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dal 1995 la sregolatezza senza il genio

Youtube.montanelli.com

Posted on | aprile 22, 2009 | No Comments

Montanelli non conosceva YouTube. E hanno ragione quelli che sostengono che gli avrebbe dato molto fastidio essere celebrato dalla sinistra italiana, che Indro avversò sempre. Però oggi, che infuriano le celebrazioni del centenario della nascita, con la Rete possiamo mettere ordine nella vicenda del Montanelli in guerra con Berlusconi. I fatti sono noti ai più, quelli che a metà anni ‘90 erano sufficientemente adulti per leggere un quotidiano. Quando Berlusconi entrò in politica chiese al direttore del suo Giornale, per l’appunto Montanelli, di diventare il capo del bollettino del suo nuovo partito. Montanelli, giustamente, lo mandò a quel paese e se ne andò.

Oggi ci sono due versioni della storia: la prima, quella ‘di sinistra’, vuole che Berlusconi avesse obbligato Montanelli a fare da suo megafono elettorale. La seconda, ‘di destra’, è che Montanelli avesse deciso così, in un giorno di uàllera, di far gli scatoloni e di dimettersi. Uno dei difensori di questa seconda tesi, l’antico ma ancora attivo columnist Paolo Granzotto, fa leva sul fatto che Montanelli fosse di destra per sostenere che mai e poi mai Indro si sia lamentato di un’ingerenza berlusconiana nel suo Giornale, e per dire che chi caldeggia l’altra ipotesi è un sinistro in malafede.  Come Marco Travaglio, per dire (che è di destra ma in Italia è complicato spiegare che la destra NON è Berlusconi).

Per nostra fortuna c’è l’unica persona al mondo che può confermare o smentire ciò che davvero pensò e disse Indro Montanelli. Si chiama Indro Montanelli. In una trasmissione di Michele Santoro del 2001, nella quale Travaglio stava raccontando di quel giorno in cui Berlusconi chiese al Giornale di diventare l’organo di partito di Forza Italia, Vittorio Feltri dava del bugiardo a Travaglio. Montanelli chiamò: sentite cosa disse, a Travaglio e a Feltri. Granzotto: ascolta anche tu, perché se c’eri mi sa che le orecchie, come dici, le hai ancora buone. La memoria, mi sa, un pochetto meno.

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