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dal 1995 la sregolatezza senza il genio

Il lato Spinoso del processo Mondadori

Posted on | ottobre 17, 2009 | 10 Comments

 

Antefatto: una sentenza civile del tribunale di Milano ha condannato, in primo grado, la Fininvest a pagare alla Cir di Carlo De Benedetti 750 milioni di euro perché un suo avvocato, Cesare Previti, comprò il provvedimento giudiziario che diede la Mondadori a Berlusconi corrompendo il giudice Vittorio Metta. L’estensore della sentenza civile è il giudice Raimondo Mesiano. A casa Silvio l’hanno presa benissimo: quale miglior occasione per un omaggio al togato, reo forse di non essere stato avvicinato a sua volta da Previti? Il pacco regalo, confezionato in casa Fininvest (di Berlusconi), si apre con un Claudio Brachino che, per puro caso, legge un articolo del Giornale (di Berlusconi) che parla del giudice che ha condannato la Fininvest (quindi Berlusconi) a risarcire De Benedetti.

“A pagina sette, vojo fa’ vvedè quest’artro titolo, se c’è… Sennò lo faccio vedere io qui a Milano”.
Annuncia, Brachino, una volta disattivato il mode Trastevere on, che ci sono delle stravaganze da raccontare su questo giudice.

Lo fa vedere, il titolo: “Il Csm promuove il giudice antiFininvest”. Si tratta di un simpatico articolo di Stefano Zurlo, redattore del quotidiano di proprietà berlusconiana, che perculeggia Mesiano facendo peraltro intendere che il Csm sia in combutta con i comunisti per abbattere il presidente del Consiglio. Accuse da niente, eh: del resto le pubblica il giornale di casa Berlusconi, cittadino italiano che nega pure le sentenze passate in giudicato e che ha preso la splendida abitudine, nonostante la sua alta carica istituzionale, di dare del comunista a tutti quelli che non gli fanno dei favori, che siano il vicino di casa o il presidente della Repubblica. Ma questo è solo il bigliettino di auguri. Il regalone arriva subito dopo, con “le immagini esclusive che adesso vi mostriamo”. E parte il servizio, di una ragazza messa in prima linea per fare il lavoro sporco. Annalisa Spinoso, si chiama. Che sarà alle prime armi ma l’arte l’ha già imparata: sentite qui.

Sono passate poco più di 24 ore da quando con la sua sentenza ha condannato la Fininvest ad uno (sic: la ‘d’ eufonica a casaccio spopola ancora!) dei risarcimenti più alti della storia giudiziaria d’Italia: 750 milioni di euro in favore della Cir di Carlo De Benedetti (per una corruzione giudiziaria accertata in via definitiva: non sarebbe stato male ricordarlo). Ed eccolo in giro per Milano il giudice Raimondo Mesiano. Nel suo weekend lontano dalle scartoffie del tribunale e dagli impegni istituzionali sveste la toga e si cala nei panni di comune cittadino. Certo, non di cittadino qualunque (coooooosaaaaaaaaa?). Alle sue stravaganze in realtà siamo ormai abituati (oddio: quali? Inghiotte insetti vivi? Corre ignudo per strada? Tira sassi alle vetrine?). Passeggia, l’uomo Raimondo Mesiano, per le strade milanesi (in effetti un uomo che passeggia è inquietante). Davanti al negozio del suo barbiere di fiducia attende il turno: è impaziente, non riesce a stare fermo. Avanti e indietro. Si ferma, aspira la sua sigaretta e poi ancora. Avanti e indietro. (Mannaggia, Spinoso ha ragione: è decisamente un serial killer). Forse non sa ancora che il Csm lo sta promuovendo con un bel 7, che per un magistrato equivale ad un (ancora con ’sta ‘d’?) trenta e lode universitario. Insomma: il massimo dei voti e un bell’aumento di stipendio (e Spinoso non sa che la promozione del Csm non c’entra una fava con la sentenza Fininvest: bastava controllare le date, invece di appostarsi davanti al barbiere).

Lui va avanti e indietro, avanti e indietro. (Sì, Spinoso: hai ragione. Questo è sicuramente un Donato Bilancia in divenire. Fermiamolo subito, prima che sia troppo tardi). Si rilassa solo al momento di barba e capelli. Finita la toilette continua la sua passeggiata. Due sole volte si sofferma: una al semaforo, l’altra a pochi metri dal passaggio pedonale per accendere l’ennesima sigaretta della mattina, come fosse uno spot all’incontrario (bello, questo gergo da osteria: perché non “una réclame alla rovescia”, già che ci siamo?).

Prima di uscire dal nostro campo visivo ci regala un’altra stranezza. (Sto fremendo: che farà, quel criminale di Mesiano? Tirerà fuori dalla tasca una bomba a forma di sigaretta? Inizierà a rincorrere bambini nel parco urlando “fascisti al rogo” e brandendo una lametta da barbiere? Del resto, lo confesso, da uno che passeggia per strada e fuma mi aspetto di tutto). Guardatelo seduto su una panchina. Camicia, pantalone blu, mocassino bianco e calzino turchese. Di quelli che in tribunale non è proprio il caso di sfoggiare.

Aaaaaah, il villanzone! Non solo è un servo del potere comunista sottotraccia ma si macchia anche del reato di vilipendio della Settimana della Moda, abbinando un calzino turchese al mocassino bianco! Maledizione: ora so che l’antiStato si serve di questi agenti meschini e truci per far fuori gli eletti dal popolo.

Ma non è finita, eh. Brachino torna in studio col suo ospite, il condirettore del Giornale (di Berlusconi) Alessandro Sallusti. Dobbiamo saperne ancora di più, su questa mano armata del leninismo militante. Vi prego, illuminatemi. Salvate l’indipendenza del giornalismo al servizio dei cittadini, dimostrate che l’informazione libera esiste ancora, sfidate i poteri forti e abbiate il coraggio di inchiodare questo Mesiano alle sue responsabilità!

Ecco, Sciallusti (sic)… Allora, ovviamente non vogliamo dare giudizi né trarre conclusioni (noooooooooooooooooooooo, ma figurati Brachino, aò, ma che stiamo a scherzà? Solo qualche povero imbecille, comunista e malpensante, può credere che tu abbia mandato avanti una Spinoso qualunque per confezionare un servizio sul nulla, così, tanto per sputtanare un giudice della Repubblica che si è permesso di scrivere una sentenza sfavorevole all’azienda in cui lavori. Tranquillo: tu non ne sapevi niente e quella della Spinoso è stata un’autonoma iniziativa giornalistica, degna peraltro del massimo risalto. Del resto questo Mesiano va in giro liberamente, fuma sigarette, si serve da un barbiere per farsi spuntare capelli e barba e mette pure i calzini turchese! Vorrà mica farla franca?) Però anche leggendo l’articolo di Zurlo… quello che vien fuori è che tra la stravaganza diciamo così tra virgolette del personaggio e la promozione del Ciessemme c’è qualcosa che non funziona, no?

Sallusti, condirettore del Giornale (di Berlusconi) risponde con schiettezza e indipendenza intellettuale alla domanda del giornalista di Mediaset (di Berlusconi) sull’argomento Berlusconi. Del resto, una volta smascherato quel fuorilegge di Mesiano a piede libero per la città, non si può che condividere la chiosa di Brachino.

Sì, eeeee… non è soltanto una questione di stravaganza… fisica diciamo così. Mmmm, Zurlo nell’articolo di oggi del Giornale racconta anche alcune stravaganze professionali. Per esempio una causa tra due condòmini per una rottura, la classica rottura del tubo dell’acqua che poi sporca il soffitto del condomino di sotto, ecco bene, questo giudice, il fatto è avvenuto nel 2006, la denuncia è del 2006, continua a fissare le udienze di anno in anno e l’ultimo rinvio, eee, ha posto la prossima udienza nel 2011. Cioè per un tubo dell’acqua rotto questo giudice promosso ieri con per il… per meriti acquisiti sul tam… sul campo, eeee, un, un suo processo può durare fino a 5 anni.

Accidenti. Questo sì che è un caso da prima pagina. C’è un processo civile in ritardo di tre anni. Ah, scandalo! Ah, infamia e contumelie sul giudice inetto! Ma dove si è mai vista una cosa simile? Un procedimento di vitale importanza per le sorti di questo Stato, artatamente insabbiato per favorire – non c’è dubbio – il condomino comunista e annaffiatore del soffitto del vicino di casa, paladino della libertà!

Eeeee, ma c’è un’altra cosa che riguarda il giudice che potrebbe, come dire, far fare un salto di dignità (ha detto proprio così, ho sentito bene: SALTO DI DIGNITÀ) alla magistratura italiana e dimostrare che quello che dice (quello che dice CHI?) è vero: ecco noi oggi scriviamo che di recente in una circostanza in cui Silvio Berlusconi è inciampato in uno dei tanti problemi, eee, dei tanti tranelli che gli mettono sulla strada (certo: non è stato Previti a corrompere un giudice, è un giudice che si inventa un nuovo modo per rompere le palle a Berlusconi), ecco bene, quel giudice quella sera, guardando il telegiornale in una (sic) ristorante di Milano ha esultato contro (esultato contro?) Silvio Den… Berlusconi e ha brindato al fatto che Berlusconi si sarebbe dovuto dimettere (ma un ripassino, piccolo piccolo, alla consecutio temporum?). Io credo che una magistratura seria dovrebbe accertare questo fatto, ed è accertabile perché il ristorante è noto e i testimoni ci sono, e riscontrata le verità del fatto dovrebbe immediatamente sospendere questo giudice o quanto meno togliere a questo giudice la possibilità di giudicare Silvio Berlusconi. E visto che l’ha appena fatto inficiare la sua sentenza. Perché un giudice che brinda alla caduta di Silvio Berlusconi il buonsenso oltre che la legge dicono che non può giudicare Silvio Berlusconi.

Aaaaaa, adesso è tutto chiaro. Grazie Brachino, grazie Zurlo, grazie Sallusti e grazie soprattutto Spinoso, che ci ha svelato dettagli raggelanti sull’uomo-non-qualunque Mesiano, questo disgraziato e criminale braccio armato della magistratura rossa che complotta rivoluzioni per via giudiziaria. Fumando sigarette al parco, il losco figuro, e passeggiando davanti al barbiere.

Annalisa Spinoso, brillante erede di Bob Woodward e di Carl Bernstein

Annalisa Spinoso, brillante erede di Bob Woodward e di Carl Bernstein

Mi pare giusto, però – giacché i primi tre paladini della libertà di stampa e dell’equanimità professionale sono piuttosto conosciuti – che anche Annalisa Spinoso, coraggiosa detective dell’informazione, venga ricompensata per il suo splendido lavoro. L’eroica Ilaria Alpi sarebbe fiera di questa promettente firma del giornalismo di inchiesta. E non trovo giusto che una giovane tanto promettente e coraggiosa da far filmare un pericoloso eversore dell’ordine costituito non abbia il suo quarto d’ora di meritata celebrità. E allora, in attesa della candidatura al premio Pulitzer, ecco qui (è tutto pubblico) qualche notizia che possa placare la nostra fame di conoscenza su Spinoso.

Copio e incollo dalla pagina che ha pubblicato sul sito della sua Università Annalisa Spinoso: l’ho trovata, da segugio di razza alla stregua di Bernstein quale so di essere, sulla scorta di un’untuizione geniale. Ho scritto “Annalisa Spinoso” su Google. Difficile, eh? E giacché mi sento indulgente cancello i riferimenti personali (mail e numero telefonico), avendo notato che l’Università, alla velocità della luce, ha fatto sparire la pagina in questione (che però, sono costernato per i solerti censori, resta viva nel Web Archive mondiale). E poi, scusate, che c’è di male se Spinoso ha desiderato raccontare in pubblico la sua brillante carriera? Mah. Comunque sia, abbeveriamoci alla fonte Spinoso.

Finalmente eccomi qua! Dopo qualche difficoltà con l’esame di inglese, sono riuscita a superare la selezione per svolgere il praticantato presso la Scuola Superiore di Giornalismo dell’Università di Palermo e tra qualche mese potrò definirmi giornalista… CHE MERAVIGLIA!

Eh sì, mi sa che qualche difficoltà ci sia stata davvero. A quanto pare, tra l’altro, non ancora superata. Sembra infatti che non le abbiano ancora insegnato come si scriva in inglese non dico pteranodontecelenterato, asseverativo o esiziale ma giornalista. Sul suo profilo di LinkedIn si legge che il suo mestiere sarebbe quello di “television giornalist at Mediaset“. Giornalist, certo. Du iu spic inglisc?

Mi dicono che è buona cosa scrivere nel curriculum vitae qualche informazione sulla mia… vita (per l’appunto). Bene: sono nata a Palermo il 7 gennaio 1980 da mami Giuseppa e papi Gianfranco. Ho una sorella, Gilda, che ha tre meravigliosi figli (Federico, Sofia e Valerio) e un fratello, Ivan, il mgliore (sic) del mondo. Tralasciando le scuole elementari, ho frequentato le scuole medie in un istituto femminile (il Maria Adelaide) e da questa esperienza ho imparato che le migliori amicizie sono quelle tra uomo e donna.

Detta così, pare sia passata direttamente dall’asilo alla prima media. Vabbè, non si nasce tutti Cesare Marchi né si è tutti latinisti né cultori della sintassi. Comunque, accidenti: così giovane eppure già così saggia! Le donne sono serpi, si sa. Come il turchese è il colore del diavolo, no? E camminare per strada è ciò che distingue un uomo qualunque da un mostro come Mesiano.

Mi sono diplomata al liceo artistico “Damiani Almeyda” la bellezza di 7 anni fa e per qualche anno ho creduto di potere insegnare Storia dell’arte. Poi, da buona incoerente quale sono, ho cambiato idea.  Mi stupisco anche io quando penso che da sei anni ho sempre la stessa idea: fare la giornalista. Amo la satira, in tv poi è il massimo.

Questo si era intuito, in effetti, sì.

Ecco perché lavorare per Striscia la notizia o Le Iene è un sogno che intendo realizzare.

E vabbè, dai, non ti è andata proprio di sfiga: puoi sempre dedicarti alla satira anche in redazione, come ben vedi. E poi, anche zoologically spiching, tra iena e sciacallo c’è una diretta parentela genetica.

Certo se dovessi indicare una alternativa alla tv dire (sic) senza dubbio l’agenzia di stampa.  Altra cosa che non ho cambiato è il fidanzato. Da 7 anni e mezzo, infatti, ho accanto a me un ragazzo meraviglioso che si chiama Moreno (se mi sopporta evidentemente mi ama da pazzi). Le mie prime esperienze nel campo giornalistico risalgono a 4 anni fa: Dal 2000 collaboro con Tgs, Telegiornale di Sicilia, per la realizzazione del programma per ragazzi Tgs giovani. Nel 2002 ho iniziato a collaborare con il Giornale di Sicilia per Cronaca in classe e cronaca di quartiere. Ma ho sempre lavorato… mi piace essere un tipo indipendente! Dal 1997 comunque mi sono data da fare in ogni modo: Baby sitter, hostess, segretaria, commessa, praticamente di tutto. Oggi sono una giornalista praticante e mi piacerebbe tanto realizzare i miei sogni e inorgoglire i miei genitori che per me hanno fatto, fanno, e faranno, tanti sacrifici.

Qualche, virgola, in, meno, no, eh? E la lettera maiuscola dopo i due punti da dove arriva? Dalla stessa scuola della ‘d’ eufonica sparpagliata a caso?

Voglio impegnarmi per laurearmi e correre fuori da Palermo. Non si tratta di manie di grandezze, amo la mia città, GIURO, ma mi rendo conto che non offre molte prospettive.
Tranne qualche rarissimo caso, qui sotto dovreste trovare tutti gli articoli scritti da me su ateneonline.
Se volete, potete contattarmi ai seguenti recapiti:
cell: xxxxxxx
annaxxxxxxx@xxxxxx.it

D’accordo: se proprio ci tieni ti chiamerò, col rispetto e la deferenza che merita un talento cristallino come il tuo.

Vorrei tanto mi facessi un corso accelerato per diventare bravo come te: ora sì che capisco come Brachino non abbia potuto fare a meno di un diamante del genere nella sua redazione. Per esempio, mi verrebbe da chiederti, come ti è venuta in mente la genialata dell’avanti e indietro di Mesiano? Lo so che non ce la farò, a emularti, però qualche “manie di grandezze” la covo pure io. Per ora hai tutta la mia ammirazione. Non fatele mancare la vostra, è su Facebook ad aspettarla. Camminando avanti e indietro, avanti e indietro. Avanti e indietro.

Comments

10 Responses to “Il lato Spinoso del processo Mondadori”

  1. Simone MASI
    ottobre 17th, 2009 @ 14:34

    Scusa ti posso dare un consiglio?????? Togli i riferementi a numeri di telefono e indirizzi email rischi di beccarti una querela.

  2. Giampiero Busato
    ottobre 17th, 2009 @ 14:54

    ciao Simone,
    e perché dovrei “beccarmi una querela”? querela per cosa, poi, per quale reato?
    mail e numero di cellulare li ho copincollati dal suo sito! c’è scritto: “Se volete, potete contattarmi ai seguenti recapiti”. se ha cambiato idea può scrivermi e chiedere di cancellarli, ma se ha deciso lei di renderli pubblici io cosa c’entro?

    ciao

  3. Giampiero Busato
    ottobre 17th, 2009 @ 15:04

    guarda, ho notato adesso che il sito dell’università si è precipitato a cancellare la pagina che Spinoso aveva scritto invitandoci a contattarla. le voglio venire incontro, ho tolto anche io i riferimenti. contento?

    ciao

  4. Giampiero Busato
    ottobre 17th, 2009 @ 16:58

    Segnalo che (qui) sono riportate due notizie interessanti sullo Spinosoghèit (non si scrive così? Boh).

    a) Il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, Letizia Gonzales, annuncia iniziative: «Ho posto la questione della trasmissione di Claudio Brachino, iscritto in Lombardia, all’ordine del giorno del consiglio della prossima settimana, ma per il ruolo che ricopro non posso fare commenti».

    Mmmm. Prevedo una pacca sulla spalla e una penitenza, tipo l’uso obbligatorio di calze turchese per un giorno.

    b) Scopro che Brachino si sente perseguitato. «Oggi l’unica vittima di pestaggio mediatico sono io. (…) Canale 5 non ha pedinato nessuno ma è semplicemente la rubrica di opinione di una testata che si è occupata del caso del giorno, esercitando il diritto di cronaca».

    Secondo lui, insomma, siccome la sua è una rubrica di opinione allora il pedinamento non è più un pedinamento. E spiare uno che va dal barbiere e fuma, condotte effettivamente riprovevoli, è diritto di cronaca.

    «Dopodiché, utilizzando immagini che come ogni giorno mi arrivano sulla scrivania da diverse fonti e agenzie su personaggi di cronaca o del gossip, ho ritenuto di fare un pezzo su questo giudice che indubbiamente è uno dei personaggi pubblici del momento».

    E qui mi scarica la Spinoso. Quali fonti, quali agenzie si sarebbero mai permesse di presentare un filmato di un giudice che va a spasso? Ma Brachino offre la versione della redattrice rampante che arriva in ufficio e strilla: “Ho uno scoop! Ho uno scoop! Ho filmato Mesiano dal barbiere”!

    E chiude, Brachino:
    «Le immagini non sono frutto di alcun pedinamento ma sono riprese su un marciapiede mentre lui va dal barbiere. Ho chiesto ad una nostra cronista di farci un pezzo senza epiteti né giudizi politici. E infatti il pezzo non ha valutazioni politiche né di altro tipo, c’era solo la parola ’stravagante’, di cui si può parlare ma non mi sembra un insulto. Poi possiamo discutere anche se il calzino è di buono o cattivo gusto. Ma non mi sembra una cosa per cui ricevere accuse di aggressione mediatica».

    Riprese da chi, Brachino? Chi ha mandato l’operatore a seguire Mesiano? E quali epiteti avrebbe mai dovuto usare un giornalista per commentare il filmato di un giudice che va a spasso? Ma perché scaricare la responsabilità su una redattrice implume, negando di aver scientificamente montato questa cosa che, sì, io preferisco non condire di epiteti ingiuriosi?

  5. mariarosaria riccio
    ottobre 17th, 2009 @ 18:38

    nonostante ci sia veramente da disperarsi sei riuscito a farmi ridere. Parlando di Napoli, un noto giornalista ebbe a dire che dinanzi a certe derive l’unico possibile antidoto è riuscire a riderne. Non so se questa strategia potrà salvare il nostro paese, intanto almeno nel pianto non fa male una risata. Ah! dimenticavo sarebbe molto carino che mettessimo tutti i calzini turchesi, per un giorno dai!

  6. Bruna pia Giusti
    ottobre 18th, 2009 @ 12:15

    Stupendo. Ma il calzino turchese, quando mai!
    Però il giudice deve fumare meno, nuoce alla salute, anche se di meno che una pallottola in testa, come alla giornalista russa.
    Ho messo le virgole nei posti giusti?Perchè io non ho studiato l’italiano, ma nella mia professione, la grammatica sembra non fondamentale, basta che trascrivi bene (sempre che sia leggibile)almeno il nome delle medicine e usi la cartella clinica infomatizzata. Se quella è a posto e il paziente decede, va tutto bene, chi se ne frega del paziente-utente-cliente?, basta che le scartofie siano giuste, non si sa mai, tu avessi bisogno di un’avvocato.
    Saluti e complimenti.

  7. Bruna Pia Giusti
    ottobre 18th, 2009 @ 12:16

    Scusa la minuscola nel mio nome.

  8. nicoletta
    ottobre 18th, 2009 @ 13:37

    Trovo questo articolo strepitoso…mi piace come è scritto, la simpatica e acuta ironia, i contenuti commentati in modo esilarante… ho riso di gusto, peccato che il “fatto” è di una tristezza inaudita e la “cosidetta gionalista” espressione del peggio di un giornalista.
    Chi è l’autore di questo articolo? Bravo

  9. Alessandro Borello
    ottobre 18th, 2009 @ 14:08

    …Purtroppo il problema non sono i calzini, ma le intimidazioni da olio di ricino a coloro che di fronte a Berlusconi non si calano i calzoni… Caviamocela con questa greve – ma efficace – battuta.
    Complimenti a Federico “Giampiero” che con questo pezzo dimostra ancor di più la sua bravura.

  10. Annalisa Spinoso Reporter (versione 1.0) : ilBranco
    ottobre 18th, 2009 @ 18:14

    [...] dal passato in Fininvest, son venuti i conati di vomito per quello che il duo Brachino-Sallusti si è inventato l’altro giorno su Canale [...]

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