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dal 1995 la sregolatezza senza il genio

Gli ipocriti della domenica

Posted on | maggio 5, 2009 | 7 Comments

Don Valentino e don Michele

Don Valentino e don Michele

 

Non interessa a nessuno ma, da albese, la mia felicità l’ho trovata lontano da Alba. E mi manca pure il dono della Fede: peccato mortale, per chi è cresciuto qui, soprattutto perché a differenza di altri, giacché non credo e rispetto chi lo fa, in Chiesa non ci vado. Eppure mi sono trovato a Messa, al cospetto di un prete con cui sono cresciuto: don Valentino. Quel giorno ce l’aveva quasi con tutti. Soprattutto quelli che in Chiesa hanno fatto l’abbonamento, sì, ma all’albese, che è una ricetta buona solo col carpaccio o il cioccolato e il rhum. Perché la Messa all’albese è come l’antitetanica: anta andarci, bisogna. Perché i vicini di casa si accorgono, se marchi visita. Se ti candidi a sindaco e non santifichi le feste, addio voti.

E Valente? Non ha mica detto alcunché di strabiliante. È sconsolato perché la gran maggioranza di chi frequenta la sua parrocchia – e tutte le altre – ama i furbi, i potenti, i delinquenti. Sempre che già non appartenga a uno di quei tre club, beninteso: perché i ladri sono sempre gli altri, come gli zingari che tirano una pietra nel finestrino, ma se fai il carrozziere, li ripari e non compili una fattura dai tempi di Pertini non sei ladro, no, quella è autodifesa dal fisco. Se giri in Porsche e sottopaghi i tuoi dipendenti con contratti-truffa non sei un brigante, sei un imprenditore flessibile. Don Valentino ce l’ha con chi finge di vivere la comunione con i fratelli cristiani, che dovrebbe essere fatta di quotidianità, eppure dei compagni se ne frega rigorosamente per 167 ore la settimana, tranne quella dedicata a scaldare il bancone di Cristo Re per far registrare la presenza alla propria coscienza e soprattutto ai conoscenti. Noi siamo il popolo che si sdilinquisce per chi si sa arricchire, e non importa come. Che ammira chi ce l’ha fatta (a fare i soldi) e pazienza se ha ficcato le mani nelle tasche altrui. Noi siamo i buoi, parenti di quei pecoroni che risposero al Mussolini impettito lassù, sul balcone di piazza Venezia, che al burro preferivano i cannoni (quest’ultima citazione non è mia, è proprio di Valente, il resto è una mia interpretazione).


Fine dell’omelia. Due o tre signore anziane partono con un applauso spontaneo. Imbarazzo. Dietro di me, la gente mormora. Un signore, in particolare: dice che non siamo a un comizio, che lui è stato educato dai preti, che sarà all’antica ma il sacerdote deve parlare di Dio, mica di queste cose. La moglie gli dà manforte: eh, del resto si sa, don Valentino è un po’ così e bisogna prenderlo come viene. Certo, come no: qui in Langa basta che non si rompano le scatole e in cambio si continua a far numero in Chiesa la domenica. Del resto, pensavo mentre cercavo di individuare le signore plaudenti nei primi banchi, è facile dare scandalo in provincia: basta smascherare l’ipocrisia e il perbenismo che reggono una società gretta, ricca e ignorante come quella di Alba.

Allo scambio del segno di pace mi giro, e la tentazione è quella di stritolare la mano a moglie e marito. Sono un peccatore ma in qualche modo mi trattengo. Del resto sono ospite, forse neanche ben accetto. A Valente gli applausi non sono piaciuti: me lo dice subito dopo la funzione, quando passo a salutarlo per fargli sapere quanto sia stato bello scoprire che qualcuno osa lanciare in faccia parole di verità a una platea che dice ma non è, prega ma non crede, promette e non mantiene. Un po’ come Pasolini, quando dava scandalo argomentando contro la disgustosa ipocrisia della classe borghese. Parrocchia, diceva il don. Parà oikia, vicino a casa. Ma quale vicinanza: la stessa gente che si dà la mano a metà funzione è quella che un minuto prima di entrare in parrocchia, e un minuto dopo esserci uscita, litiga a morte. Per un ramo che sporge nel giardino, un parcheggio conteso nel condominio, un’eredità di un nonno che non ne vuol sapere di morire. Invidia, specula, accumula nella peggior tradizione della nostra sottocultura: quella che ti vuole capofila a cantare Messa ma col pensiero fisso a dio Mammona.


Uscendo dalla Chiesa ho trovato i discorsi di don Michele Do. Un uomo buono. Una mente illuminata che aveva scelto un’altra strada, quella dell’isolamento – anche fisico – e che ha accolto per tutta la vita chiunque non si facesse bastare cento metri calpestabili in centro, il macchinone, il conto pingue, la casa al mare, le cene in piazza Duomo e la falsa stima dei suoi simili, i parvenu di Alba, la gente perbene. So che don Valentino porta avanti anche il suo, di messaggio. Non posso insegnare la cristianità a nessuno non avendola imparata io per primo. Per fortuna ho disimparato in fretta la albesità, e se dell’altra circostanza non vado fiero, di questa sì. Quei libri li ho comprati, tutti. E li regalerò, certo come sono che non stiano andando a ruba.

Comments

7 Responses to “Gli ipocriti della domenica”

  1. marianna micheluzzi
    maggio 6th, 2009 @ 12:53

    Carissimo Giampiero questo tuo post è un autentico capolavoro,un invito a riflettere su quanto poco siamo cristiani. Tutti.
    Quello che tu dici per Alba vale anche per la mia realtà e per tantissime altre realtà italiane.
    Bellissimo, incisivo direi, il ritratto che fai di don Valentino e in contrapposizione della città.
    Grazie e complimenti vivissimi!
    Marianna

  2. Francesco Bogliacino
    maggio 6th, 2009 @ 15:10

    marianna
    non per interpretare GB, che sa rispondere da solo, ma il senso non era dire quanto poco siamo crsitiani, piuttiosto QUANTO SIAMO IPOCRITI, cristiani o meno….

    ciao

  3. marianna micheluzzi
    maggio 6th, 2009 @ 22:14

    Hai ragione, Francesco.Mi correggo. Non ho considerato la laicità e ti spiego. Io ho conosciuto , proprio a Cuneo, molti sacerdoti cattolici, che hanno fatto la Storia di quella città durante la Resistenza e per i quali io provo molta ammirazione. E il loro parlare non è molto diverso da quello di don Valentino.
    Io leggevo il post e pensavo al contesto culturale dove sono fiorite queste vocazioni sacerdotali, belle proprio perchè”fuori dalle righe”.
    Con simpatia,Marianna.

  4. Francesco Bogliacino
    maggio 6th, 2009 @ 23:26

    la simpatia è mia nel conoscerti, comunque si ti posso garantire che io a volte ho aprlato con comboniani che ci andavano giù molto più pesanti. solo che più che una questione di laicità credo che qui il senso sia l’ipocrisia. al rovescio si potrebbe fare lo stesso discorso sugli atei devoti (espressione orrenda)…

  5. pippocervella
    maggio 20th, 2009 @ 10:45

    segnalo all’autore due risposte su gazzetta di martedì 19 maggio all’articolo in questione, con diverso grado di risentimento per “lesa albesità”

  6. Francesco Bogliacino
    maggio 20th, 2009 @ 21:06

    copy and paste, pippo, please….

    a medellin non arriva la gazzetta e non voglio perdermi i pezzi :D

  7. silvana
    giugno 1st, 2010 @ 19:44

    vorrei informazioni sui campi estivi in montagna. a chi mi devo rivolgere? siamo una coppia di pensionati e ci piace molto fare lunghe camminate in montagna ma gli alberghi sono troppo cari per le nostre tasche.grazie
    per la vostra disponibilita.silvana tranchero

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