ilBranco

dal 1995 la sregolatezza senza il genio

Fenomenologia del Berlusca

Posted on | aprile 6, 2009 | 1 Comment

Voto Berlusconi perché è sempre ben vestito e profumato. (Una mia amica, ottico optometrista)
Voto Berlusconi perché mi sta sul cazzo pagare il 40% di tasse (Un mio amico, assicuratore)
Voto Berlusconi perché vorrai mica votare di là (Una mia amica, architetto)
Voto Berlusconi perché mi faccia altre cento leggi Tremonti. Mi ci sono ristrutturato la casa (Un mio amico, imprenditore)

A volte mi dico: oh, se dieci milioni di italiani votano Berlusconi saranno mica dieci milioni di coglioni? Mumble mumble.

Una parte minoritaria di chi vota Berlusconi sarà pure orfano di un partito dei conservatori. Qualche liberale senza patria, poi. Mi sfuggiva il motivo per cui questi ultimi non fossero tornati al loro ovile, che esiste ancora (toh) anche perché vivere in Forza Italia da liberale è una via crucis: chiedetelo a Costa, a Biondi (non Bondi: Alfredo Biondi). Loro dicono che ormai c’è il bipolarismo; soprattutto sanno che col PLI non prenderebbero più mezzo voto. Ma da quando in qua un liberale si svende in cambio di rappresentanza? Dicono che le cose puoi cambiarle solo “da dentro”. Ma cosa vuoi cambiare in un partito che non è il tuo, e che di liberale non ha niente se non il mantra del suo capo? Niente, per l’appunto. Ti turi il naso quando approvano leggi come quella sul testamento biologico, o le leggi-vergogna (di stampo comunista, ma le ha fatte Berlusconi e quindi vanno bene) sulle immunità e sul salvataggio di  aziende di famiglia. Bah.

Poi ci sono quasi tutti gli ex socialisti (che sono di sinistra, non fa male ricordarlo: la cultura socialista è “sinistra”, ok?). Ecco. Quelli combattevano i conservatori. Poi Craxi si fidanzò con la DC, fece il pentapartito, e nel 1992 i socialisti dichiararono guerra ai comunisti ritenendoli – a torto - mandanti dell’inchiesta Mani Pulite, quella che fece fuori anche il craxismo. Berlusconi se li è presi tutti: Baget Bozzo, Cicchitto, Boniver, Bonaiuti, Brunetta, la di Craxi figlia Stefania, Frattini, Guzzanti, Micciché, la figlia di Moroni (quello che si suicidò perché indagato per Tangentopoli), Pecorella (doppio ex: prima era comunista), il figlio dell’ex sindaco di Milano e cognato di Craxi Pillitteri, Sacconi, l’avvocato dei diavoli Taormina e pure Giulio Tremonti (che adesso è tornato a parlare da uomo di sinistra, dopo le cappelle inanellate nell’ultimo decennio da Superministro). Impossibile pensare, solo fino a qualche anno fa, che uno solo di loro potesse tornare anche solo a fare l’assessore comunale: i cittadini li avrebbero cacciati a bastonate. Oggi? Vanno benissimo.

Ex democristiani: a piene mani, col loro carico di elettorato. Dire “DC” era pari a una bestemmia, ricordate? Era “il vecchio”, “il marcio”. Con Berlusconi sono tornati linde, fresche e nuove delle cariatidi come Brancher (un prete spretato), Formigoni (comunione e liberazione), Frigerio (uno che più pregiudicato non si può: corruzione, concussione, finanziamento illecito, ricettazione, ma chissenefrega), e veterodemocristiani come La Loggia, Letta, Gava, Pisanu, Scajola, Schifani. Gente che era vecchia già quando portava lo scudo crociato e accompagnava Andreotti. Tutto dimenticato. Evviva.

Berlusconi ha inventato la colla per tenere insieme il diavolo e l’acqua benedetta. Anche la ex destra di Fini, quello del Pdl che era “la comica finale” e poi si è arreso (grande statista, ciumbia) e sta lì, con la sua parola che si è rimangiato più volte (mai più con Bossi, mai più con Berlusconi). Si è rassegnato (a tempo determinato) e aspetta. Aspetta. Il tempo gli deve dar ragione: quest’anno sono 73 per il Cavaliere, cribbio, sarà mica eterno. Quindi: socialisti laici, democristiani clericali, liberali (pochi), ex statalisti e fascisteggianti missini, qualche repubblicano (storicamente centro sinistra, eh?). Tutti insieme in un papocchio indicibile di idee e culture che se le sono sempre date di santa ragione. Vi immaginate mettere d’accordo un titolare d’azienda padano e secessionista con un impiegato pubblico di Messina? Un fervente cattolico guidato dal Vaticano e un ateo mangiapreti socialista? Il collante supremo di un gregge mai così ampio nella storia italiana chi sarà mai? Un nuovo Cristo della politica, capace di fondere in sé il bianco, il rosso e il nero? No. Un anziano e geniale imprenditore brianzolo. Uno che non prende mai posizione in politica interna. L’avete notato? Per rappresentare tutti, non rappresenta nessuno. I suoi discorsi da bar sport sono gli stessi da quindici anni: “la sinistra” (che non esiste: lui parla di una cosa che è estinta da tre vite) che è contro la proprietà privata (eeeh?), la “religione laica della libertà” (lui, che ha vissuto in barba alla concorrenza e alla libertà), il regime rosso, la traversata del deserto, il “teatrino della politica” che lui rifugge (doppio eeeeeh?). Parla, e non dice niente: del resto non può. Lo facesse, scontenterebbe o un socialista laicista, o un devoto democristo, o un liberale integerrimo. Non puoi mica metterli d’accordo, se non promettendo una fetta di torta a tutti (quello di cui Berlusca incolpa “la sinistra”, che fa politica per il potere. Ma nessuno nota il paradosso, guarda tu). Tutti a braccetto, in nome della libertà: di farsi i cazzi loro, mi sa. E’ bastato creare un nemico finto e paventare la dittatura di Lenin in Italia (che fa ribrezzo a tutti, dai figliocci di Craxi a quelli di Rauti) et voilà. Troppo facile, direte. Però non ci aveva pensato nessuno. Bravo lui.

La Lega, poi. Ah, quella. Fantastica. Nessuno se lo ricorda ma il primo che capì che ci si doveva alleare col nemico per andare a Roma (che è ladrona, ma rende anche) fu un colonnello di Bossi, tale Domenico Comino. Bossi gli diede del Giuda e a un raduno del Carroccio, tra fette di polenta e sacramenti, un energumeno cercò di tirarlo giù dal palco per farlo a pezzi. Epurato. Mai più sentito. Qualche giorno dopo Bossi fece l’accordo con Berlusconi. Applausi. Del resto il popolo del nord marcia col  suo capoper principio, do ve va va. Se domani al Senatur andasse di traverso il sigaro, o gli prendesse un altro piccolo cortocircuito e si alleasse con l’ex idolo delle folle padane, Di Pietro (che ieri era un santo, adesso è Il Nemico)? Se si svegliasse e desse di nuovo del mafioso a Berlusconi? Ovvio: i nordisti gli andrebbero dietro, a legioni compatte. La Lega oggi è un chierichetto, dopo aver fatto Satana. Vota a braccetto con gli statalisti sudisti di AN. Loro, che fino a ieri si professavano indipendentisti padani, loro che odiano i terroni (ma lo dicono solo alle feste di Pontedilegno), loro che parlavano dei “vescovoni”, del “papa polacco”, di Berluskaiser mafioso. Adesso difendono le leggi più cattointegraliste. Il “loro” Papa (loro? Gesù non ha niente da dire, al riguardo?) I riti celtici, quelli usati da Calderoli per sposarsi, li hanno temporaneamente accantonati. Segno della croce.

 Berlusconi sa che l’italiano medio un po’ pistola lo è. Del resto Berlusca stesso è un italiano medio: sognava la magnifica triade del borghese (i soldi, il calcio, la gnocca) ma, a differenza di quasi tutti, di grano ne ha fatto a palate, la squadra del cuore non la tifa ma se l’è comprata, e le tizie dei calendari non se le appende in bagno ma gli volano nel letto (prima le metteva a fare Drive In, oggi al ministero: tanto è lo stesso). Scatta lo spirito di emulazione, dai. Parla agli ignorantoni, il grosso dei voti, e li convince che basta sorridere e “lavorare di più” e la crisi se ne va. Fa le corna nelle foto ufficiali: chi, dei meno “studiati”, non si fa una bella risata? Chi di loro non lo sente uno di loro quando fa ’ste cazzate, perché vorrebbe andare lì in mezzo ai potenti e fare la stessa cosa a quei cadaveri dei capi di Stato esteri? Un po’ di allegria, su. La gente lo ascolta, e gode perché lo vede ricco e contento, mica triste come “i comunisti”. Altra genialata: i comunisti votano Marco Ferrando; i comunisti all’acqua di rose votano Diliberto; i comunisti non esistono nel Partito Democratico. Eppure vengono messi nel calderone di quelli “di sinistra”, quindi comunisti, quindi cattivi: è la lezione da bignamino mal scritto facile da imparare che Berlusconi ha propinato con successo clamoroso negli ultimi quindici anni, proprio perché sa che l’elettore medio legge Novella 2000 e ha il cervello di un criceto. Lo diceva anche ai suoi venditori di Publitalia: bisogna parlare alla gente come si farebbe con quelli che ripetono la terza media e stanno nell’ultimo banco. Magari perdi un voto, ma ne guadagni cinque. E i voti mica si pesano, si contano.

Poi Berlusca prende i voti anche degli “studiati”, e bisogna dirlo sennò si offendono e iniziano a dire che questa idea che chi è intelligente vota a sinistra è una boiata, che la superiorità della sinistra non esiste più. D’accordo, è vero. Il grande capo parla a chi ha un’impresa, per esempio e lo convince: sotto sotto quasi tutti evaderemmo, potessimo. I dipendenti non possono farlo, chi ha le partita Iva sì. Mica vuoi, dice Berlusconi dare i tuoi soldi tanto sudati allo Stato che se li mangia, no? E questi lo votano. Anche se lo Stato è Berlusconi, il paradosso sfugge ai più. Anche se poi ogni volta che va al Governo si accorge che l’Irap non può toglierla e le tasse non può abbassarle, sennò crolla tutto. Ma ti pare di avere un amico al potere, votandolo. Uno che se fai un po’ il furbo col Fisco ti fa l’occhiolino e dice: massì, dai, tanto lo fanno tutti, un po’ di evasione è legittima difesa. Stranamente, poi, ma neanche tanto, la stessa gente che si lamenta che le strade son bucate e le scuole cadono e gli ospedali fanno schifo è quella che fa passare come premio aziendale la borsa di Prada all’amante e come autocarro il Cayenne. Toglie i soldi alla comunità evadendo, poi aspetta che “la sinistra” vada al governo per dire che lo Stato fa schifo, che non dà servizi. 

Eppure se c’è un uomo che ha sempre odiato la concorrenza (vedi Mediaset – Europa 7 – Sky), che ha soffocato il commercio al dettaglio (Standa) ecco, quello è Berlusconi. In quello è sempre stato di idee estreme, comuniste. Ma va bene così. Ha pure avvelenato i pozzi, Berlusca:  perché se dici, come sto facendo io qui, che ti fa schifo avere come padrone del vapore un oligopolista che parla come un ragioniere sei un comunista. Un rosso. Io mi sono stufato di dire che non lo sono. Ho solo tanta nostalgia del pentapartito. Diccì Psì Plì Pri, e Psdì.

Vi posso consigliare una lettura? Soprattutto a quelli che votano Berlusconi. Eccola. Non è un libro che vi deve convincere, è un libro che dice delle cose. Mi piacerebbe parlarne con il popolo della libertà, cioè con la maggioranza di voi.

Comments

One Response to “Fenomenologia del Berlusca”

  1. Francesco Bogliacino
    aprile 21st, 2009 @ 01:07

    chissà chi è l’assicuratore… :D

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