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	<title>ilBranco &#187; Beppe Fenoglio</title>
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	<description>dal 1995 la sregolatezza senza il genio</description>
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		<title>Due di picche</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Jun 2009 09:16:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero-Busato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alba]]></category>
		<category><![CDATA[Beppe Fenoglio]]></category>
		<category><![CDATA[Letto visto detto]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Castellengo]]></category>
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		<description><![CDATA[Càpita. Ti sbatti per mesi. Ti senti chiamato alla missione. Ogni santo sabato, mentre gli altri cazzeggiano in centro, monti il gazebo e stai lì, ore e ore, a lottare. Domenica idem. E tutto nel nome di Silvio. Vai a ritirare i santini in tipografia e lasci trecento euro per avere indietro un pacco di cartoncini con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_487" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/06/fff.jpg"><img class="size-medium wp-image-487" title="fff" src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/06/fff-300x225.jpg" alt="Carlo il giovine, Emanuele il Giovane" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Carlo il giovine, Emanuele il Giovane</p></div>
<p style="text-align: justify;">Càpita. Ti sbatti per mesi. Ti senti chiamato alla missione. Ogni santo sabato, mentre gli altri cazzeggiano in centro, monti il gazebo e stai lì, ore e ore, a lottare. Domenica idem. E tutto nel nome di Silvio. Vai a ritirare i santini in tipografia e lasci trecento euro per avere indietro un pacco di cartoncini con lo sfondo berlusconico. E te li paghi tutti: d&#8217;altronde la politica costa, e all&#8217;inizio nessuno ti regala niente.  Senti il sacro fuoco della dottrina di <strong>Adam Smith</strong> ardere nel petto. Ti pare di essere il prescelto per difendere la libertà contro i vili attacchi degli <em>khmer rossi</em>, quelli che vorrebbero riesumare Pol Pot in Italia. Scrivi slogan su Facebook (come <a href="http://www.facebook.com/home.php?#/profile.php?id=626119125&amp;v=wall&amp;viewas=779449739"><strong>questo</strong></a> di Emanuele Bolla: <em>&#8220;Noi non vogliamo la DECRESCITA FELICE&#8230;noi vogliamo Carlo Castellengo! Non torniamo indietro, scegliamo Carlo Castellengo, l&#8217;uomo della crescita responsabile!&#8221;)</em> e ci credi davvero, che il centro-sinistra sia il partito della <em>nomenklatura</em> moscovita sotto mentite spoglie. O che il tuo vicino di casa che vota per <a href="http://mauriziomarello.wordpress.com/">Maurizio Marello </a>(un gioviale e moderatissimo avvocato cresciuto in parrocchia) dietro quella faccia da impiegato coltivi il sogno di espropriare la tua villa di famiglia per darla in pasto alle masse proletarie. Magari è un terrorista dell&#8217;ultima generazione, come <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2005/02/16/cinzia-banelli-protetta-dai-nocs.html">Banelli o Mezzasalma</a>, infermiere per 12 ore e assassino le altre 12, vaiassapere. Credi davvero che Alba sia un po&#8217; Roma, e che qui si faccia la vera scelta di campo: brezneviani oltranzisti da una parte, liberali occidentali dall&#8217;altra.</p>
<p style="text-align: justify;">Càpita, la fregatura. Credi sinceramente che il tuo amato candidato sindaco, Carlo Castellengo, commercialista straricco classe 1941, pensi davvero a te come al suo prossimo delfino: un po&#8217; come il membro del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Arnaldo_Forlani"><strong>Caf</strong> </a>Forlani aveva fatto con Pierferdinando Casini, ai tempi in cui Pier veniva chiamato &#8220;Onorevole sfondo&#8221; (sfondo alle interviste di Forlani in tivvù, intendevano dire). Fai la foto con quella stragnocca del ministro Carfagna nella serata di gala e tornando a casa, gasato e ringalluzzito, pensi: oh, vuoi vedere che domani mi telefonano Sacconi, o Brunetta, o Bondi e mi chiedono se voglio andare a Roma? Del resto Mara mi ha detto &#8220;bravo&#8221;, quindi mi stima. E nella foto mi sorride, lo fa con trasporto. Sarà mica il caso di comprarmi qualche testo della<strong> </strong><a href="http://www.magna-carta.it/"><strong>fondazione Magna Carta</strong></a> (senza la acca) per non farmi trovare impreparato alla chiamata?</p>
<p style="text-align: justify;">Magari <a href="http://www.consiglioregionale.piemonte.it/8/assemblea/curriculum/cirioa.htm"><strong>Alberto Cirio</strong></a> &#8211; che nel paesone del tartufo è una piccola celebrità ma in Italia è solo un qualunque consigliere regionale - ti ha detto &#8221;bravo&#8221; pure lui, o &#8220;continua così, che anche io ho iniziato con i gazebo gratis per la Lega&#8221;. Cammini per strada e pare che ogni tanto ti si riconosca: inizi a essere qualcuno. Ti lasciano dieci minuti di microfono alle quattro del pomeriggio, quando la festa di Castellengo deve ancora iniziare e i tecnici stanno ancora montando le luci, e tu sali sul palco di piazza Savona carico come una molla. A spiegare agli albesi come funziona il debito pubblico, proponendoti implicitamente come nuovo assessore al bilancio del comune.  Un tuo <a href="http://www.facebook.com/home.php#/profile.php?id=1110452169&amp;ref=mf">amico</a> ti ha scritto: <em>&#8220;Auguri sinceri di un ottimo risultato!!! Li dobbiamo ammazzare tantissimo sti comunisti di merda!&#8221;</em> Giusto! Ammazzarli, e tantissimo. Lo pensi mentre scrivi il manifesto della tua lista: <em>&#8220;Noi abbiamo un grande progetto da realizzare ed abbiamo scelto la persona con cui svilupparlo, migliorarlo e renderlo concreto: questa persona è Carlo Castellengo, un uomo che, con la sua esperienza, è garanzia di serietà&#8221;</em>.<br />
Poi il paesone di Alba, finalmente, <a href="http://www.comune.alba.cn.it/Web0906/Htm/Comunali/ALBA/index_web_comunali.htm"><strong>va a votare per eleggere il nuovo sindaco</strong></a>. Forza Carlo, forza Silvio, non diamo la città in mano ai sovietici, resistiamo ai cingolati delle sinistre! Tutti insieme oggi contro il nemico, e insieme domani in consiglio comunale: ho già la borsa di pelle di Vuitton pronta, e la cravatta <em>regimental</em>. Pausa pranzo in piazza Duomo, riunioni, telefonino che squilla di continuo, magari pure qualche intervista per la Gazzetta.</p>
<p style="text-align: justify;">Patatrac.</p>
<p style="text-align: justify;">La tua lista, i <a href="http://www.facebook.com/home.php#/profile.php?id=1110452169&amp;ref=mf">Giovani per Alba</a>, non prende manco i voti di tutti i suoi iscritti su Facebook.<span id="profile_status"> </span>L&#8217;uomo nuovo del debito pubblico, <a href="http://www.facebook.com/profile.php?sid=53cc7d4fe0fa1e22c2b8ee01bbd8c7bd&amp;id=1471608746&amp;hiq=lucco%2Ccastello&amp;ref=search"><strong>Tullio Lucco Castello</strong></a>: 15 voti. Si era pagato la pubblicità rompendo il salvadanaio, come disse di lui Castellengo. Cento euro a voto, gli è venuto a costare l&#8217;ambaradan. <a href="http://www.facebook.com/home.php#/group.php?sid=01abde1cc6fd7438d4e09d5ca7d457b3&amp;gid=83551178178&amp;ref=search"><strong>Davide di Benedetto</strong></a>, quello col Duomo sullo sfondo e lo scontorno da principiante di Photoshop: 12 voti. <a href="http://www.facebook.com/profile.php?sid=53cc7d4fe0fa1e22c2b8ee01bbd8c7bd&amp;id=1471608746&amp;hiq=lucco%2Ccastello&amp;ref=search#/group.php?sid=e0f4bbb9f6e00aeb35312517b1ca80cb&amp;gid=84333560319&amp;ref=search"><strong>Marjus Cela</strong></a>, il candidato <em>politically correct</em> che correva per ripristinare un concerto rock ad Alba e istituire le navette per riportare a casa gli ubriachi fradici il sabato sera: 3 voti. Il suo, insomma, e altri due. <a href="http://www.facebook.com/s.php?ref=search&amp;init=q&amp;q=giovani%20per%20alba&amp;sid=86a914bda7d6f13e2089f21e16ef39a3#/profile.php?id=1143889483&amp;v=wall&amp;viewas=779449739"><strong>Marcello Pasquero</strong></a>, che aveva pronte le foto da editorialista consumato: tre voti. E un amaro sfogo: &#8220;Grazie a quei 3 (tre)che mi han votato e che conosco benissmo, un fanculo di cuore a tutti quei 1000 che han promesso dei voti&#8221;. Ne avesse presi venti, forse, si sarebbe ritenuto soddisfatto. Un altro (non forzaitaliota ma comunque giovane, di Alba e tifoso di Castellengo, <a href="http://www.facebook.com/profile.php?sid=53cc7d4fe0fa1e22c2b8ee01bbd8c7bd&amp;id=1471608746&amp;hiq=lucco%2Ccastello&amp;ref=search#/profile.php?id=1697484169&amp;ref=ts">Paolo Taricco</a>) sbotta: <em>&#8220;T</em><span id="profile_status"><em>utto &#8217;sto casino per andare al ballottaggio e prendere 16 voti??? bah non ne vale la pena&#8221;</em>. Chissà cosa sperava.</span> E tu? Tu che ti sei fatto un mazzo così, e la Carfagna, e Cirio, e Forlani, e Silvio e Montecitorio, i gazebo, la foto col ministro, il &#8220;divieto di svolta a sinistra&#8221;, il futuro garantito per i giovani di Alba, e quel giorno, indimenticabile, sul palco col Cavaliere? Tutto questo vale 25 voti.  <em>Seru tituli</em>. Manco tutti i parenti e amici che hanno scritto il tuo nome sulla scheda, mannaggia a loro.</p>
<p style="text-align: justify;">Morale? La politica fa schifo. Tutto un magna-magna. Qui non c&#8217;è mica spazio, per i Giovani. Il prode Castellengo, il sindaco che non voleva la sinistra ad Alba, non solo non si ricorderà di te ma forse non sarà neanche sindaco. Sì, perché il proletario Marello, coi suoi carri armati bolscevichi, non è stato respinto alle porte di Alba e al ballottaggio ha ottime possibilità di rovesciare la maggioranza (che da due mandati era in mano ai <em>berluscones alla Nutella</em>). Trecento euro di santini, duecento ore di gazebo, le <a href="http://www.marcogiacosa.it/2009/05/23/la-stracciatella-delle-liberta/"><strong>corse con l&#8217;ape gelataia</strong></a>, gli aperitivi, la festa in discoteca. Tutto a remengo. Avevi risposto, indignato, ai Giampiero Busato, ai Marco Giacosa, ai Francesco Bogliacino. Due giornalisti e un professore che ti avevano preso un po&#8217; per i fondelli sui loro blog, e che magari vi avevano avvertito: cosa credete, di contare qualcosa? Di interessare davvero a Castellengo?</p>
<p style="text-align: justify;">E adesso, con chi prendersela? Con quei tre stronzetti lì, che tutto sommato ti hanno considerato, o con gli amiconi come <a href="http://www.raffaelladelsanto.it/"><strong>Raffaella Delsanto</strong></a>, tanto carina a <a href="http://www.facebook.com/home.php#/photo.php?pid=356927&amp;op=1&amp;o=global&amp;view=global&amp;subj=626119125&amp;id=1488558932">fare le foto con te mentre attacchi i manifesti elettorali</a> ma che le preferenze se l&#8217;è prese tutte (152, e nella lista del Pdl) e ai Giovani non ne ha lasciata mezza? Lei in consiglio ci andrà, probabilmente. In provincia, forse, pure. Lei che è una &#8216;diversamente giovane&#8217;, perché ha già imparato come fanno politica i vecchi ed è con loro, con il quasi ottuagenario Raffaele Costa che si apparenta, mica coi giovani.</p>
<p style="text-align: justify;">Manco una telefonata, per i 280 voti gratis portati al candidato sindaco. Vien quasi da pensare che a Castellengo non gliene potesse fregare di meno: forse perché sapeva che di voti, i Giovani, gliene avrebbero portati (tutti insieme) tanti quanto una Delsanto e mezza. Ecco, forse, perché agli <a href="http://www.ilbranco.com/2009/06/labbuffata/"><strong>aperitivi</strong></a> li citava a fine discorso, senza ricordarsi neanche i nomi: &#8220;Ah, sì, già, poi ci sono anche i Giovani&#8230; Vieni, Bolla, fatti vedere, e poi ci sono anche gli altri, venite, insomma, bravi ragazzi, questo qui ha spaccato il salvadanaio per farsi la pubblicità elettorale&#8230; se volete, se votate loro alla fine votate anche me&#8221;. Sottotitolo del Castellengo-pensiero: mica si può prendere a calci chi ti fa campagna elettorale gratis ma i voti sono altri a rastrellarli, non certo &#8217;sti dieci pivelli, quindi voi votate il Pdl e, se proprio volete, fate votare questi qua dai vostri figli, che magari li conoscono. Due moine, due foto con stretta di mano da appendere in camera e chi s&#8217;è visto s&#8217;è visto, grazie e ciao.</p>
<p style="text-align: justify;">Al diavolo tutti, allora. E Alba? Alba è un paese di vecchi, forse pure comunisti. Ammazzarli tantissimo, sì, ma altrove.</p>
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		<title>E con Fenoglio, nessuna pietà</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2009 14:31:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero-Busato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Beppe Fenoglio]]></category>
		<category><![CDATA[Letto visto detto]]></category>
		<category><![CDATA[Gazzetta d'Alba]]></category>

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		<description><![CDATA[A Beppe Fenoglio non perdonarono l&#8217;aver rifiutato i conforti religiosi. La Gazzetta d&#8217;Alba lo trattò così, nel giorno della morte.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>A <strong>Beppe Fenoglio</strong> non perdonarono l&#8217;aver rifiutato i conforti religiosi. La Gazzetta d&#8217;Alba <a href="http://ventitregiorni.blogspot.com/2009/04/la-chiesa-che-non-perdono-fenoglio.html">lo trattò così, nel giorno della morte</a>.</p>
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		<title>Civico 1, piazza Rossetti</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Mar 2009 14:28:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero-Busato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alba]]></category>
		<category><![CDATA[Beppe Fenoglio]]></category>
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		<description><![CDATA[Questo è l&#8217;edificio che il Comune ha costruito pochi anni fa in piazza del Duomo. Bello, eh? Fa, anzi, faceva parte dello stesso stabile in cui crebbe la famiglia di Beppe Fenoglio. Al civico 1 di piazza Rossetti, sul retro. Al pian terreno la macelleria del papà Amilcare, sopra l&#8217;alloggio. Comprato a prezzo di favore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_303" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/03/18032009592.jpg"><img class="size-medium wp-image-303 " title="18032009592" src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/03/18032009592-300x225.jpg" alt="Lo splendido palazzotto di piazza Rossetti" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Il palazzotto di piazza Rossetti visto da piazza Duomo</p></div>
<p style="text-align: justify;">Questo è l&#8217;edificio che il Comune ha costruito pochi anni fa in piazza del Duomo. Bello, eh? Fa, anzi, faceva parte dello stesso stabile in cui<strong> crebbe la famiglia di Beppe Fenoglio</strong>. Al civico 1 di piazza Rossetti, sul retro. Al pian terreno la <strong>macelleria del papà Amilcare</strong>, sopra l&#8217;alloggio. Comprato a prezzo di favore dalla famiglia Miroglio (quello dei tessuti, Vestebene, Elena Mirò, insomma quello lì) è stato tirato giù perché , come diceva l&#8217;architetto (il fratello dell&#8217;ex sindaco Demaria, se la memoria non mi fa difetto), &#8220;non si restaurano i cadaveri&#8221;. Giusto. E soprattutto direi che ne è valsa la pena, vero?</p>
<div id="attachment_304" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/03/18032009594.jpg"><img class="size-medium wp-image-304" title="18032009594" src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/03/18032009594-300x225.jpg" alt="Il retro dell'ex casa Fenoglio" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Il retro dell&#39;ex casa Fenoglio</p></div>
<p>Furono in tanti a scuotere la testa per l&#8217;abbattimento però, diamine, una volta ammirato il risultato di tanta beltade architettonica che altro si può dire? Anche la sorella di Beppe, <strong>Marisa Fenoglio</strong>, la prese malissimo e ne scrisse pure, sdegnata. Ignorante pure lei: se si fosse recuperata la casa di nascita e gioventù della loro famiglia non si sarebbe lasciato spazio a questo gioiellino, libero di far bella mostra di sé nella piazza principale di Alba. Evviva!</p>
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		<title>Alba Tragica</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Jan 2007 20:11:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero-Busato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alba]]></category>
		<category><![CDATA[Beppe Fenoglio]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Albapower]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Gaber]]></category>
		<category><![CDATA[Langhe]]></category>
		<category><![CDATA[Tetti blu]]></category>

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		<description><![CDATA[Scendevamo, Tobia dietro al treno e io davanti alla bestia, che a ogni svolta m’aspettavo di veder Alba distesa sotto i miei occhi come una carta tutta colorata. A San Benedetto si parlava sempre d’Alba quando si voleva parlare di città, e chi non n’aveva mai viste e voleva figurarsene una cercava di figurarsi Alba. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Scendevamo, Tobia dietro al treno e io davanti alla bestia, che a ogni svolta m’aspettavo di veder Alba distesa sotto i miei occhi come una carta tutta colorata. A San Benedetto si parlava sempre d’Alba quando si voleva parlare di città, e chi non n’aveva mai viste e voleva figurarsene una cercava di figurarsi Alba.</em> (<strong>Beppe Fenoglio, La malora</strong>)</p>
<p style="text-align: justify;">Avrei preferito non scrivere queste righe. Invece eccole, spinte fuori dall’intolleranza di un’idea fissa: aver avuto bisogno degli occhi di un forestiero per far scoprire a me, purosangue albese, cos’è Alba.<br />
Nient’altro che una passione mi aveva convinto a lasciare la Casa delle Langhe per trovare dimora in una città dall’anima sotterrata, che fu di <strong>Giorgio Gaber</strong> e oggi appartiene a nessuno; ottocentomila automobili in entrata al mattino e in uscita alla sera, più di venti stazioni per i viaggiatori, un’area metropolitana di sette milioni di persone e lavoro in abbondanza per (quasi) tutti. Da cinque anni Milano è anche casa mia. Nascere ad Alba, però, condanna a crescere covando il virus del ritorno, dell’attaccamento morboso alla terra del cuore, dell’amore nostalgico per gli odori di collina. Almeno così credevo. Amore cieco, direi ora.</p>
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_206" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-medium wp-image-206" title="Tetti Blu bis" src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2007/01/1-300x225.jpg" alt="Alba (CN), Corso Europa. Vista dei Tetti Blu" width="300" height="225" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Alba (CN), Corso Europa. Vista dei Tetti Blu</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">Un amico, fiero di essere venuto al mondo sotto lo sguardo permissivo della <em>Madunina</em> e stanco di sentir magnificare le bellezze della mia piccola capitale opposte alle miserie del cemento bauscia si è convinto ad accompagnarmi a casa – la mia prima casa &#8211; per un paio di giorni, stuzzicato dall’idea del viaggio alla scoperta del gioiello immortalato nelle parole di Fenoglio. Autore, lo Scriba partigiano, letto con entusiasmo dal mio sodale <em>Lumbàrd</em> nonostante l’apparente incomunicabilità tra il topo di campagna e quello di città.</p>
<p style="text-align: justify;">Con una sola occhiata, di una donna già sappiamo tutto: sì o no, ci piace o non ci piace. Il mio compagno di viaggio si aspetta una modella e, sorpresa, trova una tardona, acconciata alla meno peggio. Del ponte sul Tanaro, quello di cui aveva appreso nelle pagine dei Ventitré giorni della città di Alba, scorge su tutto i resti della <strong>cava di sabbia</strong>, sulla sinistra. Sulla destra, per contro, una sberluccicante <strong>centrale con turbine a gas</strong> della General Electric, tirata su per volontà della cioccolateria Ferrero (notizia che non ha lenito, nell’amico, il senso di sconcerto: avrebbe sopportato, al più, un gigantesco vaso di Nutella).<br />
Colpito a freddo, passando oltre il gigantesco alambicco fumoso mi arrischio a spiegare dei cesti di fiori appesi alle grate, tanto simili al verde posticcio di Milano Due, la città di plastica. Sì perché, argomento con falsa convinzione, la mia Alba è un <strong>comune fiorito</strong> e alberato: avevo anche letto, recentemente, delle intenzioni di piantare esemplari di <em>acer rubrum</em> per rimpinguare il patrimonio vegetale cittadino. Il nostro dieletto Beppe, creatore, del fenglese, l’avrebbe chiamato Red Maple giacché arriva dal Minnesota. “Un po’ come costruire minareti nelle aie di una cascina di Langa”, chiosa l’amico Lumbàrd (d’ora in poi AL). Colpito e affondato.</p>
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_207" class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-medium wp-image-207" title="Condominio spettacolare" src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2007/01/4-300x225.jpg" alt="Alba (CN), nei pressi di piazza San Paolo. Splendido condominio" width="300" height="225" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Alba (CN), nei pressi di piazza San Paolo. Splendido condominio</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">Avvicinando le arterie periferiche albesi (non albensi, non albanesi, non albigesi né albine, albuine, albiche: AL mostra scarsa sagacia nel frangente) non riesco a evitare un pietoso scorcio sui famigerati, indigeribili <strong>Tetti Blu</strong>. Conscio del pericolo raffazzono una memoria difensiva: il celebre architetto che li ha progettati e di cui noi, profani e criticoni, non sapremmo intuire l’estro; le proprietà curative del blu nella cromoterapia, l’armonia di tetti pittati di mare delle case greche in <em>Mediterraneo</em> di Gabriele Salvatores.<br />
Niente da fare. Con in mente lo spettro dell’isola di Kos, inadatta a sopravvivere alla furia delle onde langarole come un opossum a Murazzano non so far altro che abbozzare di fronte all’imbarazzante contestazione dell’obbrobrio estetico. Rinunciando al contraddittorio la butto sul sociale: è edilizia popolare, almeno gli affitti costano meno cari, concludo sindacalmente allontanandomi, stordito, a tutto gas.</p>
<p style="text-align: justify;">Proseguendo il giro a mo’ di pugile suonato, senza un accenno di meta, AL &#8211; cresciuto in quel di San Donato Milanese &#8211; mi incalza domandando, in ordine sparso: con quale coraggio si siano costruiti quei condomìni da hinterland degradato in corso Torino e corso Coppino, e poi notizie su quel “coso di pietra e piante piantato nella terra” (è il Tribunale di Alba ed è mezzo sprofondato, sì, ma nei rifiuti di Piazza Medford: preferisco tuttavia non metterlo a parte dell’aneddoto), sull’indecoroso &#8211; dice lui &#8211; Palazzo Mostre e Congressi (“Sì ma c’è la mostra di Pinot Gallizio, di Burri, di Fontana ed è pure gratis”, ribatto invano) e ancora &#8211; cito testualmente &#8211; quelle “specie di case a fette piantate là in alto”, alias <strong>Le Terrazze</strong> (“Ma la vista da lassù non è niente male”, eccepisco pietosamente).<br />
Le Terrazze, già. Un montante alla mandibola ficcato lì, a metà colle, aggraziato come un deposito rifiuti di plastica fucsia appoggiato al Pantheon. Non le avevo mai viste così brutte. E dire che le avevo viste tante volte. E ci abitava pure mio zio, che ricordo lamentarsi per l’umidità onnipresente ma a me quel posto piaceva, soprattutto perché la casa offriva un salone con metratura da campo da calcetto, ideale per distruggere soprammobili a pallate.<br />
E poi l’architettura creativa della scuola elementare di Corso Europa, in cui ai miei tempi pioveva in classe dalle finestre, d’estate i doppi vetri obliqui creavano ambienti tropicali e le piastrelle svenivano a ogni accensione dei termosifoni. Note di colore che ometto al tracotante AL per non peggiorare la situazione, già disperata.<br />
L’architettura di Alba è “mediamente pietosa”, sentenzia esagerando AL. Strade che pullulano di palazzi da periferia metropolitana, tendoni verdi, padelle in bella vista per non rinunciare al campionato di calcio in diretta, colori deprimenti, architetture senz’arte e slavate, balconi scrostati. Rotatorie in ogni dove su cui troneggiano manufatti incomprensibili. A <strong>Quarto Oggiaro</strong>, il quartiere popolare costruito in Zona Otto a Milano per ospitare gli immigrati del sud degli anni Sessanta, si rischia di più a uscire la sera ma, borseggi e violenze a parte, il colpo d’occhio è – commenta &#8211; “tragicamente simile”. Facciate tristi e malconce, viste da quartiere dormitorio. Casermoni attaccati pure alle torri medievali in pieno centro, mi fa notare. Boia faus, mi vien da dire: manco quelli avevo inquadrato in tutto il loro squallore, in tanti anni di passaggi.</p>
<div id="attachment_208" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-208" title="Corso Torino" src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2007/01/11-300x225.jpg" alt="Alba (CN), capolavori edilizi recenti in corso Torino" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Alba (CN), capolavori edilizi recenti in corso Torino</p></div>
<p style="text-align: justify;">Ormai AL mi ha in pugno; mi sento ridicolmente innamorato di un rospo e gli vorrei offrire da bere, un po’ per ottundere le sue facoltà critiche un po’ per tessere le lodi dell’indiscutibile nettare nostrano e, finalmente, segnare un gol per la mia squadra. Ma non mi riesce di arrivare alla rinomata vineria senza evitare di costeggiare il palazzotto accanto all’edificio comunale che, se mai avesse voluto rappresentare un ricordo della casa natale e delle storie di Fenoglio, al limite ne figura gli incubi. È il colpo fatale. La citazione sghemba dell’incipit più famoso dello Scriba sul monumento non riabilita l’improbabile edificio. Anzi. “Alba la presero in duemila il 10 ottobre dell’anno 1944” è un’offesa alla prosa fenogliana, sibila AL; la frase intera (“Alba la presero in duemila il 10 ottobre e la persero in duecento il 2 novembre dell&#8217;anno 1944”) è fondamentale per caratterizzare il punto di vista dell’autore, tanto coraggioso da voler sottolineare brutalmente, a rischio di ostracismo, come uno su dieci restò “a prendersele dagli invasori”. Il povero Beppe, aggiunge AL, fu tacciato di qualunquismo e di dissacrazione della Resistenza proprio per quel racconto così lucido e onesto e davanti alla sua casa natale, a quarant’anni e più dalla sua morte, hanno tagliato a metà la sua parola regina per renderla vassalmente, falsamente accomodante.<br />
AL mostra di non apprezzare. “Ma almeno <strong>Tourist Office</strong> è in inglese, a Fenoglio avrebbe fatto piacere”, taglia corto con sarcasmo. Cerca segni di Primavera di bellezza e trova qualche cartello qua e là. A San Cassiano, davanti al Liceo Govone, accanto al bar Calissano, il bar dei signori. Belli, grazie, ma non scaldano il cuore.<br />
Del resto le stesse vetrine delle librerie rammentano a stento il passaggio di Beppe lo Scriba, nascosto dietro l’ultimo mattone di Faletti, le ricette di Antonella, le barzellette su Totti. Ecco, Faletti Giorgio: un ex comico televisivo astigiano che rappresenta lo specchio della provincia piemontese del nuovo millennio tanto quanto Fenoglio Beppe del fermento della società albese degli anni Cinquanta e Sessanta. A loro i libri del professor Chiodi, il Situazionismo, La Malora. A noi gli ipermercati tedeschi dietro ogni angolo, l’<em>happy hour</em> scimmiottando Milano e, come svago, la letteratura da supermercato. Fenoglio no, troppa fatica. Meglio Littizzetto, che è pure mezza piemontese.</p>
<div id="attachment_209" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-209" title="Albapower" src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2007/01/9-300x225.jpg" alt="Alba (CN), la centrale elettrica Albapower" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Alba (CN), la centrale elettrica Albapower</p></div>
<p style="text-align: justify;">La sindrome dell’automobile ha colpito anche qui. Me ne sono reso conto da par mio, senza l’aiuto di AL. Certo: al confronto Milano è un giro a Babele nell’ora di punta. Potessero, però, alcuni lungimiranti prosciugherebbero il letto del Tanaro per farne parcheggi. Sotto piazza San Paolo ne vorrebbero costruire un altro. Accanto alla stazione ne è sorto uno a più piani, tendenzialmente brutto, cronicamente – pare &#8211; inutilizzato. Eppure il traffico – modesto, d’accordo, ma è un paesone – non scema, tutt’altro. Per sfida AL – ormai gli lascio campo libero &#8211; segue il passaggio di cinquanta vetture a caso davanti alla stazione dei treni. Ne conta trentasette con un solo conducente alla guida. Quattro o cinque posti, a volte sette, e un passeggero. Cultura ambientale paleolitica, dice lui. A Milano vogliono reprimere comportamenti irresponsabili e far pagare una tassa d’accesso a chi non si cura dell’aria di tutti scorazzando allegramente per il centro. Qui fanno i parcheggi. Più automobili. Più posti auto. Più automobili.<br />
Eppure, scommetterei, la nostra è aria pulita. Altro che la loro, con quell’inferno di <strong>Metanopoli</strong> ad affumicare milioni di bronchi. AL è dubbioso al riguardo. E ha ragione lui: vado a leggere i dati sull’emissione di polveri sottili e trovo Alba nel lotto delle città più inquinate del Piemonte, superata sì da una straordinaria Bra – che respira quasi peggio di Milano – ma baldanzosa nel superare svariate volte il limite di legge. E io che credevo di tornare a casa a far gioire i polmoni ingrigiti dal traffico…<br />
Ah, la stazione dei treni. Ad Alba, per quelli, manca la corrente elettrica. Come nel Ventennio: si usano ancora <strong>simil-littorine</strong>. Così muoversi sui binari da o per qui è poco meno di una presa per i fondelli. Per raggiungere Torino (chilometri sessanta) serve in media un’ora e mezza (passando per Bra o Cavallermaggiore). Per Milano (chilometri centocinquanta), partendo per ipotesi dopo pranzo, si sorpassano agevolmente le tre ore (e fino a tre coincidenze, sempre che coincidano davvero). Sicché è giocoforza usare la strada. Meglio, l’autostrada. Non esiste albese che non abbia perso un conoscente, un amico o un parente nel tragitto che collega Alba ad Asti o a Cuneo. Anni addietro mi facevo le ossa collaborando per un giornale locale e ricordo di aver intervistato il sindaco, che promise: “Nella primavera Duemilasei Alba avrà due uscite dell’autostrada”. Mi pareva convincente, gli credetti. Peccato: siamo fuori tempo massimo. E se in un’ora scarsa dalla barriera di Milano si arriva ad Asti Est non bastano invece quaranta minuti per coprire i trentacinque chilometri dal casello astigiano al cartello “Alba, comune fiorito”. Tra camion nervosi, serpentoni ai semafori, conducenti idioti che sorpassano come agli autoscontri. Chi ringrazia è la rappresentanza locale di meretrici: a giudicare dalla presenza sul territorio, con tanta potenziale clientela si fanno affari d’oro ma questa, per carità, non è certo colpa di chi non fa le strade. Anzi, le signorinelle dovrebbero un monumento al Cantiere Eternamente Ritardatario.</p>
<p style="text-align: justify;">Con questo pensiero giriamo l’utilitaria e la puntiamo a nordest, verso Famagosta. Questa volta mi farò schifare meno dagli alveari di viale Umbria e magari, a Milano, ci resterò più volentieri. Un po’ come in esilio, da amante tradito.</p>
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		<title>Il gorgo (Beppe Fenoglio)</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Nov 2006 20:17:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero Busato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Beppe Fenoglio]]></category>
		<category><![CDATA[Gente notevole]]></category>
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Nostro padre si decise per il gorgo, e in tutta la nostra grossa famiglia soltanto io capii, che avevo nove anni ed ero l&#8217;ultimo.
In quel tempo stavamo ancora tutti insieme, salvo Eugenio che era via a far la guerra d&#8217;Abissinia. Quando nostra sorella penultima si ammala. Mandammo per il medico di Niella e alla seconda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ilbranco.com/foto/gorgo.jpg"><img style="margin: 0px 10px 10px 0px; float: left; width: 200px;" src="http://www.ilbranco.com/foto/gorgo.jpg" border="0" alt="" /></a><br />
Nostro padre si decise per il gorgo, e in tutta la nostra grossa famiglia soltanto io capii, che avevo nove anni ed ero l&#8217;ultimo.<br />
In quel tempo stavamo ancora tutti insieme, salvo Eugenio che era via a far la guerra d&#8217;Abissinia. Quando nostra sorella penultima si ammala. Mandammo per il medico di Niella e alla seconda visita disse che non ce ne capiva niente: chiamammo il medico di Murazzano ed anche lui non le conosceva il male; venne quello di Feisoglio e tutt&#8217;e tre dissero che la malattia era al di sopra della loro scienza. Deperivamo anche noi accanto a lei, e la sua febbre ci scaldava come un braciere, quando ci chinavamo su di lei per cercar di capire a che punto era. Fra quello che soffriva e le spese, nostra madre arrivò a comandarci di pregare il Signore che ce la portasse via; ma lei durava, solo più grossa un dito e lamentandosi sempre come un&#8217;agnella.<br />
Come se non bastasse, si aggiunse il batticuore per Eugenio, dal quale non ricevevamo più posta. Tutte le mattine correvo in canonica a farmi dire dal parroco cosa c&#8217;era sulla prima pagina del giornale, e tornavo a casa a raccontare che erano in corso coi mori le più grandi battaglie. Cominciammo a recitare il rosario anche per lui, tutte le sere, con la testa tra le mani.<br />
Uno di quei giorni, nostro padre si leva da tavola e dice con la sua voce ordinaria: &#8211; <em>Scendo fino al Belbo, a voltare quelle fascine che m&#8217;hanno preso la pioggia</em>. Non so come, ma io capii a volo che andava a finirsi nell&#8217;acqua, e mi atterrì, guardando in giro, vedere che nessun altro aveva avuto la mia ispirazione: nemmeno nostra madre fece il più piccolo gesto, seguitò a pulire il paiolo, e sì che conosceva il suo uomo come se fosse il primo dei suoi figli. Eppure non diedi l&#8217;allarme, come se sapessi che lo avrei salvato solo se facessi tutto da me. Gli uscii dietro che lui, pigliato il forcone, cominciava a scender dall&#8217;aia.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi misi per il suo sentiero, ma mi staccava a solo camminare, e così dovetti buttarmi a una mezza corsa. Mi sentì, mi riconobbe dal peso del passo, ma non si voltò e mi disse di tornarmene a casa, con una voce rauca ma di scarso comando. Non gli ubbidii. Allora, venti passi più sotto, mi ripetè di tornarmene su, ma stavolta con la voce che metteva coi miei fratelli più grandi, quando si azzardavano a contraddirlo in qualcosa. Mi spaventò, ma non mi fermai. Lui si lasciò raggiungere e quando mi sentì al suo fianco con una mano mi fece girare come una trottola e poi mi sparò un calcio dietro che mi sbattè tre passi su. Mi rialzai e di nuovo dietro. Ma adesso ero più sicuro che ce l&#8217;avrei fatta ad impedirglielo, e mi venne da urlare verso casa, ma ne eravamo già troppo lontani. Avessi visto un uomo lì intorno, mi sarei lasciato andare a pregarlo: &#8211; <em>Voi, per carità, parlate a mio padre. Ditegli qualcosa</em>, &#8211; ma non vedevo una testa d&#8217;uomo, in tutta la conca. Eravamo quasi in piano, dove si sentiva già chiara l&#8217;acqua di Belbo correre tra le canne.<br />
A questo punto lui si voltò, si scese il forcone dalla spalla e cominciò a mostrarmelo come si fa con le bestie feroci. Non posso dire che faccia avesse, perché guardavo solo i denti del forcone che mi ballavano a tre dita dal petto, e soprattutto perché non mi sentivo di alzargli gli occhi in faccia, per la vergogna di vederlo come nudo. Ma arrivammo insieme alle nostre fascine. Il gorgo era subito lì, dietro un fitto di felci, e la sua acqua ferma sembrava la pelle d&#8217;un serpente. Mio padre, la sua testa era protesa, i suoi occhi puntati al gorgo ed allora allargai il petto per urlare. In quell&#8217;attimo lui ficcò il forcone nella prima fascina. E le voltò tutte, ma con una lentezza infinita, come se sognasse.<br />
E quando l&#8217;ebbe voltate tutte, tirò un sospiro tale che si allungò d&#8217;un palmo. Poi si girò. Stavolta lo guardai, e gli vidi la faccia che aveva tutte le volte che rincasava da una festa con una sbronza fina. Tornammo su, con lui che si sforzava di salire adagio per non perdermi d&#8217;un passo, e mi teneva sulla spalla la mano libera dal forcone ed ogni tanto mi grattava col pollice, ma leggero come una formica, tra i due nervi che abbiamo dietro il collo.</p>
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