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	<title>ilBranco &#187; Uscite di branco</title>
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	<description>dal 1995 la sregolatezza senza il genio</description>
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		<title>Castelli, accenti e Castellenghi</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Jun 2009 10:33:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero-Busato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alba]]></category>
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		<description><![CDATA[Il vip della serata di chiusura delle elezioni è Roberto Castelli, l&#8217;ex ministro simpatico come un calcio nelle balle con Durango a punta. Ad Alba è arrivato per promuovere il candidato Castellengo ma in tutti e dieci i minuti del suo intervento non lo cita mai, manco per sbaglio. Non sa chi sia e pare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il vip della serata di chiusura delle elezioni è <strong>Roberto Castelli</strong>, l&#8217;ex ministro simpatico come un calcio nelle balle con Durango a punta. Ad Alba è arrivato per promuovere il candidato Castellengo ma in tutti e dieci i minuti del suo intervento non lo cita mai, manco per sbaglio. Non sa chi sia e pare non gliene freghi, anche se gli ha pagato quantomeno l&#8217;aperitivo alla <a href="http://www.langhe.net/labrasilera/">Brasilera</a> (se la sarà presa, Castelli, per il nome extrapadano). Dice che Bossi e Berlusconi si son baciati, e da allora è grande amore, e che quindi poche storie: si vota centrodestra. La sicurezza, la famiglia cristiana (mammamiasanta, loro lo dicono, loro difendono la cristianità) sono i valori, non i matrimoni omosessuali, le moschee e i <em>travoni</em> della sinistra. &#8220;In questa piazza gremita&#8221;, dice Castelli a un certo punto. Penso a una battuta, poi ricordo che Castelli non fa battute. In piazza non c&#8217;è quasi un cane, manco la <em>claque </em>dei giovani per Alba, manco un missino in erba col tricolore, un fasciopadano con la celtica, un berlusconio con il Suv, una ceppa di niente. Ma la colpa non è mica solo sua: due ore prima un nubifragio ha spazzato strade e piazze di Alba, e i moderati che amano il Presidente si sono moderati in casa. Castelli molla il microfono, si fa promettere un tartufo se quello di destra vince, poi sparisce.</p>
<div id="attachment_523" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/06/19062009782.jpg"><img class="size-medium wp-image-523" title="19062009782" src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/06/19062009782-300x225.jpg" alt="La piazza gremita (secondo Castelli). Quella che non vedete è la maggioranza slienziosa del centrodestra, che non scende in piazza ma vota." width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">La piazza gremita (secondo Castelli). Quella che non vedete è la maggioranza slienziosa del centrodestra, che non scende in piazza ma vota.</p></div>
<p>Siedo al bar Savona, quello che amava Fenoglio, e mi domando per chi (o se) avrebbe votato. Mi portano un <em>Rum Cooler</em> che si fa bere volentieri e toglie anche un po&#8217; di nausea. Parla <strong>Tomaso Zanoletti</strong>, senatore democristiano di Cortemilia che ha 65 anni ma non sembra aver interiorizzato appieno l&#8217;<em>ars oratoria</em>. Non ricordo niente del suo discorso se non &#8220;sinistra&#8221;, &#8220;menzogna&#8221; e forse anche &#8220;sinistra e menzogna&#8221;. Mentre qualche <em>pasionario</em> comunista distribuisce volantini per Marello, si microfonizza <strong><a href="http://www.facebook.com/s.php?ref=search&amp;sid=59d7140b37c231fc9da707acde726cfc&amp;init=q&amp;q=alberto%20cirio#/profile.php?sid=59d7140b37c231fc9da707acde726cfc&amp;id=1545191388&amp;hiq=alberto%2Ccirio&amp;ref=search">Alberto Cirio</a></strong>. Cirio ha iniziato a fare politica quando io ero da poco abbonato al Giornalino, e ha poi 3 o 4 anni più di me. Una volta era leghista, adesso è forzaitaliota. Dice che a destra si sorride, a sinistra si è infelici, che loro sono tolleranti, i &#8216;rossi&#8217; invece rosicano, che i comunisti vogliono distribuire la ricchezza e invece loro (magari non direttamente lui ma quelli che la pensano come lui) la creano. Tutto bene, tranne quando si impegola &#8211; pure lui &#8211; nel discorso della morale: la famiglia tradizionale uomo e donna, il matrimonio, il cattolicesimo. Di sicuro Cirio non ha mai usato un preservativo, non ha mai avuto rapporti prima del matrimonio, è antiabortista, antidivorzista, onora il padre e la madre, non ruba, non desidera la roba d&#8217;altri eccetera. Però tracanno il mezzo Rum Cooler rimasto nel <em>tumbler</em>, d&#8217;istinto. Penso con nostalgia a quando il suo ex <em>guru </em>Bossi parlava del &#8220;papa polacco&#8221;, dei &#8220;vescovoni&#8221;, della mafia vaticana e del mafioso di Arcore.</p>
<p>Mi metto a parlare con un amico e dopo un po&#8217; ci accorgiamo che Castellengo sta già arringando i supersiti del nubifragio. Non si sente un tubo, Carlo il giovane parla pianissimo. Non è il suo mestiere, fare discorsi. Purtroppo fa freddo, sennò l&#8217;avrei visto volentieri con la giovanilissima polo Fred Perry (e tragica maglietta della salute sotto) che sfoggia <a href="http://www.carlocastellengo.it">in homepage</a>. In piazza scovo pure un portatore sano di cartello.</p>
<div id="attachment_524" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/06/19062009781.jpg"><img class="size-medium wp-image-524" title="19062009781" src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/06/19062009781-300x225.jpg" alt="Quell'accento che non va" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Quell&#39;accento che non va</p></div>
<p>Il cartello non pecca solo per l&#8217;occhio del maestro Manzi ma anche per quello della comunicazione: ma che è, un tema? Lo slogan, insegna il Capo Supremo, deve essere &#8220;Più topa per tutti&#8221;, tanto per dirne uno, mica &#8220;Se votate lui che è bravo e si vede che è bravo e lo fa da tanti anni poi vi assicuro che vi porterà un sacco di topa&#8221;. Mentre sto per andarmene scopro che è <em>double face</em>, il cartello. Altra foto.</p>
<div id="attachment_525" class="wp-caption aligncenter" style="width: 235px"><a href="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/06/19062009783.jpg"><img class="size-medium wp-image-525" title="19062009783" src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2009/06/19062009783-225x300.jpg" alt="19062009783" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Anche la scuola dell&#39;obbligo va aiutata</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il portatore sano di cartello ha colpito due volte! La crisi c&#8217;è già, altro che.</p>
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		<title>Please forgive me, America</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Aug 2007 17:01:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero Busato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letto visto detto]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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NEW YORK &#8211; Sala stampa di Flushing Meadows
Non ce la faccio a pensare all&#8217;America come un grande paese. Certo è un paese giovane e di tutta la sua acerbità, quella che l&#8217;altra sera ammiravo in scena, per la gioia dei miei occhi ingenuamente provinciali, all&#8217;Ambassador Theatre di Broadway in Chicago mi pare intrisa la vita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilbranco.com/uploaded_images/pcast-784324.jpg"><img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://www.ilbranco.com/uploaded_images/pcast-784321.jpg" border="0" alt="" /></a></p>
<p>NEW YORK &#8211; Sala stampa di Flushing Meadows</p>
<p>Non ce la faccio a pensare all&#8217;America come un grande paese. Certo è un paese giovane e di tutta la sua acerbità, quella che l&#8217;altra sera ammiravo in scena, per la gioia dei miei occhi ingenuamente provinciali, all&#8217;Ambassador Theatre di Broadway in <em>Chicago</em> mi pare intrisa la vita sociale del popolo <em>born in iueséi</em>.<br />
Questa mattina i notiziari in tivù dedicano maniacale attenzione alla gretta faccenda di un misconosciuto senatore dell&#8217;Idaho, <a href="http://craig.senate.gov/keyportal.cfm">Larry Craig</a>. Costui, un repubblicano fustigatore di costumi sessuali, avrebbe fatto <em>avances</em> nel cesso dell&#8217;aeroporto di Minneapolis al giovanotto sbagliato, un poliziotto in borghese: prelevato e chiuso nel gabbio Mister Manomorta (anzi, Piedemorto) ha preferito dichiararsi colpevole agli agenti, pagare 575 dollari di multa e sperare che l&#8217;incidente si risolvesse lì. Falso: qui non importa tanto se, onusto di gloria e milioni, ti diletti a far combattere cani come il quarterback dei Falcons <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Michael_Vick">Michael Vick</a>. Importa su tutto non mentire e non dare scandalo. Idiota sì, ma col cappello in mano. E conta chiedere scusa al popolo americano, come impone la morale da <em><em>discount</em></em> della <em>telenovela</em>. Pece e piume in piazza come penitenza, fino al prossimo peccato da confessare. Vick si è detto a tutta prima innocente, era colpevole, sia maledetto Vick: ha mentito. Eppure la conferenza stampa riparatrice non gli salverà il posto in squadra, ma forse la faccia. Craig si è dichiarato colpevole, ha nascosto l&#8217;episodio sotto il tappeto e dopo due mesi, quando la stampa se n&#8217;è accorta, ha cercato di riscattarsi <em>the american way</em>: moglie grassa al fianco, sguardo basso, microfoni, <em>apologies</em> (scuse) per tutti. Come Vick: sarà il popolo a decidere sulla sua dignità, se lo sgarbo alla morale sarà riparabile ma alzare le mani e chiedere scusa è l&#8217;ineluttabile primo passo.<br />
Qui ci si scioglie, per i <em>mea culpa</em>: i ragazzini piangono per il campione della palla ovale che, però, ha guadagnato punti grazie alla teleconfessione. Il popolo dell&#8217;Idaho inizierà a provare una qualche simpatia per Craig che sta per rimettere il mandato al Senato ma riuscirà a riciclarsi: stamattina la gente ingollava il mezzo litro di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Frappuccino">Frappuccino di Starbucks</a> col naso all&#8217;insù, godendosi la l&#8217;autoflagellazione amplificata sui megaschermi. Ha lavato i panni sporchi in Times Square: è la prima tappa per la purificazione.<br />
<em>God bless America</em>!</p>
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		<title>Operacion Euskera</title>
		<link>http://www.ilbranco.com/2007/08/operacion-euskera/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Aug 2007 09:05:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero Busato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uscite di branco]]></category>
		<category><![CDATA[Euskera]]></category>
		<category><![CDATA[Paesi Baschi]]></category>

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		<description><![CDATA[
Cinque cose che GB vuole fare in vacanza
1 – toccare le mucche sulla spiaggia
2 – passeggiare con le infradito
3 – far compagnia a Pompeo ‘in posizione’
4 – convincersi che si tatuerà Dostoevskij (&#8220;La bellezza salverà il mondo&#8221;), cosa che non farà mai
5 – mai dire mai
Cinque cose che GB non vuole fare in vacanza
1 – [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.bandieredeipopoli.com/images/altripopoli/animate/b_ikurrina_s200an.gif" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://www.bandieredeipopoli.com/images/altripopoli/animate/b_ikurrina_s200an.gif" border="0" alt="" /></a><br />
<span style="font-weight:bold;">Cinque cose che GB vuole fare in vacanza</span><br />
1 – toccare le mucche sulla spiaggia<br />
2 – passeggiare con le infradito<br />
3 – far compagnia a Pompeo ‘in posizione’<br />
4 – convincersi che si tatuerà Dostoevskij (&#8220;La bellezza salverà il mondo&#8221;), cosa che non farà mai<br />
5 – mai dire mai</p>
<p><span style="font-weight:bold;">Cinque cose che GB non vuole fare in vacanza</span><br />
1 – bere il calimoxo a San Sebastian<br />
2 – farsi picchiare da un ubriaco nella semana grande<br />
3 – comprare magliette col toro<br />
4 – mangiare nei locali col menu turistico<br />
5 – lagnarsi con un basco delle insegne in basco</p>
<p><span style="font-weight:bold;">Cinque cose che hanno chiesto a GB e che GB eviterà di fare in vacanza</span><br />
1 – potresti visitare l’Accademia Tennis di Nathalie Tauziat a Bayonne, no?<br />
2 – mi mandi una cartolina dal mare?<br />
3 – ma lì c’è il mare?<br />
4 – fai come me che ti trovi la moglie in Spagna. Altro che le italiane<br />
5 &#8211; mi porti una bottiglia di vino blanco?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Corso Raffaello 11</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Sep 2006 18:28:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero Busato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Uscite di branco]]></category>
		<category><![CDATA[alloggio di Torino]]></category>
		<category><![CDATA[corso Raffaello]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Gambaro]]></category>
		<category><![CDATA[la Padania]]></category>
		<category><![CDATA[Sensible World of soccer]]></category>
		<category><![CDATA[Telefunken]]></category>
		<category><![CDATA[Torino]]></category>
		<category><![CDATA[via Nizza]]></category>

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Perché Raffaello 11 è il nostro indirizzo di e-mail? Se non lo sapete non potrete capire il significato del il frigo bomba, di un televisore Telefunken che si accendeva solo a pugni sul tubo catodico, della dispensa pericolante, della signora Broggini e il suo pesce rosso prematuramente morto e sostituito con un sosia, della piastra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="text">
<div>
<div id="attachment_212" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><img class="size-full wp-image-212" title="Torino, corso Raffaello 11, novembre 1995. Mek" src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2006/09/mek.jpg" alt="Torino, corso Raffaello 11, novembre 1995. Mek" width="400" height="585" /><p class="wp-caption-text">Torino, corso Raffaello 11, novembre 1995. Mek</p></div>
<p style="text-align: justify;">Perché Raffaello 11 è il nostro indirizzo di e-mail? Se non lo sapete non potrete <a href="http://www.ilbranco.com/foto/mep.jpg"></a>capire il significato del <strong>il frigo bomba</strong>, di un televisore Telefunken che si accendeva solo a pugni sul tubo catodico, della <strong>dispensa pericolante</strong>, della signora Broggini e il suo pesce rosso prematuramente morto e sostituito con un sosia, della piastra su cui far bollire il pentolone con la pasta. E poi la spesa al <strong>Supermercato MegaFresco</strong> di via Madama con la carta Mega, l&#8217;acqua Alpi Cozie e il pane &#8220;Panem&#8221;, l&#8217;Amiga 500 con <a href="http://www.swositalia.com/index2.html">Sensible World of Soccer</a> e le partite con <strong>Enzo Gambaro</strong> in porta!</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">E poi G. Gentile, il tabaccaio passato a miglior vita cui chiedevi un biglietto del tram e un pacchetto di Merit e lui annuiva: &#8220;Due di Maaaaaaaarlboro?&#8221;, il Cubano (pizzeria tuttora viva e mediocre dal nome &#8220;La Quercia&#8221;), la tabaccaia di via Nizza, tale P. Pennetta (Pi Pennetta) che imboscava la Padania in mezzo alla Busiàrda (La Stampa) perché era <em>terrona</em> e il nostro coinquilino Pompeo, ai tempi, amava il vento del nord. O il panettiere di via Madama Cristina, Pignataro, subito ribattezzato dal padano &#8221;Pigna-Taru&#8221;. Oppure la tuta viola della Puma di Pompeo, usata con mocassini e coppola (ah, e anche il Montgomery) per andare a fare la spesa. E la ciabatta di pelle di capra appesa al muro del corridoio. Lo stereo gracchiante con &#8220;The Wall&#8221; dopo pranzo. Il pacco di biscotti da otto etti, il divano bombato, il canestro appeso al muro, il contascatti Sip, il freezer con le <strong>bistecche di cavallo</strong> (&#8220;Ah, perché anche tu hai dei cavalli? &#8211; chiese una sprovveduta ospite a Pier &#8211; e dove li tieni?&#8221; &#8220;Eh &#8211; aprendo lo sportello con l&#8217;adesivo della Padania in bella vista (<strong>foto a destra</strong>) &#8211; li tengo qui in freezer&#8221;. Perché abitavamo a Torino, in corso Raffaello, civico 11 bis. Sotto di noi, <a href="http://www.satyanandaitalia.net/corsiyoga_torino.htm">Satyananda Ashram</a>, un centro benessere e yoga. Anno di arrivo dei primi: domenica 26 settembre 1993. Anno di uscita degli ultimi luglio: 2000.</div>
<p><strong><span style="font-size:130%;color:#ff0000;">Formazioni ufficiali</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ilbranco.com/foto/mek95.jpg"></a><strong>1993</strong>: Pompeo, Luca Adriano (detto Tentoni), Bors.<br />
<strong>1994</strong>: idem.<br />
<strong>1995/96</strong>: Mek, Bors, Pompeo.<br />
<strong>1996/97:</strong> Fuehrer, Spartaco, Pompeo, Mek.<br />
<strong>1997/98:</strong> Pompeo, Busato, Piter, Mek.<br />
<strong>1998/99:</strong> Nicole, Busato, Piter, Mek (da aprile a giugno: <em>guest star</em> Pompeo).<br />
<strong>1999/2000:</strong> Paola, Pietrino, Mek, Piter.</p>
</div>
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		<title>Cesano Duemilauno</title>
		<link>http://www.ilbranco.com/2006/08/cesano-duemilauno/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Aug 2006 09:38:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero Busato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Uscite di branco]]></category>
		<category><![CDATA[Carabinieri]]></category>
		<category><![CDATA[Cesano]]></category>
		<category><![CDATA[corso allievi ufficiali]]></category>
		<category><![CDATA[giuramento Carabinieri]]></category>

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Scrivere di Cesano è un po&#8217; come denudarsi in una spiaggia appositamente adibita: rimani come mamma ti ha fatto, ti levi un vestito, un qualcosa di tuo, ma lo fai per chi ti legge cercando qualcosa, insomma per chi leggendo si denuda con te e come te rimane, anche solo per qualche minuto, a comporre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="text" style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Scrivere di <strong>Cesano</strong> è un po&#8217; come denudarsi in una spiaggia appositamente adibita: rimani come mamma ti ha fatto, ti levi un vestito, un qualcosa di tuo, ma lo fai per chi ti legge cercando qualcosa, insomma per chi leggendo si denuda con te e come te rimane, anche solo per qualche minuto, a comporre il puzzle dei ricordi, accorgendosi che laddove e allorquando ha vissuto pienamente ciò che gli succedeva, di quella figura non gli mancherà mai nemmeno una tessera.</p>
<p style="text-align: justify;">Cesano inizia il 2 ottobre 2001 e non finisce mai. Non devi scavare nella memoria, per parlarne basta un leggera spolverata: un libro sul comodino interrotto pochi giorni prima. Quel giorno, il 2 ottobre, Piter si arruola come Allievo Ufficiale di Complemento del corpo degli alpini, servizio militare, destinazione, appunto, Cesano, che dista da Roma come Alba da Cervere, fatte le dovute proporzioni. Il 10 novembre del 2001 è un sabato: giorno predestinato all&#8217;evento, il giuramento, e all&#8217;Evento, ovvero la marcia su Roma del branco a bordo di un camper. Caravanlanghe è a Treiso, 2 incontri e c&#8217;è l&#8217;accordo: si prende il mezzo il venerdì sera, lo si restituirà la domenica, prezzo pattuito, si parte. E si parte da casa del Pompa, si prende la casa viaggiante, si recuperano i partecipanti, e alle 21 di quel venerdì 9 novembre il mondo ci aspetta: Babù, Mek, Pietrino fratellino del giurante, Pompa. In quel frattempo, si rimembra, Poch, Renis e Busato viaggiano alla volta della Svezia a bordo di una Punto blu: la diaspora del Branco, in giro per l&#8217;Europa. Una telefonata compatta le divisioni di un unico esercito, di un esercito unico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I canti</strong>. &#8220;Siamo noi, siamo noi, quelli in giro per l&#8217;Italia siamo noi!&#8221;, &#8220;Stiamo arrivando, Cesano stiamo arrivando&#8221;, e l&#8217;inno ufficiale: &#8220;E gireremo tutte quante le città, ovunque andremo mai nessun(a) ce la darà, lalallalllalà noi siamo il Branco&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;alcol</strong>. Il vino ufficiale, ovvero il bordeaux in bustina made in Roddi; la birra fedele, ovvero la Beck&#8217;s by Famila (cassone, come al solito, stavolta triplicato: 72 bottiglie); il San Simone, ché prenderlo bisogna perché solo da noi si trova (vai a Pavia e si chiedono: cazzé il San Simone?).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le carte</strong>. Quelle cui si gioca nel retro della nostra dimora viaggiante, i tre che non guidano. Non importa il gioco: l&#8217;importante è giocare a carte. O meglio: riuscire a tenerle in mano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;autista</strong>. Chi resiste una ventina di minuti (Pietrino), chi resiste il tratto Felizzano-Masone (Pompa), chi ci conduce a Roma (Babù), chi proprio non guida perché quando è stato detto &#8220;Fiat lux&#8221;, lui ha creduto che Agnelli avesse aperto uno stabilimento in Lussemburgo (Mek).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La frase</strong>. &#8220;Io ti voglio bene&#8221;, da Mek, che solitamente proferisce quando il tasso alcolico ha raggiunto anzi superato il warning: &#8220;Io ti voglio bene&#8221; dice verso le 2 di quel mattino (si era in Toscana?), &#8220;Io ti voglio bene&#8221; credo nessuno di noi l&#8217;abbia più sentita, da allora. E di bene, siamo tutti certi, ce ne vuole, e tanto, nonostante quella sua aria da cucciolo selvatico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La notte</strong>. Quella che ti scorre veloce quanto il camper va piano, lungo le autostrade d&#8217;Italia, da Alba ad Asti, a Masone, a Genova, lungo la Versilia, Firenze Signa, la A1, Roma. Quella notte che quando parti ti senti leggero come i tuoi 26 anni e una vita dietro e pesante come una davanti, ma fluttuando sull&#8217;asfalto come nella vita avanzi a ritmo di musica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il giorno</strong>. Come quello veniente nei pressi di Roma, il Pompa che si sveglia, Babù alla guida, ronfanti gli altri. Tornare indietro, please: piccolo errore di valutazione, puntiamo verso nord di una sessantina di chilometri, casello.&#8221;Scusi, per Cesano?&#8221;"Dellà&#8221;"Grazie&#8221;, e via verso questo nome sconosciuto che già è printato sulla nostra pelle.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il bar</strong>. Colazione, ore 6.20. &#8220;Mi mette il cellulare in carica? Sa, arriviamo dal Piemonte, andiamo al giuramento di un nostro amico…Si, nella caserma qui di fronte…alle 11 veniamo a prenderlo…grazie&#8221;. Qualcuno ha dormito, qualcuno guidato, tutti bevuto. &#8220;Dormiamo qualche ora&#8221;. Dalle 7 alle 9, suppongo. Certo, parcheggiamo qui, dai, l&#8217;ingresso della caserma è proprio qui davanti. Problemi? Che tipo di problemi? Siamo nel parcheggio del bar.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I problemi</strong>. &#8220;Aòòòòòò&#8221;. Ci sveglia, ore 9.20, il bastone di un vecchio del posto, battuto con vigore contro la finestrella della casa viaggiante. Colui che in Raffaello 11 fu &#8220;Ministro per i rapporti con la Broggini&#8221; &#8211; i profani leggano: &#8220;Colui il quale risolveva ogni grana potesse nascere con la vicina di casa&#8221; &#8211; , il volto presentabile del Branco, l<em>&#8216;animus commerciandi</em>, il Berlusconi della Bassa Langa: tocca a lui ascoltare le esigenze dell&#8217;anziano cittadino di Cesano, turbato dalla nostra presenza sul suolo, su quel suolo, laziale.&#8221;Aòòòòòòò…nun potete stare qquiii&#8221;.<br />
&#8220;Sia gentile, simpatico signore, ci consenta 10&#8242;, il tempo di lavarci il viso, e ripartiamo&#8221;.<br />
Ma il vecchio: &#8220;Aòòòòòòòò…nun potete stare qquiii&#8221;.<br />
Arriva un vigile urbano. Il vecchio: &#8220;Aòòòòòòò…nun posso stà qquiii… So&#8217; stato collega &#8216;nch&#8217;io…Pe&#8217; tanti anni…aòòòòòòò…nun posson&#8217; stare qquiii…&#8221;.<br />
E Babù: &#8220;Simpatico signor vigile, come stavo spiegando al suo ex collega, dicevo il tempo di un rinfresco mattutino, e lasciamo questo suolo…&#8221;.<br />
Il vigile: &#8220;&#8216;A ragà, ccc&#8217;ha rraggione llui, nun potete stare qquiii..&#8221;.<br />
E il vecchio: &#8220;Aòòòòòòò…nun potete stare qquiii..&#8221;, e ancora batte il bastone sulla finestra.<br />
Babù, ora spazientito come spesso succede: &#8220;Ohu, hai rotto i coglioni, metti giù sto cazzo di bastone, scemo!&#8221;. E via.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il berretto</strong>. Dell&#8217;Arma in congedo, quello del Pompa che, autoordinatosi &#8220;Guido io!&#8221;, percorre i 500 m. che separano il bar in cui un cellulare è in carica e il cui proprietario non ha fatto lo scontrino della colazione (Pompa: &#8220;Mek, tieni lo scontrino, lo metto nell&#8217;album dei ricordi&#8221;. Mek: &#8220;Ehm…Pompa… scontrino… ehm… non l&#8217;ha fatto, lo scontrino&#8221;. Pompa: &#8220;Ah&#8221;). &#8220;Guido io!&#8221;. L&#8217;avessero puntato da Marte, il centro sarebbe stato quel berretto da carabiniere ausiliario in congedo, la fiamma impressa, che secondo lui va messo ogni qual volta un&#8217;occasione ufficiale lo richieda. E l&#8217;evento lo é, occasione ufficiale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;Appuntato</strong>. Dei carabinieri, predestinato piantone della porta carraia. Qualche giorno prima, Piter: &#8220;Ragazzi…non so come dirvelo… sapete…le torri gemelle… rischio terrorismo… i controlli…insomma mi hanno dato 5 biglietti, non può entrare chi vuole: papà, mamma… insomma chi ha il biglietto entra, chi ne è privo sta fuori. A questo punto non me la sento nemmeno di dirvi di venire giù: verreste a vuoto, non vedreste il giuramento&#8221;. &#8220;Piter, tu giura, che a vederti ci pensiamo noi&#8221;. E ci abbiamo pensato così. Appuntato dei carabinieri: &#8220;Mmmm…(smorfia di immediato dolore e preventivata impotenza sul volto, alla vista del berretto di un collega)… che ci fate qui?&#8221;.&#8221;Siamo venuti al giuramento&#8221;.&#8221;E ccor camper?&#8221; &#8220;Sa…dal Piemonte… mica veniamo dall&#8217;EUR&#8221;.&#8221;Annàte, va… maròooo…&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il fango</strong>. Quello che, giunti nell&#8217;immenso parcheggio dell&#8217;immensa caserma, blocca le gomme di un pullman facente funzione navetta verso l&#8217;immensa piazza dove era frattanto iniziato il giuramento. Navetta-bis: un pullmann un po&#8217; più piccolo, praticamente un Ducato. E ce ne sono di famigliari al seguito, muniti di regolare invito, 5 biglietti a testa come da geniale intuizione antiterrorismo del Comandante della caserma. La spola degli spettatori: a gruppi di 30, si raggiunge piazza d&#8217;Armi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lo giuro</strong>. Hanno detto così, i ragazzi schierati sotto la pioggia che batte ormai da qualche ora. Ne abbiamo udito, di lontano, il suono, non viste le mani alzarsi e l&#8217;inno scattare immediato a corredo dei guanti bianchi istantaneamente issati nell&#8217;aria. In leggero ritardo, ma ci siamo: bagnati, inzuppati, infreddoliti, ma ci siamo. E soprattutto: senza biglietto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La marcia</strong>. Due giri fanno i ragazzi, marciando al sotto delle gradinate. Il plotone di Piter marcia al passo, &#8220;Vai Luca!&#8221;, è il primo grido del Pompa, per depistare (&#8220;Ci sarà stato qualche Luca, nel plotone, no?&#8221;, dichiara qualche ora dopo), &#8220;Vai Pietro!&#8221; è il secondo voluto grido di incitamento all&#8217;amico che aveva appena giurato fedeltà alla Patria. E che apprezzò.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I canti</strong>. Quelli degli alpini, stavolta, in coro, nell&#8217;ampia stanza della mensa ufficiali adibita al rinfresco. Un brivido nella schiena: sono alpini, e cantano da alpini i canti degli alpini. &#8220;Sono tristi, i nostri canti, perché ovunque siamo stati nella storia abbiamo preso gran mazzate. Ci hanno sempre mandati in giro alla cazzo&#8221; (Pier). La penna nera sul berretto: una sorta di lapide leggera consacrata alla memoria. Il camper. Da Cesano a Bracciano &#8211; luogo deputato al rancio con famiglia, in una pizzeria tra le preferite dai soldati in libera uscita &#8211; il Pompa è al volante, Piter viene ragguagliato sulle ultime del Branco, e respira aria di casa. Recuperato il cellulare dal bar, si viaggia alla volta della tavola.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il mito</strong>. Di Pietrino, sarebbe diventato il Pompa si fosse ubriacato al pranzo con famiglia. Ora: non sappiamo se sieda alla destra di Zeus nell&#8217;olimpo del fratello di Piter, ma è certo che il Pompa onora assolutamente l&#8217;impegno, nei 45&#8242; in cui parla consecutivamente di argomenti che nessuno, credo, oggi ricorda, ore 16 / 16.45 &#8211; il tempo di una bottiglia di limoncello come ciliegina sulla torta del vino locale &#8211; , lasciando in apnea i presenti, il che può solo essere indice di due cose: della genialità delle parole dette o del compatimento generale degli astanti alla vista della dissimulata degenerazione alcolica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il lago</strong>. Al termine, giro per Bracciano, dove si cerca di digerire assumendo caffè venduti al prezzo di 1.000 Lire. (Un genio nel gruppo c&#8217;è sempre: &#8220;Allora veniamo qui a prenderlo, la prossima settimana&#8221;).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La partenza</strong>. Lasciato Piter in un albergo a guerreggiare col bromuro che si ritiene assunto per un mese e 8 giorni, si parte. L&#8217;obiettivo è ambizioso: serata in Versilia, in discoteca. Considerato che sono le 18.30, che ci troviamo nelle campagne del Lazio, che abbiamo un camper e che siamo rovinati dal pranzo, più che ambizioso l&#8217;obiettivo è utopistico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il danno</strong>. Ex post, si dirà: accidenti al ramo di quella cazzo di strada provinciale le cui corsie erano grandi come il controviale di corso Langhe. Sul momento si tace: nessuno si accorge che il ramo bastardo ha ahinoi compiuto un involontario atto vandalico ai danni della fiancata alta della casa viaggiante.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il supermercato</strong>. Il camper avanza ora nelle campagne del viterbese, ore 19,20 di sabato 10 novembre 2001, alla guida è il Pompa, Mek naviga, si accende la spia della benzina degli occupanti. Ovvero tappa in un supermarket dell&#8217;estrema periferia dell&#8217;estrema provincia. Il tipico supermarket che viene sempre ed immancabilmente rapinato nell&#8217;orario di chiusura, dove è tutto brutto: il parcheggio, le auto dei clienti, le mattonelle all&#8217;esterno, le piastrelle all&#8217;interno, le commesse, il macellaio. Tutto orrendo. Si commette l&#8217;errore: dentro Pompa e Pietrino, in camper Mek e Babù. Il Pompa esercita pressione psicologica su Pietrino, decidendo in assoluta autonomia quantità e qualità di quanto acquistando. Sulla prima, ovviamente esagera, sulla seconda, ovviamente ci azzecca: la perla è la Vodka melon. Ricaricata di alcol la casa viaggiante, si riparte. Si torna su. Guida Babù, Mek naviga. Pietrino e Pompa, soddisfatti dei loro acquisti, decidono di tastarne la qualità: tempo zero ed é collasso. Si ronfa, nel retro. Davanti, Mek le pensa tutte per non far chiudere gli occhi a Babù, che ora guida dormendo o dorme guidando nei pressi di Firenze.&#8221;Stè, ce la fai?&#8221;"Memhm…no&#8221;"Fermiamoci, allora&#8221;. Una mano divina ci conduce per i restanti 20 Km. che ci separano dalla prima piazzola di sosta. &#8216;Notte, Babù. Serravalle Pistoiese. Chi apre gli occhi per primo è il Pompa: sono le 3 a Serravalle Pistoiese, autogrill di buona qualità sulla Firenze-mare direzione mare. Sono le 3 e tira un vento porco e fa freddo e c&#8217;è nessuno, in quella piazza al cui termine, quasi in corsia di accelerazione, sosta il nostro camper su cui dormono ora Babù, Mek e Pietrino. Il Pompa no. Stretto dai morsi del vento, temerario cammina alla volta del bancone del bar, cappuccino e n-brioches, n-sigarette, n-tutto. Un&#8217;ora di vita sui gradini della scala di accesso di Serravalle Pistoiese, scrutando gli occhi e le storie degli altrettanto temerari altri clienti che fermano la loro rotta per cappuccini e brioches e macchine radiocomandate e salumi e spremute d&#8217;arancia. Fa freddo, un vento porco.&#8221;Quelli in giro per l&#8217;Italia siamo noi&#8221;, pensa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il risveglio</strong>. &#8220;Quanto cazzo abbiam cagato??&#8221;.&#8221;Dai raga, puliamo il cesso sennò non riusciamo nemmeno a pisciare una goccia&#8221;.&#8221;Dai, questa facciamola fuori, almeno&#8221;. Uccelli al vento. La conta per la corvé: soccombono Pietrino e Babù. Mek e Pompa osservano soddisfatti i due che levano la turca viaggiante e scaricano il vino del venerdì notte, il pranzo del sabato, il limoncello e la birra, tutto assieme profumatamente, in un&#8217;area non autorizzata.Genova. Il vento non ci abbandona: oscilla il camper, verso Genova. &#8220;Cazzo facciamo a Genova?&#8221; &#8220;Direi di andare a mangiare in un bel ristorantino tipico&#8221;.&#8221;Direi che puoi andare tranquillamente a fare in culo, Pompa, noi ce ne andiamo all&#8217;acquario&#8221;.&#8221;Mah… i pesci…quant&#8217;è che costa? 24.000 lire? Beh, me ne sbatto le palle dell&#8217;acquario, godetevi gli squali, io torno sul camper&#8221;. In posizione. Lo trovano così, in posizione, che poi è nulla di erotico o particolarmente sconvolgente, solo una particolare posizione seduto gomiti sulle ginocchia e faccia tra le mani, la posizione del Pompa quando è ubriaco. Ovvero come quella domenica 11 novembre 2001 ore 13.30 circa, piazzale antistante l&#8217;acquario di Genova: the end of the vodka, la perla del giorno che fu prima.Verso casa. Il Turchino è chiuso, causa il freddo porco vento. Sali, scendi, avanza, fermati: l&#8217;autogrill nei pressi di Ovada è l&#8217;anticamera della fine del viaggio. E&#8217; sera, è scuro, è notte. Alba: rompete le righe, marsh!. Quelli della corvé del mattino godono ora, vedendo quelli della corvé della sera, Mek e Pompa, scaricare i resti della domenica, sotto una pioggia che Dio la manda, ai piedi di una pianta nel piazzale di San Cassiano. Inzuppati, fradici, felici. Deodorante spruzzato all&#8217;interno del camper, dove prima c&#8217;era divieto di fumo, durante c&#8217;è stato il fumo e dopo, adesso, il deodorante. Tutti a casa: rompete le righe, marsh!La messa a nudo talking about Cesano ha reso visibile un tatuaggio indelebile. Un&#8217;armonica figura geometrica perfettamente disegnata da una mano talentuosa, impressa laddove abbiamo messo il resto della lista &#8220;I motivi per cui vale la pena aver vissuto&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo è stato Cesano e questo continua a rimanere, ogni volta in cui, come spesso succede, ci capita di parlarne, di ricordarne le sensazioni, di vederne le immagini. Proprio come un tatuaggio: lo guardi, lo ammiri, pensi allo stato d&#8217;animo in cui ti trovavi quando lo hai fatto, osservi gli effetti del tempo su di esso, poi tiri giù la manica e ti immergi nel quotidiano. Tanto, rimane lì. Proprio come Cesano: è lì, a due passi.</p>
<p style="text-align: justify;">
(<a href="http://www.marcogiacosa.it"><strong>Marco Giacosa</strong></a>)</p>
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		<title>Montecastello di Vibio, l&#8217;AgriBranco</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jun 2006 18:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero Busato</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Uscite di branco]]></category>
		<category><![CDATA[Arezzo]]></category>
		<category><![CDATA[Deruta]]></category>
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Ripescata da chissà dove, questa è l&#8217;e-mail spedita da Marco Giacosa ad amici nella primavera del 2001 per dar loro conto della vacanza in Umbria. L&#8217;abbiamo recuperata, insieme ad alcune immagini, e messa qui a disposizione di chi c&#8217;era e pure di chi non c&#8217;era.

Tosse e raffreddore sono il regalo di tre giorni al gelo [...]]]></description>
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<p style="text-align: justify;"><em>Ripescata da chissà dove, questa è l&#8217;e-mail spedita da <a href="http://www.marcogiacosa.it"><strong>Marco Giacosa</strong></a> ad amici nella primavera del 2001 per dar loro conto della vacanza in Umbria. L&#8217;abbiamo recuperata, insieme ad alcune immagini, e messa qui a disposizione di chi c&#8217;era e pure di chi non c&#8217;era.</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_393" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2006/06/umbria-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-393" title="umbria-2" src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2006/06/umbria-2-300x203.jpg" alt="A Montecastello di Vibio" width="300" height="203" /></a><p class="wp-caption-text">A Montecastello di Vibio</p></div>
<p style="text-align: justify;">Tosse e raffreddore sono il regalo di tre giorni al gelo dell&#8217;Umbria, terra di riflessione e misticismo, ma soprattutto di temperature polari. Aggiungete il fatto che proprio per un eccesso di zelo e di precisione acuta (sarà l&#8217;influenza della collega gravida anche in ferie?) avevo aggiunto all&#8217;ultimo un <strong>maglioncino ino ino in lana misto cotone</strong> alle due magliette manica corta e alle due polo cotone manica lunga già inserite per tempo nello zaino.</p>
<p style="text-align: justify;">Comunque: partenza ore 7 da Alba di sabato, arrivo ad Arezzo alle 12 circa. Prima figura vista ad Arezzo: <strong>uno zampognaro</strong>. Giuro! Un suonatore di zampogna, al che il dubbio è stato: ma siamo a Natale o Pasqua? Il dubbio è cresciuto osservando l&#8217;abbigliamento degli indigeni: piumini lunghi fino alle caviglie, sciarpe, cuffie, camiciamaglionegiaccone, scarpe coi chiodi&#8230; Pieni di punti interrogativi abbiamo comunque raggiunto, evitando ovviamente le zone d&#8217;ombra durante il tragitto a piedi, ben attenti a farci completamente lambire dagli squarci del tiepido sole aretino, <strong>la pizzeria da Rocco Minchiaemminchia</strong> (un catanese) poi giretto per Arezzo, ancora ignari di quello che ci sarebbe capitato (il sole, infatti, seppur a fatica, scaldava).</p>
<p style="text-align: justify;">Verso le 17, pian pianino, abbiamo raggiunto quella metropoli che risponde al nome di <strong>Montecastello di Vibio</strong> (PG) ove un gelido vento ci penetrava le ossa, facendoci stare tutti &#8220;racagnà&#8221; in attesa dell&#8217;arrivo del padrone di casa, di cui ignoro il nome, ma che tutti chiamavano, aumentandone il fascino e il mistero, &#8220;dottore&#8221;. (Dubbio: ma sarà stato un medico? <strong>Dottore in che cazzo?</strong> Magari un semplice agronomo, magari un ragioniere&#8230;Lo sappiamo che sotto Chiavari diventano tutti &#8220;dottò&#8221;).<br />
Nella mezz&#8217;ora in attesa del dottore abbiamo ingerito <strong>dosi di freddo </strong>che nemmeno un esquimese dell&#8217;entroterra in gita al lago ghiacciato riesce a beccare&#8230; Accendiamo il camino, una volta dentro l&#8217;agriturismo, accendiamo i termosifoni (vi ricordo il mio abbigliamento, <strong>il medesimo per tutti i tre giorni, dato che le due magliette manica corta sono rimaste piegate nella valigia</strong>: canottiera, due polo una sopra l&#8217;altra, il maglioncino ino ino in lana misto cotone, nonché giacchettina estivissima: indumenti indossati l&#8217;uno sull&#8217;altro, roba da sembrare l&#8217;omino Michelin o l&#8217;ultimo degli zingari, ma nonostante questo i miei denti battevano imperterriti).<br />
Insomma, uno di noi (<strong>Busato</strong>) aveva il Barbour, quello sì che stava bene.<em><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_395" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2006/06/umbr2001.jpg"><img class="size-medium wp-image-395" title="umbr2001" src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2006/06/umbr2001-300x130.jpg" alt="In giro per la landa perugina" width="300" height="130" /></a><p class="wp-caption-text">In giro per la landa perugina</p></div>
<p style="text-align: justify;">Comunque: i telefonini non prendevano, fuori era -2°C, dentro poco più. Si decide di andare a ballare, mezzi ubriachi. Ovviamente in <strong>discoteca</strong> <strong>a Deruta</strong> (popolata da migliaia di persone che qui verrebbero volgarmente disprezzate e definite <strong>barotte</strong>, là possiamo benissimo chiamarli truzzi tamarri vestiti stile Drive In anni &#8216;80 &#8211; impressionante la bruttezza delle loro scarpe&#8230; &#8211; non mi sono levato la giacchetta estiva sotto cui trovavano spazio due polo più canottiera più maglioncino. Usciamo dalla discoteca e troviamo <strong>la brina</strong> sulle auto di un concessionario limitrofo. Vaffanculo! Nel frattempo mi era sbucato un raffreddore pauroso, ben supportato, devo dire, dal mio zelo che fece sì che ficcassi 4 fazzoletti in valigia contro i probabili e soliti 3 (viva la gravida!). Arriviamo in alloggio e mi prende pure un certo <strong>stato febbrile non verificato da termometro</strong> (il che non mi impedisce, però, di annettermi un bel piattone di pasta avanzata, ed erano le 4 del mattino). Nanna in cui mi sveglio un 5 o 6 volte, sconvolto tra dolori di stomaco e di naso, voglia di pipì e altro che meglio è non specificare.</p>
<p style="text-align: justify;">Mattinata della S.Pasqua (domenica): telefonata del papà di Paola che <strong>annuncia la morte, nella notte, del gattino ultimo nato</strong> (non prendendo all&#8217;agriturismo i telefonini, riuscì a beccarmi durante la spesa effettuata all&#8217;unico bartabacchic&#8217;hotutto del paesino). Al che mi preoccupo di trovare le parole giuste per comunicare a Paola la triste novella, ma al momento di parlare esplodo in una fragorosa risata&#8230; Beh, lei non ha fatto una piega. Cmq: pranzo (cazzo ho mangiato? boh, non ricordo), pomeriggio nanna sulla poltrona fino alle 17 (nel frattempo mi è spuntata una leggera <strong>tosse modello enfisema polmonare </strong>nonché tisi o tubercolosi), poi Todi.</p>
<p style="text-align: justify;">Di <strong>Todi</strong> ricordo&#8230; ricordo&#8230; La fuga in un bar per ripararci dal gelo e dal vento. &#8216;Na fragg&#8230; (<em>traduzione: &#8216;un freddo&#8230;&#8217;</em>). Mamma mia che ventate di gelo che giungevano in quella via luuuuuunga&#8230;. Poi<strong> giro per Bastardo</strong> (PG), poi in alloggio, infine serata in pizzeria (io mantenevo imperterrito il mio solito abbigliamento). Infine, con tosse, raffreddore nonché leggero stato febbrile ma non tale da costringermi a letto o da impedirmi di annettermi qualche <strong>fetta di Viennetta</strong>, alle quali, che mi parevano troppo amare, aggiungevo tra lo stupore generale qualche <strong>cucchiaino di zucchero</strong>, andavo a nanna. Sveglia 5 volte diconsi 5 volte stavolta tutte per pisciare nella notte, infine sveglia e via verso <strong>Assisi</strong>. La quale sarà da me ricordata per il freddo intenso ancora una volta patito, nonché per il cameriere del bar di schifezze (hot dog, hamburger, etc) detto <strong>Pico della Mirandola</strong> solo per essersi ricordato, senza scriversi nemmeno &#8220;b&#8221; sulla mano, nell&#8217;ordine, circa 10 ordinazioni complesse (circa 3 prodotti a testa). Un mito. Freddo, poi <strong>Perugia</strong>, ove al freddo si è aggiunta la pioggia. Un po&#8217; marci (anche per la pioggia, ovvio) io e Paola alle 16.27 siamo partiti, la tosse ormai mi pervadeva, ma la notizia buona, in quel momento, era che Paola aveva i <strong>fazzoletti di carta</strong> al seguito, avendo io esaurito la scorta di fazzoletti di stoffa.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>A1</strong> è comoda e larga: peccato che per passare Firenze (12 Km) abbiamo buttato al cesso un&#8217;ora della nostra vita. In compenso Genova è stata superata alla grande: sul Turchino non si vedeva un cazzo, un traffico infernale, ma tutti andavano ai 140 Km/h, ossia tre corsie completamente piene, un&#8217;acuqazzone paura provocava innalzamenti idrici degni di un GP di Formula Uno, nessuno vedeva un cazzo ma tutti correvano come delle iene, roba che dici: se uno frena, non dico inchioda, ma si porta sui 100 Km/h succede un disastro! Insomma, catapultati per il principio dell&#8217;induzione (o per inerzia), trascinati da quella mano invisibile che è paura di essere inculati da quello che ti sta <strong>fiondando i fari nel culo</strong>, verso Ovada.<br />
Che belle le colline del Monferrato: giunti a Bistagno (6 km da casa di Paola) <strong>decido che la vacanza è meritevole di ulteriori emozioni</strong>, e non trovo niente di meglio da fare che cilindrare in pieno una Panda che voleva svoltare, avendo azionato il regolare indicatore di direzione (freccia), a sinistra: sorpasso e la becco in pieno. Riesco con mia buona dialettica a convincere l&#8217;armadio al volante della Panda che per il bene della collettività e per la fame nel mondo è meglio che non mi meni o quanto meno non mi riduca in briciole, finiamo nel limtrofo bar a compilare il classico CID. Non paghi di ciò, a un km da casa di Paola, la sua auto <strong>perde competitività</strong> e minaccia di spegnersi, al che tiriamo l&#8217;aria e riusciamo a raggiungere la casa. (l&#8217;indomani la diagnosi sarà: carburatore sporco).</p>
<p style="text-align: justify;">Questo era lunedì.<br />
Martedì i miei amici rimasti là un giorno in più <strong>rompono la loro auto</strong> (fumata nera del motore in tangenziale a <strong>Orvieto</strong>), passano un giorno in più in Alask&#8230; ehm&#8230;. Umbria in quanto la loro Minardi&#8230; ehm&#8230;.Audi era ai box&#8230; ehm&#8230;in officina e in questi momenti dovrebbero essere sulla via del ritorno. Se a questo aggiungiamo il <strong>bidone tirato da una tipa di Arezzo a uno del gruppo</strong> conosciutisi in chat, chi cazzo era il rag. Fantozzi al nostro cospetto?</p>
<p style="text-align: justify;">Martedì mattina, ore 8.30. Ufficio. Entra Serena: ciao Marco, come va come non va cos&#8217;hai fatto tu, cos&#8217;ho fatto io ect etc . Entra Giuliano: ciao Marco, come va come non va cos&#8217;hai fatto tu, cos&#8217;ho fatto io ect etc Entra la gravida: <em>ciao Marco, lefatturechedevifarestamattinasonotredicuiunaetcetcetc&#8230;</em>vaffanculo, stronza!</p>
</div>
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		<title>Stream of Erasmusness</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jun 2006 18:12:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero Busato</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Uscite di branco]]></category>
		<category><![CDATA[Cardiff]]></category>
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Eccoci qua, domani si torna a casa.
Dieci mesi e un secolo fa, partivo per raggiungere questo paese, tra mille dubbi e paure.
In testa ho come un infinito e coloratissimo puzzle, fatto di immagini mentali di serate, situazioni, persone, volti, sensazioni…
Forse la cosa migliore per descrivere il mio Erasmus, e cosa ha significato per me, è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="text" style="text-align: justify;">
<p><em>Eccoci qua, domani si torna a casa.<br />
Dieci mesi e un secolo fa, partivo per raggiungere questo paese, tra mille dubbi e paure.<br />
In testa ho come un infinito e coloratissimo puzzle, fatto di immagini mentali di serate, situazioni, persone, volti, sensazioni…<br />
Forse la cosa migliore per descrivere il mio Erasmus, e cosa ha significato per me, è lasciare scorrere il fiume di ricordi così come viene, caotico e sorprendente come solo la vita può essere.<br />
E allora mi ricordo che…</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ho fatto feste in quasi ogni strada di Cardiff e nuotato alle 3 di notte nella fontana del Parlamento, ho conosciuto ragazze spagnole dai sorrisi dolci e sfuggenti, ho pensato a me stesso, ho letto libri e stracciato giornali, non ho mai mangiato fish&#8217;n'chips, sono salito sulla torre della Cattedrale di York ma non sul London Eye, ho visto castelli incantati e scogliere a picco sul mare, paesini dimenticati nel verde e città tanto brutte da sembrare finte, ho parlato al telefono con LEI in Italia e pagato una terrificante bolletta da 100 sterline, mi sono intossicato di Silk Cut al mentolo, ho trangugiato un terrificante &#8220;After Shock&#8221; nell&#8217;intervallo della finale di Champions League, mentre assaggiavo una commovente paella della mia coinquilina spagnola, ho giocato a 11 in un microscopico giardino con gli amici italiani e perso con 3 autoreti il &#8220;derby&#8221; Italia-Spagna al Bute Park di Cardiff, festeggiato compleanni e anniversari, ascoltato persone parlare in tutte le lingue del mondo, mi sono imbucato a una festa in casa di gente mai vista prima, siamo stati cacciati da quella festa e ci siamo subito infilati in un&#8217;altra, ho rotto il forno e bruciato 2 caffettiere, ho discusso di rugby francese con il padrone di casa senza saperne un cazzo, ho dormito tanto, non ho dormito mai, ho festeggiato lo scudetto più bello e impossibile al telefono in diretta con l&#8217; Italia, ho preso treni e metropolitane, bus e taxi, non ho mai pagato il treno Trefforest-Cardiff, ho fatto le 5 di mattina un giorno sì e l&#8217;altro anche, ho visto l&#8217;alba sorgere sulla grande baia e il tramonto scendere dietro il Castello, sono andato a letto presto perché avevo la febbre, ho stretto mani, baciato volti, preso a pugni il muro dall&#8217;incazzatura, perso e poi ritrovato tutti i miei CD, aperto e spaccato ombrelli, inaugurato locali, una sera ho conosciuto un tipo che si doveva sposare la mattina dopo ma ha mandato a puttane tutto e rideva, visitato tante case e altrettanti cessi, sono andato allo stadio per il Sei Nazioni di rugby con la maglia di Baggio perché di altre maglie dell&#8217;Italia non ne avevo, ho trangugiato kebab e pollo all&#8217;indiana alle 6 del mattino, ho studiato l&#8217;inglese, guidato a destra, dato 3 esami, ho vissuto i Mondiali di calci tifando Germania con gli amici di Dusseldorf e Spagna con quei pazzi di Barecllona, non ho mai tifato per la Francia, ho maledetto quel paese inutile chiamato Corea e litigato con un amico greco, mi sono scolato 3 medie di birra scura alle 8 di mattina durante un infuocato Inghilterra-Argentina, ho vomitato in centro e mi sono bevuto ancora un gin-tonic, ho ingannato il cassiere di un cinema rifilandogli monete da 2 euro anziché da 2 sterline, ho riso, ho pianto, ho gioito, ho vissuto…</p>
<p style="text-align: justify;">(<strong>Miki TheQuick</strong>)</p>
</div>
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		<title>Renis Olimpico</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2006 19:10:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero Busato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Uscite di branco]]></category>
		<category><![CDATA[Olimpiadi di Torino]]></category>
		<category><![CDATA[Piller Cottrer]]></category>

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Ore 13 La strada per Torino scorreva veloce e sentivo che la giornata sarebbe stata una di quelle da non dimenticare mai, qualcosa di particolare stava per succedere…Corso Palestro gentile e cortese mi si offriva sgombro dal traffico ancorché animato da giacche di quei colori che chiunque abbia vissuto più o meno intensamente questi giorni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="text" style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"> </p>
<div id="attachment_390" class="wp-caption aligncenter" style="width: 232px"><a href="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2006/02/renis-olimpiadi.jpg"><img class="size-medium wp-image-390" title="renis-olimpiadi" src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2006/02/renis-olimpiadi-222x300.jpg" alt="Toni Renis in versione olimpica, munito di giara" width="222" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Toni Renis in versione olimpica, munito di giara</p></div>
<p><strong>Ore 13</strong> La strada per Torino scorreva veloce e sentivo che la giornata sarebbe stata una di quelle da non dimenticare mai, qualcosa di particolare stava per succedere…Corso Palestro gentile e cortese mi si offriva sgombro dal traffico ancorché animato da giacche di quei colori che chiunque abbia vissuto più o meno intensamente questi giorni non potrà dimenticare, sicché dopo 65 minuti dalla partenza Guia mi apriva la porta di Via Garibaldi n. 38.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ore 14.30</strong> Quella ragazza aveva un non so che di magico, sguardo magnetico, voce elettrizzante o meglio particolare, non certo bellissima, ma suonava dolce. Ci ho parlato molto in attesa di Giorgio ma poi la Bud nel frigo ha preso il sopravvento e quando il pettorale n. 1 si presentava al cancelletto ero già alticcio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ore 15 </strong>Tensione, tifo, grinta, pochi secondi e i paletti passavano interminabilmente lenti… la neve schizza, le code si intrecciano un salto in avanti, la faccia nella neve, la gara finita…silenzio…il sogno infranto…. Parte un calcio improvviso di una gamba, che solo dopo mi accorgo esser mia, centra in pieno il telecomando che vola in aria miracolosamente illeso…. Sarà un attimo, una delusione cocente, ma, soprattutto un&#8217;immagine che riassume e anticipa ciò che sarebbe successo più tardi….nella folle notte torinese. Guia dopo aver parlato ancora con me e Mick (mentre io mi avvicinavo a lei, la mia lucidità se ne allontanava) usciva per andare in centro a lavorare e io rimanevo con Brunello e …la Bud… la fila di bottigliette sul tavolo cresceva, cresceva, cresceva, la fila di Bud nel frigo finiva, finiva, era finita.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ore 16.30</strong> Guia faceva ancora parte dei miei pensieri poi, rapidamente, come tutti i pensieri, si dissolveva in una magica essenza di emozioni canti colori e sogni, da quella finestra Via Garibaldi appariva come un fiume di voci, sfumature, sorrisi, ancora emozioni, l&#8217;aria era un&#8217;anima che cantava l&#8217;armonia della gente, parlava italiano, ma anche algerino, norvegese, lituano, lettone, ucraino, svedese, tedesco, ma d&#8217;incanto ogni lingua appariva comprensibile a tutti in un clima dove la gente vive in un abbraccio unico festoso, la festa parlava la lingua dello sport più pulito, quello che unisce, aggrega, regala gioia… Tra me e me pensavo che pochi giorni dopo quei tedeschi oggi a me cari sarebbero stati da me altrettanto insultati e odiati in quell&#8217;assurdo che pur spesso ci coinvolge allo spasmo che è la coppa più prestigiosa dello sport: la Champions League.E infatti un piccolo insulso moto d&#8217;ira invereconda mi colpiva quando da un giubbotto festante spuntava una sciarpa del Werder, ma poi la festa riprendeva possesso di me e tornavo a sorridere al tedesco amico. Quel tossico di Luca non arrivava e io mi innervosivo.. e bevevo, bevevo, bevevo…Luca arriva, arriva Betta, arriva il Dima, arrivano tutti… La festa cresce e ci perdiamo tra la folla festante… I pensieri volan via, e l&#8217;euforia diventa parte di noi … In realtà lo scopo del nostro euforico pellegrinare tra la gente è far la spesa per la cena che dovrebbe dare il là alla più folle delle notti bianche.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ore 18.30</strong> Si va appunto a fare la spesa ma poi si ripiega sulla pizza perché siamo in troppi. Il sottoscritto veniva incaricato di andare a comprare il vino.. L&#8217;inizio della tragedia. Poco dopo la gara dell&#8217;ex Giorgione nazionale un mio sms non poteva esser più profetico… Scrivevo infatti al Kalle che stavo rischiando di fare la fine del Rocca incartato poiché il mio stomaco ormai era burroso al 100%. Il negozio del vino era tetro, sprovvisto, unto, buio e per la verità facevo fatica a delimitare precisamente i suoi contorni onde per cui, presi i primi vini bevibili che incontrò il mio raggio visivo (due barbere di Ratti, un Langhe Nebbiolo e un dolcetto di Clerico) me ne andai sapendo che i vecchi alcolizzati amici di Mick avrebbero fornito altro materiale interessante. Un quantitativo variabile tra le 11 e le 13 bottiglie di birra galleggiava nei miei sorrisi quando la sera era ancora in fasce. La mia mente volava tra casa Olanda, Casa Sassonia, Casa Turingia e la casa dove sette giorni prima avevo vaneggiato di essere dapprima Bode Miller, poi Daron Rhavles, poi Ted Ligety, Franco Califano, Fred Buscalione, Franck Sinatra, altre insulse celebrità che ora non ricordo e infine addirittura &#8220;The sister of Woody Allen&#8221;. Tutto proseguiva sereno allegro e dirompente fino alle prime avvisaglie della bufera.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Intorno alle 20</strong> un disumano urlo proveniente dalla mia gola spaventava la folla immane che passeggiava quieta in Via Garibaldi: &#8220;C&#8217;è una bomba!&#8221;. Si mangiava di tutto, si beveva di più… La serata proseguiva in quella casa a scrutare dall&#8217;alto la magia di una via Garibaldi che non era più solo strade mura e negozi, ma era ormai un&#8217;entità viva, sorridente, esplosiva, sembrava uno stormo di uccelli esotici che danzavano nel cielo librandosi in festa&#8230;<br />
A sera inoltrata quando ormai ci si stava per immergere nel flusso travolgente, un folle Millo proponeva di fare a gara a chi avrebbe bevuto più vino in meno tempo in una giara… Maledetta giara, maledetta tentazione dl campione perduto che non riesce a trattenersi e vuole vincere ancora…(vedasi G.Rocca). Non posso far riferimenti temporali perché la lucidità di quei momenti me lo impedisce, comunque si scelgono addirittura i pettorali ed il vecchio Renis, da favorito, esige e pretende il pettorale col numero più alto per partire ultimo e trafiggere ogni più spavaldo avversario. E così fu. Solo che al momento in cui si presentava al cancelletto della bevuta il vecchio alcolizzato il vino finiva, e, all&#8217;insaputa del campione, si provvedeva a versare un miscuglio di barbera e nebbiolo nella fatidica giara… Un nastro adesivo bianco attirava l&#8217;attenzione, i preparativi eran lenti e solenni, una bandana bianca adesiva ricopriva a corona il capo del campione quando prendeva in mano la giara. Alcuni post-it erano appiccicati sul vetro per segnalare il livello raggiunto dai precedenti concorrenti. Il segno più competitivo era assolutamente alla portata del vecchio Renis, ma, come molti di coloro che leggeranno queste righe sanno, lui non vuole mai vincere, lui deve stravincere…Flessioni, proclami, ola, tifo, cori, stupore, incredulità… quattro golate, poche sorsate, lui butta giù con gli occhi ormai rivolti al soffitto, la giara finita tra urla di stupore…Un litro ingurgitato alla velocità con cui Deneriaz vinceva la dicesa olimpica…poi il trionfo, le braccia al cielo, una corsa in bagno, scampato pericolo? E torna dagli altri. Feste canti inni a killer piller, se non è zuppa è pragelato, nasce lo striscione olimpico, faccio il mio proclama: ma che piller piller! vinceva Giorgione2 (DiCenta per intenderci). Mi siedo&#8230; Buio. Un fiume in piena scuote via Garibaldi e apro gli occhi…maglietta svedese, coperta fino al collo, coricato? &#8230; Nel letto di Brunello, ore?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Caspita! 05.30</strong>!!! Alzati alzati dai! (gridava una voce interna a me) Brunello in piedi vecchia spugna dobbiamo andare!(gridava ancora la mia voce, stavolta anche quella esterna). Brunello reagisce storce il naso ma si alza, reduce da una nottata in cui si narra abbia a lungo parlato con una vetrina…Luca e Mangia sono in coma, anche di loro si narrano scene da manicomio, tipo risa sfiorata, delirio in via Garibaldi, Marc è sparito, le ultime immagini lasciate ai posteri mi si dice che descrivano un pazzo che canta e urla nei vicoli che intrecciano via Garibaldi. Provo a svegliare il Magia alla mia maniera, triplo salto carpiato con ginocchio ricadente sullo sterno, non muore, ma nemmeno si sveglia…Luca non reagisce al richiamo di Michele. I due eroi partono senza il resto della truppa. Scopro di essermi accasciato sul divano, di aver vomitato ben 4 volte, per gli altri, in realtà io so della mia corsa in bagno che avevo scambiato illusoriamente per la mia salvezza, risultato: divano da buttare, divano buttato via.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ore 05.40 </strong>Prima di uscire sia pur scosso ho un breve sussulto, è tornata Guia, ma le mie condizioni non mi permettono di salutarla come avrei voluto, e forse, date le circostanze, meglio così. Due ubriachi barcollavano alle 6 in via Garibaldi alla ricerca dell&#8217;Alfa 145 nera, ma poi arresisi all&#8217;evidenza che non erano in grado di raggiungerla fermavano un taxi e si facevan condurre a Porta Susa. 10 minuti di macchina con un tassista che sembrava avesse dato l&#8217;anima anche qualche volta più di me, che inveiva con tutto e tutti, io cercavo di intrattenere conversazione, ma sinceramente non ricordo una sola parola di ciò che gli ho detto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ore 06.30</strong> nello stesso istante in cui le rotaie stridevano sotto il peso del treno in partenza per Pinerolo i 4 occhi dei due folli si chiudevan pesantemente e si risvegliavano al grido della tozza figura che blaterava: pinerolo pinerolo stazione olimpica.Ore 7Appena sulla navetta, un pullman a caso tra l&#8217;inifinita fila che correva verso la montagna, ancora una volta i 4 occhi si spegnevano per riaccendersi alle porte della mitica Pragelato… Improvvisamente e per magia le forze avevan ripreso possesso di me, che trascinavo un Brunello ancora in difficoltà… e una vescica che risentiva ancora della folle notte che bianca alla fine non è stata.Si presenta a noi un paesino sperduto, 4 case, una schiera infinita di pullman, una processione avanza verso la meta, ci aggreghiamo e l&#8217;entusiasmo si scatena..Una colazione rapida, con annesso furtarello di gomme da masticare, necessario visto lo stato del mio sistema alitoso, una pisciatina regolare sulla porta della casa di Tizio, nel viale che porta al pendio… e si parte per due chilometri di camminata nel bianco della neve appena scesa che appesantisce i passi dei due reduci dalla nottata precedente… Ore 9I due si danno alla ricerca dell&#8217;ingresso, dopo una mezz&#8217;ora buona passano sotto il trampolino del salto con gli sci e finalmente alle 9.45 arrivano all&#8217;ingresso della pista di fondo. In quel momento il volontario che controllava i biglietti si vede arrivare due tizi con sguardi insostenibili, colore cadaverico entrambi, ma una luce nuova negli occhi, ma la cosa incredibile è che i de camminavano affiancati ostentando il famoso striscione: Se non è zuppa è Pragelato, vai killer Piller!(lo striscione si può vedere nella home page del sito www.ilbranco.com). Lo striscione ha un successo strepitoso la gente ringrazia, si congratula, sorride e ci strappa foto tutti insieme, italiani e stranieri leggono attenti e fanno segno di OK! I due oramai elettrizzati dallo spirito olimpico, trovano energie insospettate e agguantano il dominio di una delle postazioni più belle lungo la pista.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ore 9.55 I</strong> due si trovavano a 400 metri dall&#8217;arrivo sotto un ponticello di legno e potevano vedere quasi tutto il tracciato, l&#8217;adrenalina sale, il clima è inverosimile, pace dei sensi, ansia per la partenza del gruppone, ma festa per tutti…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ore 10</strong> Partiti! Vai Pietro, vai Giorgio!Io incito Pietro ma credo in Giorgio segretamente ma nemmeno troppo, leghiamo il cartello e cominciamo a chiacchierare con un gruppo di ragazzi… si alza l&#8217;agitazione, il vociare della gente estasiata sale…gli atleti sbucano da una curva improvvisamente, sono tantissimi, ma ai primi 500 metri passa già notevolmente in affanno una tutina bianca e verde, un applauso derisorio da parte mia, ma affascinato da parte della gente, parte convinto… al secondo passaggio anche il mio applauso si trasformerà: niente più derisione ma solo rispetto ed ammirazione, affascinato a sua volta da quella magia che è lo spirito olimpico non solo degli atleti ma soprattutto dei tifos. La gara si svolge repentina, gli atleti sfrecciano con una velocità incredibile, Killer e Giorgione tengono testa, sono sempre lì, oscillan dal primo al settimo posto ma sempre lì, ogni volta che passa il groppone si attende la tutina verde e bianca, ma il ritardo è sempre più eclatante, tanto che quando il Russo passa il traguardo al 20° km passa l&#8217;algerino che però ha completato il 10° ormai ingobbito, con la lingua di fuori, ma colmo di dignità.. In quel momento improvvisamente.. come d&#8217;incanto due bandiere dell&#8217;Algeria comincino a sventolare e la gete guarda attonita, ma sorridente…La gara prosegue, scatta Piller ma è presto, un fotografo ci nota, sorride ci fotografa e ci assicura che il giorno dopo saremmo finiti su qualche giornale di primissimo piano, già immaginavamo: &#8220;Se non è zuppa è pragelato&#8221; nelle prime agine della Gazzetta o di Tuttosport…Passano i minuti..passano i secondi, il gruppone avanza veloce e compatto, l&#8217;ambiente è frizzante, il sole brucia la pelle, ma…Attenzione&#8230; Succede ciò che non ti aspetti… mentre l&#8217;algerino tra il dispiacere generale della gente ormai non passa più…, scatta Bubu Valbusa, ma è una follia, tempo di passare di nuovo sotto i nostri occhi è lui è ancora lontano dal gruppo dei favoriti, solo che stavolta non è avanti ma dietro… molto dietro. Oh…di fianco a noi c&#8217;è un tecnico norvegese, sorride e ci dice che Fabio Santus, il 4° azzurro è finito nel rivass…ma dico io: come si fa?intanto Giorgio e Killer Piller tirano il groppone! un giro dopo l&#8217;altro fino all&#8217;ultimo…parte Pietro, la gente esplode, Pragelato Plan è un boato che si tinge d&#8217;azzurro….troppo presto..il Norvegese torna sotto e lo prende, li vediamo prima che spariscano per un breve tratto, primo il Russo, poi il tedesco, terso il cappellino Giallo del Killer, quarto quello bianco di Giorgio…spariscono..mancano poche centinaia di metri……….. Il nostro settore è ammutolito, alla nostra sinistra una curva che svolta da destra una discesina e poi lo strappetto finale davanti a noi, poi la curva degli ultimi 150 metri… Ooooooooooooooooooooooooooooooohhhhhhhh, arrivano! Primo Killer, secondo il tedesco, terzo il Russo, quarto Di Centa…Kiler è scoppiato, risucchiato, noi affranti… Ma ecco che sono davanti a noi, parte incredibilmente Giorgio e li lascia lì. Sembra una saetta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ore 12.35 </strong>Giran la curva e non li vediamo più, un urlo un boato… Giorgio è campione Olimpico! Scoppia la festa e Brunello e io cominciamo a vagare lungo la stradina correndo con lo striscione ed è festa, delirio, serenità, cori, inni internazionali. Giorgio ripassa e saluta e lo applaudono tutti! Italiani norvegesi francesi tedeschi russi e&#8230; anche gli algerini… io e Brunello come impazziti sventoliamo il nostro striscione e la gente ci viene incontro a farci i complimenti&#8230; (perché? Questo non lo ho ancora capito). Foto foto canti, una ragazza di New York (si fa per dire, visto che sembrava uscita dal Gange…) pretende una foto con lo striscione&#8230; Ma avrà capito?&#8230; Boh sicuramente le è piaciuto. Commozione, la festa piano piano lascia spazio a un pizzico di amarezza… Le Olimpiadi sono finite, i volontari si commuovono, c&#8217;è l&#8217;aria della smobilitazione, allegira e malinconia di fondo in un ambiente di incredibile fratellanza… Inno nazionale…per la vittoria, entusiasmo e orgoglio.Fame, è ora di rifare i due chilometri che devon riportarci alla navetta, ma la fame incombe. Dopo una lunga camminata il mio occhio sifulo, dopo che la tensione è calata è ritornata dirompente la stanchezza della sera prima che bianca per me purtroppo non è stata&#8230; vede un&#8217;insegna: pub bar, entriamo, è una vecchia autorimessa con tavoloni lunghi in legno. Ci sono quattro o cinque tedeschi, 6 o 7 norvegesi e una famiglia italiana… Ci accorgiamo prima di entrare che stiamo ancora mostrando &#8220;Se non è zuppa è pragelato&#8221; e che la gente ci applaude ancora (e ancora non so il perché). Mangiamo. Nessuno dei due si azzarda a ordinare alcolico. Due patatine fritte un tagliere e una bottiglia d&#8217;acqua e una coca cola.Stremati…ci avviamo all&#8217;uscita, tergiversiamo, guardiamo la fila per pagare, usciamo rientriamo, riusciamo, non torniamo più…Ci perdiamo tra la folla e raggiungiamo a stento la navetta che piano piano ci riporta alla realtà. Quasi due ore dopo Torino si presenta a noi, in un vertiginoso intreccio di festa e tristezza, felicità per l&#8217;Olimpiade che vive, magone per l&#8217;Olimpiade che piano piano sta già volando a Vancouver. Millo ci viene a prendere alla stazione, con il ritardo che ci permette di intravedere Luca Cordero di Montezemolo che entra nel Hotel più prestigioso di via Sacchi.Ho un moto di insulto, ma lo spirito olimpico mi doma ancora.In via Garibaldi c&#8217;è gente che lascia scivolar lacrime di commozione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Verso le 20</strong> la mia Alfa lascia corso Palestro, passa di fianco alla fiaccola che sta esalando gli ultimi respiri, si commuove e prosegue verso Alba, sapendo che quella giornata non sarebbe più uscita dai miei ricordi e dalla mia mente… Le Olimpiadi hanno preso uno spicchio della mia anima. (<strong>Toni Renis</strong>)</p>
<p style="text-align: justify;">(<strong>Toni Renis</strong>)</p>
</div>
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		<title>Coca, Juve e sassi</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2006 22:46:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero Busato</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Uscite di branco]]></category>
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Beppe Casalbore l&#8217;ho rivisto in tivvù ieri l&#8217;altro, mentre mandavano in onda il trecentesimo servizio sul processo per doping alla Juventus. Ormai, quando ne parlano, mi tappo le orecchie e inizio a canticchiare un motivo a caso del repertorio di Caterina Caselli: un po&#8217; imbolsito, l&#8217;attaccatura dei capelli che ha fatto un altro saltino all&#8217;indietro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_387" class="wp-caption aligncenter" style="width: 210px"><a href="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2006/01/x.jpg"><img class="size-full wp-image-387" title="Casalbore" src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2006/01/x.jpg" alt="Beppe Casalbore" width="200" height="151" /></a><p class="wp-caption-text">Beppe Casalbore</p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Beppe Casalbore</strong> l&#8217;ho rivisto in tivvù ieri l&#8217;altro, mentre mandavano in onda il trecentesimo servizio sul processo per doping alla Juventus. Ormai, quando ne parlano, mi tappo le orecchie e inizio a canticchiare un motivo a caso del repertorio di Caterina Caselli: un po&#8217; imbolsito, l&#8217;attaccatura dei capelli che ha fatto un altro saltino all&#8217;indietro (capita, verso i cinquanta) tutti i tiggì mostrano sempre la stessa sequenza. Lui che parla ma non si sente un cazzo, poi Del Piero col microfono davanti che gli dice &#8220;Non ricordo&#8221;, poi Pessotto con gli occhiali che dice &#8220;Non ricordo&#8221;, poi Tacchinardi senza occhiali che dice &#8220;Non ricordo&#8221;, poi il dottor Agricola che guarda il giudice di sottecchi, vagamente schifato, poi un&#8217;auto nera coi vetri fumé che se la svigna tra due ali di folla.<br />
Il giorno dopo, sulla Stampa, c&#8217;è il paginone. Nelle prime tre righe scrivono: &#8220;Il Pm ha chiesto la condanna per uso di sostanze che alterano le prestazioni sportive&#8221;. Nelle successive trenta citano Giraudo che fa spallucce e fa capire di fregarsene. Poi quaranta righe di intervista ad Agricola che fa spallucce pure lui e dà velatamente del pirla al giudice, reo di aver preso sul serio la faccenda. Poi una spanna di pareri: Moggi (&#8220;E&#8217; imbossibbbile&#8221;), Bettega col <span style="font-style: italic;">trench</span> (&#8220;A noi la cosa non tocca minimamente&#8221;), un ex allenatore a caso che però non sta allenando più (&#8220;La Juve vince e per questo dà fastidio&#8221;), un parere pro veritate gratuitamente fornito dal disinteressato professor <span style="font-weight: bold;">Carlo Federico Gross</span>o a <span style="font-weight: bold;">Franzo Grande Stevens</span> e, chiusura in bellezza, un motteggio dell&#8217;avvocato difensore: &#8220;Come direbbe Boskov, reato è se codice prevede&#8221;.<br />
La nausea del giorno prima è dovuta al preconizzare la Stampa del giorno dopo. Giuseppe Casalbore, campano doc, era un mito. Amico per la pelle dell&#8217;ordinario di diritto penale dell&#8217;università di Torino, <span style="font-weight: bold;">Giuliano Marini</span>, gli faceva il favore di tenere &#8211; senza compenso &#8211; un seminario di approfondimento. Forse il professore non sapeva che metà del tempo Casalbore lo passava a farci capire che le teorie di Marini non stavano né in cielo né in terra (&#8220;Ma il professore è bbbravo, è bbbbravo, e io gli voglio bbbene&#8221;).<br />
Comunque non è per amore della scienza che io e Pier passavamo due ore, dalle sei alle otto, ogni mercoledì, nell&#8217;<span style="font-weight: bold;">aula 5 bis</span> di Palazzo Nuovo. Semplicemente ci avevano detto che, presentandosi all&#8217;esame col seminario fatto, si evitava di essere interrogati da Marini su quel tomo di milleduecentoequalcosa pagine di incomprensibile prosa da filoburocrate venusiano. Funzionava così: Casalbore ti chiamava, tu ti sedevi, lui ti riconosceva e iniziava a distrarre Marini parlandogli del vento, della pioggia, della prima pagina del Corriere o di un ergastolano delle Vallette con istinti anticonservativi. L&#8217;esame lo si sosteneva con un assistente a caso e, invariabilmente o quasi, se ne usciva con un 30 in saccoccia. Casalbore (che la nostra compagna di seminario, romana, chiamava &#8220;Casarbore&#8221;) non sopportava:</p>
<p style="text-align: justify;">
a) chi parlottava<br />
b) chi fingeva di ascoltare ma aveva lo sguardo decerebro di Homer Simpson<br />
c) chi scopriva essersi iscritto ad Alessandria per dare diritto privato per poi tornare a Torino<br />
d) chi sbagliava una preposizione (&#8220;Auè, si dice dentro il o dentro al? No, pecché i rudimenti della lingua italia&#8217;…Ragàzzzzz…&#8221;)<br />
e) chi non rideva quando diceva &#8220;La legge si chiama legge perché la devi légge&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Una sera io e Pier, cordialmente detestati dal buon Casalbore (che per intanto avevo scoperto essere uno dei tre celebri &#8220;pretori d&#8217;assalto&#8221; che all&#8217;inizio degli anni &#8216;80 avevano deciso inutilmente di applicare la legge e di <span style="font-weight: bold;">oscurare i network di Berlusconi</span>) ci presentiamo al seminario con lo zaino svoutato dei libri per far spazio a un bottiglione di Coca Cola già &#8220;conciata&#8221; per la sera (svuotata a metà e rabboccata col <span style="font-weight: bold;">Rum des Antilles</span>, il più economico del supermercato Mega di via Madama Cristina). Scopo: raggiungere entro le otto la delegazione del Branco al Politecnico con un tasso alcolico almeno paragonabile a quello degli altri, che a differenza nostra erano stati liberi di &#8220;arrivare a livello&#8221; (leggi: di essere almeno brilli) saltando da un bar all&#8217;altro di corso Duca degli Abruzzi. Era il mercoledì della finale di Coppa Campioni, Juve contro Real Madrid. Adducendo una scusa qualunque otteniamo di uscire alle sette e un quarto. Corsa verso il &#8220;16&#8243;, preso al volo, vestizione (via la camicia e la maglia, mettiamo su una t-shirt sporca e una felpa d&#8217;anteguerra) e poi giù con la Rum-Cola, sotto gli occhi bovini di una signora col paltò marrone e la borsa della spesa stretta nella mano grassa e avvizzita. Alle otto siamo al Politecnico. Il resto del Branco è decisamente a livello. Probabilmente il &#8220;Poli&#8221;, nella persona del ragazzo responsabile della serata, inizia a pentirsi di aver chiesto l&#8217;apertura dell&#8217;ateneo per un&#8217;occasione che, giocoforza, richiama bestie, perdigiorno, teppisti, fancazzisti. Mentre, infatti, si attende il fischio d&#8217;inizio allietati dalla visione de <span style="font-style: italic;">&#8220;L&#8217;allenatore nel pallone&#8221;</span> il tizio prende il microfono e sussurra: &#8220;Prima che inizi la finale volevo avvertirvi che qui non si può mangiare, bere né tantomeno fumare, e che non si possono appoggiare i piedi sui banchi&#8221;. Di tutta risposta uno del Branco accavalla i gamboni buttandoli sul legno, un altro dà fuoco con ostentazione a una Marlboro. Altri due o tre stavano già addentando un quadrato formato piastrella di pizza unta e proseguono beati nel ruminargli in faccia. Risata generale. &#8220;Ah &#8211; soggiunge temerario il Polistudente, già meno spavaldo &#8211; vi volevamo anticipare anche che, se la partita va ai supplementari, qui dobbiamo chiudere tutto entro le dieci e mezza, per cui ci dispiace, mi sa che dovrete vederli altrove&#8221;.<br />
Boato. Pezzi di biova e di carta volano sul palchetto. Il ragazzo indietreggia, fa per andarsene, poi afferra di nuovo il microfono per dire: &#8220;Vabbè, fate come volete. Per favore, però, non distruggete tutto&#8221;. Della partita ricordo poco. Ma la Juve ha perso. Uscendo per i corridoi tiriamo giù qualche cosa dalle bacheche, tanto per fare. Usciti in strada insieme agli altri trenta-quaranta sconosciuti (ma tutti juventini) ci si accorge che stanno <span style="font-weight: bold;">sfrecciando in auto dei granata</span> che strombazzano felici per la disfatta della Madama. Ne fa le spese un povero sfigato che, del tutto ignaro della cosa, dà un colpo di clacson per invitare il tizio davanti a lui ad accelerare, visto che il semaforo era arancione e stava diventando rosso. Gli va male.<br />
Quello davanti non si muove, lui resta lì fermo e il gregge furente che esce dal Poli lo scambia per un granata (quindi maledetto) e decide di punirne uno per educarne cento. Sassaiola.</p>
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		<title>A casa di Davide</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Aug 2005 20:42:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero Busato</dc:creator>
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Il 3 agosto 2005 una minidelegazione del Branco ha raggiunto il membro Miki Pettine residente in capitale pedemontana per un sopralluogo alla nuova magione di Piter (il tenente Davide). La calda giornata è stata ristorata da ottima Guinness in lattina e l&#8217;occasione è stata propizia per far posare Renis con la testa di capra, cimelio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ilbranco.com/foto/casadavide.jpg"><img style="margin: 0px 10px 10px 0px; float: left; width: 200px;" src="http://www.ilbranco.com/foto/casadavide.jpg" border="0" alt="" /></a></p>
<div id="attachment_384" class="wp-caption aligncenter" style="width: 216px"><a href="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2005/08/casadavide.jpg"><img class="size-medium wp-image-384" title="casadavide" src="http://www.ilbranco.com/wp-content/uploads/2005/08/casadavide-206x300.jpg" alt="Vita domestica a casa del tenente" width="206" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Vita domestica a casa del tenente</p></div>
<p>Il 3 agosto 2005 una minidelegazione del Branco ha raggiunto il membro Miki Pettine residente in capitale pedemontana per un sopralluogo alla nuova magione di <strong>Piter </strong>(il tenente<strong> Davide</strong>). La calda giornata è stata ristorata da ottima Guinness in lattina e l&#8217;occasione è stata propizia per far posare Renis con la testa di capra, cimelio etnico della precedente padrona di casa torinese.Il Branco esprime giudizio ampiamente positivo sulla scelta residenziale dell&#8217;ottimo Piter e conta di usufruire più e più volte, fatto salvo il diritto di veto della consorte, del nuovo tetto torinese.Nota di servizio: l&#8217;alloggio dispone di un tecnologico sistema tritaescrementi di cui è dotato un bagno. Se visitate la casa chiedete espressamente al proprietario di sperimentarlo!</p>
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