29 aprile 2008
Second Life
Questo Andrea parla del mio alter ego.

Etichette: ,

AddThis Social Bookmark Button
 
posted by Giampiero Busato at 12:58 PM | Permalink | 0 comments
24 aprile 2008
Gita in campagna atto II
Lo scorso anno m'ero divertito a passare in rassegna i parlamentari dell'Udeur. Mi ero pure beccato un avviso di querela da Paolo Del Mese (aveva ragione lui). Oggi che l'Udeur è morto voglio scoprire dove hanno riparato i suoi orfani.

Ho scoperto per esempio che Mauro Fabris, quello secondo cui Mastella era un perseguitato politico, è stato espulso dal partito. Non s'è perso d'animo, ha cambiato cavallo e si è offerto, nella miglior tradizione mastelliana, al vincitore. Berlusconi. Stando a quanto sostiene Il Tempo, Fabris dovrebbe diventare sottosegretario ai Trasporti. Fabris, novello popolante della libertà, non difende più il capo, anzi, ha passato il guado pure nelle Mastelliadi. "Clemente ci ha detto: O ci mettete in lista mia moglie o mio figlio. Altrimenti non se ne fa nulla. Ovviamente, è saltato tutto. Assurdo. E adesso ci ha pure espulso dal partito. Capito? Ha espulso me, che ho difeso sua moglie in carcere". Un mastelliano che accusa Mastella di mastellismo, via, e che mastellianamente si toglie la casacca del centrosinistra per passare nel centrodestra. Scommessa: entro un anno dirà che, fosse stato per lui, non avrebbe mai e poi mai fatto parte dell'alleanza di quel cattocomunista di Prodi.

Paolo Del Mese, quello cui avevo riferito inchieste giudiziare inesistenti (l'errore era di Marco Travaglio, che se ne era scusato col sottoscritto invitandomi a correggere) è fuggito per aderire alla Democrazia Cristiana, quella di Pizza. In cambio del favore di non rompere l'anima per la questione del simbolo e di far svolgere le elezioni, Del Mese è entrato nella grande famiglia di Berlusconi, per il quale ha fatto campagna elettorale: "Ci siamo fatti da parte perchè si svolgessero regolarmente queste elezioni perchè il Paese aveva bisogno di un governo subito. Tutte le nostre forze, la nostra storia, il nostro peso politico lo abbiamo messo a disposizione della coalizione che è più vicina ai nostri valori e ideologia: il Pdl. Abbiamo avuto ragione, l'esito delle elezioni è noto a tutti, ora l'Italia potrà avere una stabilità politica che segnerà la rinascita del nostro Paese. La vittoria schiacciante del Pdl è stata capillare e su tutto il territorio nazionale; grazie a tutti i miei elettori che mi conoscono da trent'anni e ai quali va la mia riconoscenza per aver avuto fiducia in me e che, pur non essendo io candidato, hanno dato il loro voto allo schieramento da me scelto". E dopo l'acclamazione del nuovo capo, quello che per due anni avrebbe dovuto osteggiare in Parlamento, Del Mese potrebbe avere un incarico di governo per rendere più facile una delle sue missioni: aprire l'aeroporto di Pontecagnano.

Il cognato di Mastella, Pasquale Giuditta, è sceso dal carro. Destinatario pure lui della missiva con cui Clemente liquidava i suoi Bruti e annunciava che si sarebbe tenuto la cassa del partito come liquidazione, si è candidato per la poltrona di sindaco di Summonte. E ha vinto. In questi giorni ha invitato Mastella a dimettersi e a dare i soldi dell'Udeur in beneficenza.

Prossimamente notizie sugli altri ex-udeurrini: Paolo Affronti, Gino Capotosti, Francesco Adenti, Sandra Cioffi, Dante D'Elpidio, Vito Li Causi, Giuseppe Ennio Morrone, Angelo Picano, Rocco Pignataro, Federica Rossi Gasparrini, Antonio Satta,
Stafano Cusumano, Tommaso Barbato (quello delle corna e degli sputazzi).

Etichette: ,

AddThis Social Bookmark Button
 
posted by Giampiero Busato at 10:47 AM | Permalink | 0 comments
20 aprile 2008
poetry
Addio racchetta sonora / grida inglesi, gesti bianchi / il solo gioco di questa primavera / è darsi baci, la sera

(Gianni Clerici, adattamento versi di Roger Allard)

Etichette:

AddThis Social Bookmark Button
 
posted by Giampiero Busato at 3:53 PM | Permalink | 0 comments
15 aprile 2008
Berlustris(tezza)


Ieri mi sono sentito dire che se Berlusconi esiste come triplice presidente del Consiglio dei Ministri la colpa è di Antonio di Pietro. Nel senso: se i magistrati di Milano (ovviamente eterodiretti dal PCI, perché niente capita senza un complotto) non avessero spazzato via, con l'inchiesta sulle tangenti, il pentapartito DC-PSI-PRI-PSDI-PLI avremmo continuato con la democrazia cristiana, Craxi e i suoi epigoni, La Malfa, Altissimo (e vabbè) eccetera.

E no, cazzo. Qui c'è un problema un po' diverso. Silvio Berlusconi, ex costruttore edile ed ex mille altre cose, è riuscito a fare ciò che solo in Thailandia è potuto accadere con Thaksin Shinawatra, che si è comprato il consenso di un popolo con i miliardi, non perché un gruppo di pubblici ministeri ha smascherato un sistema di corruzione diffusa nel Paese ma perché glielo permise un signore di nome Bettino e di cognome Craxi. Prima il leader socialista lanciò una ciambella di salvataggio alle reti Fininvest con il cosiddetto decreto Berlusconi, che in sostanza impedì ogni intervento ostativo della magistratura contro il network illegale del Biscione. Poi gli cucì addosso una legge scritta da Oscar Mammì che regolarizzò il tutto.
Quando la classe politica degli anni '90 finì in galera, Berlusconi usò il suo strapotere televisivo ed editoriale per lanciare la sua scalata al potere politico, un fatto che tuttora ci rende ridicoli agli occhi degli osservatori esteri (come se in Svezia, dove vivono nel culto di Olof Palme, diventasse primo ministro Ingvar Kamprad, il signor Ikea, e sottosegretario Victoria Silvstedt).
L'ex ministro Franco Frattini, rispondendo a una domanda sul tema, ieri ha detto che gli Stati esteri devono smetterla di farsi beffe dell'Italia perché se la gente sa che Berlusconi è padrone del vapore e continua a votarlo un motivo ci sarà, che mica sono tutti dei coglioni.

Non ce l'ho con Berlusconi, se ha potuto costruire un impero economico-politico di dimensioni insopportabili per un Paese come il nostro la colpa è di chi glielo ha permesso. Ma di Pietro non c'entra proprio niente.

Etichette:

AddThis Social Bookmark Button
 
posted by Giampiero Busato at 9:47 AM | Permalink | 5 comments
10 aprile 2008
I milanesi ammazzano il sabato
E' solo febbre


tradire tutti
per non star solo
qualsiasi cosa
se piacerà

ricordo ancora
com'eri bella
com'era bello
com'ero anch'io
mediocri in salvo
di tutto il mondo
ovunque siate
ego vi assolvo

(Afterhours, E' solo febbre - I milanesi ammazzano il sabato, 2008)

Etichette: ,

AddThis Social Bookmark Button
 
posted by Giampiero Busato at 8:00 PM | Permalink | 0 comments
07 aprile 2008
solo un topo in gabbia



The world is a vampire, sent to drain
Secret destroyers, hold you up to the flames
And what do I get, for my pain?
Betrayed desires, and a piece of the game

Even though I know - I suppose I'll show
All my cool and cold - like old job

Despite all my rage I am still just a rat in a cage
Despite all my rage I am still just a rat in a cage
Then someone will say what is lost can never be saved
Despite all my rage I am still just a rat in a cage


Now I'm naked, nothing but an animal
But can you fake it, for just one more show?
And what do you want?
I want to change
And what have you got, when you feel the same?

Even though I know - I suppose I'll show
All my cool and cold - like old job

Despite all my rage I am still just a rat in a cage
Despite all my rage I am still just a rat in a cage
Then someone will say what is lost can never be saved
Despite all my rage I am still just a rat in a cage

Tell me I'm the only one
Tell me there's no other one

Jesus was the only son, yeah.
Tell me I'm the chosen one
Jesus was the only son for you

Despite all my rage I am still just a rat in a cage
Despite all my rage I am still just a rat in a cage
And someone will say what is lost can never be saved
Despite all my rage I am still just a rat in a cage

Despite all my rage am I still just a rat in a-
Despite all my rage am I still just a rat in a-
Despite all my rage am I still just a rat in a cage

Tell me I'm the only one
Tell me there's no other one
Jesus was the only son for you

[x4]
And I still beleive that I cannot be saved
AddThis Social Bookmark Button
 
posted by Giampiero Busato at 1:44 PM | Permalink | 0 comments
viaggio al termine della notte
Tre anni fa sono tornata da Milano con indosso il peso di quello che avvertivo come un grosso fallimento. In due anni avevo creato e distrutto più cose di quante ne abbia viste in tutta la mia vita. Mia nonna mi accolse con quell’incresciosa premura che di solito si riserva a chi sia appena scampato a un suicidio. Sul mio comodino aveva sistemato un mazzo di fiori freschi e il ricordo che ormai sembrava appartenere a qualcun altro di una lapide di marmo che avevo visto fissare su un muro mi costringeva a infilarmi nel letto ogni sera con la sensazione di essere stata sepolta. Sapevo che anche mia nonna percepiva la mia esperienza recente come un suo fallimento. Sapevo che tutti intorno a me avevano motivo di infierire sui miei sensi di colpa. Tutto quello che la mia famiglia aveva cercato di insegnarmi non era riuscito a portarmi sulla strada che avrebbe voluto per me.

Esattamente in quei giorni un’amica di infanzia si stava sposando. Le portai il mio regalo di nozze e la trovai intenta nei preparativi, mi mostrò la sua futura casa. Un tempo c’era stato un luogo simile, oltre i confini del paese, dove il mondo precipita nel nulla, e viveva del mio odore. Tra i miei appunti scrissi: mi sento come se noi due ci fossimo staccate da un ceppo originario per diventare lei una bella cassapanca ornamentale e io legna da ardere.

Oggi la mia amica si sta separando. Nelle reazioni degli amici comuni leggo chiaro quanto sia abitudine di ognuno proiettare le proprie speranze su chi avverti come un’appendice di te stesso, qualcuno con cui sei cresciuto e nello stesso ambiente, sotto il peso degli stessi stimoli e condizionamenti. Chi si è appena sposato e si gode la meraviglia dell’esser freschi di nozze si vede addosso la minaccia che le cose potrebbero sciuparsi. Chi aspetta il grande amore si attacca alla bottiglia nella disperazione che le cose potrebbero non aggiustarsi mai. E chi il grande amore pare averlo trovato e punta al matrimonio come a una realizzazione si sente brancolare nel buio davanti al crollo dei propri obiettivi. Il fallimento di un tuo simile è anche un tuo fallimento.

Tre anni di solitudine, per quanto questa sia stata almeno in parte una tua scelta, sanno essere lunghi. In mezzo a tutto questo si è infilato per me un ultimo, unico, enorme banco di prova che ancora una volta non ho superato. Eppure il fallimento questa volta è stato solo mio. Mia nonna non mi ha portato dei fiori e se anche l’avesse fatto non mi sarei sentita meno viva. Non erano stati i condizionamenti sociali a farmi vivere una storia: era stato unicamente il mio desiderio. Per la prima volta non stavo facendo qualcosa perché credevo che il mondo se l’aspettasse da me, ma solo perché lo volevo.

Oggi il mio paese ha visto una cosa che non vedeva da un sacco di tempo: io e la mia amica d’infanzia a passeggiare sotto braccio in mezzo al sole. Non sento alcuna reazione in fondo al cuore per questo suo fallimento, forse perché non riesco a sentirlo come un fallimento. È solo la vita e a volte non va come l’avevi immaginata. Questo non toglie che quando l’hai scelta credevi davvero in quel tuo dire sì.

Mi sono accorta che ho una grande esperienza su come condurre i divorzi, molto più di quanta ne abbia nel condurre i rapporti. Negli ultimi otto anni ho divorziato da almeno quattro uomini, un paio di amiche, mio padre e mia madre. Rapporti difficili che forse non si aggiusteranno mai ma che vivo ancora nella fiducia che il tempo, per quanto a volte lentamente, sa passare. Di solito non c’è molto altro da fare. E mentre mi congedo dalla mia amica ritrovata per tornare verso una casa che sento di avere seppure il mio servizio di bicchieri stia ancora in uno scatolone e mi accorgo che tutta la strada che ho fatto mi è servita prima di tutto a trovare me stessa, mi rendo conto che il rapporto più importante di tutti sono riuscita in qualche modo a farlo funzionare. Se proprio voglio considerare la mia amica d’infanzia come un’appendice di me stessa, non posso che proiettare su di lei la fiducia che farà la stessa cosa – comunque vada, capite, sarà un enorme successo.

Chi mi critica per la mia abitudine di scrivere la vita ha comunque ragione sulla motivazione che apporta ai suoi vani tentativi di mettere fiori sul mio comodino e farmi sentire che tutto è finito: la vita si impara sul campo, non a parole. Ma sarà che ognuno la affronta con uno scopo preciso e il mio è sempre stato lo stesso. Io vivo per questi momenti, in cui due persone che hanno fatto il proprio viaggio si incontrano di nuovo, su di una panchina, per raccontarselo. E scoprono che, pur cambiando i nomi dei personaggi e le location, quello che succede è sempre tutto uguale.
Mai come quest'anno i fiori sul mio comodino fanno solo primavera.

(judithcavalera.splinder.com)

Etichette:

AddThis Social Bookmark Button
 
posted by Giampiero Busato at 8:36 AM | Permalink | 0 comments
03 aprile 2008
Life


Heiner aveva una bella parlantina, tanti interessi, acume e vivacità, un ottimo impiego come pubblicitario, cinquantadue anni di vita alle spalle. Quando gli presentarono il responso della risonanza magnetica al cervello si rese conto che il suo tempo si era già consumato. Tutto quanto.
Per tenerlo su gli amici organizzavano serate nella stanza d'ospedale, in occasione delle partite di calcio: birra, sigarette, battutacce da caserma e un po' di festa, così, manco si potesse distrarre un condannato a morte.
Heiner accettò la proposta di Walter Schels, un anziano fotografo tedesco, ormai consapevole e rassegnato: "Quando stanno per andarsene alcuni mi danno una pacca sulla spalla e mi dicono 'Ehi, guarisci presto amico!' oppure 'Ti rivoglio in pista tra poco, mi raccomando!' Nessuno mi chiede mai come mi sento. Si rendono conto, o no, che sto per morire?"
Schels ha girato per anni gli ospedali della Germania in cerca di volontari in possesso di un requisito fondamentale: dovevano essere moribondi. Si è fatto raccontare le loro storie, ha spiegato il suo progetto, li ha fotografati. Poco prima e poco dopo. A Heiner piacque l'idea di rendere utile la sua morte, soprattutto ai suoi amici così lontani dalla profondità della vita, quella che scopri solo nel momento in cui capisci di averla persa. Heiner lo ha fatto per lasciare un messaggio ai suoi compagni di birre e Champions League.
Gerda, invece, per esorcizzare il passaggio. Ce l'aveva a morte con Dio, che non aveva aspettato qualche altro anno prima di reclamarla in cielo; e alla figlia che la consolava, assicurandole che un giorno si sarebbero riviste, Gerda rispondeva che no, non era possibile, che i vermi o il fuoco avrebbero cancellato tutto. Ma quale anima.
Rita, nell'imminenza del trapasso, telefonò all'ex marito, dal quale aveva divorziato vent'anni prima e mai aveva, da quel giorno, rivolto la parola. Lui rispose e, saputo ciò che doveva sapere, andò subito a trovarla. Rita lo ha fatto per testimoniare come a volte sia la morte a esaltare l'amore.

Così è nata la mostra "Life before death" (1), un distillato di esistenze fermate di qua e di là dall'abisso. Che Schels non cercasse la sensazione lo hanno capito i visitatori, a migliaia catturati dal fascino della sua celebrazione dell'uomo. E dalle storie che la animano: come quella di Klara, ottantatre anni, un cancro incurabile, poche settimane di vita e un cruccio: "Avevo appena comprato un frigorifero nuovo. Se solo avessi saputo..."

(1) La mostra è esposta a Londra, alla Wellcome Collection di Euston Road, fino al 18 maggio 2008. Il sito di The Guardian ne ha pubblicato una gallery.

Etichette:

AddThis Social Bookmark Button
 
posted by Giampiero Busato at 11:01 AM | Permalink | 0 comments
02 aprile 2008
L'Italia dei balordi


Ho scoperto, grazie a un amico attore (Leo) che sono un potenziale elettore dipietrista con forti tendenze verso il bene comune. Qui sopra il grafico della mia posizione politica, dalla quale si evince che il partito più distante è quello di Casini.

Provate anche voi: www.voisietequi.it

Etichette:

AddThis Social Bookmark Button
 
posted by Giampiero Busato at 11:55 PM | Permalink | 0 comments