ilBranco

dal 1995 la sregolatezza senza il genio

DNAlba

Posted on | aprile 21, 2009 | 16 Comments

In 32 anni ho imparato qualcosa sul DNA dell’albesità. Qui sono nato e cresciuto frequentando le migliori scuole (“siete la crema della società”, diceva la mia povera ex preside, Anna Alessandria).  Conosco professori e impiegati, studenti e perdabàle (i nullafacenti: ad Alba sono considerati peggio degli scarafaggi), imprenditori e politicotti, avvocati e commercianti. Conosco produttori di vino, camionisti, commercialisti, carrozzieri, commesse, rappresentanti, operai stagionali. Diversissimi tra loro eppure albesi si nasce e, piaccia o no, chi più chi meno, si resta.

L’albese, sotto sotto, pensa di essere al centro dell’universo, che inizia a San Cassiano e finisce poco dopo il ponte di Tanaro, a Mussotto. Gli albesi ‘giusti’ si sentono fighi perché hanno i soldi. I loro bisnonni erano i pezzenti che raccontava Fenoglio (che sotto sotto era un comunista, nella mentalità virale albese), i loro nonni hanno fatto qualche lira, i genitori si sono arricchiti e i figli vivono della ricchezza dei genitori, spesso spacciandola per propria. Direte voi:  provincialotti qualunque, gli stessi che  trovi a Varese, a Parma, a Brescia. No. L’albese è peggiore. L’albese ostenta ma finge noncuranza. Blaga ma simula umiltà. Se compra un Cayenne è perché “lavora” (concetto implicito: se lavori e non riesci a comprarti un Cayenne cazzi tuoi, vuol dire che sei un fallito) o perché “voleva un’automobile alta” (e magari prova a farla passare per autocarro, del resto lo Stato è peggio di Mao, si permette di tassarti il Cayenne). L’albese stringe venti mani in via Maestra, anche quelle di persone che metterebbe sotto il trattore ma magari sono clienti (prima parola magica). Pensa che piazza Savona sia il crocevia del mondo, Vincenti o Lei le boutique più esclusive dell’emisfero e il Blangé o il Fallegro il non plus ultra per l’aperitivo. L’albese medio va a Messa anche se ha moglie e due amanti, se ruba e invidia, se pensa solo a sé e non rispetta il suo prossimo perché chissenefotte del Vangelo: sono amici e vicini di casa che lo devono vedere a Messa (sennò cosa pensano, che è un senzadio?). L’albese medio è moderato: seconda parola magica, che riassume in sé i tratti del Dna langarolo urbanizzato. Moderato significa lasme sté (non mi rompere i maroni), né di qua né di là (basta, per l’appunto, che non mi rompa i maroni), amico di tutti e nemico di nessuno (finché mi lasci fare gli affari miei senza rompermi i maroni, s’intende). L’albese si scandalizza: per chi non si sposa in Chiesa, per chi lascia l’attività del padre per inseguire i suoi sogni, per chi affitta una casa (“le case si comprano, mica si affittano”, soprattutto se sono i genitori a regalarle ai figli), per chi non fa a gara a chi ce l’ha più lungo. L’albese non legge giornali e non guarda programmi che diano notizie o facciano inchieste. Perché le inchieste le fanno i rompiballe, che poi sono tutti comunisti invidiosi (terza parola magica: comunista. Se non la pensi da albese non puoi che essere un comunista, così come trent’anni fa se avevi i capelli lunghi. Critichi il senso più deteriore dell’essere borghese, un po’ come faceva Pasolini? Sei invidioso, cioè comunista). Insomma: albesi si muore, non prima di aver insegnato ai propri figli a esserlo fino in fondo. Perché altrimenti si rischia di essere dei falliti (dimenticavo: la quarta parola magica).

Ai simpatici ragazzi che fanno la claque a Castellengo: tranquilli, sono un pavido ma non mi nascondo ancora dalla furia dei Giovani per Alba.  In questo blog uso un altro nome da qualche anno, non da ieri l’altro. Ho conosciuto e intervistato sindaci di Alba e presidenti di provincia e consiglieri di regione e assessori e imprenditori quando imparavo un po’ di mestiere per le riviste locali una decina di anni fa. Capisco e ricordo l’entusiasmo dei vent’anni ma lasciatevi dare un consiglio: non pisciate troppo lungo. Non citate Rousseau. Questa è Alba, non è Parigi. Oggi ne andate fieri, delle spillette e delle foto ricordo con Sandro Bondi, del cravattino azzurro e del kit del candidato, ma tra dieci anni magari vi farete una bella risata. Comunque: se volete, mi trovate qui. Vi prevengo: firmo anche per Unità e Riformista eppure mai ho votato a sinistra. Voto, anzi, voterei radicale. L’invettiva contro l’albese leninista, insomma, lasciatela nel diario.

Comments

16 Responses to “DNAlba”

  1. giac
    aprile 21st, 2009 @ 16:00

    ah, sei radicale. anzi: saresti. un cultore della morte, insomma…

  2. agnès
    aprile 23rd, 2009 @ 16:52

    beh, ora i commenti arriveranno… percò, cacchio, adesso mi sento un po’ “quarta parolina magica”, e definirla così un po’ mi consola, sembra un po’ più winx e un po’ meno “fallita”.

  3. Francesco Bogliacino
    aprile 24th, 2009 @ 13:25

    beh agnés consolati: io sono diventato terza parola magica :D

    peró GB si sbaglia, non si dice invidiosi si dice gelosi, che fa molto più radici piemontesi (“gilus”)

    ciao

  4. Mick
    maggio 11th, 2009 @ 09:50

    Bravo Gb!
    Ottima descrizione di Alba.
    La conosco da ormai dieci anni e alcune cose le avevo capite…
    Ho tanti amici, ma non potrei MAI viverci.
    La trovo soffocante, morta e inutilmente pettegola.
    E poi a me piacciono i capelli lunghi e incolti :-)

    Cerea neh!

    Mick

  5. dani
    maggio 30th, 2009 @ 09:34

    beh capo branco,
    nelle tue parole sento qualcosa di + di una semplice satira..probabilmente il classico ti ha aperto la mente, ma in una sola direzione…pur condividendo tutto quello che hai scritto, penso che un discorso senza proposività nn abbia nessun valore…anzi mi fa un pò incazzare..un pò come fanno i fissati della terza parola magica e i loro avversari..siccome probabilmente ne hai le capacità nn rompere i “maroni” cercando consensi anti albesi, ma fai qualcosa di concreto..e se mai verrai nell’orribile alba occhio a nn tirarmi sotto con la tua macchina, perchè io vado al brasilera in bici..

  6. Giampiero Busato
    maggio 31st, 2009 @ 07:58

    Daniele, non ci ho mica capito molto.
    Prima dici che condividi tutto. Poi di non rompere i maroni. Poi che il mio discorso non ha alcun valore. E che ti fa pure incazzare.
    Dovrei fare qualcosa. Ah. E cosa? Dar fuoco ai Suv? Urlare con un megafono in piazza Savona e farmi arrestare per fare clamore? O andare a votare, visto che la residenza ce l’ho ad Alba?

  7. daniele
    giugno 3rd, 2009 @ 08:06

    giampiero,condivido tutto perchè è la realtà..il dna però si mescola, lo si può modificare, può mutare…perchè non usi la tua dote di scrivere per stimolare i pensieri degli albesi “portatori sani” (per rimanere in tema di dna)?…perchè scrivendo solo critica servi su un piatto d’argento quello che vogliono sentirsi dire quelli che già la pensano così; ma non cambia nulla. Così si formano 2 gruppi: piloti di suv e contro piloti di suv..cmq se dai fuoco ai suv guarda che ci sia il padrone dentro..ciao

  8. ale
    giugno 12th, 2009 @ 10:40

    predicare:
    raccomandare, insegnare ad altri con parole ed esempio

  9. ale
    giugno 12th, 2009 @ 12:48

    “Non citate Rousseau”. Caro gb mi spieghi, per cortesia, il perchè di questo imperativo?
    Grazie

  10. fede
    luglio 7th, 2009 @ 18:34

    mamma mia…
    io vivo a 10km da alba, da 10 anni lavoro ad alba e mi dispiace dirlo ma ti do tristemente ragione… alba è un covo di pezzenti fighetti che pensano sono ai vestiti firmati e alla macchina da 50.000€ (che poi magari fanno il leasing così che fra 2 anni si comprano il nuovo modello perchè sono dei grandi)…

    6 UN GRANDE, articolo centrato in pieno e soprattutto è TUTTO VERO!

  11. pippocervella
    luglio 8th, 2009 @ 07:13

    personalmente non sopporto l’albesità ma sono albese.
    Sono stato per qualche anno via, tornandoci solo il week end e godendo della “mia” città come se fossi in vacanza, quindi amandola in quanto tale. Sono stato via un tempo sufficiente per rendermi conto che altrove era lo stesso e che, in quanto albese, questo “stesso” era peggio: nell’estremo nord est parlano dialetto (lingua per loro, guai a dire dialetto) correntemente, sei perennemente “out” a meno che tu non dimostri sul campo di reggere dalle quattro medie bionde in su o non segni qualche gol decisivo in tornei dopolavoristici di infimo livello.
    e alla fine sono qua, a fare quello che “dovevo” fare, forse rassegnato, tendenzialmente moderato (seconda parolina magica), sicuramente “moderasta” dentro, ma fuori non si vede sennò che albese sarei?

  12. giac
    luglio 8th, 2009 @ 10:56

    outing di pippo, ecco il mio

    sono albese e capisco i turisti: alba è bellissima e le langhe sono meravigliose. il paradiso del vacanziere: gusto (si mangia da dio), vista (panorama di assoluto livello), olfatto (i profumi dell’autunno, inimitabili), udito (i silenzi invernali interrotti dai cani sulla mezza collina opposta, orgasmici), tatto (affondare le mani in una cesta di uva appena raccolta e poi ciucciarsi il dito, esperienza quasi mistica). capisco e ci verrei tutti gli anni in ferie.
    in ferie. viverci implica una fortissima capacità di lasciarsi correre addosso alcune eliche dell’ottimamente esposto DNA albese. e quella capacità io non ce l’ho.
    altrove non è diverso? dipende. torino, ad esempio, è vicina eppure è un mondo lontano, in cui le quattro parole magiche scompaiono dall’evidenza e vengono seppellite, in media, da grosse risate. tutto qui.

  13. anna rabino
    luglio 10th, 2009 @ 00:56

    Ci conosciamo già, un pò, sono figlia di Dopmenico Rabino,
    classe 1910, un albese così doc da far spavento, l’ho molto
    ritrovato in queste righe. Ho ritrovato anche me, li ho
    scandalizzati tutti, lui e i suoi amici tutti seduti a prendere
    l’aperitivo al Savona finchè arterie e glucosio gliel’hanno
    permesso, li ho scandalizzati tutti per i motivi su esposti più
    qualche altro, piccolo dettaglio, su un fondo che ritrovo, divertita e
    anche un pò commossa. Un tempo erano, gli albesi, ipocriti, gaudenti,
    baciapile e leccasederi purchè dei ricchi, democristiani dentro, forse, in
    una parola. Oggi, non so, non lo so più. Grazie. Questo testo mi ha aiutata.

  14. anna rabino
    luglio 10th, 2009 @ 01:08

    No, in realtà non ci conosciamo affatto, mi ero sbagliata.

  15. enrico
    luglio 21st, 2009 @ 09:24

    Bravo, bel pezzo decisamente superiore a quello su Don Valentino e il suo applauso! Direi che è completo. Potresti farci un manuale sull’albese medio, stile Severgnini, che ne dici? Se ti fai “i sold” però me ne dai una parte per l’idea che ti ho lanciato, cosi mi compro il cayenne anch’io e lo parcheggio di fianco a quello di Ci..o?

  16. Massimo
    ottobre 30th, 2009 @ 18:49

    Sei stato chiaro, simpatico. Bravo. Il tuo articolo sta girando come sai su FACEBOOK e ho conosciuto questo branco.
    Bravo, siamo veramente schiavi di tante di queste cose, non hai citato l’albese che va in bici col padrone tipo Coppa Cobram (si scriverà così?) di fantozziana memoria!

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