27 maggio 2008
Water resistant?
Oggi ha scritto il mio clone, qui.

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posted by Giampiero Busato at 10:28 PM | Permalink | 0 comments
26 maggio 2008
Il pleut
Terzo giorno a Parigi. L'acqua è compagna di buona parte del tempo, sotto la pioggia la Ville è quasi mistica: sento che potrei viverci, mi capita così raramente all'estero... Ieri sera una passeggiata nel quartiere di St. Germain des Prés, le strade in cui crebbe la Nouvelle Vague di Godard e Truffaut, in cui si aggirava Sartre dove si affollano alcune delle brasserie più rinomate: una è Bonaparte, ma venti metri di coda mi hanno fatto desistere. L'altra, la brasserie Lipp, esiste dal 1880, è necessario prenotare e soprattutto è carissima. Alla fine ne ho trovata un'altra, il restaurant Vagenende, con interni splendidi. Adoro mangiare negli ambienti delle brasserie.

Per la prima settimana è impensabile indossare le vesti del viandante ma la prossima ci sarà tempo, finalmente, per qualche giro alla Défense, a Montparnasse e chissà che altro. Mi farò guidare dalla Lonely Planet, della quale mi fido ancora nonostante una clamorosa 'buca' rimediata lo scorso anno a Pamplona...

Au revoir

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posted by Giampiero Busato at 3:39 PM | Permalink | 0 comments
23 maggio 2008
lacrima facile?
Sono appena stato criticato aspramente da quest'uomo qui per alcuni presunti riferimenti a una mia presunta tristezza latente, stato che emergerebbe, tra l'altro, dai frequenti riferimenti alla mia lacrima facile.
Interrompo la lettura della Lonely Planet parisienne per respingere con sdegno queste accuse infamanti, che altro non rappresentano se non una polemica artatamente condotta al fine di screditare la mia persona e il blog tutto!

Non sono depresso, non sono iscritto al partito tafazziano, non sono sempre triste né godo nel dare di me un'idea del genere. Ho la lacrima facile, d'accordo, ce l'ho sempre avuta: esistono situazioni e cose che mi fanno piangere, mi facevano piangere già da piccolo. Forse mi compiaccio delle mie paturnie e lì sbaglio, forse indugio troppo nel guardarmi indietro, nel pensare che la sicurezza del passato (che, dicono i saggi, dà conforto proprio perché ormai immodificabile) sia preferibile all'insicurezza del presente. Forse potrei piacermi di più. Sicuramente potrei essere più felice di quanto non sia ma ho molta paura, io, della felicità. Conosco un mucchio di gente interessante grazie a un lavoro da superprivilegiato, faccio esperienze clamorose: sto imparando a non farmene una colpa né a sentirmi un coglione se godo dei benefici che il mestiere porta con sé. A lungo ho pensato che tanto più sarei stato virtuoso quanto meno avessi sfruttato le possibilità: non rinnego l'approccio ma ci ho messo un po' a capire che non giova, che a vivere pienamente non si fa torto a nessuno.

C'est tout. Dopo tanta pioggia è uscito il sole. Sto riempiendo la valigia di vestiti perché la Ville Lumière mi aspetta domattina, peraltro capita essere il giorno del mio compleanno e vorrei festeggiarlo al Mandala Ray, oppure a Le Roi du Pot-au-feu, che m'attira molto. Tra poco potrei andare al Caffè Duomo per continuare la mia lettura en plein air con un caffé freddo mentre le persone normali sono chiuse in ufficio o, al più, chiacchierano davanti alla macchinetta. Oppure andrò a correre dietro casa mia, di solito percorro una strada molto carina che porta fino al cimitero di Vaccheria, immersa nel verde. Non me la tiro né mi butto in terra per la disperazione. E non mi viene proprio da piangere, anzi.

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posted by Giampiero Busato at 3:27 PM | Permalink | 3 comments
For no one (ten years later)


Mentre sceglievo le fotografie del revival di questa sera (sono qui a fianco, nell'album di Flickr) mi stava accompagnando For no one, dei Beatles. Come direbbe Miki sono tra il malinconico e il contento, spero di deciderlo definitivamente prima di finire nelle braccia di Morfeo.

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posted by Giampiero Busato at 12:22 AM | Permalink | 0 comments
22 maggio 2008
Per N. (reprise)
Forse una volta avrei risposto a queste parole di Michele sostenendo che no, che nel mondo perfetto o si vive per sempre felici oppure non se ne fa niente, che "malinconicamente contento" non esiste. Ieri invece l'ho solo chiamato per dirgli che è bravo. E soprattutto per farmi rimborsare tre pacchetti di Kleenex.

Citazione in regalo, che un po' c'entra e un po' no, ma è meravigliosa.

Nel lungo periodo siamo tutti morti (J.M. Keynes, economista)

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posted by Giampiero Busato at 1:53 PM | Permalink | 0 comments
21 maggio 2008
rue galimberti
- Sciao, scusa sono franscese. Sto... uhm... cercando il... il sex shop. Dove è, è là bas?

Fantastico. Una ragazza, ieri pomeriggio, mi ferma in via Maestra, ad Alba, per chiedermi dov'è il porno shop. E' da sola, niente amici in disparte a ridersela. Mi fa la sua domanda sorridendo, ma poco, poi mi pianta gli occhi in faccia aspettando una risposta. Non è uno scherzo e io, accidenti, devo ripassare il francese, perché le ho risposto (mentre pensavo: col quel faccino cosa mai devi comprare? Un dvd di Jenna Jameson? Un coso di gomma con le borchie? E perché venire fin qui per andare in un porno shop, che a Parigi c'è Pigalle, ma poi chi mi dice che sia di Parigi o comunque di un posto lì vicino) dicevo, le ho risposto qualcosa come "Non n'est pas là bas, mais dans corso Italia, in rue Galimberti".

In rue Galimberti ci avevo lasciato la macchina, mi sono offerto di andare fin là con lei. Di quello che volevo sapere (cioè cosa volesse trovare nel sex shop - come si chiamasse - che ci facesse in questo buco del mondo) non ho fatto parola. Pensavo che una ragazza di Alba non fermerebbe un tizio a caso chiedendo indicazioni su dove si vendono i cazzi di plastica con lo stessa innocenza con cui si chiederebbero informazioni sulla stazione dei treni. E mi è piaciuto tantissimo ma non gliel'ho detto. Piuttosto mi sono rassicurato sul fatto che, secondo lei, comprare la Lonely Planet di Parigi fosse o non fosse una buona idea. Prima di congedarci abbiamo parlato due minuti delle Lucky Strike, visto che le fumava pure lei. In Francia costano di più.

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posted by Giampiero Busato at 9:13 AM | Permalink | 2 comments
19 maggio 2008
tempi di recupero
per riprendermi da una serata un po' pesante.

- nottata disturbata da continui risvegli, sogni terribili (uno è ricorrente da quasi quindici anni: devo rifare l'esame di maturità, me l'hanno annullato).

- 2:18 AM prima uscita dalle coperte, col telefonino-torcia faccio visita alla cucina, brocca d'acqua bevuta a metà. accendo radio radicale, c'è pannella che arringa il parlamento nel 1976: parla del suo arresto del 1975 quando fu messo in galera per aver fumato un cannone. metto nel forno a microonde l'acqua per una tisana twinings relax ma dopo trenta secondi cambio idea. torno a letto.

- non ho spento pannella: devo rialzarmi. mi specchio nella costa del coltello del pane che tiro su dal tavolo: il cuscino mi ha pettinato meglio delle mie mani, ho le venette rosse negli occhi (segno inequivocabile di alcolemia)

- 4:53 AM seconda sveglia: mezzo litro di coca zero fredda di frigo, mentre la bevo penso che mi possa venire una congestione (fisima che mi trascino dall'infanzia) e inizio a pensare a chi sarebbe il primo a entrare in casa e trovarmi steso vicino alla lavastoviglie (che ha finito di lavare i resti della cena, in due abbiamo consumato e sporcato come una famiglia calabrese degli anni '50). magari dovrei mettermi una maglia più carina di quella di virtua tennis 3, per il mio ultimo rendez-vous con uomo vivo.

- 7:58 AM mamma che mal di testa, che deficiente giuro che non bevo mai più e nemmeno fumo, che alla fine secondo me sono le lucky strike silver che mi fanno star male più del cabernet sauvignon, anche se sotto sotto so che è colpa del lagavulin, non l'ho mai tollerato. a proposito adesso le lucky sono diventate azzurre, cosa faccio quando le compro, chiedo sempre le silver? tanto non le compro più, il problema non si pone. pasticca di orudis, generico contro il mal di testa. ah, mi ricordo il pane, ieri pomeriggio ho fatto il pane. lo tolgo dalla macchina, il profumo è buono (60% farina di kamut, 20% farro, 20% monococco) ma forse sono andato lungo col sale. piuttosto di assaggiarlo adesso, però, mi taglio una mano, che schifo. non mangerò mai più.

- 10:01 AM risveglio col mal di testa passato e il capogiro arrivato. evviva, cazzo. tra due ore devo essere a pranzo dai miei che mangiano all'ora delle galline. sto male, zio cane. però ho l'air wick al limone, col tasto che si illumina per l'emissione extra di fragranza. vai! il limone mi fa stare bene, sa di pulito, come i cubetti di ghiaccio, mi tolgono la nausea. l'orudis sta facendo effetto, mi viene freddo, sembra di essere in montagna anche se il termostato segna 24.1 in sala. prendo coperta supplementare, giro i cuscini (perché sono freddi dal lato non usato, e mi piace sentire freddo per qualche secondo quando ne ho già per conto mio)

- 10:24 AM grazie al limone riesco a rialzarmi e trascinarmi sul divano. mi corico, senza avvedermene, sui dvd che ho scelto ieri da blockbuster con pompeo: lo chiamavano trinità, maial college e che ne sarà di noi. trinità lo si è visto ieri. l'ultimo non escludo di averlo già visto (anzi, forse l'ho già visto) e temo mi possa far venire i lacrimoni, giacché presento segni di precocissima senilità: uno di questi, per l'appunto, è piangere almeno una volta ogni tre giorni. il pianto non si sposa con la nausea, chissà poi cosa succede. vince maial college.

- 11:55 AM maial college è una merda. pensavo fosse un road trip mischiato con animal house invece niente, c'è solo la protagonista, Tara Reid, che è un mezzo angioletto (il parere qualificato di pompeo è che sia la solita figa di gomma che può piacere solo a un banalotto come me). mi piacerebbe venisse qui a farmi la tisana che è rimasta in forno.

- 12:36 AM con uno sforzo erculeo sono a pranzo dai miei, maial college l'ho finito e mi ha atterrito. ovviamente non ho fame anche se il magico orudis ha fatto effetto; in cambio della cancellazione del dolore, però, questi analgesici mi tolgono sensibilità nelle mani, mi intorpidiscono - vedo al rallentatore, per esempio - e mi fan sentire le gambe gonfie. mangio mezza fetta di frittata (ci sono le erbe, sa di sano e naturale), lo spezzatino mi fa orrore, bevo un po' d'acqua.

quando l'inter vince lo scudetto (16:34 PM) posso dirmi, finalmente, risorto. la sensazione della ripresa è la stessa da sempre, come quando sto a letto per la febbre e poi, di botto, mi passa: lo stomaco si apre, mangerei un'orca assassina, mi sento pompare gioiosa energia vitale nelle arterie. bere no, quello mi fa ancora un po' ribrezzo, ma fumare magari. solo una e solo dopo mangiato, però.
penso che il mondo non faccia poi così schifo. da piccolo, nel momento della risurrezione, mi fiondavo in cucina e parlavo per ore, per recuperare le giornate perse. avrei abbracciato anche il tavolo e le sedie per la contentezza. ci penso mentre passeggio in centro, rincorrendo sprazzi di sole ed evitando le pozzanghere (anche se mi turbano le scarpe nuove e sempre zozze, possibile? magari camminando nell'acqua). devo vedermi con una persona ma mi piacerebbe saltasse tutto, così potrei andare nel mio bar-pasticceria preferito in piazza Rossetti e prendere una cioccolata al gianduja (nei bicchieri Bodum, bravi!) con una fetta di Sachertorte.

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posted by Giampiero Busato at 12:49 PM | Permalink | 3 comments
16 maggio 2008
Got to ask yourself the question


Look who's alone now,
It's not me. It's not me.
Those three Wise Men,
They've got a semi by the sea.
Got to ask yourself the question,
Where are you now?
Got to ask yourself the question,
Where are you now?

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posted by Giampiero Busato at 8:41 AM | Permalink | 0 comments
12 maggio 2008
me li bevo come un liquore, i trent'anni
Patrizio ha risposto a quanto ho scritto ieri sera spedendomi questa cosa, che mi piace molto. Grazie. Mi sono permesso di evidenziare i passaggi che ho preferito.

Dedicato a chi ha la fortuna di avere ancora trent'anni...
O. Fallaci

...perché io mi divertivo ad avere trent'anni, io me li bevo come un liquore, i trent'anni: sono stupendi i trent'anni, ed anche i trentuno, i trentadue, i trentatre, i trentaquattro, i trentacinque!

Sono stupendi perché sono liberi, ribelli, fuorilegge, perché è finita l'angoscia dell'attesa, non è cominciata la malinconia del declino, perché siamo lucidi, finalmente, a trent'anni!

Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti; se siamo atei siamo atei convinti.
Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna. E non temiamo le beffe dei ragazzi perché anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perché anche noi siamo adulti.

Non temiamo il peccato perché abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perché abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. Non temiamo la punizione perché abbiamo concluso che non c'è nulla di male ad amarci se c'incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell'olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi.

Siamo un campo di grano maturo a trent'anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita.

E' viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più. Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui scenderemo.

Un po' ansimanti e tuttavia freschi, non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e avanti e meditare sulla nostra fortuna...

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posted by Giampiero Busato at 1:05 PM | Permalink | 0 comments
11 maggio 2008
fortunato da morire
questa sera ce l'ho con te, e ti scrivo mentre sei impegnato a mandare giù qualche tonnellata di pioggia. è la prima che prendo da quando vivo qui, lo sai? eppure è da febbraio che - uscite con valigia escluse - passo il mio tempo in questa casa.
ce l'ho con te perché mi hai dato un tavolo imbandito ma ti diverti troppo spesso a legarmi le mani. a offrirmi la bellezza ma non la sensibilità per avvertirla. ti piace regalarmi la gioia ma chiudermi gli occhi per non vederla. adori scombinarmi la vita, farmi toccare la felicità e farla sparire, indurmi a credere che dipende solo da me, che ho già tutto e se non me ne accorgo è colpa mia. godi a farmi sentire così, piacevolmente disperato, triste col sorriso, sicuro e perso, generoso e odioso. privilegiato e sfigato, diverso e vuoto, solo come un cane se circondato di gente, realizzato e fallito, bambino che invecchia bene.

e così non so più niente, nemmeno come mi devo sentire.
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posted by Giampiero Busato at 9:46 PM | Permalink | 1 comments
07 maggio 2008
Vacanze romane



In questi giorni il mio alter ego è al Foro Italico. Lo trovate qui.
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posted by Giampiero Busato at 11:52 AM | Permalink | 2 comments
05 maggio 2008
Carlo Sama
Qualche giorno fa ho riportato una battuta su Carlo Sama (per riferimenti: storia della Ferruzzi) che Beppe Grillo usava ripetere nei suoi spettacoli. Una battuta non mia (da giornalista ho citato fonte, satirica ma fonte) della quale sottolineavo, peraltro, la cattiveria. Tuttavia mi rendo conto che quella boutade possa urtare la sensibilità dell'interessato, motivo per cui ho messo in cantiere il post su Cusani-Sama e lo rimetterò in sesto mondato del riferimento di Grillo.
C'est tout.
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posted by Giampiero Busato at 2:29 PM | Permalink | 0 comments
04 maggio 2008
Ulan Bator, Uma Thurman


Quando si arriva in una città nuova non ci sono che strade a perdita d’occhio e file di palazzi prive di senso. Tutto è misterioso, vergine. […] Basta un attimo, e tutto questo ci appartiene, perché ci abbiamo vissuto. […] Urquinanona: questo nome dal suono vagamente Sioux si andava ad aggiungere alla lunga lista di parole in origine stravaganti che accumuliamo in qualche angolo del cervello. Urquinaona ormai troneggia accanto a untume, catapulta, upupa, decubito, cumulonembo, Ulan Bator, Uma Thurman.

(Xavier, L'appartamento spagnolo)

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posted by Giampiero Busato at 10:53 PM | Permalink | 0 comments
02 maggio 2008
V-Forbice


Aldo Agatino Forbice lavora alla radio della Rai e conduce un programma che si chiama Zapping. Ed è con piacere che gli restituisco l'epiteto di allocco del quale mi ha omaggiato per aver partecipato al V2 Day di Beppe Grillo. Vede, anzi, vedi caro Agatino, giacché per penoso cameratismo tra colleghi ci si deve dare del tu, a me hanno insegnato che sarebbe nostro dovere scoperchiare le pentole, capire ciò che succede, interpretare gli umori della società. Leggere, studiare, prepararsi per essere davvero in grado di dare notizie alla gente. Forse non sai, Agatino, che sono un allocco diplomato in un rinomato liceo classico, laureato in un prestigioso ateneo. Forse non sai che accanto a me, quel giorno, c'erano un magistrato, un dottore in economia, un tenente dottore in legge, un laureato in lettere. Che sul palco c'era un nostro collega che dà le notizie che dovresti dare anche tu, ti invito ad ascoltarlo (è un tuo dovere, sei un giornalista) nel riquadro qui sopra. Perché la mia impressione è che tu sia così allocco da non aver capito che se un professore come Giuseppe Scienza, un signore che ha delle cose interessanti da dire, sale su un palco con un comico la colpa è vostra - io lavoro nello sport, tu no - e di tutti quelli che non danno voce a chi vorrebbe dare notizie ai cittadini.

Grillo è un guitto, Agatino, lo so bene. Ma è proprio grazie a quelli come te che quelli come me non hanno altra via che presentarsi in piazza al Vaffanculo Day. Sei un allocco se pensi che Platone non lo si legga anche tra coloro che il 25 aprile erano in piazza a Torino: anche per questo c'è chi, tutto sommato, ha scelto di esserci e tu, iscritto all'Albo e dipendente del servizio pubblico, no.

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posted by Giampiero Busato at 9:24 PM | Permalink | 1 comments