Quella nota non identificata
Posted on | novembre 9, 2009 | 5 Comments
Andò così: sicurissimi di vincere, per rendere le elezioni comunali più interessanti di un’amichevole tra Juventus e Afragolese gli albesi della libertà candidarono, in primavera, un commercialista settantenne, Carlo Castellengo. Forte di un pregio: non piaceva a nessuno. Per niente ai pochi antiberlusconiani (e fin qui vabbè). Il problema è che suscitava simpatia pari a quella di un Littorio (non è un lapsus) Feltri che t’accompagna in gita al lago anche in chi aveva sempre votato centrodestra. E così Castellengo finì al ballottaggio contro il candidato del Pd Marello. Spaventato dall’emorragia di voti (la sua gente, in segno di sommo spregio, votò le sue liste al primo turno ma in parte l’altro candidato) i Castellengos si inventarono una mossa della disperazione: in sostanza invitarono a votare Carlo non per convinzione ma perché se il popolo avesse eletto sindaco l’altro, beh, ci sarebbe stato un primo cittadino rosso in un consiglio comunale a maggioranza blu. E questo perché, secondo loro, la legge andava interpretata nel senso a loro favorevole nei casi in cui un candidato non avesse ottenuto anche la maggioranza dei voti validi delle sue liste. Avesse vinto Marello si sarebbe trovato nella scomoda e peritura posizione dell’anatra zoppa. Lo sosteneva anche l’ufficio stampa del Comune, lesto a pubblicare un articoletto sul sito ufficiale del municipio per confermare la tesi di Castellengo (a proposito: peccato ci si fosse dimenticati di specificare agli elettori che quell’ufficio stampa stesse agendo non da giudice ma voce della maggioranza).
Morale? La gente se ne fregò. Pur di non avere Castellengo sindaco, alla seconda chiamata votò in massa Marello. I berlusconesi al gianduja, va detto, la presero malissimo. Io, per mesi, non vidi Castellengos in circolazione, in specie gli illuminati strateghi che lo lasciarono solo a combattere sulla linea del Piave, a perdere un’elezione già vinta. Ma ricordo ancora la campagna di Carlo e dei suoi: la sinistra mente! Se li votate non ci sarà la governabilità! E poi la chicca: pure il Ministero dell’Interno ci dà ragione! Qui occorre dire che Alba, soprattutto tra gli over 50, è ancora sufficientemente arretrata da temere l’autorità in sé: se lo dice il Ministero allora è vero (come se vedo l’auto dei vigili urbani mi sento un po’ in imbarazzo, ecco, o se entro in una chiesa sconsacrata - scena cui ho assistito ieri alla Cappella del barolo di La Morra - mi faccio ugualmente il segno della croce; o come la mia vicina, che quando parla del suo padrone di casa lo chiama con deferenza Il Geometra manco fosse un titolo nobiliare o un riconoscimento accademico di quelli riservati a Carlo Rubbia o a Tullio Regge). Il Ministero, dicevo. Il sito di Carlo Castellengo, tuttora in linea, dice così:
La sinistra, come sempre (ebbè, certo, sta ancora digerendo i bambini, figurati se non bara alle elezioni) cerca anche in questo campo di confutare la verità, ma la legge in questo tema è chiara, come confermato dal Ministero dell’Interno con la sua nota del 11 giugno (DEL UNDICI GIUGNO? Ma rileggere, prima di pubblicare?), che di seguito riportiamo.
Già ai tempi, quella noterella ‘confermativa’ mi pareva un po’ buttata lì. Con quel logo un po’ raffazzonato, quel linguaggio tecnico-zoppicante, quel font strano. Boh. Forse Castellengo aveva soltanto il fax difettoso. Poi però succede che Castellengo perde e che il supposto esperto del Ministero non ci indovina proprio: l’ufficio elettorale dà la maggioranza a Marello. Doppia fregatura per Castellengo. Che però, smaltite le botte, torna alla carica e fa ricorso al Tar. Vuole la maggioranza. Il ricorso glielo firmano i Popolani della Libertà: il sindaco uscente (e pure avvocato) Giuseppe Rossetto, Roberto Cerrato (un musicista della libertà), Giovanni Malcotti (un farmacista della libertà) e Mariella Bottallo (una commercialista della libertà) . E nel ricorso citano pure ’sta benedetta nota.
Sorpresa: il Tar li manda a casa con le pive nel sacco. Lasciamo stare i commenti di genetica berlusconica, come quelli senatore Zanoletti, per cui se perdi è sempre colpa dell’arbitro. Qui la cosa interessante è proprio la nota del ministero. Perché se si legge la sentenza per intero si scopre che quella nota, dal Tar, come minimo è messa in discussione. Ma non nel contenuto. Nella sua esistenza. I Castellengos hanno messo in mezzo, come ‘interessati’, anche il Ministero dell’Interno e l’ufficio elettorale. Bene: nella sentenza entrambi vengono estromessi, perché in sostanza il Tar spiega che al Ministero non fanno consulenza elettorale, ma organizzano soltanto l’apparato per le elezioni. Quindi questa nota non si capisce bene cosa debba essere, giacché Castellengo l’ha chiesta alla persona sbagliata (il Ministero) e poi ha schiaffato la risposta su Internet e tappezzato la città avvertendo che il Ministero sosteneva che bla bla e che quindi era assolutamente necessario votare per lui. Il voto utile col timbro degli Interni, insomma. Quindi c’è una nota che è stata chiesta a chi non ha autorità per decidere sulla questione e che non ha alcun valore, né giuridico, né orientativo, né interpretativo. Niente. Però questa nota viene prodotta e pubblicizzata ugualmente dal prode Carlo, manco fosse la prova provata che Marello non andasse votato per questioni di utilità.
La nota, poi, come detto, viene del tutto disattesa dal Tar. Ma non solo: si scopre che i ricorrenti non l’hanno allegata col suo numero, la data eccetera. No: è stata messa agli atti come nota ‘anonima’, così, come foglietto volante, coll’intestazione del Ministero ma senza i riferimenti necessari per inquadrarla, tanto che il Tar la liquida così:
[...] laddove il parere contrasta l’orientamento interpretativo fatto proprio dal Ministero dell’Interno (in una non meglio identificata nota), i ricorrenti ribattono che, al contrario, tale orientamento “è del tutto pertinente ed è altresì corretto”.
Ma come sarebbe a dire non meglio identificata? Il Tar non l’ha riconosciuta? I ricorrenti si sono dimenticati di portare le prove che la nota esistesse veramente? Ma che modo è di allegare una nota ministeriale? Oh, sia chiaro: non ho alcun dubbio sull’ontologica sincerità del movimento pidiellino albese. Le menzogne sono arte e natura dei komunisti albesi. Però su questa nota-non-meglio-precisata (cit.) la stampa locale avrebbe potuto (dovuto?) indagare. Ovviamente non è uscita una riga. Non si sono lesinate le righe, invece, sull’ultima moda della Seconda Repubblica: se la partita finisce male, prenditela con l’arbitro. “Come parlamentare sono estremamente preoccupato che i giudici, invece di applicare le leggi, attraverso una interpretazione creativa, le trasformino, perché così invadono il campo del Parlamento e fanno perdere ai cittadini la certezza del diritto”. Parole di grande rigore quelle di Zanoletti, per anni senatore dell’Udc. Il partito che ha candidato il leggendario Mimmo Mele, Totò Cuffaro, Calogero Mannino, Vito Bonsignore, Aldo Patriciello, Giampiero Catone, Vittorio Adolfo, Francesco Saverio Romano e il piemontesissimo Teresio Delfino. Cos’hanno, costoro, in comune? Scopritelo da soli.
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5 Responses to “Quella nota non identificata”
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novembre 9th, 2009 @ 18:33
beh come minimo merita una lettera su gazzetta d’alba.
Ti segnalo sul corriere langhe e roero di questa settimana un’interessante disamina sui giovani firmata da un giovane per alba, ma non uno qualsiasi, IL giovane per Alba.
novembre 10th, 2009 @ 20:59
oddio, mi manca. me la mandi?
novembre 12th, 2009 @ 10:52
forse è meglio che ti giri gazzetta, dove c’è un’intera paginata di lettere “sul” crocifisso e lì il paragone è inevitabile ed impietoso.
novembre 16th, 2009 @ 23:37
“..E ora che il Tar ha bocciato il ricorso della Sibille, cosa si inventeranno i berluscones albesi..?” ho pensato alcuni giorni fa. E infatti sulla pagina di Facebook del comitato “Difendiamo il TUO voto” compare un intervento preoccupatissimo: “Cosa pensare se a Bra la legge viene letta in un modo e ad Alba in un altro?”.
Peccato che il ricorso del centrosinistra braidese sia stato dichiarato non ammissibile perchè la documentazione necessaria è stata presentata in ritardo, senza che i giudici amministrativi entrassero nel merito della questione. Cosa che invece è successa nel caso di Alba, che ha visto respingere il ricorso dei “magnifici quattro” con una sentenza lungamente motivata. Che dire…ancora complimenti per la bella figura, l’ennesima..!
novembre 16th, 2009 @ 23:55
Solo un piccolo appunto Federico: Zanoletti ora non milita più nell’UDC, ma nel PDL, a partire dalle elezioni politiche 2008. Perciò l’elenco di pregiudicati avrebbe potuto essere molto più lungo..