ilBranco

dal 1995 la sregolatezza senza il genio

Una volta li chiamavano ‘i Napoli’

Posted on | giugno 19, 2009 | 4 Comments

Ieri sera bighellonavo per il quartiere Moretta, dove anni fa costruirono le case popolari (Gescal, che sta per GEStione CAse Lavoratori ma per tutti gli albesi sono “le-case-gescal”). Alle case Gescal, per definizione, ci abitano i meridionali. Poche balle: da quando prendevo l’autobus per andare alle medie tutti i bambini sapevano benissimo che quando ci si fermava davanti alle Gescal salivano i gescaloni, o gescalotti, cioè i figli degli immigrati calabresi, pugliesi, lucani arrivati qui perché c’era lavoro (e, di riffa o di raffa, in cima alle graduatorie per ottenere gli alloggi popolari c’erano al 90% loro). Solitamente erano vestiti maluccio, arroganti: ce n’era uno che si chiamava Maraventano e pretendeva che tutti stessero in piedi su un lato dell’autobus, perché voleva tutti i sedili liberi. Se ti sedevi, schiaffoni. Per noi, piemontesi purosangue, tolleranti e chiesaroli, erano “i terroni”. Esattamente come i nostri nonni, che a Torino affrontarono l’ondata migratoria degli anni ‘50 esponendo cartelli ai balconi: “Non si affitta ai Napoli” (“I Napoli, pronunciato Nàpuli, è un tragicomica sineddoche che, nella cultura locale, indica tutti quelli nati a sud di Genova).

Sono passati tanti Natali. Ormai i padri di famiglia hanno settant’anni e il piemontese lo capiscono, anche se non lo parlano. Oggi votano Lega, anche alle Gescal. Non sono più loro i nemici, anzi, sono diventati amici. Bene. Ieri sera c’erano i Castellengo boys (anche il giovane Bolla, che però mi si è messo vicino tutta la sera e non avevo voglia di fare la foto ricordo con lui) che ammaestravano gescaloni e dintorni.  L’uditorio è anziano, forse più di Castellengo che per una volta si sentirà giovane. Primo flash della serata: uno che mi pareva essere Roberto Cerrato, ma potrei sbagliarmi, che parlava male di Marello perché non aveva messo i simboli sul suo santino, mentre Castellengo mica si vergogna di far vedere che è berlusconio, legaiolo e pure democristiano dell’Udc. Ma Cerrato non era già stato con quelli che adesso prende per il naso? Boh. Magari non era lui, non so, era buio e il microfono gracchiava. Poi arriva il tipo della lega Nord, Paolo Spolaore. Evidentemente dimentico del fatto che, per tutti gli anni Ottanta e Novanta, la Lega ce l’aveva a morte coi meridionali e faceva le catene umane per la secessione sotto il fiume Po, arringava gli immigrati delle Gescal manco fossero malgari di Castelmagno. Tutti insieme, langhetti e nàpuli, nel nome di Bossi. E pazienza se l’altroieri Umberto diceva “Di Pietro terrone fa rima con valigia di cartone” (quelle che i nàpuli confezionavano alla meglio prima di salire sul treno, direzione stazione di Torino Porta Nuova). Parla anche Bruno Ceretto, un produttore enoico molto conosciuto e dalla clientela molto chic. Fa colorare cappelle da artisti di grido, costruisce acini avvenieristici. Suo anche un ristorante esclusivo, in piazza del Duomo. Il suo pubblico non è esattamente quello delle Gescal, insomma, quello che magari preferisce tracannare il Gotto d’oro a due euro il pintone e per ‘ristorante’ intende, al più, la pizzeria Serenella (che è pure gestita da non-piemontesi, quindi evviva!) Dice di votare Castellengo perché è bravo e con lui si lavora bene così come si è lavorato bene con Rossetto. Eh. A favore di chi, delle Gescal? 

Serata fiacca. Castellengo tarda, è andato in discoteca (no, davvero, è in discoteca a salutare i giovani elettori della notte). Ci pensa Rossetto a darmi l’ultima spinta verso l’automobile, ricordando che il quartiere Moretta – senza motivazioni, così, d’ufficio – è il cuore della città (giuro che se glielo sento dire anche in un altro quartiere, in questi giorni, gli grido qualcosa). Poi ricorda che solo Castellengo è la continuità con la sua amministrazione. Peccato che Castellengo dica che vuole cambiare. E allora decidersi: o vuoi cambiare, o no. Tutte e due, non vale. Mentre mi allontano trovo il motivo a questa serata: il cartellone di Carlo il Giovane.

Il cartellone, lato A: Carlo ringrazia (per non aver vinto al primo turno?)

Il cartellone, lato A: Carlo ringrazia (per non aver vinto al primo turno?)

Il cartellone, lato B. Lega Nord, "pardoni a casa nostra". Nel quartiere degli immigrati dal Sud, lo vai a dire.

Il cartellone, lato B. Lega Nord, "padroni a casa nostra". Nel quartiere degli immigrati dal Sud, lo vai a dire.

Comments

4 Responses to “Una volta li chiamavano ‘i Napoli’”

  1. giac
    giugno 19th, 2009 @ 13:21

    il mio apparato di sicurezza mi informa dell’incipit del discorso di Castellengo: la citazione dei dati dell’OCSE. Alle Gescal.
    Giampiero, non è che abbiamo una visione distorta di quel quartiere, abitato magari da gente arricchita che trova molto dandy rimanere a vivere nel paradigma di una certa archituttura dell’età industriale?
    Di sicuro il gescalotto di Alba è uno zar rispetto al suo omologo che vive nei quartieri popolari delle grandi città o delle città del Sud

  2. enrico
    giugno 19th, 2009 @ 15:49

    Ciao, confermo appieno la leggenda del gescalotto anni ‘90 sull’autobus… A me una volta da gagno mi hanno strappato di mano la tessera dell’autobus e ho vinto un viaggio premio di 3 km a piedi con 20 chili di zaino… Anche Alba è cambiata molto in questi ultimi anni. Il quartiere della Moretta è il fegato della città, è popolato dalla massa operaia-impiegatizia , ormai perfettamente integrata con il resto della città. Confermo pienamente che il terrone non è più lo spauracchio della lega ma anzi è il migliore CLIENTE!!! Ritengo che Castellengo abbia sbagliato tutti i match point messigli a disposizione in questa campagna elettorale; un autentico suicidio elettorale, i suoi atteggiamenti di arroganza, scarsa comunicazione, poca chiarezza, e programma fumoso hanno inevitabilmente generato il collasso della sua ascesa al Palazzo Comunale. Su quella sedia siederà l’unica vera novità albese, figlio della gavetta, il semplice ma onesto MAURIZIO MARELLO, Sindaco di tutti e per tutti, anche per gli arroganti!

  3. Emanuele
    giugno 20th, 2009 @ 13:51

    Una foto con un fan la facevo voletieri… ;)

    Bastava chiedere… e mi è dispiaciuto averti incrociato e non essermi accorto che eri “Busato del Forum”… ho cercato anche una foto sul web per capire chi tu sia e vedere di mettere una pezza alla mancanza di educazione avuta nei tuoi confronti nel non averti riconosciuto… ma sembra che tu non “ci metta esattamente la faccia…”

    Senza polemiche!

  4. Giampiero Busato
    giugno 20th, 2009 @ 15:58

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