Mandrie
Posted on | novembre 30, 2009 | 23 Comments
La coda inizia nel corso, quasi un chilometro prima. All’entrata, parcheggiatori sorridenti con pettorina gialla fluo: spiace, posteggio esaurito. La transumanza del popolo della spesa è ineluttabile, è la Messa di Natale, è la visita (l’unica dell’anno) del parroco per la benedizione delle case e la raccolta dell’obolo. Non si salta, punto e basta. Sta per aprire un nuovo centro commerciale. Si aggiunge al Famila, al Maxi Sconto, al GS Carrefour, al Basko, al Lidl, alla Cooperativa dei lavoratori, all’In’s, al Supermercato Standa, al Bennet, al Conad Leclerc, alle Gallerie: chisseneimporta. Con caterve di punti vendita, iper, super, maxi, megamercati già installati nel piccolo centro di Alba - trentamila anime nel basso Piemonte col reddito pro capite tra i più alti della Repubblica - o nelle immediate vicinanze c’è ancora spazio per una chiesa in più. Pazienza se i capannoni-mostro insidiano un territorio magnificato per le bellezze naturali e le prelibatezze culinarie: al diavolo il negozietto, quello serve per far aprire il portafoglio ai turisti. La gente, anche qui, vuol far lo spesone col tre per due. Comprare pomodori marocchini, yogurt sardo, formaggi danesi, raccogliere per prima le offerte.
E ingozzarsi a ufo, soprattutto: tre delle quattro persone che sento parlare entrando e sulle scale mobili stanno facendo riferimento, in un modo o nell’altro, a “là dove danno da mangiare”. Cioè al primo piano del Big Store (negozio grande: in italiano sa di sfiga, detto in inglese no), ultima creazione in omaggio alla manìa modernista delle provviste in caso di conflitto nucleare. La gran parte delle famiglie ha un piccolo ipermercato a casa, con frigoriferi e freezer e dispense che sfamerebbero otto bocche, volendo, per mesi. Ma continua a comprare. Motivi sempre validi? C’è il 4×2 sulle scatole di tonno al naturale da otto etti. La maionese più scrausa costa un euro e venti al chilo, solo fino al 4 dicembre però. Poi passa a uno e settanta. Oggi danno le orate a metà prezzo. Domani, invece, gli ultimi cento servizi di posate di acciaio marca Leone col 20% di sconto.
Sono le dieci e un quarto: i primi quindici minuti di vita del Big Store. Davanti alle casse dell’ipermercato, i negozi. Una parafarmacia, un bar-ristorante, Jean Louis David, Spa gioielli, una lavanderia, abbigliamento per bambini. A lato, la ressa: c’è da aggiudicarsi la carta fedeltà del Big Store prima di iniziare la spesona. Senza, addio vantaggi (e addio studio gratuito delle vendite e delle abitudini per il Big Store). “C’è la televisione”, dice un signore anziano scorgendo un cameraman di Telecupole. Si vede che è un momento importante. E un pannello a muro spiega che, in sostanza, dovremmo quasi ringraziare il centro commerciale per essere sorto qui: hanno sistemato 6200 metri quadrati di verde, usato “colori ocra, marrone, verde rame e verde prato che si intonano con l’ambiente circostante” (non citato il grigio cemento del palazzone: quello si intona col cielo di Alba da quando è più trafficata del grande raccordo anulare). Hanno montato pannelli solari, frigoriferi a basso consumo, speso legno riciclato, isolanti efficienti, lampade a risparmio energetico.
Sporta di plastica e via per le corsie. Sembra di essere in fila ai Musei Vaticani. Riesco a scansare - caso più unico che raro - la torta di panna offerta come omaggio di benvenuto. Un ragazzone sta scaricando un bancale di acqua naturale nel carrello. Al reparto frutta e verdura ci sono le pesatrici, tre ragazze che aiutano la gente a servirsi (e, magari, a non premere il tasto “aglio” quando hanno messo nel sacchetto sei etti di radicchio trevigiano). Al banco del pesce è impossibile avvicinarsi: conto sei file di clienti in attesa. Un responsabile del centro, cortese ma ancor più incuriosito, mi pizzica non appena immortalo le pere Williams (si scrivono con l’apostrofo, qui: William’s): “Scusi, guardi che non si può fotografare niente qui”. Motivo? “Contro la legge”. Quale legge, chiedo? Ehm. “No vabbè, però c’è il cartello… Lo mettono tutti… Sa la concorrenza viene qui…” Si allontana col dubbio: chi l’ha mandata, la spia all’inaugurazione?
Alla cassa veloce, massimo dieci pezzi, la signora davanti a me ha scorte per un battaglione. Sei bottiglie di olio. Dodici pacchi di spaghetti. “In offerta”, mi confida, forse perché si accorge che li sto contando, e pare andarne fiera. Le faccio presente che è la cassa veloce: smette subito di sorridermi, controlla, poi gira il carrellone e, con sforzo estremo, fa inversione a U e se ne va, stizzita. Pago la mia bottiglia d’acqua e il detersivo per piatti a Selene, una ragazza molto timida e molto a disagio, soprattutto perché le fiata sul collo un’altra ragazza, imbronciata e piglio da prof (di quelle che finiscono citate sui muri dei bagni con epiteti da lupanare), che controlla ogni suo movimento, tasto battuto sul registratore di cassa, resto dato, borsa consegnata. Ogni tanto le fa dei segni, senza aprir bocca.
Uscendo, lancio un’occhiata agli altri negozi. Uno spazio è aperto, sembra una sala giochi. Si chiama Ticket Time: “gioca e vinci con i gettoni della spesa”. Oh: nulla si crea, nulla si distrugge. Forse il premio è un buono per rientrare e fare dell’altra spesa, chi lo sa. Macchinette luccicose elargiscono scontrini a nastro rosso, l’atmosfera è da simil-casinò con addetto in camicia bianca e cravatta nera. Clienti coi carrelloni ficcano gettoni nelle pance delle macchine, cliccano, aspettano. Rimettono gettone, ricliccano, aspettano. A volte vincono.
Aiuto.
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23 Responses to “Mandrie”
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novembre 30th, 2009 @ 16:09
Mandrie è proprio quello che ho pensato stamattina: prendo il solito pullman gtt per Torino alle 10.
Passo davanti al Big Store alle 10.50.
50 minuti di coda.
Sembra che tutte le langhe e tutto il roero abbiano deciso di rovesciarsi in strada contemporaneamente, attratti dalle lucine lampeggianti (o forse da Cannavaro, mi hanno detto che era ospite dell’inaugurazione).
novembre 30th, 2009 @ 22:36
50 minuti di coda alle 10.50 di lunedì.
Ma ad Alba non c’è nessuno che lavora?
novembre 30th, 2009 @ 22:53
i negozianti no: sono chiusi. i pensionati non più, e sono sempre di più. chi ha preso mezza giornata di ferie no. le casalinghe no. li metti insieme, RU, e fanno qualche migliaio.
dicembre 1st, 2009 @ 08:40
prendere ferie per andare al big store… credo che non succedda nemmeno negli USA
dicembre 1st, 2009 @ 12:20
Effettivamente la mentalità da artigiano unita alla repulsione per i centri commerciali mi rendono poco obbiettivo.
Ciao
dicembre 1st, 2009 @ 15:30
Ma soprattutto, non sarebbe il caso di chiedersi CHI nelle istituzioni, e soprattutto in comune, ha permesso che si costruisse l’ennesimo mega ipermercato, congestionando ulteriormente una strada già trafficatissima come corso Canale e deturpando per sempre la collina del Mussotto? E poi: se ne sentiva veramente il bisogno?
Vorrei sapere chi ha preso la decisione di concedere la licenza edilizia, su quali basi e se le conseguenze sono state adeguatamente valute.
Non dovremmo essere noi cittadini un po’più incisivi nel chiedere conto ai nostri amministratori (o ex tali, in questo caso), delle decisioni che poi incidono non poco sulle nostre vite?
dicembre 1st, 2009 @ 22:58
…facciamo finta che abbia scritto anch’io la stessa cosa che ha scritto Alessandro, se la riscrivessi per davvero sarebbe poco estetico, neanche un totale decerebrato avrebbe permesso di costruire quel mostro su quella strada, ma pare ci siano un sacco di pensionati e casalinghe contenti/e! Olè!
dicembre 2nd, 2009 @ 09:37
bene busato, era più o meno quello che volevo scrivere. Mi hanno pure rimesso la lapide partigiana rimossa misteriosamente durante i lavori.
Anch’io ho pensato alle gente che s’è presa il lunedì mattina di ferie per andarci dentro.
Comunque ieri ero in toscana, parlando con gente mi dicevano che tutta prato era stata pochi giorni prima semiparalizzata per l’apertura di un nuovo centro commerciale : “deh, davano le tivvù LCD a migliaia di pollici a quattroscento euri! c’era la fila di cinesi a homprarle! la gente non c’ha più i soldi per fare nulla, ma se c’è l’offerta i soldi venogno fuori, anche se non ti serve!”.
L’assalto alla diligenza è un fenomeno sociale che merita di essere approfondito.
dicembre 2nd, 2009 @ 09:55
per alessandro borello:
mi pare che nell’ultima campagna elettorale fossero state poste questioni ai candidati ed al riguardo.
Tutti, anche il neosindaco, erano più o meno e sconsolatamente per noi concordi nel dire che il Comune non ci poteva fare nulla (IL CHE è QUANTOMENO STRANO)
Per capire come si è arrivati a questo punto io suggerisco una traccia:
1994–> durante la grande alluvione si allaga tutto corso canale, il gran cancan che ne consegue porta alla classificazione dell’area in cui sorge la “Mollo f.lli” come area a rischio, esondabile, su cui non si può edificare, a meno di interventi bla bla bla.
Vengono poi eseguite tutte le opere di difesa sul riddone previste dal Magistrato del Po, il che va a svincolare aree precedentemente non edificabile per il rischio idrogeologico.
L’enorme spiazzo che Mollo precedentemente usava come piazzale deposito diventa immediatamente edificabile, come l’altra riva del Riddone, precedentemente inutilizzabile ai fini edilizi.
Risultato? rotondina, ponte, Mollo va in riva sx del riddone (e si sta ampliando tuttora), vende il terreno a Dimar e affini che ci edificano un big store, evidentemente perchè il piano sovraccomunale prevede per Alba la oassibilità in quella zona di un big store.
dicembre 2nd, 2009 @ 10:35
…che dire, lunedì sera sono stato bloccato mezz’ora sulla rampa che dalla tangenziale da Barolo porta alla rotonda del Mussotto, in direzione Torino dove – ahimè – vivo con la mia dolce metà.
Ovviamente non un vigile, non una pattuglia di forze dell’ordine, nessuno si è preso la briga di provare a gestire la fiumana impazzita di compratori.
Morale della favola, ci ho messo un’eternità ad arrivare a Torino…fortunatamente ieri sera è andata un po’ meglio, ma tanto mettiamoci il cuore in pace. Il nuovo mostro è lì, e sappiamo tutti che è lì per restare.
Vorrei solo che i geni che hanno partorito questa idea fossero costretti a fare avanti e indietro tutti i giorni, tra camion, betoniere, trattori, pandini, camioncini dei “miradur”, trasporti eccezionali…con l’aggiunta – non richiesta – dei forzati dello shopping.
Che disastro…
dicembre 2nd, 2009 @ 11:11
Non servirà a nulla ma iscrivetevi qui [11.10.13] Roberto Cane: http://www.facebook.com/group.php?gid=189452091607&ref=mf almeno ci facciamo due risate!!!
dicembre 2nd, 2009 @ 12:35
Dicono che sul pannello a muro ci sia indicata la riduzione dei rifiuti tra gli obiettivi ecologici. Vai al banco del pane, chiedi un pezzo di focaccia, una pagnottona normale e una integrale e ti imballano il tutto in tre sacchetti distinti: un panino, un sacchettino. Ma no! Metta tutto in un solo sacchetto, dici alla commessa. “Non si può”, ti risponde. “La legge (forse è la stessa che vieta di fare foto) recita chiaro che tutto in un sacchetto non si può”.
Dicono che il primo giorno ci fossero i tv da millemila pollici in offerta a neanche duecento euri. Hanno dato i biglietti a chi era in coda dall’alba per comprarne una. Poi hanno detto che erano solo quindici i tv “regalati”. Così il 15 e il 16 hanno iniziato a vociare e ad alzare le mani – dicono – ma non c’era il fotofinish per chiarire chi fosse arrivato prima. Hanno chiamato i carabinieri, dicono. Ma c’erano troppi chilometri di coda… chissà se sono arrivati
dicembre 2nd, 2009 @ 19:16
ricordo che su una gazzetta pre elettorale di primavera il presidente di un neonato comitato di quartiere di Mussotto, Sig. Caruso (non mi ricordo il nome di battesimo) magnificava l’ormai imminente centro commerciale mussottese come grandiosa opportunità attesa con trepidazione dalla Langa ma soprattutto dal Roero.
L’unica resistenza che si può fare è inondare di fiori la lapide partigiana. “loro” capirebbero e appoggerebbero. secondo me.spero.
dicembre 2nd, 2009 @ 19:20
Potrei sapere tra tutte le pulci che sono state fatte al supermercato se viene considerato che lo stesso dà da mangiare a 100 famiglie dell’albese?
Certo è un hobby divertente andare a fotografare pere e poi scrivere parole a vanvera senza pensare che Selene o altri che lavorano lì lo fanno per un sacco di ore al giorno ultimente e per mettere in tavola un piatto di pasta (non certo per riempire un frigo con cibo per 8 persone)…e che se non ci fosse stato il tanto sfigato “negozio grande” almeno una di queste suddette 100 famiglie non si sarebbe potuta riunire e mangiare e vivere dignitosamente…colpa la crisi o chissà che altro.
Non dico che bisogna essere politiccally correct a tutti i costi, ma sputare veleno sul lavoro e le possibiloità altrui lo trovo squallido!
dicembre 2nd, 2009 @ 19:44
Ringrazio pippo e Federico per le risposte.
A pippo dico che la vicenda così come l’ha raccontata lui mi pare verosimile, e c’è da rimanere ancor più sconsolati.
Aggiungo che, a quanto mi risulta, la maggior parte delle licenze e dei permessi per quanto riguarda nuovi centri commerciali è di pertinenza regionale, poichè è la regione che stila un piano per prevedere una quantità X di insediamenti di questo tipo a seconda del numero di abitanti della zona.
Sul fatto però che il comune non ci possa fare nulla, ho i miei dubbi, se è vero come è vero che il progetto iniziale del Big Store era assai più invasivo di come poi è stato realizzato, poichè i tecnici del comune e della regione hanno posto numerosi paletti. Tanto per dirne una, la metratura all’inizio avrebbe dovuto essere di 7.438 mq, ridotta poi a 6.340 mq. Ricordo poi che è il comune a rilasciare le licenze edilizie, e a decidere quali zone sono edificabili e quali no. E ricordo anche che negli ultimi anni ad Alba sono state approvate oltre 90 varianti al Piano Regolatore vigente: a Torino, città grande quasi trenta volte Alba e interessata da lavori epocali causa Olimpiadi ed altro, nello stesso periodo ne sono passate circa 200.
Tirate voi le conclusioni e pensate se sia o meno opportuna la vigilanza, da parte dei cittadini, sul nuovo PRG in fase di elaborazione. Per non ritrovarci, domani, con un Big Store in ogni quartiere.
dicembre 2nd, 2009 @ 20:25
cara/o ghez,
nonostante gli sforzi non riesco proprio a capire come lei possa aver interpretato tutto questo come uno “sputare veleno” sui lavoratori. o, più in generale, sull’azienda: gli stessi discorsi valgono per tutti gli altri iper-super-mega, ovviamente. questo è solo l’ultimo che si è aggiunto.
però, a suo modo, è anche utile leggere le opinioni più bizzarre. tanti saluti
GB
dicembre 2nd, 2009 @ 21:14
caro ghez, fammi capire
dovremmo gioire per 100 (io ho letto 200, toh) posti di lavoro in un supermercato che vende prodotti che pochi comprano? se tutti comprassero i prodotti, nessuna azienda sarebbe in crisi. siccome la maggior parte delle aziende si appella alla crisi, significa che non vendono. se non vendono licenziano. e i licenziati si riciclano allo store. al big store. quindi dobbiamo gioire perchè qualcuno, in barba alla crisi, apre grandi magazzini per vendere prodotti che pochi comprano? non sono economista, ma qualcosa mi sfugge. mi spieghi?
dicembre 3rd, 2009 @ 02:12
Personalmente non me ne frega nulla delle gabbole, più o meno lecite, o maliziosamente dette illecite, che si sono fatte per aprire il Bistore (così l’ho sentito chiamare da alcuni anziani) …
Anzi conoscendo di fama (anche se vagamente) i proprietari della baracca immagino che abbiano fatto le cose come si deve da impreditori di razza quali sono e di come forse ne esistono sempre meno, tra mega dirigenti, immobiliristi, guru della finanza e del soldo virtuale, e via via tutti questi personaggi che ogni giorno affondano l’economia di qualche paese in giro per il mondo …
Quindi, appurato che non ce l’ho col signor Big Store, posso tranquillamente dire invece che mi stanno sul @azzo i cittadini di Alba… si le persone comuni, tutti quelli che non riescono a tirare fuori nulla dalla propria testa, dalla propria esistenza, un accidenti di nulla se non fare la spola tra questi santuari della demenza… gente svegliatevi!
Detto questo, anche le istituzioni si fanno apprezzare per il costante lavoro di azzeramento della vita sociale e del divertimento nel senso più puro del termine dei giovani (ma non solo.. anche una cena con i colleghi di lavoro oggi ti espone a rischio spatentamento e espropriazione dei tuoi beni personali) con divieti su divieti, tanto che Alba ogni sera alle 24.00 si spegne neanche dovessero iniziare i bombardamenti…
A chi odia il Big Store posso dire che l’unica speranza che avrete di vederlo chiuso e con i sigilli alle porte, è che qualche noto e potente avvocato di Alba decida di comprarsi una casa di fronte.
Amen
In memoria del crossodromo di Montà chiuso per far posto a dei pannelli solari.
dicembre 3rd, 2009 @ 10:23
purtroppo non ho il tempo di leggere tutto il tuo squisito pezzo e gli squisitissimi commenti… Aggiungo solo che il bigstore è un’infamia all’ecologia, alla faccia del loro ecologically correct ma chi credono di prendere per il culo? Vi invito ad andarvi a prendere i dati della centrina di controllo sul ponte di Alba (sistemapiemonte.it) e a fare un semplice raffronto tra il 30 novembre (data dell’inaugurazione) e il lunedi precedente… Guardate un po’ cosa abbiamo respirato per andare a caccia della maionese scrausa in offerta… E’ una vergogna, e spero solo di non essere un marziano nel dire questo!
dicembre 3rd, 2009 @ 11:20
ciao Enrico, personalmente ‘infamia’ e ‘vergogna’ li riserverei a qualcosa di più grave di un ipermercato, no? opinione tua, comunque.
dicembre 3rd, 2009 @ 12:18
comunque chi ha costruito (il sig bigstore) e lo stesso Mollo che ha ceduto il terreno hanno agito in perfetta legittimità, questo sia chiaro, almeno per quello che so.
Come ha detto Borello il problema era a livello di concessioni: sicuramente, smentendo in parte quello da me detto per ignoranza, il comune di Alba qualche permesso a suo tempo l’ha firmato.
Per il resto nessuno ce l’ha con i lavoratori, ci mancherebbe: però magari lavorano lì perchè prima lavoravano da qualche altra parte che ha chiuso no? non è che ammazzo 100 persone, c’è richiesta di “sutrau” e dopo che le ho seppellite tutte mi lamento che i “sutrau” sono disoccupati.
Il discorso sui lavoratori per me non c’entra un fico secco.
dicembre 3rd, 2009 @ 12:36
Un impermercato in una zona già congestionata non migliora la qualità collettiva di vita, parliamoci chiaro i 100 posti di lavoro creati sono un abbaglio, non compensano il danno ecologico, il congestionamento, l’incazzatura quotidiana di chi percorre quella strada, scalate a quei 100 posti anche i problemi che avranno i piccoli commercianti della zona; lavorare in un ipermercato credo tra l’altro che sia una forma labile di neoschiavismo, tra turni allucinanti, domeniche lontane dalla famiglia, per una paghetta frustrante senza possibilità di alzare la testa se no zac fuori dai ciapp…
A parte questo non ce l’ho con il bigstore, a qualcuno piacerà pure l’abbaglio consumistico, a me no, ma il mondo va’ avanti ugualmente (male…)
febbraio 10th, 2010 @ 12:58
Buon giorno a tutti io non voglio prendere parte a nessuno,ma io da lavoratore interno del big store non trovo piu ad oggi tutto questo”caos” di macchine…..e comunque la viabilita e stata regolata gia dalla settimana dopo……poi comunque un supermercato in piu o uno in meno a voi che cosa vi fa?????A me sinceramente niente anzi mi ha dato lavoro…..si e vero il buco del ozono e di tutti pero’ non sono quelle centinaia di macchine che rovinano….e comunque se mai un avvocato volesse comprare casa di fronte non puo perche c’e la f.lli mollo…..e poi comunque e in periferia non e in centro alba,fosse in centro alba dico va be avete ragione….pero’ non e in centro alba,anzi e comodo per le persone che vanno verso torino che usciti dal lavoro esempio dalla miroglio via s.barbara uscita 17.30 caos totale per alba e abita a pralormo anziche’ fare 10 km di coda per andare al conad sono di strada,e non devono deviare la strada.Poi ogno e libero di dire cosa vuole pero ragionate prima.