ilBranco

dal 1995 la sregolatezza senza il genio

Il etilometro (sic) maledetto

Posted on | settembre 26, 2009 | 2 Comments

Nei mesi estivi, ad Alba, i simpatici ristoratori di Casa Scaparone (locale che suscita pareri discordi: chi lo ama, chi lo schifa) hanno fatto un po’ di chiasso con il loro slogan “Guida poco che devi bere“. Un invito ad alzare il gomito spostandosi in bicicletta, moda che peraltro sta prendendo piede tra i giovani (per l’autunno-inverno i titolari di locali stanno organizzando delle navette da e per Alba per raccattare tutti i clienti dei ristoranti che possono tornare ad avvinazzarsi in santa pace, senza lo spettro del ritiro della patente).
Pochi giorni fa sono ripassato per la stessa via e la pubblicità di Casa Scaparone era stata sostituita da quella, decisamente più salutare, di Mariano Parmalat Rabino: un democratico leggero che fa bene al cuore,  che fa politica dal giorno in cui accompagnò un amico a comprare un’automobile (tutto vero, lo dice lui) e che gioca d’anticipo (prevenire, si sa, ti salva la vita) spendendo già soldoni per la campagna elettorale per le regionali del 2010. 
 
Tuttavia il caso ha voluto che proprio in quel momento l’autoradio catturasse il notiziario di Radio Alba. Abituato alla rassegna stampa con tosse e rantoli di Radio Radicale, curata dall’ottimo Massimo Bordin, la voce dell’intervistatore non mi ha colpito più di tanto. Ho invece rischiato di piantare il cofano nel cuore del povero Mariano Rabino nell’ascoltare le risposte del consigliere regionale di Forza Italia, o Pdl insomma (fu pure leghista ai tempi del liceo, che si frequentava assieme) Alberto Cirio (che l’intervistatore chiama ’Roberto Cirio’, pazienza) del quale avevo già riportato qualche abbacinante spezzone di arte oratoria durante le elezioni comunali. La domanda che viene fatta al berlusconio tartufato, in sostanza, è: come la mettiamo con l’etilometro, qui che ci si arricchisce soprattutto grazie al vino?
Ah: giova ricordare che la nuova legge prevede il limite di 0,5 grammi per litro. Se bevi tre bicchieri - piccoli, eh - di barbera (13 gradi e mezzo), per capirci, sempre che tu non abbia il fisico di un camionista sei già nei guai. Troppo? Poco? Giusto? Non lo so. Detesto l’ipocrisia: a me piace il vino e sicuramente, in una cena al ristorante, bevo più di due bicchieri. In gioventù ho tracannato parecchio. Cirio, però, è nella posizione di chi deve difendere gli imprenditori che fanno il vino (e votano Berlusconi, mica i comunisti) e non riescono più a venderlo come prima. Ma deve difendere pure i ministri berlusconici Zaia e Matteoli, che devono rendere conto a un elettorato che (formalmente) ama parlare di rigore, di pugno duro. Vorrebbe mandarli a quel paese, forse, ma non può. E allora, mentre risponde, prova a pensare a chi dar la colpa: dev’essere per questo che finisce per perdere la bussola della sintassi. Trascrivo fedelmente l’audio (i passaggi migliori sono evidenziati in grassetto).

 

 

“Sì, questo (la faccenda dell’etilometro, ndA) è un argomento che noi toccheremo. Io personalmente nel mio ruolo di consigliere regionale mi sto battendo perché l’abuso dell’alcol è un errore. Ma l’abuso all’utilizzo dell’etilometro è un errore altrettanto grave. Cioè si è demonizzato tutto il mondo del vino. A me mio nonno mi insegnava che bevere (sic) un bicchiere di vino a pasto mi avrebbe fatto bene e oggi mi vogliono dire che se bevo un bicchiere di vino a pasto e mi fanno l’etilometro mi tolgono la patente un mese e soprattutto mi sbattono sui giornali come se io fossi un delinquente”.
 
E già iniziamo male. Perché se bevi un bicchiere di vino a pasto non hai problemi, rimani tranquillamente sotto il limite di dello 0,5. Certo: se ne bevi tre, pini fino all’orlo, e magari tiri giù l’amaro dopo il caffè allora è un altro discorso (e poi prendi pure a parlare in maniera strana).
Mio nonno non è che mi abbia insegnato chissà cosa, però è morto di cirrosi epatica a 85 anni. La cirrosi gli è venuta per il vino che beveva (a colazione, aperitivo, merenda, cena: dopo settant’anni il fegato non filtrava più) ma è pure vero che è andato avanti fino alla quarta età e che io non l’ho mai visto palesemente ciucco. Anzi: stava sempre da dio. Fosse ancora vivo e fermassero la sua Panda rossa per Alba lo troverebbero con un tasso sicuramente superiore allo 0,5. Ma le leggi sulla guida in stato di ebbrezza non le ha fatte mio nonno, le ha fatte un governo (in linea con i parametri degli altri Paesi europei) e questo le ha difese.
Ma poi, anche usando le preposizioni corrette, il Cirio-pensiero resta oscuro: cosa diavolo è l’abuso dell’etilometro? La legge è legge. Quelli di Alleanza Nazionale non l’hanno insegnato al Pidielle? Se la legge dice a Polizia e Arma di fare controlli casuali e di far soffiare nella macchinetta, e di sanzionare i tassi superiori allo 0,5 cosa mai dovremmo fare? Mettere un adesivo sull’automobile con su scritto “Io sono di Alba, quindi bevo vino rosso a piacimento non scassatemi le palle”? Mah. Andiamo avanti. 
 
“Ecco io non credo che questo sia il modo giusto di interpretare l’utilizzo dell’etilometro. Dobbiamo fare sì che le stragi sulle nostre strade evidentemente non ci siano, dobbiamo salvaguardare la vista (sic) dei nostri giovani ma dobbiamo cercare le cause laddove si trovano e non demonizzare il vino. Perché non è certo il barolo, non è certo il dolcetto, non sono certo i nostri vini a essere la causa del perché i giovani e non solo i giovani perdono la lucidità e poi commettono quello che purtroppo la cronaca nera ci fa vedere ogni tanto. La sostanza è questa: le leggi non si fanno sulle basi dell’entusiasmo. Adesso c’è l’emozione del contro a tutti i costi e credo che si rischi di esaperare un concetto giusto che è invece quello della sicurezza”.
 
Ammetto che qui ho seguito a fatica il ragionamento, rapito dall’affascinante proprietà di linguaggio del consigliere. Comunque: come dice Di Pietro l’importante è farsi capire. E più o meno ho capito – tagliata la retorica del ‘basta alla stragi’, che assomiglia tanto al ‘basta grandine, Aids, aviaria e carestie’ - dicevo, ho capito che, secondo Cirio, non esiste una persona che ha nel sangue un tot di alcol. No: esiste chi beve il vino (quello piemontese, chiaro) che, per ciò solo, chissenefrega di quanto ne beve, uno, due, tre bicchieri: dovrebbe essere immune da ogni conseguenza. E poi ci sono gli ubriaconi da bar e da discoteca, quelli che si sfondano di birre, cocktail e schifezze e poi planano contro i tronchi sulla statale o, quando va di sfiga, falciano passanti nella notte.
Eppure quando vado al ristorante vedo spesso gente che ordina quattro bottiglie in tre: Bruno Giacosa, Principiano, Rinaldi, Conterno e Fantino. Vini di eccellenza, cari, prelibati: una goduria. Alla fine, però, l’alcol si fa sentire. Cirio, invece, vorrebbe dirmi che se vado nel baretto scrauso sotto casa e mi bevo un negroni o della birretta tedesca da due soldi sono un delinquente, perché poi non vedo la vecchina che attraversa la strada sulle strisce. Se invece la vecchina la ’stiro’ perché ho tracannato un litro di barolo del 1999, a ottanta euro la bottiglia, allora va bene. Magari ho capito male io: nel dubbio continuo ad ascoltare.
L’intervistatore afono gli fa presente che da un’indagine è risultato che un consumo ragionevole del vino, soprattuto a pasto, non è rischioso. Cirio, stizzito, reagisce con sabauda veemenza.
 
“Sì ma io non direi rischioso. Direi: fa bene. Signori: il vino fa bene. Noi abbiamo avuto un danno da questa campagna di demonizzazione del vino enorme. Le coppie vanno a cena e non ordinano più la bottiglia per il terrore di essere trattati (le coppie, ndA) come delinquenti per aver bevuto due bicchieri di vino. Ecco, questo noi non lo dobiamo permettere”.
 
Ah no? E che facciamo, allora? Aggiungiamo alla legge un comma, l’emendamento-Cirio: “Se sei sopra il limite dello 0,5 ma dimostri di aver bevuto vino piemontese in compagnia della tua fidanzata allora vai tranquillo che non ti facciamo niente”. Wow, che idea geniale!
A questo punto, però, probabilmente il consigliere si accorge di aver pestato un po’ troppo duro sul suo Governo e sulle forze dell’ordine, sulle quali il centro-destra è sempre pronto a versare barili di melassa. E rintuzza. 
 
“Io ho grande stima nelle (altra preposizione ‘creativa’, ndA)  forze dell’ordine perché fanno un gran lavoro. Ma anche a loro dobbiamo dire che lo strumento dell’etilometro è uno strumento da adottare, da utilizzare con grande attenzione. Perché non si può rovinare la vita di una persona perché ha bevuto due bicchieri di vino a pasto. Anche se il etilometro (sic!), maledetto etilometro, ti segnala 0,6. Non è il modo giusto di combattere e non è il modo giusto di ottenere sicurezza. Ci solo altri metodi”.
 
Confesso che su “il etilometro” ho avuto uno svenimento, è lì che ho rischiato di centrare la gigantografia di Rabino. Per fortuna mi sono ripreso in tempo per sterzare. E mi son chiesto: quali altri metodi, di grazia? Quali? Far vedere ai carabinieri lo scontrino del ristorante? Giurare fedeltà eterna al nebbiolo? Espiare la colpa della bevuta vinosa bruciando in piazza i produttori di birra e liquori? Mistero.

 

“Adesso questa tendenza sta portando anche alla follia di chi dice: portiamo da 0,5 a 0,2. Vuol dire proibiamo di bere. Ma non è questo l’obiettivo e soprattutto non dimentichiamoci che il vino, come tutto, assunto con moderazione fa bene alla salute di ciascuno di noi”.

 

Sì, un par di palle. Perché vorrei ricordare, anche a Cirio, che nessuno ha mai dimostrato che il vino giovi alla salute. Ci hanno provato in tutti i modi: anni fa era pure saltata fuori la storia, francamente patetica, del resveratrolo, e i giornalisti – soprattutto quelli pagati per parlare bene del vino, sempre e comunque - si erano buttati a pesce sull’ennesima bufala. Alcuni osarono dire, tra le righe ma neanche tanto, che il vino ti salvava anche dall’infarto e dal tumore, insomma, non solo è buonissimo ma è appena un po’ meno  efficace di una chemioterapia per via orale e di una spazzola per pulire le arterie. Mio padre per trent’anni ha fatto barolo, è un enologo. Ha 65 anni e sta bene. Mia madre è astemia. Ha 60 anni, sta altrettanto bene: mai vista tornare dal medico di famiglia con la prescrizione ‘bere vino’.
Mi fa piacere rammentare che, un giorno, venne fuori un medico (intervistato su Rai Tre da Report: quindi senz’altro comunista e nemico della libertà) il quale disse, sommessamente, due cose semplici semplici:
a) perché il resveratrolo sia efficace bisognerebbe bere un’autobotte di vino al giorno. O, in alternativa, cosa che è leggermente più pratica, prendere una pastiglia di resveratrolo.  Solo che così i produttori di vino non ci guadagnano.
b) la storia della moderazione è una palla. Nel vino c’è l’alcol etilico. L’alcol è tossico. Va giù, viene metabolizzato in acetaldeide. Che è tossica. Se bevi tanto, ti intossichi tanto. Se bevi poco, ti intossichi poco. Se non bevi alcolici, non ti intossichi per niente. Ci sono bibite, spremute, succhi di frutta analcolici che hanno tutto quanto serve al nostro corpo. Nel vino non c’è alcun toccasana che non si trovi altrove.
 
Strano: nessuno lo smentì, nessuno riprese le sue parole.
Io, che bevo da quando ho sedici anni (anche oltre i limiti di legge) me ne frego, perché il vino mi piace. Se tra quarant’anni il mio fegato mi saluterà non potrò lamentarmi, perché sapevo quello che facevo: ho scelto di godermela, e pazienza.  Eppure sono sicuro, strasicuro, arcisicuro che se smettessi del tutto di bere vino, e tirassi avanti ad acqua e succhi di frutta, il mio fegato non farebbe sciopero. Anzi, molto probabilmente sarebbe molto contento. Ovviamente verrebbero danneggiati i produttori, che nel mio piccolo contribuisco (volentieri) a mantenere. Ma non raccontiamo palle: l’alcol è alcol. Se il mio tasso di 1,5 arriva da due bottiglie di Gaja e non dal Campari, quello è. Il fegato non riconosce le etichette, non ha un lettore di codice a barre come l’enoteca. E non va neanche a votare.

Comments

2 Responses to “Il etilometro (sic) maledetto”

  1. Francesco Bogliacino
    settembre 27th, 2009 @ 04:16

    god bless alba’s elections… bentornato

  2. paolo
    settembre 27th, 2009 @ 09:55

    ancora un pelo e finivo per terra dal ridere ed è davvero la prima volta che mi succede a causa di un linguaggio molto “tera tera”. Very communicative.

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