ilBranco

dal 1995 la sregolatezza senza il genio

Castelli, accenti e Castellenghi

Posted on | giugno 20, 2009 | 3 Comments

Il vip della serata di chiusura delle elezioni è Roberto Castelli, l’ex ministro simpatico come un calcio nelle balle con Durango a punta. Ad Alba è arrivato per promuovere il candidato Castellengo ma in tutti e dieci i minuti del suo intervento non lo cita mai, manco per sbaglio. Non sa chi sia e pare non gliene freghi, anche se gli ha pagato quantomeno l’aperitivo alla Brasilera (se la sarà presa, Castelli, per il nome extrapadano). Dice che Bossi e Berlusconi si son baciati, e da allora è grande amore, e che quindi poche storie: si vota centrodestra. La sicurezza, la famiglia cristiana (mammamiasanta, loro lo dicono, loro difendono la cristianità) sono i valori, non i matrimoni omosessuali, le moschee e i travoni della sinistra. “In questa piazza gremita”, dice Castelli a un certo punto. Penso a una battuta, poi ricordo che Castelli non fa battute. In piazza non c’è quasi un cane, manco la claque dei giovani per Alba, manco un missino in erba col tricolore, un fasciopadano con la celtica, un berlusconio con il Suv, una ceppa di niente. Ma la colpa non è mica solo sua: due ore prima un nubifragio ha spazzato strade e piazze di Alba, e i moderati che amano il Presidente si sono moderati in casa. Castelli molla il microfono, si fa promettere un tartufo se quello di destra vince, poi sparisce.

La piazza gremita (secondo Castelli). Quella che non vedete è la maggioranza slienziosa del centrodestra, che non scende in piazza ma vota.

La piazza gremita (secondo Castelli). Quella che non vedete è la maggioranza slienziosa del centrodestra, che non scende in piazza ma vota.

Siedo al bar Savona, quello che amava Fenoglio, e mi domando per chi (o se) avrebbe votato. Mi portano un Rum Cooler che si fa bere volentieri e toglie anche un po’ di nausea. Parla Tomaso Zanoletti, senatore democristiano di Cortemilia che ha 65 anni ma non sembra aver interiorizzato appieno l’ars oratoria. Non ricordo niente del suo discorso se non “sinistra”, “menzogna” e forse anche “sinistra e menzogna”. Mentre qualche pasionario comunista distribuisce volantini per Marello, si microfonizza Alberto Cirio. Cirio ha iniziato a fare politica quando io ero da poco abbonato al Giornalino, e ha poi 3 o 4 anni più di me. Una volta era leghista, adesso è forzaitaliota. Dice che a destra si sorride, a sinistra si è infelici, che loro sono tolleranti, i ‘rossi’ invece rosicano, che i comunisti vogliono distribuire la ricchezza e invece loro (magari non direttamente lui ma quelli che la pensano come lui) la creano. Tutto bene, tranne quando si impegola – pure lui – nel discorso della morale: la famiglia tradizionale uomo e donna, il matrimonio, il cattolicesimo. Di sicuro Cirio non ha mai usato un preservativo, non ha mai avuto rapporti prima del matrimonio, è antiabortista, antidivorzista, onora il padre e la madre, non ruba, non desidera la roba d’altri eccetera. Però tracanno il mezzo Rum Cooler rimasto nel tumbler, d’istinto. Penso con nostalgia a quando il suo ex guru Bossi parlava del “papa polacco”, dei “vescovoni”, della mafia vaticana e del mafioso di Arcore.

Mi metto a parlare con un amico e dopo un po’ ci accorgiamo che Castellengo sta già arringando i supersiti del nubifragio. Non si sente un tubo, Carlo il giovane parla pianissimo. Non è il suo mestiere, fare discorsi. Purtroppo fa freddo, sennò l’avrei visto volentieri con la giovanilissima polo Fred Perry (e tragica maglietta della salute sotto) che sfoggia in homepage. In piazza scovo pure un portatore sano di cartello.

Quell'accento che non va

Quell'accento che non va

Il cartello non pecca solo per l’occhio del maestro Manzi ma anche per quello della comunicazione: ma che è, un tema? Lo slogan, insegna il Capo Supremo, deve essere “Più topa per tutti”, tanto per dirne uno, mica “Se votate lui che è bravo e si vede che è bravo e lo fa da tanti anni poi vi assicuro che vi porterà un sacco di topa”. Mentre sto per andarmene scopro che è double face, il cartello. Altra foto.

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Anche la scuola dell'obbligo va aiutata

Il portatore sano di cartello ha colpito due volte! La crisi c’è già, altro che.

Comments

3 Responses to “Castelli, accenti e Castellenghi”

  1. Bar politic – 19 — marcogiacosa.it
    giugno 20th, 2009 @ 16:33

    [...] Sono stato con Giampiero Busato, ieri sera. Lui ne ha scritto QUI. Anch’io ne avevo scritto, una lunga pappardella sull’impresentabilità di Castellengo [...]

  2. edoardo zerrillo
    giugno 20th, 2009 @ 20:01

    aahaha
    i missini c’erano, ma il tricolore stavolta, per evitare inzuppature, ce lo siamo stampati sulla maglia!
    potevi venire a salutarci!

  3. Il etilometro (sic) maledetto : ilBranco
    settembre 26th, 2009 @ 15:54

    [...] l’intervistatore chiama ’Roberto Cirio’) del quale avevo già riportato qualche abbacinante spezzone di arte oratoria durante le elezioni comunali. La domanda che viene fatta al berlusconio tartufato, in sostanza, è: [...]

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