ilBranco

dal 1995 la sregolatezza senza il genio

Noi puffi siam così…

Posted on | gennaio 16, 2009 | 1 Comment

Tetti Blu

Alba (CN), Corso Europa. I graziosi Tetti Blu

Inizio a prenderci gusto, sapete? Nel gennaio del 2007 avevo pubblicato sul blog questo articolo, che era stato ripreso anche dal periodico locale Da Leggere (pare che Da Leggere abbia appena chiuso, peraltro, e mi spiace). Raccontavo della visita ad Alba di un collega giornalista di Milano, colpito da alcune mostruosità architettoniche.

Bene. Solo ieri, parlando con amici, sono venuto a sapere che la stessa impressione suscitata nel mio amico era stata fatta propria la scorsa estate da Marina Salamon, imprenditrice piuttosto nota, che arrivata ad Alba aveva detto in faccia al sindaco e ad altri rappresentanti municipali:

Quando sono arrivata ad Alba, all’ingresso della città ho visto dei brutti palazzi, con architetture e colori stranissimi. Non ho capito se erano case popolari oppure no. No? Peggio ancora, non c’è nemmeno un’attenuante. Anzi, c’è un’arroganza intellettuale in chi le ha progettate e non ha avuto una responsabilità sociale verso il territorio. Perché qualcuno mi deve spiegare il rapporto di Alba con il royal blu di quelle case. Non siamo mica a Ponza o a Mikonos, siamo nel Nord dell’Italia.

(fonte: Archivio La Stampa)

A parte l’imbarazzo della rappresentanza politica locale, ovviamente il giornale ci ha marciato un po’ e nelle pagine cuneesi ne ha parlato per un paio di giorni. Ho scoperto, per esempio, che la brillante idea dei Tetti blu è venuta a uno studio di architettura di Torino, assai rinomato. Si chiama Gabetti Isola. L’illustre architetto Aimaro Isola, rintracciato per un commento (lo trovate qui), ha detto in sostanza che chi parla male dei Tetti blu non capisce un tubo. Che troppo presto (presto? La gente ci vive da anni, io me la devo sciroppare ogni volta che entro in città) per giudicare, che il colore dà un tono di allegria e un senso di letizia in chi ci abita (sic). Per lui i Tetti blu, che poi sono i fratelli gemelli dei palazzoni blu costruiti a Torino, sono accoglienti e piacevoli. Forse perché non li vede tutte le mattine.

Il cronista della Stampa, chissà perché, aveva pure sentito l’esigenza, per rispondere alla Salamon, di scrivere un pezzo intitolato “La rivincita dei Tetti blu“. Tutto vero, ve lo giuro. Leggete l’incipit:

Sotto il blu dei tetti, c’è un quartiere vivace che prende forma, si organizza, partecipa. E lo fa senza curarsi troppo dei giudizi di chi (come mesi fa l’imprenditrice Marina Salamon) si ferma all’estetica.

Ah, capito. Perché quando uno passa per un viale e guarda le case a cosa dovrebbe pensare? A quanto è efficiente la caldaia? A quanto son belli i pavimenti? Vabbè.
Sta di fatto che i Tetti blu rappresentano la mancanza di sensibilità civica di un paesone, come Alba, che dovrebbe rappresentare il meglio delle Langhe. Dovrebbe coltivare e tenere viva la cultura dell’estetica, come fanno in Toscana. Sulle nostre colline costruiscono capannoni di eternit ma provate a tirarne su uno sui colli intorno a Siena: vi fucilano sul posto. E ad Alba, che già pullula di vomitevole edilizia degli anni Settanta, permettono che si costruiscano periferie come quelle dell’hinterland milanese.
A proposito: voi che non vi fermate all’estetica provate a fare una passeggiata, murati vivi dalle due ali dei palazzoni dei Tetti blu. Poi respirate l’aria umida, chiusa e ristagnante, tipica dei posti in cui il sole nonce la fa quasi mai ad arrivare. E pensate alle parole dell’architetto:

In questo grande spazio che non è più città e non è ancora campagna, abbiamo disegnato un anello, segno ordinatore del paesaggio urbano in formazione che collega e distribuisce le auto e i pedoni agli edifici che si dispongono sul terreno. Le forme semplici delle case si alternano a fasce di giardini privati e di boschi pubblici realizzando nuove prospettive, orientate da un lato verso l’arco alpino e dall’altro intercettate dalle geometrie più basse e discrete della zona commerciale di corso Europa.

Io ci sono stato: cercavo un perito dell’assicurazione che abita lì. Dopo venti minuti di camminata mi è venuta l’ansia. Ho provato a guardare gli spioventi blu per ritrovare in me l’allegria e la letizia, le “forme semplici” degli scatoloni, le “nuove prospettive” di un quartiere dormitorio, i “giardini e i boschi” che non ci sono. Ma invano.

Comments

One Response to “Noi puffi siam così…”

  1. Quella tenda da tre milioni «
    febbraio 24th, 2009 @ 13:53

    [...] paesini della Provenza, beh, a essere tolleranti lo si metterebbe alla gogna. Qui no, anzi: quando hanno fatto notare all’architetto che ha concepito i Tetti Blu lo scempio, l’illustre professionista ha elegantemente dato del [...]

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