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Centralia, il paese costruito sull’Inferno

Posted on | febbraio 26, 2009 | 1 Comment

Centralia, Pennsylvania. Todd Dombowski e lalbero che lo salvò da Satana

Centralia, Pennsylvania. Todd Dombowski e l'albero che lo salvò da Satana

Centralia è, anzi, era un paesone di provincia della Pennsylvania. Discretamente ricco. Discretamente bello. Tipo Alba, via. Poi, un giorno del 1962, capitò una cosa strana: un incendio, un banale incendio in periferia, si accese e non si spense più. Non in superficie: là i pompieri lo domarono senza patemi, tempo qualche ora. Aveva preso fuoco il sottosuolo. Sconcertati, i centraliani chiamarono le massime autorità federali per capire se davvero sotto Centralia avesse preso casa il diavolo. Risposta affermativa: il paese giaceva soave su ventiquattro milioni di tonnellate di antracite, che una volta attizzate potevano bruciare altro che per una settimana o un mese: si stimò un migliaio di anni.

Centralia prese a fondere. Si squagliavano le strade, i cittadini respiravano vapori e miasmi malsani finché un mattino il dodicenne Todd Dombowski, che stava giocando in giardino, rischiò di finire in braccio a Satana: il terreno gli sprofondò sotto i piedi e si salvò aggrappandosi all’albero piantato dal nonno davanti a casa.

Inutili tutti gli interventi, Centralia fu evacuata: i centraliani vennero finanziati per mollare le abitazioni  e andarono a vivere altrove. Salvo un paio di testoni, che tuttora vivono là nonostante il Cap di Centralia sia stato ufficialmente ritirato. Civilmente, Centralia non esiste più. Restano le vie, alcune caselle della posta (ma manca il Cap, e le lettere non arrivano più), una chiesa ortodossa ucraina (sì), segnali stradali che conducono al nulla e muretti che limitano giardini davanti a villette che non ci sono più. Ordinati e diligenti nella loro ottusità, le autorità hanno tirato giù e spianato ben bene le case prima che lo facesse per loro la fiamma perenne.

Che c’entra tutto questo con Alba? Non so, forse niente. Però ho pensato alle cave di ghiaia sul fiume Tanaro, alle fabbrichette fumanti, ai palazzoni-vespaio, a tutte le schifezze della mia città e mi sono immaginato un fuoco catartico, tipo quello di Centralia, che squarciasse la terra e inghiottisse tutti gli scempi. E che lasciasse su le torri e quelle quattro case costruite, tanto tempo fa, con quel po’ di rispetto che ormai si è perso.

Comments

One Response to “Centralia, il paese costruito sull’Inferno”

  1. renzo
    aprile 16th, 2009 @ 00:19

    Mi piacerebbe conoscerti… mi mandi la tua mail?

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