Gambero rosso (fritto e in pastella)
Posted on | settembre 12, 2009 | 11 Comments
Mi trovo nella vantaggiosa (almeno in questo caso) posizione di essere un figlio della pubblicità, un affamato atavico, un rampollo di un buongustaio e, in tutto questo frullato di contrari che si prendono a testate, un uomo della terra del mangiare e del bere bene, sano, lento, italiano, possibilmente passato per mano di nonna o mamma.
Ecco perché mi riesce di discettare con equanimità del mio pasto di oggi, concepito nel percorso nervoso cerebro-addominale con la somma dei seguenti addendi: orario (quattordici e trenta), attacco acuto di fame e noia, propensione alla spazzatura alimentare, fascino perverso della schifezza trasudante grasso, piena consapevolezza del gusto sadomaso dell’avvelenamento nei trash-fast-food (ottimamente documentato da Morgan Spurlock in SuperSizeMe), passeggio cazzeggiante per Milano, serenità dell’abituale non frequentazione di punti vendita di cibo spazzatura. Nasce così il vassoio con: sei pezzi di Chicken McNuggets (tanto è carne bianca, dai); una Caesar Salad (insalata = salute, così ho un bonus schifezza per l’ordine successivo), patatine grandi (subito speso il bonus). Dessert: un McFlurry mitragliato di caramelline colorate. Da bere: Coca. “Grande?” mi chiede la ragazza. Rispondo come Spurlock, che per un mese mangiò colazione + pranzo + cena al McDonald’s e non andò lontano dall’ammalarsi seriamente al fegato: l’avrei presa media ma, giacché invitato a esagerare, esagero. Vada per la Coca grande. “Salse?” Scelgo la Caesar, visto che l’insalata è la Caesar. Da piccolo amavo questi abbinamenti: sei il videoregistratore era Panasonic, le Vhs rigorosamente Panasonic (pensavo andassero meglio). “Per le patatine?” Aridagli. Ok, visto che insisti: per le patatine, che avrei consumato nature, la maionese.
Non è che oggi le cose non si sappiano. Solo che non ti vien voglia di cercarle, il più delle volte, e allora è esattamente come quando spruzzavamo il DDT in casa contro le mosche o mandavamo i soldati a guardare il fungo atomico a un chilometro dai test nucleari nell’atollo di Bikini. Oppure sappiamo e ce ne freghiamo, come con le sigarette. Siccome però mi rendo conto di trovarmi in piazzale Cordusio con l’intento di placare non tanto l’appetito quanto il mio cervello dopato da colori e richiami al junk food, e pur sapendolo mi lascio guidare al bancone dalla strada come un cobra dal flauto, addento le crocchette di pollo mentre gli occhi si posano sui cartelli di autopromozione. Mi nutro di quanto McDonald’s sia attenta alla filiera del pollo italiano e quasi mi autoassolvo dal peccato pur sapendo che la tovaglietta (che mi invita a scoprire cosa c’è davvero di buono e di sano dentro i prodotti delle Emme gialla) mi sta pesantemente prendendo per il culo.
Questa è la tabella delle informazioni nutrizionali che passa la ditta. La prendo per buona, benché soffra di maniavantismo: nelle note a piè di pagina si dissocia per eventuali discrepanze e, con solerte cura della salute del cliente, ricorda di stare attenti alle allergie alimentari e, ai celiaci, suggerisce di lasciar perdere le patatine. Io non sono allergico né celiaco, quindi no problem.
La porzione da sei di McNuggets, quella media, regala 250 Kcal. 13 grammi di grassi, 1,3 di sale. Caesar Salad: scopro che esiste anche quella col pollo alla piastra (185 Kcal) ma a me, senza chiederlo, danno quella col pollo croccante. Che mi inietta nello stomaco altre 300 Kcal, 16 grammi di grassi, 1,4 di sale. La salsa cesarica? altri 55 + 2 + 1,6. Non basta, però, perché trovo nel piatto, non richiesti, due pacchetti di grissini. Li aggiungo: 70 + 2. La bustina: un grammo di sale in più. Patatine: 470 + 23 + 1,8. Maionese: 83 + 4,1. McGelato: 400 + 14 + 0,4. Per aiutare il tutto a scendere, la Coca Cola: 210 kcal e 53 grammi di zucchero.
Totale. 1878 chilocalorie. Grassi: 74,1 grammi. Zuccheri: 53. Sale: 6,2.
Andando a spanne (uomo giovane, corporatura media, normopeso, attività leggera) quando non faccio sport ho bisogno di circa 2000 Kcal al giorno. Non lo dico io ma la GDA, i cui bollini imperano su tantissimi prodotti inscatolati al supermercato. Questo McPasto me le ha date già quasi tutte. Troppo, troppissimo. Anche perché non basta fare il pieno di benzina, bisogna pure vedere quale carburante metti nel serbatoio. Ebbene, dai tempi di SuperSizeMe anche McDonald’s, che prese una gran bella botta, ha capito che doveva darsi una sorta di contegno alimentare e si è messa a dispensare regole per una vita sana. Che suona tanto coerente quanto una Philip Morris che prende a regalare, con la stecca di Marlboro, riviste di running & fitness, ma non sviamo: la Emme Gialla, oggi, tiene a ricordarmi che le calorie devono arrivare da una dieta equilibrata (grazie per i gentili consigli: anche i più singolari come quello per cui, secondo i loro esperti, dovrei consumare carne, pesce o uova “una o due volte al giorno”). Sale? Non più di 5 grammi al giorno. E ho già sforato. In ogni dieta equilibrata i grassi rappresentano al massimo il 25% delle calorie totali.
Nel mio vassoio c’erano 74,1×9=666,9 calorie di puro grasso. E poi gli zuccheri: attenzione, perché sono zuccheri anche i grissini, il panino eccetera ma qui si parla di zuccheri semplici. Lo zucchero disciolto nella mia Coca Cola, 53 grammi, mi ha regalato 210 calorie. Ho già superato notevolmente, insomma, con il bicchierone rosso frizzante la quantità totale di calorie derivante da zuccheri semplici di tutta la giornata (non più del 10% del totale degli zuccheri ingeriti, che dovrebbero a loro volta rappresentare tra il 60 e il 70% dell’introito di calorie complessivo). L’insalatona con salsa, falsamente leggera, scopro che è più pesante di un cheeseburger.

L'irresistibile Big Tasty: una cluster-bomb di panino da 850 Kcal e 51 grammi di grassi
Ora. Dicevo, in apertura, che vivo in un comune deMcdonaldizzato, Alba. Qui ci hanno provato più volte ad aprire un fast food ma quel minimo di lungimiranza amministrativa ha fatto sì che, tra un negozio di tume e tartufo bianco e un’enoteca, in mezzo a un oste con cucina tradizionale delle Langhe e un locale segnalato da Slow Food, non lampeggiasse una emme gialla con i menu spazzatura a nove euro, il BigTasty in offerta (i fazzoletti per tamponare la sudata iperglicemica sono compresi nell’offerta?) e amenità simili. Non c’entra la libertà, c’entra il buonsenso. Alba è geneticamente avversa alle schifezze ma sa essere profondamente berlusconia, nonostante un sindaco affine a Franceschini (la destra è riuscita a perdere partendo in pole position e con tre giri di vantaggio, presentando un candidato competitivo come Luca Badoer con la Ferrari: Carlo Castellengo). Alba è imprenditrice, filoamericana, diffusamente intrisa dei valori conserv-leghist-piemontesi. Avete presente, no? Quelli che votano Pdl perché è il partito dalla parte di chi crea la ricchezza, perché propugna un cattolicesimo à la page (fa’ quel che ti pare, sostieni la ’lotta dura senza fattura’, non dare scandalo in pubblico e, una volta ogni due anni, non marcare visita alla marcia per la Famiglia Tradizionale). Quel misto di reazionario, provinciale, popolare che funziona benissimo: qui si sta, economicamente, alla grande e nessuno è disposto a rinunciare alla bella vita. Ebbene, su un giornale locale trovo l’editoriale di un rappresentante tipico di questo pensiero (anche le idee sono tipiche, non solo i formaggi): vorrebbe poter dire chiaramente, per esempio, che gli islamici gli stanno sui maroni, però non sta bene e va contro le buone maniere. O che i cattolici devono votare per Silvio che li salva dai maoisti, e chissenefrega delle donnine perché tanto le abbiamo tutti, e se non lo fanno sono degli (ac)cattocomunisti. Si chiama Claudio Puppione. E scrive, in sostanza, che ha fatto benissimo quel sindaco della bergamasca che ha vietato i punti vendita di kebab in centro. Con queste ragioni: “Già il giorno successivo fioccavano le accuse di xenofobia. Quindi è inaccettabile limitare la diffusione di punti vendita di cibi non tipici? Beh, soltanto se sono alimenti di una ben identificata origine etnica, perché invece si esulta se qualche amministrazione locale, in questo caso illuminata, interviene per bloccare le aperture di fast food soprattutto se marchiati McDonald’s“. Puppione, poi, si allarga un pochino: di questo passo, sostiene, si arriverà alle piscine separate per sesso, al giorno festivo passato al venerdì e alle nostre mogli coperte dal burqa, una tendenza “che condurrà a risultati disastrosi”. Dall’arrotolato al tribunale talebano, insomma, la via è più breve di quanto noi poveri ingenui possiamo immaginare e ogni volta che a un cilindro di kebab viene fatto pelo e contropelo da quello strano rasoio a lame accorciamo la strada. Ma lasciamo da parte i massimi sistemi sociopolitici e torniamo al McCibo.
Chi vende kebab, e chissenefrega da dove arriva, vende tendenzialmente solo kebab. Che è e resta un panino, o una piadina, con dentro carne di dubbia qualità, salse, schifezze varie (non ci sono dati ufficiali e dipende dal ripieno ma le calorie sono circa 600, i grassi variano a seconda delle salse). McDonald’s no. Il pagliaccio giallorosso ti propone tutto, dalla colazione al dopo cena, dal McCaffè al McSpuntino, passando per il McPranzo e la McCena, fino al McAfterhour. Trovi McDolci, McMenu per i bambini, McParty a base di schifezze per le feste di compleanno, giocattoli, musica, McGamberi, McCrocchette, McGelati, McMuffin e Happy Meal coi soldatini e i Looney Tunes dentro. Quanto ci vuole a convincere un bambinetto o un ragazzino a strafogarsi qui tutti i giorni? Del resto con dieci euro si riempie il vassoio e la cucina (ehm) è sempre aperta, da mane a notte.
Puppione, poi, sorvola sul trascurabile particolare che McDonald’s, a differenza di Abdul che vende il suo arrotolato in corso Langhe, investe solo in Italia qualcosa come venti milioni di euro in pubblicità. Certo: se aprisse un bel ristorantone in piazza Duomo, magari accanto alla ex casa di Beppe Fenoglio (perché no, eh? Dai, con l’esclusiva del panino ‘resistente’ Big Johnny o il menu con vere tagliatelle di Alba nella pratica confezione di carta oleata e il ragù in bustina) il suo giornale incasserebbe qualche migliaio di euro che difficilmente Abdul potrà mai dargli. E se non si conosce esempio di umano che mangi kebab a colazione, pranzo e cena ci sono invece milioni di consumatori – per fortuna più negli States che in Europa – che basano sul McCibo la loro dieta. Da relativista che distruggerà l’Occidente non mi butterò dal ponte se mio figlio sceglierà di seguire la dottrina buddhista, o l’Islam, o i valdesi. Non ci terrei, invece, che somigliasse troppo a Buddha.
Tags: Big Tasty > Claudio Puppione > kebab > McDonald's > McTasty > Morgan Spurlock > Super Size Me
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11 Responses to “Gambero rosso (fritto e in pastella)”
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settembre 12th, 2009 @ 19:08
più mi guardo attorno più vedo una società che si sta inciccionendo… Prova ne è il fatturato sempre in aumento di Ferrero, Balocco, Nutkao e i vari colossi dolciari…
Le schifezze tirano, appagano, specialmente in periodo di crisi… Il consumo della frutta e della verdura è in pericolosa diminuzione…Siamo una società schizofrenica e tendenzialmente depressa che si deve ristorare e appagare sempre più velocemente… Povera Italia e povera Langa che non mi sembra più tanto immune… Occorre fare un bel reset… E tanta formazione sui nostri bambini!! Magari portandoli a scoprire le nostre aziende agricole, i nostri frutteti, i nostri boschi e le nostre vigne per avvicinarli maggiormente alla natura e allontanarli da Abdul il chimico
settembre 13th, 2009 @ 06:53
Scusa Fede, forse sono un grigio e cinico economista, ma non sarebbe semplicemente meglio che chi vuole apre un ristorante lo apra, punto e basta? Certo magari non proprio in piazza del Duomo, che una bella M gigante non è il massimo, ma perchè negarglielo?
Sul pagliaccio destrorso non ho parole, la solita tiritera del piano inclinato, su cui ho già scritto con riferimento al cattolicume…
settembre 13th, 2009 @ 16:30
ciao Francesco.
secondo me no. non sempre, almeno. a volte ci sono delle questioni di opportunità: se ti presenti come la capitale del mangiare e bere bene non so quanto sia vantaggioso dare spazio a chi somministra junk food. e compito di un sindaco è anche quello di tutelare le risorse di una città. se poi lo mettono in tangenziale mah, allora la cosa sarebbe più sopportabile.
settembre 14th, 2009 @ 01:37
l’obiezione “da economista” (perdona la scarsa umiltà) è che Alba si presenta adesso (nel senso di ceteris paribus, a parità di mercato mondiale) come capitale del mangiare bene, ma non puoi a priori sapere come evolveranno (si dice?) le cose, inoltre a quel punto stai distorcendo risorse: l’incentivo per i ristoranti è pagare il politico di turno a non fare aprire concorrenti, invece di inventarsi nuovi piatti (o sorridere di più ai clienti). Io voto per il Mc in tangenziale, spernaod che fallsica quanto prima
ciao
settembre 15th, 2009 @ 19:51
occhei, vedremo se ci saranno aperture in questo senso da parte del consiglio maoista che ormai ha preso il potere.
ciao!
settembre 17th, 2009 @ 16:45
qualcosa si sta muovendo nelle alte sfere, addirittura tasse pigouviane sul junk food
http://www.economist.com/businessfinance/displaystory.cfm?story_id=14120903
settembre 19th, 2009 @ 08:17
non penso proprio che ad alba il mc donald non ci sia poichè una saggia ed illuminata amministrazione ne abbia proibito l’installazione, in nome di una cultura enogastronomica d’eccellenza.
Prova ne è lo scheletro di calcestruzzo con cemento a base Portland che cerca ancora di emergere nella savana prospicente il mega Leclercq di porta Asti: Ricordo che in pochi mesi era stata eretta la struttura, che doveva ospitare oltre al Mc Minchia anche un supermultisala, poi al cine Eden qualcuno mangiò la foglia e i titolari si attivarono subito per crearla loro la multisala, vanificando quindi la necessità improcrastinabile albese di avere il proprio cineplex periferico, status simbol di qualsiasi megalopoli italiana (pare che esista una norma severa che regoli il rapporto cinema/n.abitanti).
Così chi voleva fare cine più mc merda se la prese lì, o almeno così me l’hanno raccontata nei cessi del bar degli scratch, dove si sa sempre tutto.
avrei da ridire anche sullo stereotipo dell’albese medio che secondo me nei prossimi 6 mesi cambierà gioco forza, ma aspetto che prima almeno mi venga voglia di fare pipì.
settembre 19th, 2009 @ 10:46
pippo, dici che cambierà? e come? chiamiamo david copperfield per trasformarci in cittadini del mondo?
a presto
gb
settembre 21st, 2009 @ 13:22
non saprei…probabilmente l’albese tipo sarà sempre tale, al netto delle decisioni di certi cda di certe società.
Piuttosto noto con sorpresa che nessuno abbia ancora aperto bocca sui mega poster elettorali in vista delle prossime imminenti elezioni regionali apparsi in giro e su giornali locali…
settembre 21st, 2009 @ 13:39
e aprila tu sta bocca pippo
sai ceh come sempre pendiamo dalle tue labbra…
settembre 21st, 2009 @ 14:48
Beh c’è poco da dire, direi che R&C puntano a dividersi la torta in due fette perfettamente uguali… Cos’altro potremmo dire?