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dal 1995 la sregolatezza senza il genio

Excusatio non Brachina

Posted on | ottobre 21, 2009 | 1 Comment

Claudio Brachino, il giornalista dipendente del gruppo Berlusconi che ha mandato avanti il soldato semplice Spinoso per fare un servizietto (NON quello, malpensanti) al giudice Mesiano, ha scritto una letterina di scuse. Prima l’ha letta su Canale 5. Poi l’ha mandata al Giornale di Berlusconi, che ha fatto copia-incolla e, nella sua miglior recente tradizione - quella invalsa da quando Montanelli se ne andò sbattendo la porta dal quotidiano che aveva fondato – l’ha titolata con un rivoltaggio di frittata degno di nota: “Tre domande al giudice Mesiano”. Capito? Voi tradite vostra moglie, per dire, e scrivete una contrita lettera di scuse. Prima di consegnarla, però, la titolate: “Pensi forse di essere una santarellina, tu che adesso mi fai la morale?” Vabbè. Queste giornalate non mi stupiscono più. Piuttosto è curioso soffermarsi, circostanza tanto scontata che tanti finiscono per scordarla, sulla lettera. Perché trabocca di spunti interessanti. Leggiamola, allora. 

Chi mangia fa molliche, dicevano i vecchi giornalisti. Vuol dire che fra i tanti servizi realizzati da una testata, ci si concentra solo su quelli un po’ più sfortunati. E quello andato in onda giovedì scorso a Mattino 5 sul giudice Mesiano, non appartiene certo alla categoria dei capolavori.

Cominciamo male, Brachino. Maniavantismo mal concepito. Che vuol dire? Se investi uno sulle strisce ma, in vent’anni, non hai mai preso una multa per divieto di sosta allora vorresti cavartela con trenta euro di verbale? Mah. Attenzione alle parole, poi: sfortunati. Sfortunati. Sfortunati sono quelli cui cade un vaso in testa mentre passeggiano. Qui la sorte non c’entra un fico secco. Il servizio su Mesiano è stato tutto ma non sfortunato. L’hai scientificamente pensato, fatto scrivere (o scritto tu), passato prima del montaggio e poi ci hai costruito su una bella puntata facendoti spalleggiare da un amico del Giornale, che ti ha aiutato da dare giù mazzate sul nulla (sigarette, calzini, passeggiate, una causa per un tubo dell’acqua) a un giudice SOLO perché ha condannato la vostra azienda a pagare dei soldi.

Sul merito di un singolo servizio si può discutere all’infinito. Fa parte della libertà di critica, come fa parte della libertà di stampa la possibilità di criticare un magistrato. Se alcuni termini usati nel testo hanno offeso Mesiano, mi scuso con lui. Per me la sensibilità di una persona viene prima dei ruoli sociali e delle discussioni sul diritto di cronaca e sul diritto alla privacy. Mi impegno a non trasmettere più quelle immagini, cosa che dovrebbe fare anche chi indignato mi critica, e criticando le ri-trasmette in continuazione, dalla Sky di Murdoch a Raitre, trasformando il rimedio in qualcosa di più grave della malattia.

Non sapevo Sky fosse femmina. Ma è un dettaglio. Criticare un magistrato si può, oh se si può. Sputtanarlo perché va in giro, facendo dire alla Spinoso frasi sconnesse quali “…si cala nei panni di comune cittadino. Certo, non di cittadino qualunque: alle sue stravaganze in realtà siamo ormai abituati” è una presa per il culo bella e buona. Mica male, poi, la dichiarazione di rispetto verso uno che si offende. Sincera, soprattutto. Perché, scusa, cosa credevi? Che Mesiano ti avrebbe mandato un tronchetto della felicità a casa per essersi visto pedinare mentre si faceva gli affari suoi e perculeggiato perché fuma e cammina avanti e ‘ndrè davanti al barbiere? E adesso ti lamenti pure perché gli altri fanno notare che razza di pacco regalo hai confezionato a un giudice, colpevole di aver fatto il suo mestiere senza compiacere il tuo datore di lavoro?

Le critiche appunto, o meglio la marea di insulti e di lezioncine piovute su di me, sulla giornalista autrice del pezzo e sulla testata. Nel polverone vorrei che il pubblico avesse gli occhiali a infrarossi per separare il giusto da ciò che è strumentale.

Guarda, grazie ma non è mica necessario mettersi i mascheroni delle squadre Swat per vederci chiaro di notte. Basta prendere un bambino delle elementari e dirgli: c’è un signore, chiamiamolo Silvio, che ha un’azienda, chiamiamola Biscione. Un giorno un avvocato di Silvio, chiamiamolo Cesare, compra un giudice (cosa che non si fa), per fare un regalo a Silvio e danneggia un’altra fabbrica, chiamiamola Cir, e finisce in galera. Un altro giudice decide che ha ragione la Cir, che bisogna riparare il danno subìto e ordina all’azienda di Silvio di pagare. Passa qualche giorno e un giornale, sempre dell’azienda Biscione, inizia a parlar male di questo giudice. Finché un giorno un altro giornalista, sempre dipendente del Biscione, chiamiamolo Claudio, decide di parlar male del giudice anche in tivvù. Domanda al bambino: secondo te perché Claudio ha parlato male del giudice?

Innanzitutto noi non pediniamo nessuno. Sul mio tavolo arrivano ogni giorno immagini da fonti diverse. Sono immagini che riguardano i protagonisti dell’attualità, del gossip, dello sport, della cronaca. La domanda di fondo della rubrica giovedì scorso era quella che molti opinionisti si erano posti in quelle ore: la cosiddetta promozione ad orologeria del giudice Mesiano a pochi giorni dalla sentenza sul Lodo Mondadori, era davvero per indiscussi meriti professionali?

Benissimo. Vorrei sapere nome e cognome del cameraman che di sua sponte s’è messo a pedinare Mesiano per le strade di Milano. O dell’agenzia ‘terza’ che, sempre di sua sponte, ha fornito le immagini di Mesiano alla redazione di Canale 5. Secondo me, invece - tiro a indovinare, chiaro – è stato proprio Brachino a decidere di filmarlo. Ci scommetto un euro, anzi, mi voglio rovinare: due. Ci vorrebbe la testimonianza della Spinoso o di qualcun altro in redazione, che qualcosa mi dice non arriverà mai. La promozione di Mesiano è a orologeria? Solo per chi è prevenuto, Brachino, e la vuol vendere così per omaggio al capo offeso. O per chi non sa le cose. Infatti non si basa sulla sentenza civile Mondadori ma sugli ultimi sei mesi di lavoro ed era già stata decisa dal Csm. Solo che queste notizie un giornalista, se non le ha, dovrebbe procurarsele. Non, invece, inventare palle perché sposano una versione dei fatti ad usum delphini. Noto, poi, che l’uso a sproposito della ‘d’ eufonica (si usa SOLO, di regola,  tra una parola che finisce con una certa vocale e un’altra che inizia con la STESSA vocale) non fa difetto neanche a Brachino. Vabbè, questo è un mio cruccio, lo so. Ma se lo ignora Brachino non posso pretendere che l’abbia imparato la Spinoso, che si vanta d’aver frequentato una scuola di giornalismo (…) e addirittura un liceo artistico prima di dissertare di calzini in palermitano.

Quella sentenza, 750 milioni di euro che la Fininvest dovrà pagare a De Benedetti, per la sua portata economica e per le polemiche connesse, ha fatto il giro del mondo. Mesiano è diventato un personaggio di pubblico dominio. In questo contesto ho deciso di trasmettere quelle immagini, per dare sostanza televisiva a una figura di cui si leggeva e si sentiva parlare, ma di cui poco si era visto.

Qui Brachino tenta di far passare l’idea, falsa, che la sentenza debba avere nome e cognome. Ennò, caro. Le sentenze sono sentenze: critica quelle, non come si veste il giudice estensore, o che capelli ha, o che calze mette su. Altrimenti fai lo stesso ragionamento di chi usava metodi simili, purtroppo un pochettino più rudi, negli anni Settanta-Ottanta. Falsissimo, poi, che nel mondo abbiano parlato di Mesiano. Non lo cita un cane. Vuoi la prova? Ecco il risultato di CNN, di Fox NewsEl Paìs, Le Figaro: niente di niente. La BBC, invece, ha sì un Mesiano nei suoi archivi da qualche giorno. Ma il pezzo parla di te, Brachino, non di lui. Dice: “Silvio Berlusconi affronta un fuoco di fila dopo che un canale televisivo da lui posseduto ha filmato di nascosto un giudice, Raimondo Mesiano, che si è espresso in suo sfavore in un caso di corruzione”. Comunistacci pure ’sti sudditi della Regina, eh? L’articolo lo trovi qui per intero ma, ignorando se il tuo inglese assomigli o meno a quello della tua television giornalist Spinoso, ho provveduto a fornirti una sommaria traduzione. Non volendomi limitare ho cercato e cercato, avanti e indietro, avanti e indietro: in Australia, su News Com (niente). Sul Times of India (manco una riga), sul China Daily (ploplio niente, zelo di zelo), su News 24 Sudafrica (anche qui: niente). Ho acceso una sigaretta, impaziente, e provato ancora Austria Today (nicht!), Il Copenhagen Post. Macché. Non dirmi che non ci ho provato, eh. Ormai rassegnato, qualcosa ho trovato! In Svezia. Aftonbladet, in effetti, cita Mesiano. Ma accidenti: di nuovo grazie a te, e non alla sentenza. Non conosco lo svedese né le fortissime tradizioni marxiste della Scandinavia ma sono sicuro che Aftonbladet dica la stessa cosa della BBC: “De som tittade på italienska Canale 5 häromkvällen fick se ett inslag där domaren Raimondo Mesiano skuggats av en fotograf med dold kamera”. Sai: Canale 5, fotograf e kamera penso non vogliano dire “Mesiano è membro della magistratura politicizzata che tenta di ribaltare il risultato elettorale”. Tu che dici?

Nel servizio non si fanno valutazioni politiche e giuridiche. Non si usano epiteti infamanti. La battuta sui calzini può non piacere. Ma rimane una battuta. Ricordo con terrore un romanzo di Kundera, Lo scherzo, in cui il protagonista finisce ai lavori forzati per un umorismo non gradito. Per fortuna era la Cecoslovacchia comunista degli anni ’60. Certo, c’è l’aggettivo «stravagante». Come ricorda lo Zanichelli, stravagante vuol dire raro anche nel senso di originale, fuori dagli schemi. E allora? Le immagini, poi, sono realizzate per strada, in luoghi pubblici. Il contesto spazio-temporale è definito, il pedinamento ossessivo è un’altra cosa.

Ao’, ma mi prendi per fesso, Brachino? Qui siamo nell’Italia berlusconiana, non nel regime di Gustáv Husák. E tu hai mandato qualcuno a filmare di nascosto un giudice che ti sta sui maroni di principio perché ha condannato la tua azienda. E siccome il capo della tua azienda capita sia anche il padrone del vapore e il presidente del consiglio dei ministri (splendido esempio di democrazia liberale senza oligarchie o concentrazioni di potere, no?) e succede pure che abbia annunciato che “se ne sarebbero sapute delle belle” su questo giudice non è il caso di citare Kundera. Anche perché, gli raccontassero il tuo caso, stai pur certo che non ti darebbe il ruolo di quello che finisce ai lavori forzati. Al massimo potrebbe darlo a Mesiano. Come ricorda lo Zanichelli, menare il can per l’aia vuol dire evitare di trattare l’argomento scomodo. Chissenefrega se la Spinoso ha trovato stravaganti i calzini di Mesiano: io trovo stravagante il suo accento e il gonnellone a fiori, se è per questo, e siam pari e patta. Piuttosto volgiamo a fine lettera e hai parlato di Spinoso, di agenzie di stampa che ti butano lì un filmato per caso, di tutto il mondo che vuol vedere la facciona di Mesiano: non una riga, invece, sul fatto che tu abbia deciso di farlo filmare, che tu abbia deciso di sputtanarlo/intimidirlo confezionando un servizio di pura aria bollita contro un signore reo di aver fatto il suo mestiere: scrivere una sentenza. E poi, ancora: chi parla di pedinamento ossessivo? Questo è stato un pedinamento semplice. Troppo poco per sentirti in colpa?

C’è una sproporzione sospetta, insomma, tra l’azione e la reazione, tra il buffetto e le cannonate, tra il termine stravagante e quelli che soprattutto i colleghi hanno rifilato a me: servo, killer, vergogna, barbarie. Ma le lezioni davvero inaccettabili sono quelle che arrivano dal quotidiano la Repubblica. Non è forse lo stesso che ha pubblicato le immagini della villa del premier, con ospiti internazionali colti in frangenti in cui neanche del colore dei calzini si poteva discutere? Non è forse lo stesso che ha pubblicato le immagini del bagno della residenza romana del premier, rubate con un telefonino? Un magistrato ricopre un ruolo pubblico importante, ma se non sbaglio anche la presidenza del Consiglio è un’istituzione importante.

Nannannannannannanna. E qui ti volevo. Me l’aspettavo, questa difesa-offesa (preparata, del resto, a tavolino come il servizio: sapevi benissimo che casino sarebbe capitato, forse ti aspettavi che qualche migliaio di persone in meno ti mandasse a quel paese, sì, ma eri pronto alla reazione). Questa è la risposta media del blocco berlusconico: voi spiate Silvio, io spio Mesiano. Eh no, caro. Silvio è un capo politico che si intrattiene con signorine, alcune delle quali a pagamento. Poi alcune le candida. Poi chiede i voti ai cattolici e ai difensori della famiglia tradizionale. E poi, ancora, dovrebbe rappresentarci e ci fa fare, tra le tante, un’altra bella figura da cioccolatai in paesi (comunisti, ovvio) dove basta un mezzo lavoretto sotto la scrivania per essere cacciati, finire sotto processo o avere la carriera bruciata. Ti ricordi Gary Hart? Fu beccato con l’amante negli iperliberali Stati Uniti: fine della corsa alla Casa Bianca, fulminato. Ma non perché là siano dei bacchettoni: è che pensano che chi conta palle alla moglie e la inganna non sia la persona migliore cui offrire le chiavi del Paese. Così come non lo sarebbe un Donald Trump perché ha troppi soldi e troppe tv, secondo loro. Qui metti insieme un Hart evoluto, un Trump de noantri e vien fuori il capo dei ministri della Repubblica: un liberale inorridirebbe, se esistessero ancora liberali in Italia.

E poi, perché il servizio è andato in onda alle 10 di giovedì 15 ottobre e il caos si è scatenato venerdì 16 dopo un articolo di Repubblica? È un problema di fuso orario o di chi detta l’agenda? E non è Repubblica coinvolta nella battaglia legale che porta 750 milioni di euro nelle tasche del suo editore? E ancora, abbiamo visto i magistrati protagonisti delle grandi vicende giudiziarie ripresi in tutte le salse, consapevoli o inconsapevoli che fossero. Da Di Pietro che rubava il taccuino a Brosio, a Borrelli a cavallo, a Woodcock sull’Harley-Davidson. Perché allora non si possono mostrare le immagini di Mesiano per strada a Milano? C’è forse un’immunità «mediatica» per chi si è occupato di Berlusconi? In tutto questo polverone bisogna tenere stretti gli occhiali e non perdere di vista le domande giornalistiche della rubrica di giovedì scorso. Primo, la promozione di Mesiano è meritata professionalmente o come sostengono molti è un premio politico per una sentenza che di fatto va contro il premier? Secondo, le idee politiche di un giudice, per quanto legittime, come agiscono sulla sua serenità e sulla sua indipendenza? Terzo, è vero che nel processo civile non serve un collegio di tre magistrati, ma non è «stravagante» decidere su una somma di 750 milioni di euro senza avvalersi di tecnici e consulenti?

No, secondo me è che Mattino Cinque lo guarda la mia vicina di casa, cui voglio un bene dell’anima ma che manca di una certa sensibilità avendo finito a stento la quinta elementare. Difficile che lei abbia colto lo scandalo. Anzi: su di lei l’effetto voluto ha funzionato, ha capito che c’è un giudice strano, che è comunista, che vuole rovinare Berlusconi e che è pure un lavativo (quella storia del tubo rotto che ha tirato fuori l’ottimo Sallusti). Sulle domande, invece. Primo: informati sulle promozioni e capirai che la domanda non ha senso. Secondo: non so cosa pensi Mesiano. So che ha giudicato un’azienda che, di fatto, ha ottenuto la Mondadori grazie alla corruzione di un giudice. Fossi l’altra azienda in lizza per avere Mondadori mi sentirei in pieno diritto di chiedere i danni a un giudice. Tu no? Terzo: quei 749.955.611,93 euro non possono che essere un calcolo empirico. Il giudice ha valutato il danno emergente e il lucro cessante (se parli di sentenze devi sapere cosa sono), ha applicato interessi e rivalutazioni a quanto ha fruttato Mondadori in vent’anni di proprietà Berlusconi, ha valutato nell’80% la percentuale di probabilità che senza il giudice corrotto finisse alla Cir et voilà. Non so se un consulente sarebbe stato in grado di consigliargli un 75%, o il 90%, o il 100%: mi pare che quest’ultima sia una valutazione squisitamente da giudice. Sulla cifra, invece, si è utilizzato un criterio limpido: quanto la Mondadori ha arricchito Berlusconi in vent’anni.

Chi conosce la storia di Mattino 5 sa che, al di là delle strumentalizzazioni delle ultime ore, abbiamo dato il diritto di replica a chiunque, negli stessi spazi e con lo stesso tempo. Invito allora qui il giudice Mesiano, per scusarmi di quelle che vengono reputate offese personali ma anche per rivolgergli quelle tre domande.

Non verrà. Già lo avete preso per i fondelli una volta, dai. Fattela bastare. E salutoni alla Spinoso.

Comments

One Response to “Excusatio non Brachina”

  1. Betta
    ottobre 21st, 2009 @ 19:42

    Pero’ mi hai rubato la battaglia sulla d eufonica…

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