno rotonda".
Mia mamma è una signora splendida e intelligente, però non è mai stata a Napoli né mai ci andrà. Io, per anni vittima inconsapevole delle sue verità apprese chissà dove ma per me dogmaticamente inscalfibili, crebbi col mito della pizza che a Napoli non assomiglia per niente alla nostra. Se lo dice la mamma.

Nelle prime pizzate con amici, a tredici-quattordici anni, rivendevo la notizia ben farcita: tutto ciò che crea scalpore in quell'età esercità un fascino irresistibile (le cose non sono come sembrano ma io so come sono). Oh, sapeste la vera pizza napoletana! Non è rotonda, non ha l'olio e nemmeno la mozzarella. E poi ci vogliono sempre le acciughe, e poi il basilico, mica l'origano. Ricordo che un compagno di tavolo rispose: guarda che la pizza napoletana è la pizza marinara. Me l'ha detto mio padre che per lavoro va in meridione. Panico. Per fortuna in molti lo contestarono subito perché nel menu comparivano sia la marinara (quella con l'aglio e senza pomodoro) sia quella napoletana (condita con verdure o molluschi, non ricordo).

L'argomento poi svanì, il dubbio no. Ma come diavolo è la vera pizza napoletana? Fino al Duemilaquattro, quando di anni già ne avevo venti e otto; abitavo per caso a Como e finii in una pizzeria che mi pare si chiamasse Ramses. Come il faraone. La seconda pagina del menu era un pistolotto il cui senso si può tradurre con "qui noi si fa la vera pizza di Napoli perché siamo di Napoli e siccome a voi del nord capita spesso di dirci che fa schifo sappiate che se volete una pizza vera Napoli è quella che vi portiamo e buon appetito; poi se volete sempre la solita pizza finta allora alzatevi e andate in un altro posto".
Nel menu campeggiavano la Vera Napoli e la Finta Napoli. Cazzo. Scopro che secondo loro la pizza finta è quella con la mozzarella di bufala. Ma la mozzarella di bufala non è campana, non è quella che deve per forza essere sulla pizza napoletana verace?
Prendo la Vera Napoli. Mi arriva un focaccione alto due dita, unto e bisunto, condito con pomodoro e aglio. Oso la bestemmia e chiedo lumi al cameriere: "No, la mozzarella di bufala sulla pizza nun ce sta. Perde acqua, nun va bene affatto per la pizza".
Provai a ricapitolare, fondendo i dogmi materni e la scienza del pizzaiolo comasco: la pizza napoletana è spessa e non sottile. Rotonda, non l'ho ancora vista quadrata. La mozzarella di bufala non ci va. Le acciughe non ci vanno. Il pomodoro c'è.
E la margherita, mi sovvenne con ansia mentre addentavo la pasta alta e trasudante olio? La margherita, cosa deve avere la margherita verace?

Dopo aver pagato il conto me ne dimenticai e solo oggi, quattro anni dopo, un libro di Gabriele Romagnoli (Non ci sono santi, Mondadori) per motivi oscuri mi risveglia il quesito. Forse perché invita a pensare a ciò che noi consideriamo vero e a perché lo facciamo. Da piccolo mi fidavo della mamma, stop. Oggi so che la mamma è brava e buona ma che dice anche tante stupidaggini. Passato è anche il periodo della forma che diventava contenuto: se oggi leggo un menu come quello di Ramses non pendo dalle labbra del pizzaiolo solo perché dice "Auè guagliò!" o mi sembra convincente.

Oggi so che la pizza napoletana è con pomodoro, aglio, olio, origano (pasta morbida e spessa solo ai lati; rotonda). Quella margherita ha il fiordilatte in più (la bufala non va bene!) e l'aglio in meno. Le acciughe sono nella pizza alla romana, non in quella napoletana. E il mio compagno aveva ragione: la marinara d'Italia è la napoletana - almeno come condimento - mentre la napoletana che si mangia in giro per l'Italia non è napoletana per un cavolo. Chi me l'ha detto? Internet.
Ci sarà da fidarsi?

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posted by Giampiero Busato at 8:21 PM | Permalink | 0 comments
03 gennaio 2008
Cani, camosci, cuculi (e un corvo). E un altro cane

L'uomo di cultura che in tivù è degno di dispensare consigli letterari, Alain Elkann, ha presentato questa mattina l'ultimo libro dello scrittore alpinista ertano Mauro Corona. Avendo l'abitudine di ciaccolare due minuti con l'autore ed essendo probabile che Corona lo abbia saggiamente schivato preferendo restare nella sua valle del Vajont a intagliare il legno (quello lì nella foto è GB, arrivato fin lassù per trovare la bottega di Corona tristemente chiusa giacché il nostro era in quel di Sondrio quel dì), dicevo, è altrettanto possibile che Elkann si sia voluto vendicare dell'affronto di una sedia desolatamente vuota. Volete sapere come?

"Questo è l'ultimo libro di Mauro Corona, si intitola cani camosci bla bla bla..."
"E di animali oggi ne parliamo con (l'inquadratura si allarga) Flavia Vento".
Flavia Vento? FLAVIA VENTO?

"Come nasce la tua passione per gli animali?"
"Qual è il rapporto di Flavia Vento con i cani?"
(Risposta: "Sono i migliori amici dell'uomo, si dice sempre così ma è proprio vero").
"Ma è vero che sta aprendo un canile?"

Corona, scendi giù in valle e fai qualcosa, ti prego.

PS GB ricorda che un giorno Corona fu raggiunto da un giornalista della Città Eterna, clamorosamente fuori posto in quel paesino di montanari duri e segnati dalla tragedia della diga. Però l'immagine di Mauro che abbraccia un faggio e si lava con la neve fa tremar le vene e i polsi...



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posted by Giampiero Busato at 9:11 AM | Permalink | 2 comments