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	<title>ilBranco &#187; Alba</title>
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	<description>dal 1995 la sregolatezza senza il genio</description>
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		<title>La provincia che non c&#8217;è (ma ci sarà)</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 20:33:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero Busato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alba]]></category>
		<category><![CDATA[Provinciadialba]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi fa piacere dirvi che Giacosa, Cervella, Bogliacino e Busato hanno unito le loro stanche membra per metter su un progetto:

Si chiamerà Provinciadialba. E ora vi raccontiamo perché l&#8217;abbiamo inventato.
1) Perché non esiste, la provincia di Alba. E non esistono nemmeno voci come questa: in provincia tutti conoscono tutti. Sapete come funziona nei posti piccini picciò: se vuoi stare tranquillo (lavorare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi fa piacere dirvi che Giacosa, Cervella, Bogliacino e Busato hanno unito le loro stanche membra per <strong>metter su un progetto</strong>:</p>
<div><a href="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/12/aaa.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-935" title="aaa" src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/12/aaa.jpg" alt="aaa" width="527" height="249" /></a></div>
<p style="text-align: justify;">Si chiamerà <strong><a href="http://www.provinciadialba.info">Provinciadialba</a></strong>. E ora vi raccontiamo perché l&#8217;abbiamo inventato.</p>
<p style="text-align: justify;">1) Perché <strong>non esiste</strong>, la provincia di Alba. E non esistono nemmeno voci come questa: in provincia tutti conoscono tutti. Sapete come funziona nei posti piccini picciò: se vuoi stare tranquillo (lavorare tranquillo, vivere tranquillo, morire tranquillo) devi intessere rapporti sociali basati sulla reciproca convenienza. Dire le cose può essere un problema se vivi e lavori qui: lo è se <em>tieni famiglia</em>, ma anche solo se <em>tieni</em> un’attività professionale che rende e non vuoi rinunciare ai benefici restringendo la clientela, le conoscenze interessate, le amicizie utili.</p>
<p style="text-align: justify;">2) Perché abbiamo un vantaggio non da poco rispetto a tutti gli altri settimanali-mensili-periodici-fogli-riviste locali: noi <strong>non dipendiamo</strong> dalla gente della nostra terra. Chi di noi è pagato per scrivere e per andare in tivù è così fortunato da non avere legami economici con la sua zona d’origine. Ecco perché sui giornali locali – almeno qui – è difficilissimo trattare argomenti ostici: meglio lasciar perdere, meglio non rischiare di dover rinunciare a un cliente, meglio non farsi nemici. Noi non abbiamo clienti. Non chiediamo e non concediamo favori. E non vogliamo neanche farci dei nemici ma non abbiamo bisogno degli assessori, dei consiglieri, degli amministratori di azienda, dei commercianti, degli artigiani, dei politici locali, dei costruttori, dei produttori di vino, delle associazioni, del Rotary, dei Lions, delle fondazioni. Quindi, se capita, possiamo parlare di un direttore di banca senza temere che ci tagli il mutuo. Di un dirigente, senza dovergli poi raccomandare il nostro curriculum o quello di un nostro parente. O raccontarvi quello che fa il sindaco, e pazienza se è il sindaco e sarebbe meglio non dire niente.</p>
<p style="text-align: justify;">3) Perché possiamo dare notizie senza timore che ci tolgano pubblicità: la pubblicità, qui, non la facciamo. Anzi: a volte la faremo, ma <strong>gratis</strong>. Incredibile, eh? Se, come e quando la vorremo. Decideremo noi chi si sarà meritato la nostra attenzione. Sicuramente non chi ci avrà offerto dei soldi per apparire: quello è un mestiere che lasciamo volentieri a certa stampa locale, che peraltro lo sa fare benissimo. Ma vi assicuriamo che c&#8217;è gente che merita, e di cui non parla nessuno solo perché non paga. Così come c&#8217;è gente che non merita ma di cui parlano (benissimo, è ovvio) tutti quelli che vengono pagati per farlo.</p>
<p style="text-align: justify;">4) Perché <strong>non ci interessa il lavoro di cronisti locali</strong> (altrimenti saremmo rimasti qui a farlo, no?), la cronachetta spicciola ci fa sbadigliare. Non sappiamo quando né quanto scriveremo. Però siamo legati alla nostra terra natale: le storie e i personaggi anche in provincia non mancano, nel bene e nel male: c&#8217;è gente onesta che ha delle grandi idee, gente che dà ancora un valore alla parola <em>passione</em>, addirittura più che alla parola <em>euro</em>. Gente che crede nella cultura (vera) e la difende. Gente che non ha paura nel condurre le sue battaglie, gente che ha scelto di vivere nel piccolo ma che ha una testa grande così. <strong>Basta saperla trovare e non avere timori di effetti collaterali</strong>. La provincia è un&#8217;ottima misura per scrivere in libertà. Non conteremo i raduni degli alpini e non andremo a intervistare la gente &#8216;in vista&#8217; inginocchiandoci perché non ci interessa e non abbiamo tempo né voglia di fare un giornale. Ricordiamo, però, che nel nostro liceo classico <span style="text-decoration: line-through;">Govone</span> Fenoglio ci insegnarono come i valori sia più facile trovarli nei discorsi di Seneca che in quelli di Sandro Bondi. Che appartenere alla categoria sociale dei <em>clientes</em> non sia esattamente qualcosa di cui vantarsi. Che <em>provinciale</em> troppo spesso significa con <em>ipocrita</em>. Che il nostro è uno dei posti più belli in Italia, sì, ma non è il centro del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">5) E poi perché <strong>Provinciadialba</strong> è un <em>dream team</em>. Ebbene sì, abbiamo anche noi dei difetti: a volte ci manca l’umiltà. E ci divertiamo da morire, a scrivere dei nostri posti.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi, dal prossimo anno, qui leggerete unicamente i soliti sproloquii di respiro generale. Per tutto il resto <a href="http://www.provinciadialba.info"><strong>ci ritroveremo là</strong></a>! </p>
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		<title>Xè peso el tacon del bùso</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 15:21:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero-Busato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alba]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Ansa]]></category>
		<category><![CDATA[etilometro]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Toselli]]></category>
		<category><![CDATA[Lev Trotsky]]></category>

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		<description><![CDATA[Ormai è evidente: i comunisti hanno preso d&#8217;assalto anche l&#8217;agenzia nazionale di stampa ANSA. Leggete questo lancio di oggi, mercoledì 9 dicembre, ore 13:33.
(ANSA) &#8211; SAVIGLIANO (CUNEO), 9 DIC &#8211; Quando il rimedio può essere peggiore del male: così devono aver pensato prima i  carabinieri e poi i genitori dei sette giovani che, per evitare  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_896" class="wp-caption alignleft" style="width: 167px"><a href="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/12/trrr.jpg"><img class="size-full wp-image-896" title="trrr" src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/12/trrr.jpg" alt="Un recente volantino del Nucleo Armato degli Autisti di navetta trotzkisti, braccio armato della lobby rivoluzionaria piemontese" width="157" height="234" /></a><p class="wp-caption-text">Un recente volantino del Nucleo Armato degli Autisti di navetta trotzkisti, braccio armato della lobby rivoluzionaria piemontese</p></div>
<p style="text-align: justify;">Ormai è evidente: i comunisti hanno preso d&#8217;assalto anche l&#8217;agenzia nazionale di stampa ANSA. Leggete questo <strong>lancio di oggi, mercoledì 9 dicembre, ore 13:33</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>(ANSA) &#8211; SAVIGLIANO (CUNEO), 9 DIC</strong> &#8211; Quando il rimedio può essere peggiore del male: così devono aver pensato prima i  carabinieri e poi i genitori dei sette giovani che, per evitare  di correre rischi alla guida del proprio mezzo nel ritorno a  casa del dopo discoteca, si erano affidati domenica notte ad un  pulmino con tanto di autista professionale, un 55enne di Bagnolo  Piemonte. L&#8217;autista, controllato dai militari mentre stava viaggiando verso Barge <span style="text-decoration: underline;">proveniente dalla discoteca Evita di  Cavallermaggiore</span>, è stato trovato col tasso alcolico superiore al minimo consentito: ovvero <span style="text-decoration: underline;">compreso fra 1,58 e 1,63 g/l</span>. È stato denunciato, gli sono state sequestrati patente e pulmino, mentre i sette giovani sono stati  recuperati dai rispettivi genitori nel cuore della notte. (ANSA).</em></p>
<p style="text-align: justify;">Questo è senz&#8217;altro un complotto, una subdola macchinazione della <em>disinformatija</em> trotzkista. L&#8217;ANSA ha imbottito di alcol (più di tre volte il limite di legge: cosa gli avranno dato, un pintone di Soave Zonin?) un complice disposto a immolarsi per la causa <strong>e lo ha mandato</strong> <strong>proprio nella discoteca di proprietà della famiglia del consigliere regionale Toselli</strong> (lo stesso che <a href="http://www.ilbranco.com/2009/11/come-son-figo-con-la-mia-limo/"><strong>sta raccogliendo firme</strong></a> per le navette e, a quanto pare, anche le Limousine pagate dalla regione utili a riportare a casa gli ubriaconi del sabato sera).</p>
<p style="text-align: justify;">Sia come sia, è d&#8217;uopo una reazione a questo disgustoso tentativo di infangare un&#8217;iniziativa buona e giusta.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco perché siamo qui a lanciare una petizione: <a href="http://www.petitionspot.com/petitions/autistitrotzkisti/"><strong>DICIAMO NO AGLI AUTISTI DI NAVETTA TROTZKISTI</strong></a>! Mi raccomando, è importante firmare. Appena raggiunte le 10.000 adesioni andrò personalmente al palazzo della Regione a presentarle alla kompagna presidente Bresso.</p>
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		<title>Mandrie</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 14:22:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero-Busato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alba]]></category>

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		<description><![CDATA[La coda inizia nel corso, quasi un chilometro prima. All&#8217;entrata, parcheggiatori sorridenti con pettorina gialla fluo: spiace, posteggio esaurito. La transumanza del popolo della spesa è ineluttabile, è la Messa di Natale, è la visita (l&#8217;unica dell&#8217;anno) del parroco per la benedizione delle case e la raccolta dell&#8217;obolo. Non si salta, punto e basta. Sta per aprire un [...]]]></description>
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<a href='http://www.ilbranco.com/2009/11/mandrie/3-5/' title='3'><img width="150" height="150" src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/11/33-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="3" /></a>
<a href='http://www.ilbranco.com/2009/11/mandrie/8-2/' title='8'><img width="150" height="150" src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/11/8-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="8" /></a>
<a href='http://www.ilbranco.com/2009/11/mandrie/attachment/7/' title='7'><img width="150" height="150" src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/11/7-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="7" /></a>
<a href='http://www.ilbranco.com/2009/11/mandrie/9-2/' title='9'><img width="150" height="150" src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/11/9-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="9" /></a>
<a href='http://www.ilbranco.com/2009/11/mandrie/1-4/' title='1'><img width="150" height="150" src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/11/1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="1" /></a>
<a href='http://www.ilbranco.com/2009/11/mandrie/2-4/' title='2'><img width="150" height="150" src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/11/21-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="2" /></a>
<a href='http://www.ilbranco.com/2009/11/mandrie/5-2/' title='5'><img width="150" height="150" src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/11/5-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="5" /></a>
<a href='http://www.ilbranco.com/2009/11/mandrie/4-2/' title='4'><img width="150" height="150" src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/11/4-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="4" /></a>
<a href='http://www.ilbranco.com/2009/11/mandrie/attachment/6/' title='6'><img width="150" height="150" src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/11/6-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="6" /></a>

<p style="text-align: justify;">La coda inizia nel corso, quasi un chilometro prima. All&#8217;entrata, parcheggiatori sorridenti con pettorina gialla fluo: spiace, posteggio esaurito. La transumanza del popolo della spesa è ineluttabile, è la Messa di Natale, è la visita (l&#8217;unica dell&#8217;anno) del parroco per la benedizione delle case e la raccolta dell&#8217;obolo. Non si salta, punto e basta. Sta per aprire un nuovo centro commerciale. Si aggiunge al Famila, al Maxi Sconto, al GS Carrefour, al Basko, al Lidl, alla Cooperativa dei lavoratori, all&#8217;In&#8217;s, al Supermercato Standa, al Bennet, al Conad Leclerc, alle Gallerie: chisseneimporta. Con caterve di punti vendita, iper, super, maxi, megamercati già installati nel piccolo centro di Alba - trentamila anime nel basso Piemonte col reddito pro capite tra i più alti della Repubblica - o nelle immediate vicinanze c&#8217;è ancora spazio per una chiesa in più. Pazienza se i capannoni-mostro <a href="http://maps.google.it/maps?q=spermercato%20alba&amp;hl=it&amp;ie=UTF-8&amp;oe=utf-8&amp;client=firefox-a&amp;rls=org.mozilla%3Ait%3Aofficial&amp;tab=nl">insidiano</a> un territorio magnificato per le bellezze naturali e le prelibatezze culinarie: al diavolo il negozietto, quello serve per far aprire il portafoglio ai turisti. La gente, anche qui, vuol far lo spesone col tre per due. Comprare pomodori marocchini, yogurt sardo, formaggi danesi, raccogliere per prima le offerte.</p>
<p style="text-align: justify;">E <strong>ingozzarsi a ufo, soprattutto</strong>: tre delle quattro persone che sento parlare entrando e sulle scale mobili stanno facendo riferimento, in un modo o nell&#8217;altro, a <em>&#8220;là dove danno da mangiare&#8221;</em>. Cioè al primo piano del <strong>Big Store</strong> (<em>negozio grande</em>: in italiano sa di sfiga, detto in inglese no), ultima creazione in omaggio alla manìa modernista delle provviste in caso di conflitto nucleare. La gran parte delle famiglie ha un piccolo ipermercato a casa, con frigoriferi e <em>freezer</em> e dispense che sfamerebbero otto bocche, volendo, per mesi. Ma continua a comprare. Motivi sempre validi? C&#8217;è il 4&#215;2 sulle scatole di tonno al naturale da otto etti. La maionese più scrausa costa un euro e venti al chilo, solo fino al 4 dicembre però. Poi passa a uno e settanta. Oggi danno le orate a metà prezzo. Domani, invece, gli ultimi cento servizi di posate di acciaio marca Leone col 20% di sconto. </p>
<p style="text-align: justify;">Sono le dieci e un quarto: i primi quindici minuti di vita del Big Store. Davanti alle casse dell&#8217;ipermercato, i negozi. Una parafarmacia, un bar-ristorante, Jean Louis David, Spa gioielli, una lavanderia, abbigliamento per bambini. A lato, la ressa:  c&#8217;è da aggiudicarsi la <strong>carta fedeltà</strong> del Big Store prima di iniziare la spesona. Senza, addio vantaggi (e addio studio gratuito delle vendite e delle abitudini per il Big Store). <em>&#8220;C&#8217;è la televisione&#8221;</em>, dice un signore anziano scorgendo un <strong>cameraman di Telecupole</strong>. Si vede che è un momento importante. E un <strong>pannello a muro</strong> spiega che, in sostanza, dovremmo quasi ringraziare il centro commerciale per essere sorto qui: hanno sistemato 6200 metri quadrati di verde,  usato <em>&#8220;colori ocra, marrone, verde rame e verde prato che si intonano con l&#8217;ambiente circostante&#8221; </em>(non citato il grigio cemento del palazzone: quello si intona col cielo di Alba da quando è più trafficata del grande raccordo anulare).<em> </em>Hanno montato pannelli solari, frigoriferi a basso consumo, speso legno riciclato, isolanti efficienti, lampade a risparmio energetico.</p>
<p style="text-align: justify;">Sporta di plastica e via per le corsie. Sembra di essere in<strong> fila ai Musei Vaticani</strong>. Riesco a scansare - caso più unico che raro - la torta di panna offerta come omaggio di benvenuto. Un ragazzone sta scaricando un bancale di acqua naturale nel carrello. Al reparto frutta e verdura ci sono le pesatrici, tre ragazze che aiutano la gente a servirsi (e, magari, a non premere il tasto &#8220;aglio&#8221; quando hanno messo nel sacchetto sei etti di radicchio trevigiano). Al banco del pesce è impossibile avvicinarsi: conto sei file di clienti in attesa. Un responsabile del centro, cortese ma ancor più incuriosito,  mi pizzica non appena immortalo le <strong>pere Williams</strong> (si scrivono con l&#8217;apostrofo, qui: William&#8217;s): <em>&#8220;Scusi, guardi che non si può fotografare niente qui&#8221;</em>. Motivo? <em>&#8220;Contro la legge&#8221;</em>. Quale legge, chiedo? Ehm. <em>&#8220;No vabbè, però c&#8217;è il cartello&#8230; Lo mettono tutti&#8230; Sa la concorrenza viene qui&#8230;&#8221;</em> Si allontana col dubbio: chi l&#8217;ha mandata, la spia all&#8217;inaugurazione?</p>
<p style="text-align: justify;">Alla cassa veloce, massimo dieci pezzi, la signora davanti a me ha scorte per un battaglione. Sei bottiglie di olio. Dodici pacchi di spaghetti. <em>&#8220;In offerta&#8221;</em>, mi confida, forse perché si accorge che li sto contando, e pare andarne fiera. Le faccio presente che è la <strong>cassa veloce</strong>: smette subito di sorridermi, controlla, poi gira il carrellone e, con sforzo estremo, fa inversione a U e se ne va, stizzita. Pago la mia bottiglia d&#8217;acqua e il detersivo per piatti a Selene, una ragazza molto timida e molto a disagio, soprattutto perché le fiata sul collo un&#8217;altra ragazza, imbronciata e piglio da prof (di quelle che finiscono citate sui muri dei bagni con epiteti da lupanare), che controlla ogni suo movimento, tasto battuto sul registratore di cassa, resto dato, borsa consegnata. Ogni tanto le fa dei segni, senza aprir bocca.</p>
<p style="text-align: justify;">Uscendo, lancio un&#8217;occhiata agli altri negozi. Uno spazio è aperto, sembra una sala giochi. Si chiama <strong>Ticket Time</strong>: <em>&#8220;gioca e vinci con i gettoni della spesa&#8221;</em>. Oh: nulla si crea, nulla si distrugge. Forse il premio è un buono per rientrare e fare dell&#8217;altra spesa, chi lo sa. Macchinette luccicose elargiscono scontrini a nastro rosso, l&#8217;atmosfera è da simil-casinò con addetto in camicia bianca e cravatta nera. Clienti coi carrelloni ficcano gettoni nelle pance delle macchine, cliccano, aspettano. Rimettono gettone, ricliccano, aspettano. A volte vincono.</p>
<p style="text-align: justify;">Aiuto.</p>
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		<title>Vieni qui, in Limousine</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 11:41:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero-Busato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alba]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Emanuele Bolla]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Toselli]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza stradale]]></category>

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		<description><![CDATA[Di chi è la colpa? Della televisione che azzera la conoscenza? Di una maestra elementare che si limava le unghie invece di insegnare la grammatica? Di una concessionaria di pubblicità pestifera (o comunista, che è lo stesso)? Non lo so. Ma qualcuno mi deve rimborsare il caffè che m&#8217;è andato di traverso girando pagina della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_779" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/11/tose.jpg"><img class="size-medium wp-image-779 " title="tose" src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/11/tose-300x152.jpg" alt="Lo ripetevo da bambino in classe: su qui e qua l'accento non va." width="300" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Lo ripetevo da bambino in classe: su qui e qua l&#39;accento non va.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Di chi è la colpa? Della televisione che azzera la conoscenza? Di una maestra elementare che si limava le unghie invece di insegnare la grammatica? Di una concessionaria di pubblicità pestifera (o comunista, che è lo stesso)? Non lo so. Ma qualcuno mi deve <strong>rimborsare il caffè che m&#8217;è andato di traverso </strong>girando pagina della Stampa e trovando lo spot che vedete qui sopra. Al cospetto dell&#8217;agghiacciante &#8220;quì&#8221; passa quasi sotto silenzio &#8220;città&#8221; scritto con l&#8217;apostrofo, sei righe più sotto. Chi ha comprato lo spazio pubblicitario è un consigliere regionale piemontese, <strong>Francesco Toselli</strong>. Leggo, nella <a href="http://www.francescotoselli.it/biografia.asp">sua biografia</a>, che è nato nel 1963 e si è diplomato perito capotecnico nel 1986/87, a 24 anni. Toselli, apprendo sempre dal sito, è  figlio di una nota famiglia imprenditrice nel settore del divertimento: hanno una discoteca, un parco divertimenti con una megapiscina, e pure una televisione locale. Nella gallery lo trovo avvinghiato a una gnocca epocale, &#8220;<a href="http://www.francescotoselli.it/dett_gallery.asp?id=2">la ragazza Peroni</a>&#8220;. Cercando di sopportare la forma (che significherà mai &#8220;divertirsi in sicurezza <span style="text-decoration: underline;">è nelle nostre mani</span>&#8220;?) provo a inquadrare  la sostanza dello spot a pagamento. Che è, se non ho capito male, una raccolta di firme per &#8220;la sicurezza dei giovani e la tranquillità delle famiglie&#8221;. Bello, mi sembra una buona idea. Ma di cosa si tratterà? Di un corso di educazione civica? Di passare un sabato sera al pronto soccorso per vedere come ci si riduce se, da ubriachi e/o impasticcati e/o fatti di coca ci si stampa contro un palo? Non si capisce.</p>
<p style="text-align: justify;">E allora ci provo, a capirne di più, cliccando sulla pagina dedicata al <em>&#8220;progetto promosso dal consigliere regionale Francesco Toselli&#8221;</em>. Ma non trovo niente, a parte un modulo in bianco che dovrei firmare per adesione e rispedirgli senza, però, che qualcuno mi abbia spiegato COSA sia questo benedetto progetto per salvare i giovani. Attenzione, però. <strong>C&#8217;è uno spot</strong>. E allora vai di spot: sono sicuro che il <a href="http://www.francescotoselli.it/spot_bus.asp"><strong>filmato chiarirà tutto</strong></a>.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/zic0s-8ADL8&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube.com/v/zic0s-8ADL8&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
<p style="text-align: justify;">Si vede una limousine bianca che viaggia. E una voce fuori campo attacca: <em>&#8220;Immagina di andare in discoteca con un autista personale. Di non dover perdere tempo per il parcheggio&#8221;</em>. Oddio. Ma è questo lo spot sulla sicurezza dei nostri giovani, sui genitori sereni eccetera eccetera? Forse ho sbagliato a cliccare. <em>&#8220;Divertirsi in sicurezza, senza preoccuparsi del viaggio di ritorno, del maltempo, dei controlli&#8221; </em>(e qui si vedono delle sirene, non so se ambulanza o polizia).<em> </em>Aaaa, ecco!  Adesso comincio a raccapezzarmi. Quindi il problema del sabato sera, secondo il consigliere regionale che è anche membro della famiglia proprietaria di una <a href="http://www.evitadisco.it/">discoteca enorme</a>, non è quello di evitare che i ragazzi vadano a rintronarsi di musica <em>tunz-tunz</em> tracannando superalcolici. L&#8217;importante è dare loro il passaggio a casa, così eviti le code, la pioggia, la nebbia e pure &#8217;sti dannati controlli. E poi, in effetti, è vero: una piaga del sabato sera è il parcheggio davanti alla discoteca, che non si trova mai. Giusto intervenire. Firmo anche io. <em>&#8220;Diventare un Vip non è un sogno&#8221;</em>, prosegue lo spot. Ho sentito bene? Un attimo, che riavvolgo. <em>&#8220;Diventare un Vip non è un sogno&#8221; </em>(e si vedono dei cartoni animati vestiti da giovani truzzi che ballano a tempo). Lo dice veramente. Diventare un Vip. Ma che diavolo c&#8217;entra diventare un Vip con lo spot sulla sicurezza? Mah. Andiamo avanti. <em>&#8220;Il consigliere regionale Francesco Toselli ha individuato le risorse per farlo realtà&#8221; </em>(e complimentoni per l&#8217;italiano, &#8220;farlo realtà&#8221;, certo). Aspetta, che adesso inizio a capire davvero. Diventare un Vip&#8230; la limousine&#8230; No, dai, non ci posso credere. E quali sarebbero le risorse con cui risolvere una volta per tutte la piaga del disagio giovanile (cioè mandare i ragazzi, per la gioia delle famiglie e dei proprietari di locali notturni, a riempire le piste da ballo con un macchinone da trecentomila euro che li riporta a casa a fine nottata?) Quelle pubbliche? Non si sa. Lo spot non lo dice. In compenso chiude così: <em>&#8220;Partecipa anche tu alla raccolta firme nella tua città, per la sicurezza dei nostri giovani e la serenità delle famiglie. Toselli è qui&#8221; </em>(l&#8217;accento, mi spiace, non ce la faccio a metterlo).</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto questa storia della navetta trasporta-ciucchi non mi è nuova. Ne avevano parlato giovani candidati del Pdl <a href="http://www.ilbranco.com/2009/06/due-di-picche/"><strong>nelle scorse elezioni comunali</strong></a>. Nel frattempo la navetta è diventata una limousine ma si sa, il Popolo della Libertà è più che altro il popolo <em>blagueur </em>della libertà. Vuoi mettere una <strong>Lincoln Town Car</strong> da nove metri contro un furgone Ducato Maxi? La campagna stampa dei Berluscanti locali, però, è disallineata: mentre Toselli lancia la limousine in discoteca, il giovane <strong>Bolla</strong> intinge la penna nel curaro per criticare i giudici di Strasburgo, rei di aver sentenziato contro il crocifisso. In effetti si avvertiva profondamente il bisogno del suo parere in merito. Leggo dal <strong>Corriere di Alba</strong>: <em>&#8220;Ai nostri giovani servono simboli a cui aggrapparsi ed a cui agganciare una certa serie di valori di cui non si può fare a meno&#8221;</em>. Mioddio. Aggrapparsi al crocifisso? Ma non ne ha già patite a sufficienza, nostro Signore? Adesso deve pure sostenere il peso di un adepto di Silvio appeso alle caviglie? E poi: <em>&#8220;agganciare una certa serie di valori&#8221;</em>. Sangue gelato scorre nelle vene: sono costretto a sospettare che l&#8217;ispiratore comune di certi testi sia l&#8217;inarrivabile ermeneuta <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=1oWIGqS4Y6A">Giovannni Trapattoni</a></strong>.</p>
<p> Vado a bermi tre bicchierate di grappa. Se poi devo uscire chiamo la Limousine, e lascio il conto da pagare a Toselli. O a Bolla. O a entrambi.</p>
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		<title>Quella nota non identificata</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 10:47:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero-Busato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alba]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Castellengo]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni comunali Alba]]></category>
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Andò così: sicurissimi di vincere, per rendere le elezioni comunali più interessanti di un&#8217;amichevole tra Juventus e Afragolese gli albesi della libertà candidarono, in primavera, un commercialista settantenne, Carlo Castellengo. Forte di un pregio: non piaceva a nessuno. Per niente ai pochi antiberlusconiani (e fin qui vabbè). Il problema è che suscitava simpatia pari a quella di un Littorio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<div id="attachment_773" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/11/32.jpg"><img class="size-medium wp-image-773" title="3" src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/11/32-300x252.jpg" alt="Carlo Castellengo. Non è sindaco." width="300" height="252" /></a><p class="wp-caption-text">Carlo Castellengo. Non è sindaco.</p></div>
<p>Andò così: sicurissimi di vincere, per rendere le elezioni comunali più interessanti di un&#8217;amichevole tra Juventus e Afragolese gli albesi della libertà candidarono, in primavera, un commercialista settantenne, <strong>Carlo Castellengo</strong>. Forte di un pregio: <strong>non piaceva a nessuno</strong>. Per niente ai pochi antiberlusconiani (e fin qui vabbè). Il problema è che suscitava simpatia pari a quella di un Littorio (non è un lapsus) Feltri che t&#8217;accompagna in gita al lago anche in chi aveva sempre votato centrodestra. E così Castellengo finì al ballottaggio contro il candidato del Pd Marello. Spaventato dall&#8217;emorragia di voti (la sua gente, in segno di sommo spregio, votò le sue liste al primo turno ma in parte l&#8217;altro candidato) i Castellengos si inventarono una <a href="http://www.ilbranco.com/2009/06/il-voto-utile/">mossa della disperazione</a>: in sostanza invitarono a votare Carlo non per convinzione ma perché se il popolo avesse eletto sindaco l&#8217;altro, beh, ci sarebbe stato un primo cittadino rosso in un consiglio comunale a maggioranza blu. E questo perché, secondo loro, la legge andava interpretata nel senso a loro favorevole nei casi in cui un candidato non avesse ottenuto anche la maggioranza dei voti validi delle sue liste. Avesse vinto Marello si sarebbe trovato nella scomoda e peritura posizione dell&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Anatra_zoppa"><strong>anatra zoppa</strong></a>. Lo sosteneva anche <a href="http://www.comune.alba.cn.it/COMUNE/Servizi_Uffici/Servizi_Staff/Comunicatisito/2009/giu/elezioni.htm">l&#8217;ufficio stampa</a> del Comune, lesto a  pubblicare un articoletto sul sito ufficiale del municipio per confermare la tesi di Castellengo (a proposito: peccato ci si fosse dimenticati di specificare agli elettori che quell&#8217;ufficio stampa stesse agendo non da giudice ma voce della maggioranza).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Morale? La gente <strong>se ne fregò</strong>. Pur di non avere Castellengo sindaco, alla seconda chiamata votò in massa Marello. I berlusconesi al gianduja, va detto, la presero malissimo. Io, per mesi, non vidi Castellengos in circolazione, in specie gli illuminati strateghi che lo lasciarono solo a combattere sulla linea del Piave, a perdere un&#8217;elezione già vinta. Ma ricordo ancora la campagna di Carlo e dei suoi: <strong>la sinistra mente! Se li votate non ci sarà la governabilità!</strong> E poi la chicca: <strong>pure il Ministero dell&#8217;Interno ci dà ragione!</strong> Qui occorre dire che Alba, soprattutto tra gli over 50, è ancora sufficientemente arretrata da temere l&#8217;autorità in sé: se lo dice il Ministero allora è vero (come se vedo l&#8217;auto dei vigili urbani mi sento un po&#8217; in imbarazzo, ecco, o se entro in una chiesa sconsacrata - scena cui ho assistito ieri alla Cappella del barolo di La Morra - mi faccio ugualmente il segno della croce; o come la mia vicina, che quando parla del suo padrone di casa lo chiama con deferenza <strong>Il Geometra</strong> manco fosse un titolo nobiliare o un riconoscimento accademico di quelli riservati a Carlo Rubbia o a Tullio Regge). Il Ministero, dicevo. Il sito di Carlo Castellengo, tuttora in linea, dice così:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La sinistra, come sempre</em> (ebbè, certo, sta ancora digerendo i bambini, figurati se non bara alle elezioni) <em>cerca anche in questo campo di confutare la verità, ma la legge in questo tema è chiara, come confermato dal Ministero dell&#8217;Interno con la sua nota del 11 giugno</em> (DEL UNDICI GIUGNO? Ma rileggere, prima di pubblicare?), <em>che di seguito riportiamo.</em></p>
<div id="attachment_761" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/11/Castell.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-761" title="Castell" src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/11/Castell-150x150.jpg" alt="La non-meglio-precisata nota del Ministero. Chi la compilò?" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">La non-meglio-precisata nota del Ministero. Chi la compilò?</p></div>
<p style="text-align: justify;">Già ai tempi, quella noterella &#8216;confermativa&#8217; mi pareva un po&#8217; buttata lì. Con quel logo un po&#8217; raffazzonato, quel linguaggio tecnico-zoppicante, quel <em>font</em> strano. Boh. Forse Castellengo aveva soltanto il fax difettoso. Poi però succede che Castellengo perde e che il supposto esperto del Ministero non ci indovina proprio: <strong>l&#8217;ufficio elettorale dà la maggioranza a Marello</strong>. Doppia fregatura per Castellengo. Che però, smaltite le botte, torna alla carica e <strong>fa ricorso al Tar</strong>. Vuole la maggioranza. Il ricorso glielo firmano i Popolani della Libertà: il sindaco uscente (e pure avvocato) Giuseppe Rossetto, Roberto Cerrato (un musicista della libertà), Giovanni Malcotti (un farmacista della libertà) e Mariella Bottallo (una commercialista della libertà) . E nel ricorso <strong>citano pure &#8217;sta benedetta nota</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Sorpresa: il Tar li manda a casa con le pive nel sacco. Lasciamo stare i commenti di genetica berlusconica, come quelli senatore <strong>Zanoletti</strong>, per cui se perdi è sempre colpa dell&#8217;arbitro. Qui la cosa interessante è proprio la nota del ministero. Perché se si legge <a href="http://www.marcogiacosa.it/2009/10/30/la-sentenza-del-tar-piemonte/">la sentenza per intero</a> si scopre che quella nota, dal Tar, come minimo è messa in discussione. Ma non nel contenuto. Nella sua esistenza. I Castellengos hanno messo in mezzo, come &#8216;interessati&#8217;, anche il Ministero dell&#8217;Interno e l&#8217;ufficio elettorale. Bene: nella sentenza entrambi vengono estromessi, perché in sostanza il Tar spiega che al Ministero non fanno consulenza elettorale, ma organizzano soltanto l&#8217;apparato per le elezioni. Quindi questa nota non si capisce bene cosa debba essere, giacché Castellengo l&#8217;ha chiesta alla persona sbagliata (il Ministero) e poi ha schiaffato la risposta su Internet e tappezzato la città avvertendo che il Ministero sosteneva che bla bla e che quindi era assolutamente necessario votare per lui. Il voto utile col timbro degli Interni, insomma. Quindi c&#8217;è una nota che è stata chiesta a chi non ha autorità per decidere sulla questione e che non ha alcun valore, né giuridico, né orientativo, né interpretativo. Niente. Però questa nota viene prodotta e pubblicizzata ugualmente dal prode Carlo, manco fosse la prova provata che Marello non andasse votato per questioni di utilità.</p>
<p style="text-align: justify;">La nota, poi, come detto, viene del tutto disattesa dal Tar. Ma non solo: si scopre che i ricorrenti non l&#8217;hanno allegata col suo numero, la data eccetera. No: è stata messa agli atti come nota &#8216;anonima&#8217;, così, come foglietto volante, coll&#8217;intestazione del Ministero ma senza i riferimenti necessari per inquadrarla, tanto che il Tar la liquida così:</p>
<blockquote style="text-align: justify;"><p>[...] laddove il parere contrasta l’orientamento interpretativo fatto proprio dal Ministero dell’Interno (<span style="text-decoration: underline;">in una non meglio identificata nota</span>), i ricorrenti ribattono che, al contrario, tale orientamento “è del tutto pertinente ed è altresì corretto”.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ma come sarebbe a dire <strong>non meglio identificata</strong>? Il Tar non l&#8217;ha riconosciuta? I ricorrenti si sono dimenticati di portare le prove che la nota esistesse veramente? Ma che modo è di allegare una nota ministeriale? Oh, sia chiaro: non ho alcun dubbio sull&#8217;ontologica sincerità del movimento pidiellino albese. Le menzogne sono arte e natura dei komunisti albesi. Però su questa nota-non-meglio-precisata (cit.) la stampa locale avrebbe potuto (dovuto?) indagare. Ovviamente non è uscita una riga. Non si sono lesinate le righe, invece, sull&#8217;ultima moda della Seconda Repubblica: se la partita finisce male, prenditela con l&#8217;arbitro. <em>&#8220;Come parlamentare sono estremamente preoccupato che i giudici, invece di applicare le leggi, attraverso una interpretazione creativa, le trasformino, perché così invadono il campo del Parlamento e fanno perdere ai cittadini la certezza del diritto&#8221;. </em>Parole di grande rigore quelle di Zanoletti, per anni senatore dell&#8217;Udc. Il partito che ha candidato il <a href="http://www.repubblica.it/2007/07/sezioni/cronaca/squillo-parlamentare/guai-giudiziari/guai-giudiziari.html"><strong>leggendario Mimmo Mele</strong></a>, Totò Cuffaro, Calogero Mannino, Vito Bonsignore, Aldo Patriciello, Giampiero Catone, Vittorio Adolfo, Francesco Saverio Romano e il piemontesissimo Teresio Delfino. Cos&#8217;hanno, costoro, in comune? Scopritelo <a href="http://www.libreriauniversitaria.it/onorevoli-wanted-gomez-peter-editori/libro/9788835957720?a=389193"><strong>da soli</strong></a>.  </p>
</div>
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		<title>Che Idea!</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 09:21:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero-Busato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alba]]></category>
		<category><![CDATA[Letto visto detto]]></category>
		<category><![CDATA[Stampa e tivvù]]></category>
		<category><![CDATA[Aldo Cazzullo]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Rossetto]]></category>
		<category><![CDATA[rivista Idea]]></category>
		<category><![CDATA[tartufo bianco d'Alba]]></category>
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		<description><![CDATA[Ho letto un pieghevole allegato a un settimanale locale, Idea, che viene mandato gratuitamente a casa (si finanzia con pubblicità, redazionali e simili). Il direttore accetta consigli su temi e argomenti non ancora trattati, giacché pur essendo la rivista diventata &#8220;una vera e propria televisione su carta ricercata, appassionata e attendibile&#8221; (da quand&#8217;è che il metro di paragone di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ho letto un pieghevole allegato a un settimanale locale, <a href="http://www.ideawebtv.it/index.php?option=com_flippingbook&amp;Itemid=406">Idea</a>, che viene mandato gratuitamente a casa (si finanzia con pubblicità, redazionali e simili). Il direttore accetta consigli su temi e argomenti non ancora trattati, giacché pur essendo la rivista diventata <em>&#8220;una vera e propria televisione su carta ricercata, appassionata e attendibile&#8221;</em> (da quand&#8217;è che il metro di paragone di ricercatezza, passione e attendibilità è la televisione?) , nonostante <em>&#8220;la completezza dei contenuti&#8221;</em>  e la carta patinata <em>&#8220;che non teme confronti con le maggiori riviste a diffusione nazionale&#8221;</em> ci possono sempre essere <em>&#8220;temi non trattati&#8221;</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando la rivista diventò settimanale, l&#8217;ex sindaco di Alba <strong>Giuseppe Rossetto</strong> disse che quello era un giornale serio <span style="text-decoration: underline;">perché</span> non parlava male di nessuno. Ummm. Quel &#8216;perché&#8217; non mi tornava. Ricordo che avevo sùbito pensato al mio primo coach di basket, Beppe, che un giorno ci stava leggendo le statistiche di inizio campionato e mi disse: <em>&#8220;Tu non hai fatto falli, ieri. Neanche domenica scorsa. Zero falli&#8221;</em>. Io già mi bullavo ma mi fulminò:<em> &#8220;Bene, sì, bravo. Vorrà dire che ti fai la prossima in panchina, quella dopo pure e poi vediamo&#8221;</em>. Ero basito. <em>&#8220;Se non fai mai un fallo, non uno in due partite da 40 minuti, vuol dire che non ci provi neanche a recuperare una palla, che non contrasti mai. Non difendi. Non attacchi. E se non hai voglia di sbatterti per la squadra perché io ti devo mettere in campo?&#8221;</em> Se un giornale non denuncia mai niente, se non &#8217;scopre&#8217; mai qualcosa che non va, se il suo motto è &#8221;noi polemica non la facciamo&#8221; e racconta solo di belle persone, belle imprese (pure in copertina col logo aziendale, se pagano qualche migliaio di euri), belle iniziative, bei discorsi, bei sindaci, belle fondazioni, belle strade, belle banche, begli assessori allora fa un qualcosa che è molto, ma molto difficile riuscire a chiamare giornalismo. Eppure anche in questo paradiso terrestre del basso Piemonte dove nessuno ruba, nessuno inganna, nessuno sbaglia, nessuno fallisce, nessuno butta le cicche di sigaretta per terra (anzi, nessuno fuma, così come nessuno sniffa cocaina, per carità d&#8217;Iddio), ciascuno nasce candidato alla beatificazione e tutto fila più liscio del <strong>Truman Show</strong> qualcosa di ghiotto per i giornalisti ci sarà, no? Ma sì, che c&#8217;è. Basta volerlo.</p>
<p style="text-align: justify;">a) La <strong>truffle-truffa</strong>. Alba è la capitale mondiale del tartufo. <strong>Aldo Cazzullo</strong>, inviato del Corriere della Sera, <a href="http://frittinpagella.blogspot.com/2009/10/la-truffle-truffa.html">ha raccontato</a> a Radio Rai di un&#8217;Alba uguale a Taormina, dove ormai si mangia per strada, e soprattutto di un&#8217;Alba che <strong>spaccia tartufi non suoi</strong> per suoi. <em>&#8220;Se tutti i tartufi di Alba fossero davvero di Alba allora dovrebbero crescere sugli alberi come le ciliegie&#8221;</em>, ha detto Cazzullo. Che non ha scoperto l&#8217;acqua calda, peraltro. Un&#8217;inchiesta sul tartufo e, se c&#8217;è, sul traffico di <em>tuber </em>che arriva dal resto d&#8217;Italia e dall&#8217;Est potrebbe scoperchiare il pentolone, no? O è meglio non rompere le palle ai ristoratori (pazienza se la gente viene qui a mangiare il tartufo di Acqualagna) e farsi raccontare l&#8217;ultima maniera di cucinare il coniglio con un bel <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pubbliredazionale">pubbliredazionale</a>?</p>
<p style="text-align: justify;">b) <strong>Metanopoli 2</strong>. Senza smuovere i servizi segreti tempo fa ero andato sul sito del Comune cliccando su <em>&#8220;<a href="http://www.sistemapiemonte.it/ambiente/srqa/consultadati.shtml">dati qualità dell&#8217;aria</a>&#8220;</em>. Dai quali, facendo due conti facili, avevo tratto un paio di considerazioni singolari. La prima è che nell&#8217;aere albese volano un sacco di schifezze. La seconda è che risultano degli strani picchi notturni di inquinamento nei pressi del ponte del Tanaro. E sapete cosa c&#8217;è vicino alla centralina che rileva le polveri? Sarebbe bello saperne di più, visto che l&#8217;aria è nostra e la respiriamo noi. O è meglio lasciar perdere?</p>
<p style="text-align: justify;">c) <strong>Puffolandia</strong>. Questa è una mia fissa, lo ammetto. Ma da quando <strong>Marina Salamon</strong> ha avuto il coraggio di dire che <a href="http://www.ilbranco.com/2009/01/noi-puffi-siam-cosi/">i Tetti Blu le hanno dato il voltastomaco</a> mi sono sentito un po&#8217; rassicurato. Ma è possibile, è accettabile che un posto che si candida a diventare patrimonio mondiale Unesco faccia costruire delle cose così? Potrebbe mai succedere, in Toscana o in Borgogna, una cosa del genere?</p>
<p style="text-align: justify;">d) <strong>Scudo fiscale</strong>. Chissà cosa ne pensano gli albesi, popolo notoriamente danaroso, dello scudo fiscale? Difficile a dirsi, &#8211; lo Stato garantisce l&#8217;anonimato ai disonesti - che qualcuno salti fuori a raccontare, men che meno a un giornalista, che ha appena rimpatriato dalle Cayman qualche capitale sottratto al Fisco. Però si potrebbe sentire l&#8217;Agenzia delle Entrate, un assessore al bilancio, qualche banca locale. Potrebbero uscirne informazioni interessanti. Oppure si può dire che ad Alba nessuno froda, nessuno imbosca, nessuno è disonesto.</p>
<p style="text-align: justify;">e) <strong>Gomiti alti</strong>. Poche settimane fa l&#8217;ex vicesindaco Cirio si è scagliato, in un imperdibile intervento radiofonico, <a href="http://www.ilbranco.com/2009/09/il-etilometro-sic-maledetto/">contro l&#8217;etilometro</a>. Perché non risentirlo e chiedergli per esempio cosa intende dire quando chiosa che quell&#8217;apparecchio <em>&#8220;maledetto&#8230; va usato con molta attenzione&#8221;</em>? Se bevi vino albese non dovresti essere controllato?</p>
<p style="text-align: justify;">f) <strong>Apollo 20</strong>. Era davvero imprescindibile costruire una <a href="http://www.ilbranco.com/2009/04/349/">base spaziale della Nasa</a> al Mussotto?</p>
<p style="text-align: justify;">g) In un editoriale il direttore aveva <a href="http://www.ilbranco.com/2009/09/gambero-rosso-fritto/">stigmatizzato i negozietti di kebab</a> che ormai pullulano. Un&#8217;inchiesta potrebbe chiarire se anche qui ci può esssere lo stesso <a href="http://www.blogmilano.it/blog/2009/04/17/milano-forniva-carne-avariata-ai-kebab-milanesi/">rischio che si è corso a Milano</a>. Al sindaco si potrebbe chiedere quale sarà la politica enogastronomica della sua amministrazione. E, magari, insieme al kebab provare a capire se ci sono anche ristoratori nostrani che fanno i furbi, soprattutto in tempo di fiera del tartufo.</p>
<p style="text-align: justify;">Voilà. Buon lavoro.</p>
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		<title>Acapulco Bay? No, basso Piemonte</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 16:26:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero-Busato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;effetto serra si è fatto sentire anche ad Alba che, in aggiunta a tutti i bar-gelateria storici (il Corallo, rievocato dal Gatto di vicolo Miracoli Umberto Smaila in una sua recente puntata in città; il Roma, il Savona, il Rossetti, la Douce Maison eccetera) ha visto fiorire, in questi ultimi tempi, altri fornitori di materia [...]]]></description>
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<a href='http://www.ilbranco.com/2009/10/acapulco-bay-no-basso-piemonte/1-3/' title='1'><img width="150" height="150" src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/10/1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Piazza Savona, il centro del centro" title="1" /></a>
<a href='http://www.ilbranco.com/2009/10/acapulco-bay-no-basso-piemonte/2-2/' title='2'><img width="150" height="150" src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/10/2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Perché andare ai Tropici, se li abbiamo qui?" title="2" /></a>

<p style="text-align: justify;">L&#8217;<strong>effetto serra</strong> si è fatto sentire anche ad Alba che, in aggiunta a tutti i bar-gelateria storici (il Corallo, rievocato dal Gatto di vicolo Miracoli <strong>Umberto Smaila</strong> in una sua recente puntata in città; il Roma, il Savona, il Rossetti, la Douce Maison eccetera) ha visto fiorire, in questi ultimi tempi, altri fornitori di materia fredda. Ne hanno aperti tre, in rapida successione, in via Maestra. Due in piazza Savona. Uno di questi era un partner di <strong><a href="http://www.meno18.com/sito/azienda.php">Meno Diciotto</a></strong>, un&#8217;azienda gelataia che ha sposato la cultura <strong>Slow Food</strong>. Non a caso le specialità artigianali offerte tenevano tre righe l&#8217;una perché il gusto <em>cioccolato</em>, per dire, non era semplicemente un buon <em>cioccolato</em>. No, era qualcosa del tipo: <em>&#8220;Il nostro Cuore di cacao ecuadoregno raccolto nell&#8217;oasi di Quito da donne mancine astigmatiche, arricchito con scaglie di fave pre-concaggio rapite con l&#8217;elicottero umanitario dall&#8217;oasi presidiata Slow Food di Ingapirca e selezionate una a una dal nipote di Willy Wonka&#8221;.</em> </p>
<p style="text-align: justify;">Per motivi a me ignoti la gelateria chic è sparita. Ma la fame di gelato è rimasta, tanto che ne è arrivata subito un&#8217;altra. Ora, voglio dire: non vado a discutere i gusti del gelataio. Quelli estetici, intendo. Se a lui pare che quel <em>font</em> da spiaggia adriatica, giallo fluorescente su azzurro elettrico, sia quanto di meglio possa campeggiare in quella piazza, va bene. Se, poi, ritiene che il miglior nome da dare a una gelateria sia Tropical, che insisme a Bar Sport e Lavasecco Linda e Panettiere Il Forno è iscritto di diritto nei <em>cliché</em> più usati nella storia del commercio, va bene ugualmente. Anche perché, solitamente, se a chi chiama Fido il cane e, magari, Tropical una gelateria si chiede di usare un po&#8217; di fantasia vengono fuori esercizi commerciali come <em>Bim Bum Bar</em>, <em>Scarpe Diem, Dolce e Cagnara</em> e cose del genere, per i quali dovrebe esistere uno specifico reato nel codice Rocco.</p>
<p style="text-align: justify;">Al più, ecco, al gentile esercente direi, me lo chiedesse mai, che una <em>gelateria-creperia</em> (sic), e per giunta <em>Tropical</em>, in centro ad Alba appare leggerissimamente fuori posto, se si parla di immagine che il locale vuol dare di sé nella piazza più classica e con la puzza sotto il naso della città (qui i proprietari non si vergognano a chiedere 5.000 euro al metro). La domanda è ben diversa: chi, mi chiedo con dolore e inforcando gli occhiali da sole, chi ha dato, in Comune, il permesso di affliggermi con tali affissioni? E di piantarmi una coltellata nella retina ogni volta che passo per le vie del centro? Oppure il permesso non serve, e prima o poi qualche messo un po&#8217; troppo solerte farà <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2009/gennaio/17/Stangata_sui_commercianti_per_insegne_co_7_090117001.shtml">come qualche suo collega di Milano</a> quest&#8217;inverno? </p>
<p style="text-align: justify;">Se qualcuno si fa avanti per una risposta prometto in cambio una bella coppa papaya, mango, rambutan e avocado. Figuratevi se al Tropical non li hanno, quei gusti lì.</p>
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		<title>Il etilometro (sic) maledetto</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Sep 2009 14:54:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero-Busato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alba]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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Nei mesi estivi, ad Alba, i simpatici ristoratori di Casa Scaparone (locale che suscita pareri discordi: chi lo ama, chi lo schifa) hanno fatto un po&#8217; di chiasso con il loro slogan &#8220;Guida poco che devi bere&#8220;. Un invito ad alzare il gomito spostandosi in bicicletta, moda che peraltro sta prendendo piede tra i giovani (per [...]]]></description>
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<a href='http://www.ilbranco.com/2009/09/il-etilometro-sic-maledetto/untitled-2/' title='untitled'><img src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/09/untitled.bmp" class="attachment-thumbnail" alt="Alberto Cirio, il fan albese di Papi" title="untitled" /></a>
<a href='http://www.ilbranco.com/2009/09/il-etilometro-sic-maledetto/omega-3/' title='omega 3'><img width="150" height="150" src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/09/omega-3-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Il latte col pesce Parmalat: fa bene al cuore?" title="omega 3" /></a>
<a href='http://www.ilbranco.com/2009/09/il-etilometro-sic-maledetto/rabino/' title='rabino'><img width="150" height="150" src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/09/rabino-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Fa bene al cuore anche Rabino?" title="rabino" /></a>
<a href='http://www.ilbranco.com/2009/09/il-etilometro-sic-maledetto/scapa/' title='scapa'><img width="150" height="150" src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/09/scapa-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="L&#039;inno alla cirrosi epatica di Casa Scaparone" title="scapa" /></a>

<div style="TEXT-ALIGN: justify">Nei mesi estivi, ad Alba, i simpatici ristoratori di <strong>Casa Scaparone</strong> (locale che suscita <a href="http://frittinpagella.blogspot.com/2009/01/casa-scaparone-alba.html">pareri discordi: chi lo ama, chi lo schifa</a>) hanno fatto un po&#8217; di chiasso con il loro slogan &#8220;<strong>Guida poco che devi bere</strong>&#8220;. Un invito ad alzare il gomito spostandosi in bicicletta, moda che peraltro sta prendendo piede tra i giovani (per l&#8217;autunno-inverno i titolari di locali stanno organizzando delle navette da e per Alba per raccattare tutti i clienti dei ristoranti che possono tornare ad avvinazzarsi in santa pace, senza lo spettro del ritiro della patente).</div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify">Pochi giorni fa sono ripassato per la stessa via e la pubblicità di Casa Scaparone era stata sostituita da quella, decisamente più salutare, di <strong>Mariano Parmalat Rabino</strong>: un democratico leggero che fa bene al cuore,  che fa politica dal giorno in cui accompagnò un amico a comprare un&#8217;automobile (<a href="http://www.marianorabino.it/pagine/ita/mariano_rabino.lasso">tutto vero</a>, lo dice lui) e che gioca d&#8217;anticipo (prevenire, si sa, ti salva la vita) spendendo già soldoni per la campagna elettorale per le regionali del 2010. </div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify"> </div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify">Tuttavia il caso ha voluto che proprio in quel momento l&#8217;autoradio catturasse il notiziario di <a href="http://www.radioalba.it/"><strong>Radio Alba</strong></a>. Abituato alla rassegna stampa con tosse e rantoli di Radio Radicale, curata dall&#8217;ottimo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Massimo_Bordin"><strong>Massimo Bordin</strong></a>, la voce dell&#8217;intervistatore non mi ha colpito più di tanto. Ho invece rischiato di piantare il cofano nel cuore del povero Mariano Rabino nell&#8217;ascoltare le risposte del consigliere regionale di Forza Italia, o Pdl insomma (fu pure leghista ai tempi del liceo, che si frequentava assieme) <strong>Alberto Cirio </strong>(che l&#8217;intervistatore chiama &#8217;Roberto Cirio&#8217;, pazienza) del quale avevo già riportato qualche <a href="http://www.ilbranco.com/2009/06/castelli-accenti-e-castellenghi/">abbacinante spezzone di arte oratoria</a> durante le elezioni comunali. La domanda che viene fatta al berlusconio tartufato, in sostanza, è: come la mettiamo con l&#8217;etilometro, qui che ci si arricchisce soprattutto grazie al vino?</div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify">Ah: giova ricordare che la nuova legge prevede il limite di <strong>0,5 grammi per litro</strong>. Se bevi tre bicchieri - piccoli, eh - di barbera (13 gradi e mezzo), per capirci, sempre che tu non abbia il fisico di un camionista <a href="http://voti.kataweb.it/etilometro/index.php">sei già nei guai</a>. Troppo? Poco? Giusto? Non lo so. Detesto l&#8217;ipocrisia: a me piace il vino e sicuramente, in una cena al ristorante, bevo più di due bicchieri. In gioventù ho tracannato parecchio. Cirio, però, è nella posizione di chi deve difendere gli imprenditori che fanno il vino (e votano Berlusconi, mica i comunisti) e non riescono più a venderlo come prima. Ma deve difendere pure i ministri berlusconici <strong>Zaia </strong>e<strong> Matteoli</strong>, che devono rendere conto a un elettorato che (formalmente) ama parlare di rigore, di pugno duro. Vorrebbe mandarli a quel paese, forse, ma non può. E allora, mentre risponde, prova a pensare a chi dar la colpa: dev&#8217;essere per questo che finisce per perdere la bussola della sintassi. Trascrivo fedelmente l&#8217;audio (i passaggi migliori sono evidenziati in grassetto).</div>
<p> </p>
<div><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/WdcCDfi3Ec4&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/WdcCDfi3Ec4&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></div>
<p> </p>
<div style="TEXT-ALIGN: justify"><em>&#8220;Sì, questo</em> (la faccenda dell&#8217;etilometro, ndA) <em>è un argomento che noi toccheremo. Io personalmente nel mio ruolo di consigliere regionale mi sto battendo perché l&#8217;abuso dell&#8217;alcol è un errore. Ma <strong>l&#8217;abuso all&#8217;utilizzo </strong>dell&#8217;etilometro è un errore altrettanto grave. Cioè si è demonizzato tutto il mondo del vino. <strong>A me mio nonno mi insegnava che</strong> <strong>bevere </strong>(sic)<strong> un bicchiere di vino a pasto mi avrebbe fatto bene</strong> e oggi mi vogliono dire che se bevo un bicchiere di vino a pasto e mi fanno l&#8217;etilometro mi tolgono la patente un mese e soprattutto mi sbattono sui giornali come se io fossi un delinquente&#8221;.</em></div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify"> </div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify">E già iniziamo male. Perché se bevi un bicchiere di vino a pasto non hai problemi, rimani tranquillamente sotto il limite di dello 0,5. Certo: se ne bevi tre, pini fino all&#8217;orlo, e magari tiri giù l&#8217;amaro dopo il caffè allora è un altro discorso (e poi prendi pure a parlare in maniera strana).</div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify">Mio nonno non è che mi abbia insegnato chissà cosa, però è morto di cirrosi epatica a 85 anni. La cirrosi gli è venuta per il vino che beveva (a colazione, aperitivo, merenda, cena: dopo settant&#8217;anni il fegato non filtrava più) ma è pure vero che è andato avanti fino alla quarta età e che io non l&#8217;ho mai visto palesemente ciucco. Anzi: stava sempre da dio. Fosse ancora vivo e fermassero la sua Panda rossa per Alba lo troverebbero con un tasso sicuramente superiore allo 0,5. Ma le leggi sulla guida in stato di ebbrezza non le ha fatte mio nonno, le ha fatte un governo (in linea con i parametri degli altri Paesi europei) e questo le ha difese.</div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify">Ma poi, anche usando le preposizioni corrette, il Cirio-pensiero resta oscuro: cosa diavolo è l&#8217;abuso dell&#8217;etilometro? La legge è legge. Quelli di Alleanza Nazionale non l&#8217;hanno insegnato al Pidielle? Se la legge dice a Polizia e Arma di fare controlli casuali e di far soffiare nella macchinetta, e di sanzionare i tassi superiori allo 0,5 cosa mai dovremmo fare? Mettere un adesivo sull&#8217;automobile con su scritto &#8220;Io sono di Alba, quindi bevo vino rosso a piacimento non scassatemi le palle&#8221;? Mah. Andiamo avanti. </div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify"> </div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify"><em>&#8220;Ecco io non credo che questo sia il modo giusto di interpretare l&#8217;utilizzo dell&#8217;etilometro. <strong>Dobbiamo fare sì che le stragi sulle nostre strade evidentemente non ci siano</strong>, dobbiamo salvaguardare la vista (sic) dei nostri giovani ma dobbiamo cercare le cause laddove si trovano e non demonizzare il vino. Perché non è certo il barolo, non è certo il dolcetto, non sono certo i nostri vini a essere la <strong>causa del perché</strong> i giovani e non solo i giovani perdono la lucidità e poi <strong>commettono quello che purtroppo la cronaca nera ci fa vedere ogni tanto</strong>. La sostanza è questa: le leggi non si fanno <strong>sulle basi</strong> dell&#8217;entusiasmo. Adesso c&#8217;è l&#8217;emozione del contro a tutti i costi e credo che si rischi di esaperare un concetto giusto che è invece quello della sicurezza&#8221;.</em></div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify"><em> </em></div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify">Ammetto che qui ho seguito a fatica il ragionamento, rapito dall&#8217;affascinante proprietà di linguaggio del consigliere. Comunque: come dice Di Pietro l&#8217;importante è farsi capire. E più o meno ho capito &#8211; tagliata la retorica del &#8216;basta alla stragi&#8217;, che assomiglia tanto al &#8216;basta grandine, Aids, aviaria e carestie&#8217; - dicevo, ho capito che, secondo Cirio, non esiste una persona che ha nel sangue un tot di alcol. No: esiste chi beve il vino (quello piemontese, chiaro) che, per ciò solo, chissenefrega di quanto ne beve, uno, due, tre bicchieri: dovrebbe essere immune da ogni conseguenza. E poi ci sono gli ubriaconi da bar e da discoteca, quelli che si sfondano di birre, cocktail e schifezze e poi planano contro i tronchi sulla statale o, quando va di sfiga, falciano passanti nella notte.</div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify">Eppure quando vado al ristorante vedo spesso gente che ordina quattro bottiglie in tre: Bruno Giacosa, Principiano, Rinaldi, Conterno e Fantino. Vini di eccellenza, cari, prelibati: una goduria. Alla fine, però, l&#8217;alcol si fa sentire. Cirio, invece, vorrebbe dirmi che se vado nel baretto scrauso sotto casa e mi bevo un negroni o della birretta tedesca da due soldi sono un delinquente, perché poi non vedo la vecchina che attraversa la strada sulle strisce. Se invece la vecchina la &#8217;stiro&#8217; perché ho tracannato un litro di barolo del 1999, a ottanta euro la bottiglia, allora va bene. Magari ho capito male io: nel dubbio continuo ad ascoltare.</div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify">L&#8217;intervistatore afono gli fa presente che da un&#8217;indagine è risultato che un consumo ragionevole del vino, soprattuto a pasto, non è rischioso. Cirio, stizzito, reagisce con sabauda veemenza.</div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify"> </div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify"><em>&#8220;Sì ma io non direi rischioso. Direi: fa bene. <strong>Signori: il vino fa bene</strong>. Noi abbiamo avuto un danno da questa campagna di demonizzazione del vino enorme. Le coppie vanno a cena e non ordinano più la bottiglia per il terrore di essere <strong>trattati</strong> (le coppie, ndA) come delinquenti per aver bevuto due bicchieri di vino. Ecco, questo noi non lo dobiamo permettere&#8221;.</em></div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify"> </div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify">Ah no? E che facciamo, allora? Aggiungiamo alla legge un comma, l&#8217;emendamento-Cirio: &#8220;Se sei sopra il limite dello 0,5 ma dimostri di aver bevuto vino piemontese in compagnia della tua fidanzata allora vai tranquillo che non ti facciamo niente&#8221;. Wow, che idea geniale!</div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify">A questo punto, però, probabilmente il consigliere si accorge di aver pestato un po&#8217; troppo duro sul suo Governo e sulle forze dell&#8217;ordine, sulle quali il centro-destra è sempre pronto a versare barili di melassa. E rintuzza. </div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify"> </div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify"><em>&#8220;Io ho grande stima <strong>nelle</strong> (altra preposizione &#8216;creativa&#8217;, ndA)  forze dell&#8217;ordine perché fanno un gran lavoro. Ma anche a loro dobbiamo dire che lo strumento dell&#8217;etilometro è uno strumento da adottare, da utilizzare con grande attenzione. Perché non si può rovinare la vita di una persona perché ha bevuto due bicchieri di vino a pasto. Anche se <strong>il etilometro </strong></em>(sic!)<em>, <strong>maledetto etilometro</strong>, ti segnala 0,6. Non è il modo giusto di combattere e non è il modo giusto di ottenere sicurezza. Ci solo altri metodi&#8221;.</em></div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify"> </div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify">Confesso che su &#8220;il etilometro&#8221; ho avuto uno svenimento, è lì che ho rischiato di centrare la gigantografia di Rabino. Per fortuna mi sono ripreso in tempo per sterzare. E mi son chiesto: quali altri metodi, di grazia? Quali? Far vedere ai carabinieri lo scontrino del ristorante? Giurare fedeltà eterna al nebbiolo? Espiare la colpa della bevuta vinosa bruciando in piazza i produttori di birra e liquori? Mistero.</div>
<p> </p>
<div style="TEXT-ALIGN: justify"><em>&#8220;Adesso questa tendenza sta portando anche alla follia di chi dice: portiamo da 0,5 a 0,2. Vuol dire proibiamo di bere. Ma non è questo l&#8217;obiettivo e soprattutto non dimentichiamoci che il vino, come tutto, assunto con moderazione fa bene alla salute di ciascuno di noi&#8221;.</em></div>
<p> </p>
<div style="TEXT-ALIGN: justify">Sì, un par di palle. Perché vorrei ricordare, anche a Cirio, che <span style="text-decoration: underline;">nessuno ha mai dimostrato che il vino giovi alla salute</span>. Ci hanno provato in tutti i modi: anni fa era pure saltata fuori la storia, francamente patetica, del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Resveratrolo">resveratrolo</a>, e i giornalisti &#8211; soprattutto quelli pagati per parlare bene del vino, sempre e comunque - si erano buttati a pesce sull&#8217;ennesima bufala. Alcuni osarono dire, tra le righe ma neanche tanto, che il vino ti salvava anche dall&#8217;infarto e dal tumore, insomma, non solo è buonissimo ma è appena un po&#8217; meno  efficace di una chemioterapia per via orale e di una spazzola per pulire le arterie. Mio padre per trent&#8217;anni ha fatto barolo, è un enologo. Ha 65 anni e sta bene. Mia madre è astemia. Ha 60 anni, sta altrettanto bene: mai vista tornare dal medico di famiglia con la prescrizione &#8216;bere vino&#8217;.</div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify">Mi fa piacere rammentare che, un giorno, venne fuori un medico (intervistato su <strong>Rai Tre</strong> da <strong>Report</strong>: quindi senz&#8217;altro comunista e nemico della libertà) il quale disse, sommessamente, due cose semplici semplici:</div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify"><strong>a)</strong> perché il resveratrolo sia efficace bisognerebbe bere <span style="text-decoration: underline;">un&#8217;autobotte di vino al giorno</span>. O, in alternativa, cosa che è leggermente più pratica, prendere una pastiglia di resveratrolo.  Solo che così i produttori di vino non ci guadagnano.</div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify"><strong>b)</strong> la storia della moderazione è una palla. Nel vino c&#8217;è l&#8217;alcol etilico. L&#8217;alcol è tossico. Va giù, viene metabolizzato in acetaldeide. Che è tossica. Se bevi tanto, ti intossichi tanto. Se bevi poco, ti intossichi poco. Se non bevi alcolici, non ti intossichi per niente. Ci sono bibite, spremute, succhi di frutta analcolici che hanno tutto quanto serve al nostro corpo. Nel vino non c&#8217;è alcun toccasana che non si trovi altrove.</div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify"> </div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify">Strano: nessuno lo smentì, nessuno riprese le sue parole.</div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify">Io, che bevo da quando ho sedici anni (anche oltre i limiti di legge) me ne frego, perché il vino mi piace. Se tra quarant&#8217;anni il mio fegato mi saluterà non potrò lamentarmi, perché sapevo quello che facevo: ho scelto di godermela, e pazienza.  Eppure sono sicuro, strasicuro, arcisicuro che se smettessi del tutto di bere vino, e tirassi avanti ad acqua e succhi di frutta, il mio fegato non farebbe sciopero. Anzi, molto probabilmente sarebbe molto contento. Ovviamente verrebbero danneggiati i produttori, che nel mio piccolo contribuisco (volentieri) a mantenere. Ma non raccontiamo palle: l&#8217;alcol è alcol. Se il mio tasso di 1,5 arriva da due bottiglie di Gaja e non dal Campari, quello è. Il fegato non riconosce le etichette, non ha un lettore di codice a barre come l&#8217;enoteca. E non va neanche a votare.</div>
</div>
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		<title>Gambero rosso (fritto e in pastella)</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Sep 2009 17:41:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero-Busato</dc:creator>
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Mi trovo nella vantaggiosa (almeno in questo caso) posizione di essere un figlio della pubblicità, un affamato atavico, un rampollo di un buongustaio e, in tutto questo frullato di contrari che si prendono a testate, un uomo della terra del mangiare e del bere bene, sano, lento, italiano, possibilmente passato per mano di nonna o mamma.
Ecco perché mi riesce di discettare con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/HPQkCfQrWn0&amp;hl=en&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/HPQkCfQrWn0&amp;hl=en&amp;fs=1&amp;rel=0" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></div>
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<p style="text-align: justify;">Mi trovo nella vantaggiosa (almeno in questo caso) posizione di essere un figlio della pubblicità, un affamato atavico, un rampollo di un buongustaio e, in tutto questo frullato di contrari che si prendono a testate, un uomo della terra del mangiare e del bere bene, sano, lento, italiano, possibilmente passato per mano di nonna o mamma.</p>
<div id="attachment_607" class="wp-caption alignleft" style="width: 277px"><a href="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/09/CaesarCrispyChicken.jpg"><img class="size-medium wp-image-607" title="CaesarCrispyChicken" src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/09/CaesarCrispyChicken-300x224.jpg" alt="La ghiotta Crispy Caesar Salad: con la sua salsa diventa più pesante di un cheeseburger" width="267" height="202" /></a><p class="wp-caption-text">La ghiotta Crispy Caesar Salad: con la sua salsa diventa più pesante di un cheeseburger</p></div>
<p style="text-align: justify;">Ecco perché mi riesce di discettare con equanimità del mio <strong>pasto di oggi</strong>, concepito nel percorso nervoso cerebro-addominale con la somma dei seguenti addendi: orario (quattordici e trenta), attacco acuto di fame e noia, propensione alla spazzatura alimentare, fascino perverso della schifezza trasudante grasso, piena consapevolezza del gusto sadomaso dell&#8217;avvelenamento nei <em>trash-fast-food</em> (ottimamente documentato da <strong>Morgan Spurlock</strong> in <strong>SuperSizeMe</strong>), passeggio cazzeggiante per Milano, serenità dell&#8217;abituale non frequentazione di punti vendita di cibo spazzatura. Nasce così il vassoio con: sei pezzi di <a href="http://www.mcdonalds.it/#/all-products/product-chicken-mc-nuggets/">Chicken McNuggets</a> (tanto è carne bianca, dai); una <a href="http://www.mcdonalds.it/#/all-products/product-salade-chicken-caesar/">Caesar Salad</a> (insalata = salute, così ho un <em>bonus</em> schifezza per l&#8217;ordine successivo), <a href="http://www.mcdonalds.it/#/all-products/product-frites/">patatine grandi</a> (subito speso il <em>bonus</em>). Dessert: un <a href="http://www.mcdonalds.it/#/all-products/product-mc-flurry/">McFlurry</a> mitragliato di caramelline colorate. Da bere: Coca. <em>&#8220;Grande?&#8221;</em> mi chiede la ragazza. Rispondo come Spurlock, che per un mese mangiò colazione + pranzo + cena al McDonald&#8217;s e non andò lontano dall&#8217;ammalarsi seriamente al fegato: l&#8217;avrei presa media ma, giacché invitato a esagerare, esagero. Vada per la Coca grande. <em>&#8220;Salse?&#8221;</em> Scelgo la Caesar, visto che l&#8217;insalata è la Caesar. Da piccolo amavo questi abbinamenti: sei il videoregistratore era Panasonic, le Vhs rigorosamente Panasonic (pensavo andassero meglio). <em>&#8220;Per le patatine?&#8221;</em> Aridagli. Ok, visto che insisti: per le patatine, che avrei consumato <em>nature</em>, la maionese.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è che oggi le cose non si sappiano. Solo che non ti vien voglia di cercarle, il più delle volte, e allora è esattamente come quando spruzzavamo il <strong>DDT in casa contro le mosche</strong> o mandavamo i soldati a guardare il fungo atomico a un chilometro dai test nucleari nell&#8217;atollo di Bikini. Oppure sappiamo e ce ne freghiamo, come con le sigarette. Siccome però mi rendo conto di trovarmi in <strong>piazzale Cordusio</strong> con l&#8217;intento di placare non tanto l&#8217;appetito quanto il mio cervello <em>dopato</em> da colori e richiami al <em>junk food</em>, e pur sapendolo mi lascio guidare al bancone dalla strada come un cobra dal flauto, addento le crocchette di pollo mentre gli occhi si posano sui cartelli di autopromozione. Mi nutro di quanto McDonald&#8217;s sia attenta alla filiera del pollo italiano e quasi mi autoassolvo dal peccato pur sapendo che la tovaglietta (che mi invita a scoprire cosa c&#8217;è davvero di buono e di sano dentro i prodotti delle Emme gialla) mi sta pesantemente prendendo per il culo.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa è la <strong><a href="http://www.mcdonalds.it/graphics/pdf/Tableau-nutritionnel.pdf">tabella delle informazioni nutrizionali</a></strong> che passa la ditta. La prendo per buona, benché soffra di <em>maniavantismo</em>: nelle note a piè di pagina si dissocia per eventuali discrepanze e, con solerte cura della salute del cliente, ricorda di stare attenti alle <strong>allergie</strong> alimentari e, ai <strong>celiaci</strong>, suggerisce di lasciar perdere le patatine. Io non sono allergico né celiaco, quindi no problem.</p>
<p style="text-align: justify;">La porzione da sei di McNuggets, quella media, <strong>regala 250 Kcal</strong>. 13 grammi di grassi, 1,3 di sale. <strong>Caesar Salad</strong>: scopro che esiste anche quella col pollo alla piastra (185 Kcal) ma a me, senza chiederlo, danno quella col <strong>pollo croccante</strong>. Che mi inietta nello stomaco <strong>altre 300 Kcal</strong>, 16 grammi di grassi, 1,4 di sale. La <strong>salsa cesarica</strong>? altri 55 + 2 + 1,6. Non basta, però, perché trovo nel piatto, non richiesti, due <strong>pacchetti di grissini</strong>. Li aggiungo: 70 + 2. La bustina: un grammo di sale in più. <strong>Patatine</strong>: 470 + 23 + 1,8. <strong>Maionese</strong>: 83 + 4,1. <strong>McGelato</strong>: 400 + 14 + 0,4. Per aiutare il tutto a scendere, la Coca Cola: 210 kcal e 53 grammi di zucchero.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Totale. 1878 chilocalorie. Grassi: 74,1 grammi. Zuccheri: 53. Sale: 6,2.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Andando a spanne (uomo giovane, corporatura media, normopeso, attività leggera) quando non faccio sport<strong> ho bisogno di circa 2000 Kcal al giorno</strong>. Non lo dico io ma la <a href="http://www.whatsinsideguide.com/">GDA</a>, i cui bollini imperano su tantissimi prodotti inscatolati al supermercato. Questo McPasto <strong>me le ha date già quasi tutte</strong>. Troppo, troppissimo. Anche perché non basta fare il pieno di benzina, bisogna pure vedere <strong>quale carburante metti nel serbatoio</strong>. Ebbene, dai tempi di SuperSizeMe anche McDonald&#8217;s, che prese una gran bella botta, ha capito che doveva darsi una sorta di contegno alimentare e si è messa a <strong>dispensare regole per una vita sana</strong>. Che suona tanto coerente quanto una <strong>Philip Morris</strong> che prende a regalare, con la stecca di Marlboro, riviste di <em>running &amp; fitness</em>, ma non sviamo: la Emme Gialla, oggi, tiene a ricordarmi che le calorie devono <strong>arrivare da una dieta equilibrata</strong> (grazie per i gentili consigli: anche i più singolari come quello per cui, secondo i loro esperti, dovrei consumare carne, pesce o uova &#8220;una o due volte al giorno&#8221;). Sale? Non più di 5 grammi al giorno. E ho già sforato. In ogni dieta equilibrata i grassi rappresentano <strong>al massimo il 25%</strong> delle calorie totali.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel mio vassoio c&#8217;erano 74,1&#215;9=<strong>666,9 calorie di puro grasso</strong>. E poi gli zuccheri: attenzione, perché sono zuccheri anche i grissini, il panino eccetera ma qui si parla di <strong>zuccheri semplici</strong>. Lo zucchero <strong>disciolto nella mia Coca Cola</strong>, 53 grammi, mi ha regalato 210 calorie. Ho già superato notevolmente, insomma, con il bicchierone rosso frizzante la quantità totale di calorie derivante da zuccheri semplici di tutta la giornata (non più del 10% del totale degli zuccheri ingeriti, che dovrebbero a loro volta rappresentare tra il 60 e il 70% dell&#8217;introito di calorie complessivo). L&#8217;insalatona con salsa, falsamente leggera, scopro che è più pesante di un cheeseburger.</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 427px"><img class="     " src="http://www.micheletoscan.com/wp-content/uploads/2007/06/bigtastybacon.jpg" alt="Lirresistibile Big Tasty: una cluster-bomb di panino da 850 Kcal, 51 grammi di grassi" width="417" height="252" /><p class="wp-caption-text">L&#39;irresistibile Big Tasty: una cluster-bomb di panino da 850 Kcal e 51 grammi di grassi</p></div>
<p style="text-align: justify;">Ora. Dicevo, in apertura, che vivo in un comune <em>deMcdonaldizzato</em>, Alba. Qui ci hanno provato più volte ad aprire un <em>fast food</em> ma quel minimo di lungimiranza amministrativa ha fatto sì che, tra un negozio di<em> tume</em> e tartufo bianco e un&#8217;enoteca, in mezzo a un oste con cucina tradizionale delle Langhe e un locale segnalato da Slow Food, non lampeggiasse una emme gialla con i menu spazzatura a nove euro, il <strong>BigTasty</strong> in offerta (i fazzoletti per tamponare la sudata iperglicemica sono compresi nell&#8217;offerta?) e amenità simili. Non c&#8217;entra la libertà, c&#8217;entra il buonsenso. Alba è geneticamente avversa alle schifezze ma sa essere profondamente <em>berlusconia</em>, nonostante un sindaco affine a Franceschini (la destra è riuscita a perdere partendo in <em>pole position</em> e con tre giri di vantaggio, presentando un candidato competitivo come Luca Badoer con la Ferrari: <a href="http://www.ilbranco.com/tag/carlo-castellengo/">Carlo Castellengo</a>). Alba è imprenditrice, filoamericana, diffusamente intrisa dei valori conserv-leghist-piemontesi. Avete presente, no? Quelli che votano Pdl perché è il partito dalla parte di chi crea la ricchezza, perché propugna un cattolicesimo <em>à la page</em> (fa&#8217; quel che ti pare, sostieni la &#8217;lotta dura senza fattura&#8217;, non dare scandalo in pubblico e, una volta ogni due anni, non marcare visita alla marcia per la Famiglia Tradizionale). Quel misto di reazionario, provinciale, popolare che funziona benissimo: qui si sta, economicamente, alla grande e nessuno è disposto a rinunciare alla bella vita. Ebbene, su un giornale locale trovo l&#8217;editoriale di un rappresentante tipico di questo pensiero (anche le idee sono <em>tipiche</em>, non solo i formaggi): vorrebbe poter dire chiaramente, per esempio, che gli islamici gli stanno sui maroni, però non sta bene e va contro le buone maniere. O che i cattolici devono votare per Silvio che li salva dai maoisti, e chissenefrega delle donnine perché tanto le abbiamo tutti, e se non lo fanno sono degli (ac)cattocomunisti. Si chiama <strong>Claudio Puppione</strong>. E scrive, in sostanza, che ha fatto benissimo quel sindaco della bergamasca che ha vietato i <strong>punti vendita di kebab</strong> in centro. Con queste ragioni: <em>&#8220;Già il giorno successivo fioccavano le accuse di xenofobia. Quindi è inaccettabile limitare la diffusione di punti vendita di cibi non tipici? Beh, soltanto se sono alimenti di una ben identificata origine etnica, <span style="text-decoration: underline;">perché invece si esulta se qualche amministrazione locale, in questo caso illuminata, interviene per bloccare le aperture di fast food soprattutto se marchiati McDonald&#8217;s</span>&#8220;.</em> Puppione, poi, si allarga un pochino: di questo passo, sostiene, si arriverà alle piscine separate per sesso, al giorno festivo passato al venerdì e alle nostre mogli coperte dal burqa, una tendenza <em>&#8220;che condurrà a risultati disastrosi&#8221;</em>. Dall&#8217;arrotolato al tribunale talebano, insomma, la via è più breve di quanto noi poveri ingenui possiamo immaginare e ogni volta che a un cilindro di kebab viene fatto pelo e contropelo da quello strano rasoio a lame accorciamo la strada. Ma lasciamo da parte i massimi sistemi sociopolitici e torniamo al McCibo.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi vende kebab, e chissenefrega da dove arriva, vende tendenzialmente <strong>solo</strong> kebab. Che è e resta un panino, o una piadina, con dentro carne di dubbia qualità, salse, schifezze varie (non ci sono dati ufficiali e dipende dal ripieno ma le calorie sono circa 600, i grassi variano a seconda delle salse). McDonald&#8217;s no. Il pagliaccio giallorosso ti propone <strong>tutto</strong>, dalla colazione al dopo cena, dal McCaffè al McSpuntino, passando per il McPranzo e la McCena, fino al McAfterhour. Trovi McDolci, McMenu per i bambini, McParty a base di schifezze per le feste di compleanno, giocattoli, musica, McGamberi, McCrocchette, McGelati, McMuffin e Happy Meal coi soldatini e i Looney Tunes dentro. Quanto ci vuole a convincere un bambinetto o un ragazzino a strafogarsi qui tutti i giorni? Del resto con dieci euro si riempie il vassoio e la cucina (ehm) è sempre aperta, da mane a notte.</p>
<div id="attachment_609" class="wp-caption alignleft" style="width: 278px"><a href="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/09/mcdonalds-fat.jpg"><img class="size-medium wp-image-609" title="mcdonalds-fat" src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/09/mcdonalds-fat-300x197.jpg" alt="E che sarà mai, mangiare un McMenu al giorno?" width="268" height="179" /></a><p class="wp-caption-text">E che sarà mai, mangiare un McMenu al giorno?</p></div>
<p style="text-align: justify;">Puppione, poi, sorvola sul trascurabile particolare che McDonald&#8217;s, a differenza di <strong>Abdul </strong>che vende il suo arrotolato<strong> in corso</strong> <strong>Langhe</strong>, investe solo in Italia qualcosa come <strong>venti milioni di euro in pubblicità</strong>. Certo: se aprisse un bel ristorantone in piazza Duomo, magari accanto alla ex casa di <strong>Beppe Fenoglio</strong> (perché no, eh? Dai, con l&#8217;esclusiva del panino  &#8216;resistente&#8217; <strong>Big Johnny</strong> o il menu con vere tagliatelle di Alba nella pratica confezione di carta oleata e il ragù in bustina) il suo giornale incasserebbe qualche migliaio di euro che difficilmente Abdul potrà mai dargli. E se non si conosce esempio di umano che mangi kebab a colazione, pranzo e cena ci sono invece milioni di consumatori &#8211; per fortuna più negli States che in Europa &#8211; che basano sul McCibo la loro dieta. Da relativista che distruggerà l&#8217;Occidente non mi butterò dal ponte se mio figlio sceglierà di seguire la dottrina buddhista, o l&#8217;Islam, o i valdesi. Non ci terrei, invece, che somigliasse troppo a Buddha.</p>
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		<title>La erre di Paruzza</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Sep 2009 17:23:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero-Busato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alba]]></category>
		<category><![CDATA[Centro studi Beppe Fenoglio]]></category>
		<category><![CDATA[Giulio Parusso]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Paruzza]]></category>
		<category><![CDATA[toponomastica albese]]></category>

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		<description><![CDATA[Da anni, ormai, coltivavo questo cruccio. Un po&#8217; perché a via Paruzza sono legato dal ricordo indelebile di una serata che poteva finire in tragedia e, invece, essendo finito tutto quanto (più o meno bene) assurge ad aneddoto sempreverde delle nostre serate di branco. Un po&#8217; perché, mi dicevo, quel signor Paruzza o Parruzza aveva [...]]]></description>
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<a href='http://www.ilbranco.com/2009/09/paruzza-erre/attachment/250820091014/' title='250820091014'><img width="150" height="150" src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/09/250820091014-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="La erre singola" title="250820091014" /></a>
<a href='http://www.ilbranco.com/2009/09/paruzza-erre/attachment/270820091019/' title='270820091019'><img width="150" height="150" src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/09/270820091019-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="La doppia erre" title="270820091019" /></a>

<p style="TEXT-ALIGN: justify">Da anni, ormai, coltivavo questo cruccio. Un po&#8217; perché a <strong>via Paruzza</strong> sono legato dal ricordo indelebile di una serata che poteva finire in tragedia e, invece, essendo finito tutto quanto (più o meno bene) assurge ad aneddoto sempreverde delle nostre serate di branco. Un po&#8217; perché, mi dicevo, quel signor Paruzza o Parruzza aveva bisogno di giustizia. Ad Alba c&#8217;è questa via, intitolata a Paruzza per l&#8217;appunto: se la prendi da via Maestra si chiama Paruzza. Se arrivi al fondo, Parruzza.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Non ho mai osato bussare all&#8217;ufficio toponomastica in Comune spacciandomi per un erede affranto del Paruzza ma mi è venuta in soccorso la targa che campeggia da qualche tempo sul muro della chiesa: Paruzza (una erre sola) era un municipalista, e di nome faceva Luigi. Oh. Tutto a posto, insomma, direte voi? Ennò. Perché se cerco su google notizie su mister Paruzza sapete cosa succede? Che l&#8217;unico risultato utile è quello che arriva dal <a href="http://www.centrostudibeppefenoglio.it/Personaggi/personaggi_scheda.php?ID=69">Centro Studi Beppe Fenoglio</a>, un ente organico al Comune di Alba. Che ci informa così:</p>
<blockquote>
<h3>Luigi PARRUZZA<br />
1739 &#8211; 1796 Rivoluzionario municipalista nell&#8217;epoca napoleonica</h3>
<p>Nulla sappiamo della data di nascita di Luigi Parruzza, troviamo il suo nome, modificato in Parussa, in una nota conservata nell&#8217;archivio di Stato di Torino fornita da un Delatore dal titolo: <em>Nota de Rivoluzionari d&#8217;Alba che hanno tentato ad ogni modo la totale rovina d&#8217;essa città e sua provincia</em>. La nota precisa: <em>Parussa il già giocatore però di buoni natali fatto municipalista</em>. Apparteneva ad una stimata famiglia proprietaria di terre di quel ceto medio-borghese che si andava manifestando nella città di Alba alla fine del Settecento, ma che era già pervaso dal soffio animatore delle idee illuministe e rivoluzionarie provenienti dalla vicina Francia. Negli anni che precedettero l&#8217;occupazione francese, Luigi Parruzza fu attratto dalle idee illuministe e repubblicane, perché gli parevano apportatrici di ardite riforme, utili al rinnovamento della sua città e partecipò, con altri patrioti, ai convegni segreti che si tenevano dai clubs giacobini di Alba, La Morra, Castiglione Falletto, Barolo, ed allacciò rapporti con i capi rivoluzionari Ignazio Bonafous e Pellisseri, assumendo incarichi e missioni rischiose e di responsabilità. Era di carattere franco e deciso (un delatore lo definì facinoroso), ma anche uomo di radicate e civiche convinzioni, sensibile alle idee innovatrici, ma al tempo stesso convinto della difesa del bene comune e dell&#8217;interesse dei suoi concittadini, per questo, pur avendo aderito alla rivoluzione francese, nell&#8217;intento di difendere gli albesi, perdette la vita.</p></blockquote>
<p>Oh, boia. Adesso <strong>i cognomi sono tre</strong>. Paruzza, Parruzza e, alla piemontese, <em>Parùssa</em>. Sgomento, tuttavia mi affascina questo facinoroso: leggete che fine da eroe.</p>
<blockquote><p>L&#8217;8 giugno i due Ambasciatori di Alba furono ammessi alla presenza di Bonaparte e gli consegnarono la petizione della città, il quale, senza starli ad ascoltare, li mandò dal commissario Saliceti che, letta la petizione, li riportò dal generale Bonaparte, il quale ricoprì di insulti i due Ambasciatori e chiese chi era Luigi Parruzza, il quale si fece avanti e, come aveva sempre desiderato, compì il dovere di difendere i diritti della sua città con fermezza e rigore e gridò con violenza le sue accuse e la sua ribellione; il generale fece un cenno al Saliceti che fece entrare dei soldati ed ufficiali, i quali circondarono e spinsero Parruzza verso il cortile del palazzo dove lo fucilarono. Era l&#8217;8 giugno 1796.</p></blockquote>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"> E adesso che facciamo, col nostro eroe? Non potevano, dico, conservare l&#8217;antico nome della strada, un rassicurante <em>via Corte d&#8217;Assise</em>? A chi venne in mente, il 28 febbraio 1893, di intitolare via Par(r)uzz(ss)a a Luigi Par(r)uzz(ss)a? E a chi chiedo lumi? Forse al direttore del Centro studi? Ha scritto un tomo su Alba, dovrebbe potermi rendere edotto. Sapete come si chiama, però? <strong>Giulio Parusso</strong>.</p>
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