Fox and not News
Posted on | ottobre 31, 2009 | 1 Comment
Qualche giorno fa è capitato un mezzo casino alla Casa Bianca. In sostanza l’amministrazione Obama ha negato a un giornalista di Fox News un colloquio che il presidente aveva concesso a tutte le altre tv nazionali: CBS, CNN, NBC eccetera. Levata di scudi: Fox ha protestato, quasi tutte le emittenti l’hanno difesa in nome della libertà di stampa. Finché MSNBC ha ospitato la rubrica di una sua collaboratrice, Rachel Maddow (a proposito: ha 36 anni. Da noi gli editoriali li fanno Scalfari, Bocca, o il ‘giovane’ Gramellini, che è a un passo dai 50 e quindi giovanissimo, o il ragazzino Serra, 54). La Maddow ha spiegato, in parole semplici semplici, cosa rende diversi Fox e News, Fox e le notizie. La differenza tra Fox e le News non è che Fox pulluli di destroni duri e puri. Le opinioni sono il sale del giornalismo, fiori di giornalisti hanno le loro rubriche in cui danno la LORO opinione sull’economia, sulla guerra, anche sullo sport. Non per questo perdono credibilità, almeno negli Stati Uniti, quando invece fanno solo i giornalisti e scelgono cosa raccontare, o come raccontarlo.
Fox è un covo di ultraconservatori: questo lo sanno tutti e va bene a tutti. Un loro editorialista, Rush Limbaugh, chiama Barack “il negro magico”. Fox è quella rete che, peraltro, ha lanciato la mania ereditata in Italia dall’americanissimo Sky Tg 24, che nel recente passato mandava in onda frasi come “la nostra obiettività è sotto i tuoi occhi”. Si giudica da sé. Tra l’altro i sondaggi che lancia Sky Tg 24, ogni tanto, restituiscono uno spaccato degli ascoltatori inquietante, al cui confronto l’audience di Fox News pare quella di un oratorio: se domandano chi abbia ragione tra Gigi, pestato dalla polizia, e le forze dell’ordine il 3% dice Gigi, il 67% la polizia e il 30% risponde che andrebbe risarcito l’agente che ha gli rotto il manganello in testa per danneggiamento. Ma che volete: io, di mio, se capita che Tizio venga a dirmi che è onesto senza che gliel’abbia chiesto… eh, quel po’ di dubbio mi assale. Non foss’altro che per un senso dell’umiltà un po’ troppo latitante, nevvero? Ecco, Fox News ama da sempre gli slogan autoincensanti tipo: “You decide”, decidi tu, oppure “Fair and balanced”, onesta ed equilibrata. Eccerto, come no. In realtà Fox è una macchina da guerra contro il partito democratico. I suoi opinionisti sono un frullato di Belpietro-Feltri-Socci con doppia sottiletta: chi definisce Obama un razzista, chi dà della marxista a una sua collaboratrice, chi lo accusa di essere un veteromaoista. Tanto là è praticamente impossibile mettere il piede in fallo: è più facile fotografare Bin Laden in spiaggia a Miami che dimostrare una diffamazione.
Ma ciò che rende Fox un canale non di giornalismo ma di propaganda è altro. È il fatto, cioè, che Fox non si limiti a ricevere pubblicità a pagamento di propaganda anti-Obama, quello lo fanno anche altri. Il fatto è che PRODUCE propaganda anti-Obama. I suoi giornalisti più noti non solo bastonano beatamente Obama ma sono essi stessi gli organizzatori e i promotori di iniziative concepite al solo scopo di contestare il presidente. Per esempio: quel tizio dallo sguardo vitaminico e fiero che risponde al nome di Glenn Beck è un burattinaio del Tax Day Tea Party, un movimento conservatore che detesta la politica democratica. Beck animerà anche la marcia 9/12 del prossimo dicembre, una manifestazione dichiaratamente ostile al governo. Un altro volto noto di Fox, John Stossel, è uno dei maggiori traini per Americans for Prosperity, un’organizzazione di ultradestra che, per dirne una, considera la riforma sanitaria pensata da Obama (assistenza per tutti quelli che hanno bisogno, come da noi) una vaccata criminale. Non è illegale pensarla così, per carità. Piuttosto è che, così facendo, il canale perde fatalmente lo status giornalistico e assume quello, ben più calzante, di macchina propagandistica.
Più leggevo la vicenda Obama-Fox, più pensavo a quanto gli americani sarebbero in imbarazzo a usare il loro metro di libertà di stampa qui. Qui da noi, che quando loro ancora rincorrevano i bisonti con le lance si chiacchierava amabilmente di vizi e di virtute al circolo degli artisti a corte. Nei secoli ci siamo un po’ bruciati il vantaggio, pare. Cosa direbbe, per esempio, Rachel Maddow, di Libero? Un giornale che ha distribuito per anni libri scritti a quattro mani dal direttore, Vittorio Feltri, e dal politico (ora pure ministro) di Forza Italia Renato Brunetta? Libero offriva insieme al giornale titoli, autoprodotti, di alto lignaggio letterario quali “I peccati di Prodi, tutti gli errori contenuti nel programma della sinistra“. Oppure ancora capolavori provvidenziali quale il saggio-lampo “Come si vota“, messo insieme in pochi giorni dopo l’ultima caduta di Prodi. Saggio che Feltri, prima di lanciare Brunetta con pensieri in libertà su “la fine dell’epoca del Centrosinistra” e “Per non passare dal declino al degrado”, apre così: “Non vedevamo l’ora fosse sciolto il Parlamento e Prodi inviato nel posto dove riposano gli insaccati migliori: in Emilia, a Bologna”. Ecco, la differenza tra Libero e le notizie, e anche tra Il Giornale e le notizie, non è che stiano da una parte o che facciano scrivere delle amenità. È che SONO quella parte. Il Giornale non tifa per Berlusconi punto e basta: è di proprietà della famiglia Berlusconi. I suoi giornalisti sono stipendiati dai Berlusconi. Bravi finché volete (ma anche no), ‘giusti’ e logorroici come Beck, o anche meglio. Però quando Alessandro Sallusti scrive difese appassionate di Berlusconi come questa (“Perché i giudici perseguitano il Cavaliere“), così ponderate e rispettose delle istituzioni, mi vien da pensare che lo faccia pro domo sua, più che per un reale afflato di ribellione contro quella cosca di magistrati comunisti che ce l’ha a morte col suo datore di lavoro.
Prendiamo Nicola Porro, l’alfiere di prima fila del Giornale (quello che va sempre da Santoro a fare ‘il ragionevole’: gli manca il sottopancia maniavantista “Guardate che io sono equilibrato anche se mi paga Berlusconi” ma tutte le sue parole, gesti, sguardi trasudano quel concetto). Per anni s’è accanito contro Mortazza Prodi, quell’imbecille cattocomunista baciapile reo di non abbassare le tasse agli italiani per pura cattiveria e di strozzare per gusto del macabro le imprese con l’Irap (l’imposta-rapina, ricordate?). Adesso, miracolosamente, la pressione fiscale (che è sempre uguale) non interessa più. Sparita. Dove sono i tre scaglioni invocati e promessi da 10 anni dai forzaitalioti? Quello zero, 23 , 33 percento che Silvio invocava e prometteva? E dov’è il taglio dell’Irap? O se l’Irap la incassa Tremonti e non Padoa Schioppa la si paga più volentieri e non strozza più? La rivoluzione liberale, il diritto naturale (sic, non è parola di Hobbes ma di Silvio) di versare non più di un terzo dei guadagni in tasse che fine ha fatto? Lo sappiamo tutti, lo sapevamo già: non si può fare perché mancano i soldi. Ma Porro, il contabile del Giornale, ora ha altro di cui occuparsi. Se la prende, per esempio, con la Confindustria, perché non tesse le lodi del governo ma chiede ’ste benedette riforme e i tagli delle tasse promessi e ancora una volta disattesi. Porro non critica il dottore: se la prende col malato, titolando nel suo blog il file “che-palle-la-confindustria” (veramente ha scritto ‘cha‘, gli faccio pure da correttore ortografico): “Ma davvero Confindustria merita tutto lo spazio che noi giornalisti le regaliamo?”. Boh, vedi tu, Porro. Sono mediamente vostri elettori, i santi imprenditori, quelli che creano ricchezza, che rischiano e blablabla. Lo spazio lo meritano solo quando se la prendono coi sindacati e invece quando si lagnano delle promesse non mantenute è meglio parlare dell’anticiclone delle Azzorre?
E così Porro, che a Fox (non) News farebbe sfracelli, si lancia pure in un “Ma che palle sto Obama“. Contenuto: “… si danno i voti su quell’insopportabile ebbrezza che nasce dal dire la cosa giusta, nel momento giusto, al posto giusto e condivisa da tutti i giusti. E cioè: sto con Obama. E io no”. Come Glenn Beck: solo che gli manca il fisico.
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One Response to “Fox and not News”
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novembre 4th, 2009 @ 10:40
Pensa se Rupert Murdoch fosse presidente degli Stati Uniti. Forse riusciremo a dargli un posto come ministro in Italia quando vincerà la sfida contro Mediaset.
Per quanto riguarda i giornalisti da te citati ho visto il blog di Porro. Ma come può uno così ad avere così tanti commenti? Si è creata una community sul suo sito. Certo, tanti gli danno contro. Ma perché lo si legge? Il risultato, alla superficie, è che ha un sito seguitissimo. Sono disgustato.